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lunedì 31 gennaio 2022

PIL: nel 2021 cresce l'Italia, lontani i livelli precedenti le ultime due crisi

foto Il Messaggero
Il PIL italiano nel 2021 cresce del +6,5% secondo la prima stima diffusa dall'Istat. Sempre secondo le prime stime, la crescita dell'Italia dovrebbe essere stata superiore a quella della Germania e della Spagna, ma inferiore a quella di Francia e Regno Unito.
Se queste previsioni saranno confermate, per ritornare al livello ante-crisi del 2019, occorre che nel 2022 vi sia una crescita del 3,2%. Un obiettivo che appare decisamente a portata di mano, perché secondo l'ultima stima della Banca d'Italia il PIL nel 2022 crescerà del 3,8%.
Il Centro Studi Promotor sottolinea tuttavia che l'obiettivo per l'Italia non possa limitarsi al ritorno al livello del 2019, perché in quell'anno il PIL italiano, contrariamente a quelli di tutte le economie avanzate, non aveva ancora recuperato integralmente il calo conseguente alla crisi dei mutui sub-prime del 2007, con la conseguenza che, nel 2021, il PIL è ancora inferiore del 6,7% a quello del 2007.
L'auspicio è – continua il Centro Studi Promotor – che con i fondi messi a disposizione dall'Europa e con la rinegoziazione del patto di stabilità e la sua eventuale trasformazione in un patto per la crescita, l'Italia possa recuperare in tempi ragionevoli il terreno perduto in termini di sviluppo rispetto agli altri principali paesi dell'Unione Europea.

mercoledì 5 gennaio 2022

Settore auto in caduta libera: catastrofiche le statistiche del 2021

Foto dal profilo Instagram "Car and Girls"
E' ancora in profondo rosso il mercato italiano dell'auto. Il primo dato statistico sul 2021, come testimonia il comunicato dal Centro Studi Promotor, che è quello sulle immatricolazioni di autovetture, è purtroppo catastrofico. In Italia nello scorso anno sono state immatricolate 1.457.952 autovetture, dato molto lontano dal minimo necessario per assicurare la regolare sostituzione del nostro parco circolante (40 milioni di autovetture).
La conseguenza di questa disastrosa situazione è un ulteriore invecchiamento delle auto che circolano sulle nostre strade con effetti fortemente negativi sia sull'inquinamento che sulla sicurezza. Rispetto al 2020 le immatricolazioni del 2021 fanno registrare una crescita del 5,5%, ma il 2020 è stato fortemente funestato dalla pandemia e dai lockdown e di conseguenza non fa testo. L'anno a cui fare riferimento è quello precedente la pandemia, cioè il 2019, nei cui confronti il mercato dell'auto ha accusato nello scorso anno un calo di ben il 23,9%.
Venendo al 2022, in assenza di interventi immediati ed efficaci, la previsione del Centro Studi Promotor è di 1.500.000 immatricolazioni. Se così fosse, nel triennio 2020-2022 verrebbero immatricolate in Italia 4.339.708, contro il livello minimo di sei milioni che sarebbe necessario per evitare un ulteriore decadimento del nostro vetusto parco auto.
I fattori che porteranno il 2022 ad attestarsi al livello assolutamente depresso di immatricolazioni di cui si è detto sono gli stessi che hanno determinato i disastrosi risultati del 2021 e cioè: il persistere della pandemia, l'economia in recupero ma con molti settori e molte persone ancora in difficoltà, la crisi del microchip, il disorientamento degli acquirenti in vista di una transizione ecologiche che si annuncia ma che non decolla, il turbamento dei concessionari per la decisione di molte case automobilistiche di voler superare il sistema di distribuzione basato sulle concessionarie.
In mancanza, da parte del Parlamento e del Governo, di una corretta presa di coscienza della precarietà della situazione della mobilità e della necessità di provvedere con misure adeguate sul piano della qualità e dell'entità degli stanziamenti, la transizione all'elettrico rischia di diventare una pia illusione, con tutto quello che ne consegue.

