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sabato 13 giugno 2026

Milan senza vergogna: dimenticato l'anniversario della morte di Berlusconi

La 'home page' del sito rossonero
Il Milan prosegue nella sua caduta verso il basso e, potendo, riesce ancora di più a scavare nel peggio. Tre anni fa se ne andava Silvio Berlusconi che, in ambito calcistico (ma anche sportivo più in generale), ha segnato la storia della società rossonera e del calcio.
Purtroppo l'attuale società milanista (di cui, francamente, si ignora la reale composizione, sia dei vertici che, a scendere, del resto della nomenclatura, non ha ritenuto necessario doverne ricordare l'anniversario. Una testimonianza in più, se fosse necessario, di quanto sia urgente cacciare i 'mercanti dal tempio rossonero' al più presto, di quanto sia importante la protesta dei tifosi, ma soprattutto una diserzione completa dallo stadio, il rifiuto di abbonarsi, esattamente come hanno fatto i tifosi della Lazio a Roma.

lunedì 25 maggio 2026

Il Milan subisce la migliore sconfitta della sua storia

Un'azione della partita (foto sito AC Milan)
Il Milan perde in maniera rocambolesca in casa 2-1 l'ultima partita della stagione contro il Cagliari. Una sconfitta che preclude ai rossoneri l'ingresso in una Champions League che sembrava cosa già fatta e che invece li fa rotolare nella polvere dell'Europa League.
Ma sarà vera catastrofe? Per i tifosi più improvvidi e creduloni certamente, per coloro invece che, da tempo, hanno cominciato a tifare 'contro', non la storia o il club Milan, ma questa sorta di fake' Milan costruito da una masnada di speculatori stranieri, il cui unico obiettivo è quello di raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo, semplicemente no.
Speculatori per i quali il massimo risultato, non è quello di uno scudetto come quello riservato ai tifosi rossoneri dalla coppia Maldini-Massara, ma un semplice sbiadito ingresso in Champions League che faccia tutti contenti (secondo loro): i tifosi della curva ansiosi di farsi riprendere in televisione, i turisti con maglietta, sciarpa incorporata e famigliola al seguito, ma soprattutto gli esponenti di una dirigenza cancerosa, che avrebbero avuto così l'occasione di giustificare le proprie immonde campagne acquisti, gli investimenti a perdere, le vendite surreali dei giocatori migliori (immaginiamo lo 'stappo' in casa di Theo Hernandez) e i vari 'truschi' con il procuratore amico di turno.
La maggior parte dei tifosi 'da selfie' crede adesso troppo frettolosamente che, senza la Champions, la società si impegnerebbe di meno nella costruzione di una squadra vincente. Ma di quale impegno si parla? Da tre anni Gerry Cardinale e i suoi servi si sono messi d'impegno per smontare la squadra dell'ultimo scudetto, letteralmente inventata da Paolo Maldini e fra le più giovani d'Europa. Anzi, è probabile che, obbligati a risalire la china immediatamente, i dirigenti, o pseudo tali, quelli che arriveranno o che rimarranno, saranno obbligati a investire con maggiore oculatezza per fare arrivare giocatori utili a ritrovare l'agognata competizione, ma anche, come conseguenza, fare degli 'upgrade' necessari per riportare il Milan a lottare realmente per lo scudetto.
Milan fuori dal calcio che conta quindi, come è giusto che sia per ricominciare da zero. Il grande Milan, quello indimenticabile costruito da Silvio Berlusconi, partì dalla Serie B. La gioia del vero milanista di oggi è simile a quella di chi visse Milan-Cavese ieri.

