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sabato 25 aprile 2026

25 aprile: ANPI, una cascata di soldi ai professionisti (morti) dell'antifascismo

L'home page dell'ANPI
Arriva il 25 aprile, e da più parti si ascoltano i soliti consunti peana legati a un antifascismo ormai privo di senso ma, soprattutto, alla presenza di associazioni che ormai, da anni, non hanno più senso di esistere. Prima fra tutte l'ANPI, la cui presenza è non solo inutile, visto come sia assai improbabile che siano ancora in vita partigiani di una guerra terminata 81 anni fa, ma il cui lascito ideologico stenta ad avere una sua logica di esistenza, al di là della solita consunta demagogia dell'antifascismo da salotto di certa Sinistra.
La cosa più grave è che, oltre alla propria mancanza di attualità, l'ANPI e tutto il ciarpame dell'antifascismo italiota pesano in maniera notevole sulle casse dello Stato italiano. Lo si può rilevare da un articolo de Il Giornale del 2023, da cui emerge che, secondo i dati relativi all’esercizio finanziario 2022 del Ministero della Difesa, le risorse destinate a enti, istituti e associazioni impegnati nella conservazione della memoria storica ammontano a circa 1,7 milioni di euro. E che una quota significativa di questi fondi riguarda proprio l’ANPI, che nello stesso anno ha ricevuto 94mila euro per attività che spaziano dalle celebrazioni della Festa della Liberazione a molti altri progetti.
Ma se l'esistenza dell'ANPI può apparrire assurda pochi potrebbero credere realmente dell'esistenza dell’Associazione dei combattenti volontari antifascisti in Spagna, che nello stesso anno ottenne 32mila euro, mentre la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane ne ha ricevuti 60mila. Più contenuto il sostegno all’Associazione nazionale partigiani cristiani che, nel 2022, si è fermata a 42mila euro.
Il quadro economico non si limita però ai finanziamenti statali. Regioni e Comuni svolgono un ruolo rilevante nel sostenere progetti e iniziative locali. L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei casi più significativi: nel 2022 ha stanziato circa 600mila euro per attività dedicate alla memoria del Novecento. Tra i progetti finanziati figurano video educativi sullo squadrismo, iniziative di ricostruzione storica (dubbia) e attività promosse dalle sezioni territoriali dell’ANPI, con contributi che vanno dagli oltre 34mila euro per Bologna ai 22mila per Ravenna.
Anche gli enti locali intervengono con risorse proprie: Parma ha destinato 70mila euro alle celebrazioni del Centenario delle Barricate del 1922, mentre Milano e Torino hanno sostenuto negli anni scorsi le attività dell’ANPI con contributi più contenuti.
Insomma, oltre all'inattualità di un'associazione sempre più priva di senso, la cui stessa nenia storica ("Bella ciao") è a sua volta un falso storico (venne cantata per la prima volta dopo la guerra e quindi non c'entra nulla con i partigiani), emerge l'assurdità di un vero e proprio sistema che da troppo tempo ottenebra le menti degli italiani con la complicità di un'informazione malata e gestita da chi il partigiano continua a farlo, vittima l'intelligenza e la libertà della gente comune.

sabato 25 aprile 2020

25 aprile, tomo 1: l'omeostasi dell'eterno presente

Una vignetta di Pubble sul tema
Finalmente è arrivato: come il Natale, la Pasqua e le vacanze estive con le code d'agosto, eccolo qui, il 25 aprile, la Festa della Liberazione!
E allora è tutto un dirodorlando di immagini, suoni, colori, filastrocche, canti e balli... no, quest'anno no. Ci voleva un dramma globale e catastrofico per 'liberarci' dalla Festa della Liberazione. Anche se qualcuno in piazza ci andrà lo stesso, come quei vecchi rincoglioniti dell'ANPI. Cioè, volevo dire, quiei giovani rincoglioniti dell'ANPI, perché quelli vecchi sono morti quasi tutti ormai, e ci si chiede cosa ci facciano quelli giovani, che la guerra manco sanno cosa sia, ma forse di un posto dirigenziale si ha sempre bisogno e cosa non si fa per campà...
Un mio 'vecchio' caro amico, il mitico Alberto, tanti anni fa scrisse un libello amanuense, dal curioso titolo "L'omeostasi dell'eterno presente". Un titolo che ben si adatta a questa festa, che ogni anno si ripete attraverso i medesimi stanchi slogan sempre più stanchi, uguale a film già visti, dove cambiano il regista e gli attori, ma l'assassino è lo stesso personaggio. Come le code sull'autostrada ad agosto: ogni anno il tiggì trasmette lo stesso servizio ormai da 50 anni, ogni lustro smacchia un po' la bobina, e sostituisce la macchina del decennio precedente con quella del decennio successivo.
E allora via, ormai da giorni, con la serie delle frasi fatte, e il fascismo che ha sconvolto l'Italia, i partigiani che ci hanno liberato, i servi torturatori della Repubblica di Salò, la follia di Mussolini, gli eroici difensori della libertà, quelli che preferirono combattere (o scappare?) sui monti per non piegarsi alla dittatura, le famiglie distrutte, le stragi dei repubblichini, o bella ciao, le donne della Resistenza, il quadro di Pelizza da Volpedo (non c'entra un kajser, ma ci va sempre bene), le medaglie al valore, Pertini partigiano, vecchi e giovani uno accanto all'altro, i nazifascisti come i fascioleghisti, il ritorno del sovranismo, odiare ti costa, ora e sempre Resistenza, fino alla fine dei tempi...

giovedì 23 aprile 2020

Chi ha paura di Benito Mussolini?

