Una giornata interessante per il campionato italiano di calcio, la sesta, con due protagonisti in negativo, e si sa, le voci 'meno' attraggono sempre in maniera superiore rispetto a quelle 'più': così, il primo ko in campionato dell'Inter del sempre più insopportabile José Mourinho rallegra chi è alla ricerca di alternative per un campionato dai tassi qualitativi sempre più scadenti.
Idem come sopra l'eclissi totale di un Milan a cui nemmeno più Silvio Berlusconi presenzia alle partite, forse per il timore evidente di contestazioni, le prime vere della sua storia da dirigente. Fra le sue cantonate più clamorose quella legata all'oggetto ormai non più misterioso Ronaldinho, non più misterioso nel senso che abbiamo capito trattasi di un 'ex' a tutti gli effetti.
Infine, a corredo di un turno di campionato 'letale' per le grandi, il pari interno della Juventus, a testimonianza di come nel calcio italiano di oggi, anche ujna squadra sopravvalutata come quella bianconera possa comunque raggiungere posizioni di vertice. E buon campionato a tutti...
Toronto, Ontario, Canada. Il fuso orario fa scherzi strani. E così non so se ho voglia di un cappuccino o di eggs & bacon, che qui fra l’altro prendono tranquillamente mischiate. E se ci fosse una pasta alle vongole? Per quella c’è Little Italy, mentre qui sono seduto in un posto veramente ‘cool’ quando è da poco trascorso il mezzogiorno. Sto parlando del Drake Hotel, in Queen Street West, una delle vie più 'trendy' della città più trendy del Canada.
Le cameriere sono tutte vestite sul ‘dark’ andante, le loro gambe affusolate sono avvolte in aderenti fusò luccicanti. Il posto è supergiovane e mi intrippa, anche nella sua parte posteriore, quella delle camere che fanno di questo ambiente un hotel, appunto. Fra i più cari della zona. Ma la colazione è molto ‘easy’ (avete visto co
me mi sto americanizzando in fretta nei termini?). Cameriere fighe e molto ‘amerregane’, cibo più che discreto (scelgo delle saporite ‘uova alla benedettina’), buona birra e, a quanto vedo, anche ottimi superalcolici.Sedute al mio fianco due ‘ex fanciulle’ con cui intavolo una splendida discussione sull’Italia nel giro di cinque minuti. Squittiscono a manetta ‘Lovely’, ‘Italy is beautiful’, ‘Ohhh, ammoure ithalliannooo…’. Una fa l’infermiera, l’altra fa l’infermiera e l’agente immobiliare (!!!).. io continuo a guardare le giovanissime cameriere che, una dietro all’altra, continuano a uscire dalla cucina manco fossero
duecento. Una decina diverse ne avrò però contate… quasi una per tavolo, e della mia non mi posso veramente lamentare…
Conosco anche il proprietario del Drake, Paul Shepherd Jackson da Vancouver (da Boston, ci preme a sottolineare lui), e così gli dico che scriverò un post sul locale. Perché credete altrimenti abbia fatto un articolo del genere? ;-)))
E’ quanto meno singolare che il mio arrivo a Toronto sia stato ‘contrappesato’ dall’addio di Wayne Gretzky da Phoenix: ‘Game Over’ titolano i giornali di queste parti, tutti presi a sottolineare come la partenza del ‘Great One’ dalla guida dei Coyotes costituisca la pietra tombale dell’hockey ‘made in Arizona’. Una scelta criticata da molti puristi, quella del Commissioner NHL Gary Bettman di estendere le franchigie dove il ghiaccio fosse per molti l’ornamento da servire con l’ombrellino per i cocktail da spiaggia.La crisi dei Coyotes è profonda, e va ben al di là di quella che portò all’addio, da parte dell’NHL, di piazze ben più intriganti come quelle di Quebec City, Winnipeg, Hartford o Minnesota (al tempo dei North Stars), e che ne mis
e a rischio altre come a Buffalo, Ottawa e Pittsburgh.Biglietti della ‘opening night’ venduti ufficialmente ad ‘appena’ 25 dollari sono il simbolo di come in Arizona l’hockey non abiti più da tempo. Il miliardario Jim Balsillie ha risposto ‘picche’ a un’eventuale offerta di subentro e compartecipazione della franchigia, dopo che per mesi gli è stata chiusa la porta in faccia, a lui e al suo progetto di portare un’altra squadra sopraconfine, in Ontario, forse in quella stessa Toronto che i Maple Leafs non sono più in grado di fare sussultare con i propri desolanti risultati.