venerdì 8 maggio 2026

Milan, la petizione per cacciare Furlani oltre le 30mila firme

"Furlani Fuera", ecco la petizione da oltre 30mila firme
I tifosi del Milan hanno detto 'stop', con o senza l'aiuto di una 'curva' più spesso connivente che contestatrice della società, il cui appoggio quasi incondizionato al club è stato troppo spesso mascherato come 'aiuto' per la rincorsa alla qualificazione in Champions League della squadra, senza comprendere, o facendo finta di non capire, che l'ingresso nella manifestazione più importante servirà solo come ulteriore foraggiamento di una proprietà che non vuole il 'bene' del Milan, ma solo massimizzare i propri ingressi mantenendo gli investimenti al minimo.
Nasce così la petizione su Change e indirizzata contro, un po' inspiegabilmente, il solo Giorgio Furlani, 'braccio armato' della proprietà rappresentata da Gerry Cardinale. Ma tant'è, come si dice a Milano, "piutost che nient, l'è mej piutost".
Della petizione han dato notizia quasi tutti, un 'quasi' dovuto dall'assenza ingiustificata, oggi come durante la contestazione dei tifosi milanisti nella passata stagione all'ultima giornata, della "Gazzetta dello Sport". In tre giorni di vita ha abbondantemente superato le 30mila firme, unendo finalmente i milanisti più critici da sempre a quelli convertitisi all'ultimo momento, dopo avere funzionato come 'tromboni' del club.
L'incipit della petizione arriva subito al dunque partendo da "Il Problema": "La gestione di Giorgio Furlani nel ruolo di Amministratore Delegato dell’AC Milan rappresenta oggi uno dei principali ostacoli allo sviluppo sportivo e identitario del club. L’impostazione adottata appare rigidamente orientata a logiche finanziarie, con una sistematica subordinazione dell’area sportiva alle esigenze di bilancio. Questo approccio, lungi dal garantire equilibrio, ha prodotto un progressivo impoverimento della visione competitiva, trasformando una società storicamente ambiziosa in una realtà percepita come priva di direzione sportiva chiara". Il tutto con una conclusione che appare inappellabile: "La combinazione di tecnocrazia gestionale, debolezza nella leadership sportiva e carenza di visione sta contribuendo a un progressivo ridimensionamento delle ambizioni del Milan, con il rischio concreto di compromettere competitività, identità e attrattività del club nel medio-lungo periodo. Alla luce di queste evidenze, la permanenza di Giorgio Furlani alla guida del club non appare più sostenibile. La sua gestione è oggi percepita come incompatibile con le esigenze di rilancio sportivo e con i valori storici dell’AC Milan. Per questo, si richiede con fermezza un immediato cambio ai vertici societari e le dimissioni dell’attuale Amministratore Delegato".

martedì 20 gennaio 2026

Al gol di Füllkrug... un urlo mai sentito

La storica esultanza di Joe Jordan contro l'Inter
Il Milan supera il Lecce con un gol di testa di Niclas Füllkrug e la mente del tifoso milanista corre all'indietro verso tempi ancora più bui di quelli attuali. Se la squadra di oggi è preda delle follie manageriali di un gruppo di personaggi più propensi all'interesse personale che a quello del club e dedicati a uno sperpero senza giustificazione delle risorse del club, la situazione, all'inizio degli anni '80, era perfino peggiore, sebbene il Milan di allora fosse costituito da quell'ossatura di giocatori che gli avrebbe poi consentito di dominare il mondo.
La squadra rossonera arrivava dalla vittoria del campionato di Serie B 1980-81 e, in attesa di quello successivo, partecipava al girone eliminatorio della Coppa Italia, cui venne sorteggiata assieme agli eterni rivali dell'Inter. Era il 6 settembre 1981 e un sentimento di rivalsa, condito dalla consueta rivalità, pervase l'animo degli 'adoratori del Diavolo'. San Siro ritrovava il derby perso per un anno, e il derby ritrovava un pubblico da 'tutto esaurito' e forse più. In aggiunta, il Milan schierava il suo nuovo straniero, lo scozzese Joe Jordan, passato alla storia con il soprannome di 'squalo'. La gara terminò con un confortante 2-2, non sufficiente però per far passare il turno ai rossoneri. La rete del momentaneo 2-1 venne segnata proprio da Jordan, con un colpo di testa che mandò la palla a infilarsi nella stessa porta, e nello stesso angolino, che 45 anni dopo avrebbe spinto la 'crapa' di Füllkrug. Identica anche l'esultanza, con corsa sotto la Curva Sud, sede del tifo milanista più 'caldo', braccia tese alla sinistra della porta avversaria.
Diverso il torneo e anche il modo, oltre che l'avversario: contro l'Inter, allora fresca vincitrice dello scudetto, Jordan segnò un gol capolavoro, in area sì, ma da oltre il disco del rigore, imbeccato da una punizione calciata dalla destra appena oltre la tre-quarti. Contro il 'piccolo' Lecce, in lotta per non retrocedere, Füllkrug insacca di testa un cross, sempre dalla destra, calciato da un Alexis Saelemaekers arrivato in pratica dalla riga di fondo.
Identico il risultato: capocciata e gol. Il giorno dopo la "Gazzetta dello Sport", in un trafiletto di colore dedicato al derby, titolò "Al gol di Jordan un urlo mai sentito", sintomo della liberazione che i tifosi rossoneri avevano provato al gol del loro nuovo idolo, dopo un intero anno di umiliazioni su campi di provincia e una retrocessione arrivata a testimoniare di come il Milan, di santi in paradiso, non ne abbia mai avuti. Allo stesso modo si potrebbe declinare il medesimo titolo ergendo a protagonista il nuovo ariete del club rossonero, un Füllkrug nuovo ariete e punto di riferimento delle speranze dei tifosi milanisti.

