lunedì 13 luglio 2020

Ester Cammarata, quando l'anima si trasforma in parole

Ester Cammarata e il suo libro (foto Bordignon)
Pigia il tasto, batti il conto, grazie e buonasera. Se incontri Esther Cammarata non pensi subito alla letteratura, piuttosto puoi tirare a indovinare quanti saranno i 'punti fragola' rimasti sulla tessera del supermercato. Già, Esther, che sui documenti si legge Ester, ma a lei l''acca', rigorosamente muta, piace moltissimo.
"Le quasi persone" è il suo primo libro, scritto chissà come, fra un cliente e l'altro, e pare ancora più impossibile, visto che l'Esselunga dove lavora, quella di via Losanna, è forse la più frequentata di Milano. E posso garantire, avendola vista in azione, che Ester non si nasconde dietro all'attesa di un compratore distratto.
Sono arrivato in ritardo alla presentazione del suo lavoro, tanta gente e molti suoi colleghi presenti, lei emozionata e occhi brillanti, quegli stessi che le dovevano luccicare quando si lasciava scivolare sulle pagine scritte a mano sul tavolo della cassa, quasi come se i secoli addietro avessero assorbito quell'angolo di spazio-tempo, catapultandola nell'aula spoglia di qualche abbazia con libri compilati da monaci amanuensi.
"Le quasi persone" è un libro thriller che non ho letto, ma su cui nutro fiducia, viste le poesie che ho con sorpresa scoperto sul sito di Ester. Non ce n'è una che non mi piaccia. Non sono banali. Sono lampi 'dark', stilettate struggenti, si adattano perfettamente alla forma del mio cuore ferito. Potreste ascoltarle con il sottofondo di "Siamese Twins" dei Cure, un ritmo ossessivo e decadente, continuo, lacerante.
"Un poeta morto non può scrivere. Da ciò si evince l'importanza di restare vivi" (Iggy Pop legge Michel Houellebecq).