Troppa umiliazione per gli ‘ameregani made in US’ vedere una squadra statunitense varcare il confine dopo che per anni storiche piazze canadesi
sono fuggite al sud per colpa della debolezza del dollaro di Ottawa e delle troppe tasse che si pagano al nord. Per molti però, l’unica soluzione rappresenta veramente un ‘ritorno verso il settentrione’ (per la precisione, a Hamilton), una scelta che pare essere sempre più concreta. L’esistenza dei Bulldogs a Hamilton, squadra dell’American Hockey League), non pare mettere a rischio un progetto già avviato (anche Toronto ha una squadra di AHL, i Marlies, che vive tranquillamente a fianco dei Maple Leafs). L’Ontario è pazzo perl’hockey, e sarebbe pazzo chi non sfruttasse questa pazzia.
(foto di Massimiliano Bordignon)
Volevo fare un post d’addio milanese, magari corredato da un vecchio brano di Nanni Svampa, invece, tra lo scarico delle foto sulla chiavetta e la preparazione delle valigie mi sono preso un po’ tardi (sveglia fissata per le 4.18am, pratiche terminate alle 4.15am).
Niente post quindi, solo il tempo stamane, poco prima delle 5, e dell’arrivo del taxi per Linate, di spedire una e-mail a un agente immobiliare di Toronto amica di amici di amico (Janice) sperando che possa trovarmi una buona sistemazione.
Ora sono sull'aereo, nella seconda tratta, quella che mi porterà da Amsterdam a Toronto. Sono le 20.10 ora italiana (ma il post verrà pubblicato molto dopo, non appena sbarcherò, arriverò al bed and breakfast e, sempre ammesso che trovi una ‘rete’. Il volo aereo per ora è regolare, nessun problema né sull’Alita
lia che mi portava da Milano in Olanda, Né tanto meno su questo KLM.Stamane scena da brivido: scendo dal taxi con un occhio aperto e due chiusi, prendo le valigie e, quando sono a metà della strada che mi porta verso il check-in faccio il punto della situazione: nella mano sinistra il bagaglio che terrò ‘a mano’, in quella destra il ‘valigione’, beh, poi c’è il… computer!!! Cazzo, l’ho lasciato sul taxi! Dio questa volta ha guardato: non so perché, tanto non me la pagherà mai nessuno, mi sono fatto fare la ricevuta dal tassista e, cosa ancora più strana (perché spesso vengono fatte posticce), il mio occasionale ‘chauffeur’ ha messo il suo numero di codice o come si chiama. Detto, fatto, con un filo di voce ho chiamato lo 02/4040, ho diramato le coordinater. Tempo un quarto d’ora e il ‘bambino’ comperato ieri per 650 euro tornava nelle mie amorevoli braccia. Ovvio il ‘premio’ al tassista, che ringrazio tuttora.
Non so, non mi viene nulla di poetico. Ho avuto una crisi di panico poco fa, rendendomi conto che per un mese e mezzo non vedrò le persone care. Penso che Internet sarà davvero molto importante. Chiedo aiuto anche a voi, amici. Come diceva Renato Zero durante i suoi concerti: “Sorcini!!! Non dimenticatemi!”…
(foto di Massimiliano Bordignon)
Le incredibili possibilità della tecnica, ma soprattutto della tecnologia, mi consentono questo up-to-date, che mai prima d'ora ho fatto in maniera così tempestiva. Mentre scrivo sono le 10.53 del mattino, mi trovo ad Amsterdam, atterrato in anticipo da Milano con destinazione Toronto.
Questo aggiornamento è reeso possibile dalla mia (non facile) comprensione su come ci si 'attacchi' a una rete wi-fi... beh, ragazzi, ho pur sempre la mia età...
Ne approfitto per salutare tutti, questo potrebbe essere davvero lo strumento c
he ci tiene ancorati l'un l'altro visti i costi del telefono. Unisco all'articolo un paio di foto, una relativa a due hostess tipicamente (più o meno) olandesi, e una invece che riprende la vetrata alla mia destra. Se mi reggo in piedi, e soprattutto se regge la rete, ci si becca stasera dalle parti di Toronto, Beaconsfield Avenue... come dove? Avete presente il Drake Hotel? No? Beh, allora fatemi pensare a qualcos'altro...
PS: un pensiero speciale per una persona che mi ha appena 'spedito' tanti baci...