venerdì 2 gennaio 2026

Cagliari-Milan 0-1: Leao si riprende i rossoneri, i rossoneri si riprendono la vetta

La gioia a fine gara (foto sito AC Milan)
Il Milan ricomincia il 2026 con una vittoria pesante, di quelle che non brillano ma che contano.
A Cagliari basta un lampo di Rafael Leao per l'1-0 finale, nonostante una condizione tutt’altro che ideale, per piegare i rossoblù e riportare i rossoneri in cima alla classifica. È l’ennesima vittoria “di corto muso” per Massimiliano Allegri, che proprio in Sardegna aveva mosso i primi passi in Serie A: un successo pragmatico, costruito più sulla solidità che sullo spettacolo.
La partita non è stata semplice. Il Cagliari ha concesso pochissimo, difendendo spesso con cinque uomini e provando a colpire in ripartenza. Nei primi minuti i sardi hanno persino spaventato il Milan, approfittando delle difficoltà di Estupiñan e di un avvio rossonero confuso. Ma, superata la tempesta iniziale, la squadra di Allegri ha ritrovato equilibrio, pur senza riuscire a rendersi realmente pericolosa: il primo tempo si è chiuso senza tiri nello specchio e con l’unico brivido di un contatto in area su Loftus-Cheek, poi annullato da un fuorigioco di partenza.
La svolta arriva al 5’ della ripresa. Fofana inventa una verticalizzazione che fino a quel momento nessuno aveva trovato, Rabiot rifinisce dalla destra e Leao, fermo, quasi immobile per non stressare l’adduttore infiammato, controlla di destro e calcia di sinistro. Un gesto tecnico semplice e devastante, troppo potente per Caprile. È il settimo gol stagionale del portoghese, il settimo della sua carriera contro il Cagliari: una statistica che racconta bene il suo peso nelle sfide in Sardegna.
Da lì in avanti il Milan gestisce. Allegri inserisce Füllkrug, poi Pulisic e Gabbia per blindare il risultato. Il Cagliari prova a cambiare assetto, manda dentro Pavoletti e Borrelli, ma non riesce mai a tirare in porta. Anzi, nel finale sono i rossoneri ad andare vicini al raddoppio: prima con Pulisic, poi con una punizione di Modric che Caprile devia con un colpo di reni.
La difesa, per la seconda gara consecutiva, non concede nulla. E i numeri sorridono: il Milan è imbattuto in trasferta e ha vinto 11 delle prime 18 partite, un ritmo che nella sua storia ha sempre portato almeno al quarto posto. Ora resta da vedere cosa faranno Inter e Napoli, ma intanto Allegri può godersi una squadra concreta, matura, capace di vincere anche quando non incanta. E soprattutto può godersi Leao: poco brillante, poco mobile, ma decisivo. In fondo, per restare in vetta, spesso basta questo.