martedì 4 maggio 2021

Incentivi finiti, crollo del mercato dell'auto

Ancora un dato fortemente negativo per il mercato automobilistico. In aprile sono state immatricolate 145.033 autovetture. Il confronto non si può fare con il dato corrispondente del 2020 perché il lockdown totale aveva consentito in quel mese di immatricolare soltanto 4.295 autovetture. Facendo quindi riferimento all’ultimo aprile normale, cioè ad aprile 2019, nell’aprile scorso si è registrato un calo del 17,1%. Sostanzialmente analoga la situazione se si confronta il primo quadrimestre di quest’anno con quello del 2019. Il calo in questo caso è infatti del 16,9%.
Questi cali non riflettono però l’effettiva situazione del mercato che è in realtà molto più negativa di quanto appaia dalle statistiche e ciò perché nel 2019 non erano in vigore incentivi per le vetture più richieste, che sono quelle con emissioni di CO2 da 61 a 135 gr/km, mentre dal 1° gennaio 2021 erano in vigore incentivi per questa fascia di autovetture per 250 milioni di euro. Questo stanziamento ha indubbiamente sostenuto la domanda senza riuscire però a compensare completamente l’impatto fortemente negativo della pandemia. E a ciò si aggiunge che lo stanziamento si è esaurito l’8 aprile con la prenotazione di incentivi da evadersi a breve. (fonte Centro Studi Promotor)

martedì 21 gennaio 2020

Auto elettriche, servono incentivi

Gian Primo Quagliano e Luca Patanè (foto Bordignon)
Incentivi per le auto elettriche, se ne è parlato a Milano, nell'elegante cornice dell'Hotel Westin Palace. “Per il nostro Paese occorre una grande campagna di incentivi alla rottamazione per l’acquisto sia di auto elettriche che di nuove auto ad alimentazione tradizionale”. Lo ha affermato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, nella 27.a conferenza stampa annuale organizzata dal centro sulle prospettive del mercato dell’auto.
Per l’Italia l’obiezione all’introduzione di significativi incentivi alla rottamazione è che la situazione economica non consente di sostenere il grande sforzo per rinnovare in maniera significativa il parco circolante. La nazione italiana è l’unica ad economia avanzata che non abbia ancora superato la crisi del 2008, già oggi la più lunga dall’Unità, mentre il PIL pro capite 2018, contrariamente a quanto avviene in tutta l'Unione Europea, con l’esclusione della sola Grecia, è più basso di quello del 2001 (-3,96%). Esistono però formule di incentivazione alla rottamazione che possono dare una spinta anche al PIL ed essere a costo zero, perché il bonus viene completamente recuperato attraverso il gettito IVA sulle auto immatricolate in più.
Una formula di questo tipo fu adottata proprio in Italia con i primi incentivi alla rottamazione del 1997, che determinarono una crescita delle immatricolazioni del 39%, un gettito aggiuntivo per l’Erario di 1400 miliardi di lire e una crescita del PIL calcolata dalla Banca d’Italia in 0,4 punti%.
“Nel 2020 – ha affermato Quagliano – le immatricolazioni supereranno la soglia dei 2 milioni e si attesteranno a quota 2.010.000 (+5%), un risultato tutto sommato modesto (-19,4% sui livelli ante-crisi). Se vi fosse però una efficace campagna di rottamazione come quella che proponiamo anche le immatricolazioni nel 2020 avrebbero un notevole impulso che consentirebbe di colmare il divario rispetto ai livelli ante-crisi”.
Ancora Quagliano ha poi esaminato le prospettive per l’auto elettrica e per quella a guida autonoma. “L’auto elettrica arriverà perché la vuole la gente, la politica, le case auto, le compagnie elettriche e il più grande mercato del mondo: la Cina”. Il processo sarà molto lungo anche perché nel mondo, alla fine del 2018, circolavano 1,4 miliardi di autoveicoli. Gli anni ‘20 di questo secolo dovrebbero però vedere il decollo della mobilità elettrica. Perché ciò accada occorre un radicale cambiamento nei comportamenti delle autorità politiche che, finora, salvo eccezioni, hanno posto soltanto limiti alle emissioni e alla circolazione di determinati tipi di auto. Poiché l’impegno economico per passare all’elettrico sarà di enorme portata, i governi dovranno impegnarsi a sostenere l’industria, nella fase di transizione, a favorire il ricollocamento dei lavoratori espulsi dal processo produttivo per il fatto che l’auto elettrica è notevolmente più semplice da produrre rispetto agli standard tradizionali e soprattutto gli Stati dovranno sostenere gli automobilisti per accelerare la scelta di auto elettriche.