La presentazione originale dell'opera
La Festa della Liberazione si avvicina ed è bene prepararsi a un vero e proprio assalto di banalità condite da una nave carica carica di demagogia, luoghi comuni e orgoglio nazional patriottico, reso speziato dal Coronavirus.
Un Coronavirus che, con la sua tragedia, ci ha per lo meno risparmiato di venire attaccati dalla 'gioiosa macchina da guerra' dell'ANPI e dei suoi amichetti, di cui invece siamo rimasti vittime causa la Giornata della Memoria, una serie ininterrotta di tragedie ebraiche dale quali siamo stati sconquassati per lunghi mesi, mentre ovviamente qualcuno si premurava di lasciare pallidi ed emaciati in un cantuccio i ricordi delle Foibe.
E arriviamo così a Benito Mussolini, protagonista di questo post, che con la sua persona, nel bene e nel male, ha contraddistinto un ventennio di storia italica. Tanto che il Corriere della Sera ha deciso di dedicargli una serie di libri il cui primo numero uscirà proprio in questi giorni. Finalmente l'Italia è riuscita a superare quel provincialismo che la rende schiava delle tristi rivisitazioni della storia partigiana? Sembrava troppo bello, infatti. Ecco la pubblicità della serie di inserti scatenare l'indignazione. Di chi? Della gente comune? No di certo perché quella, giustamente, se ne frega, di Mussolini, del fascismo e di un passato morto e sepolto una guerra mondiale e una pandemia fa. No, gli 'indignati' di turno sono i giornalisti del cdr del quotidiano milanese. E 'sti cazzi... Insomma, questo gruppo di innominati ha deciso che il 'popolo' italiano sia talmente coglione da doverlo 'istruire' a furia di una becera propaganda da Minculpop in salsa rosso antagonista.
Il nefando comitato di prodi giornalisti ha così vergato il proprio partigiano sconcerto, riferendosi ovviamente al direttore: “Volevamo rassegnarti il nostro sconcerto e quello di tanti colleghi per la pubblicità apparsa oggi a pagina 34 del nostro giornale. Non vogliamo entrare nel merito delle scelte di chi decide i contenuti da vendere in allegato con il Corriere della Sera, ma pubblicizzare l’uscita di una collana sul 'Ventennio che ha cambiato l’Italia' con tanto di foto di un sorridente Benito Mussolini in una piazza stracolma di gente è sicuramente molto discutibile. Inoltre riteniamo decisamente di pessimo gusto programmare l’uscita del primo numero della collana per il 24 aprile alla vigilia dell’anniversario della liberazione dal nazifascismo. Se non è più possibile rinviare ad altra data l’uscita della collana, almeno ti invitiamo ad una maggiore vigilanza sulle pagine promozionali inserite all’interno del giornale per salvaguardare la qualità del nostro lavoro quotidiano”.
La versione 'opportunamente' corretta
Su una cosa sono d'accordo con i patriottici e indignati colleghi: la data d'uscita dell'inserto. Mi chiedo invece quale sia il problema di pubblicare una foto con folla plaudente se non quella di negare l'evidenza, ovvero che il fascismo fu un movimento di massa, piaccia o non piaccia ai 'compagni' cattocomunisti, che coinvolse milioni di persone entusiaste.
Tant'è, il mondo distopico, di una verità surrogata, di un bel tuffo in "1984" è già qui, e in questo modo la pubblicità del Corriere è stata pertanto totalmente capovolta: il titolo “Il ventennio che ha cambiato l’Italia” è diventato “Il ventennio che ha sconvolto l’Italia”, il balcone con un Mussolini sorridente propone un Mussolini serio e corrucciato, il pubblico sullo sfondo è sparito. Anche la presentazione è stata cambiata, come nemmeno in quel tanto vituperato mondo retto dal fascismo si sarebbe potuto pensare: la frase “pagine avvincenti che ripercorrono origini e sviluppo di un fenomeno politico cruciale per la storia del nostro Paese tuttora al centro di polemiche e divisioni” è diventata “pagine che ripercorrono origine e conseguenze del fenomeno politico più pesante della storia del nostro Paese, tuttora al centro di polemiche e divisioni”. Non viene risparmiata nemmeno la chiosa. Quella vecchia era “Una collana di grande attualità per riflettere sulla vulnerabilità della libertà umana e della democrazia”. Opportunamente, si fa per dire, sostituita da “Una collana di grande attualità per riflettere sulla vulnerabilità della democrazia, in occasione dell’anniversario della Liberazione”. Buona libertà a tutti.