sabato 24 maggio 2025

Milan: arriva tardi, ma durissima, la contestazione dei tifosi

Lo striscione srotolato davanti alla sede (foto Bordignon) 
La gente si è ripresa il Milan. Tardi, ma è già qualcosa. Stavolta è stata la 'curva' a muoversi, portando davanti a Casa Milan migliaia di tifosi, difficile quantificarli, forse 5mila, probabilmente di più.
Il piazzale davanti alla sede rossonera era ricolmo, appena poco di meno rispetto al giorno, nemmeno troppo lontano, della vittoria dell'ultimo Scudetto.
Striscioni eloquenti, applausi e nostalgia al noem di Paolo Maldini, cori rancorosi e insulti in particolare rivolti al presidente, Paolo Scaroni, e all'amministratore delegato, Giorgio Furlani. Solo fischi per gli altri, da Geoffrey Moncada a Zlatan Ibrahimovic.
Nessuna violenza, tanto che la presenza delle forze dell'ordine non si è minimamente notata, probabilmente sostituita da precise garanzie fornite dalla 'curva' e dal servizio d'ordine fornito dagli ultras rossoneri.
E' stato quindi letto un testo da un rappresentante della Curva Sud, peraltro assai poco udibile nelle ultime fila della piazza, causa un maldestro impianto audio.
Davanti a Casa Milan, comunque, non c'era solo la parte più estrema della tifoseria organizzata milanista, ma anche tifosi attempati e famiglie, oltre a qualche ignaro turista uscito inconsapevole con tanto di sacchettino griffato dal Milan Shop.
Dopo circa un'ora i tifosi hanno cominciato a sciamare, la maggior parte però al seguito di un grande strisione in testa al corteo recante la scritta "Liberate il Milan".
La colonna rossonera è stata veramente lunga, e ha bloccato per almeno un quarto d'ora le strade attorno alla struttura del Portello. Da lì l'avvio verso lo stadio per altre manifestazioni di protesta e la notizia che, dopo 15 minuti di gioco, l'intera 'curva' abbandonerà lo stadio, invitando a farlo anche il resto del pubblico.

Qui sotto altre immagini della protesta davanti a Casa Milan (foto Bordignon):







lunedì 3 febbraio 2025

Milan-Inter 1-1: il pianto di Inzaghi, gli scudetti di cartone e il fallo su Jimenez

Il fallo su Jimenez
Il risultato di 1-1 fra Milan e Inter, alla fine, è più che giusto. I rossoneri sono stati bravi a imbrigliare i nerazzurri, quasi nulli per tutto il primo tempo, e nella ripresa incapaci di superare la concentrata difesa  milanista, fino a quando la stanchezza dei rossoneri, sfibrati da una partita di Champions League allucinante a Zagabria, ha aperto varchi clamorosi che i nerazzurri dapprima non sono stati in grado di sfruttare, fermati dalla sfortuna (due pali e una traversa) e due volte da un ottimo Maignan, per poi trovare il pareggio in pieno recupero con un gol viziato da un fallo su Jimenez. Ma va bene così.
La cosa che ha veramente colpito in negativo è stata l'allucinata reazione del tecnico interista, Simone Inzaghi, a fine gara: "I ragazzi sono stati magnifici, sono andati oltre: ho parlato con loro, ho fatto i complimenti. Purtroppo non sono andati oltre gli episodi: tre gol annullati, tre pali, un rigore clamoroso non dato. L'ho già rivisto, meglio che non lo rivedo perché è peggio". Da non credere. Il tecnico dell'Inter, squadra che, nella propria storia, è spesso entrata nell'iconografia popolare per una certa predisposizione alla 'piangineria', riesce a fare un grande calderone di pali (effettivamente sfortuna), gol annullati (per altrettanti fuorigioco clamorosi e inappuntabili) e un calcio di rigore che ha visto solo lui (l'intervento 'incriminato' di Hernandez sul giocatore dell'Inter è nettamente sul pallone), mentre omette chiaramente il fallo su Jimenez da cui parte l'azione del pareggio nerazzurro.
In un campionato, peraltro, dove molto spesso, come spesso capita alle squadre più forti, l'Inter ha goduto di occhi molto attenti a proprio favore sia dalla VAR che nelle comuni decisioni arbitrali.
Il web rossonero, alla fine, non lo ha perdonato: "Per chi è abituato a contare anche gli scudetti di cartone, è giusto che contino anche i gol in fuorigioco", una raffica ad alzo zero che definisce perfettamente il 'pianto greco' dell'allenatore dell'Inter.

GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DELLE TIFOSE DEL DERBY

giovedì 30 gennaio 2025

Milan allo sbando, a quando la contestazione vera?

Il Milan allo sbando conferma la propria pochezza tecnica, umana e sportiva, venendo umiliato dalla Dinamo Zagabria nell'ultima partita del primo turno di qualificazione della Champions League.
In terra croata finisce 2-1 ma poteva terminare molto peggio. Soprattutto a livello caratteriale la squadra milanista dimostra che, ove fosse possibile fare di peggio rispetto alle ultime drammatiche prestazioni sportive, è riuscita nell'intento di fare peggio.
Oltre all'involuzione tecnica, la squadra è parsa anche spenta atleticamente, e anche dal punto di vista della strategia, quel 'plus' che avrebbe dovuto dare il tecnico Conceiçao appena chiamato al capezzale rossonero, è mancata pure quella.
La colpa non può essere solo del giovane Gabbia, reo del clamoroso errore che ha spalancato ai croati l'autostrada del vantaggio, così come la colpa non è solo dell'inesperto Musah, che tanto ha fatto per beccarsi due ammonizioni in un tempo.
Il Milan di quest'oggi è identico al derelitto Milan dell'ultimo mese, sotto nel recupero con il Parma, privo di nerbo e privo di quel cuore che era proprio a un club che non esiste più, ormai stuprato nel suo intimo da quella specie di società che ancora in troppo pochi hanno deciso di contestare.

domenica 15 dicembre 2024

Milan 125 anni, non c'è niente da festeggiare

(foto Luca Luperto per Pexels)
Chi avrà il coraggio di festeggiare i 125 anni del Milan stasera? Chi avrà il coraggio di cantare e ballare, in una nebbiosa giornata milanese, quasi a voler nascondere l'obbrobrio rappresentato da questa 'non' dirigenza che da troppo tempo sta funestando i colori rossoneri?
Sono 125 anni di storia oppure, più appropriatamente, 124 anni più uno? O 123 più due. Sicuramente il Milan di oggi non ha nulla di quello che, fino a pochissimo tempo fa, riusciva a riunire tifosi di diverse generazioni, nonni, padri e figli, anche nei momenti peggiori della storia milanista.
Chi non ricorda i famosi 50 mila di Milan-Cavese, la drammatica caduta in Serie B (per due volte) eppure lo stadio sempre pieno, sebbene il quanto meno discutibile Giussy Farina svendesse Milanello come sala banchetto per i matrimoni? Oppure, ancora più indietro, chin on ha sofferto per la 'fatal Verona'? O ancora, molto più avanti, per la drammatica notte di Istanbul?
Nulla di tutto ciò è però paragonabile al nulla sotto vuoto spinto che questa dirigenza è riuscita a creare, le divisioni all'interno della tifoseria sempre più laceranti, una curva inesistente che, ormai in maniera sempre più evidente, appare legata a doppio filo a interessi di bottega chiaramente foraggiati da una società allo sbando dal punto di vista degli obiettivi sportivi, pienamente consapevole, invece, di quelli legati agli interessi immediati: un progetto teso all'utile personale di chi comanda e alla truffa del tifoso.
Tutto questo al di là della, comunque vergognosa, assenza di alcuni pezzi di storia rossonera, e non è necessario scomodare Paolo Maldini o Zvone Boban. Mancheranno anche Gianni Rivera e Andriy Shevchenko. Ma che festa è? E voi che sarete là, persi nella nebbia, questa sera, non vi vergognerete almeno unpo' nel sentirvi usati una volta di più da questi ladri di tifo?

domenica 19 maggio 2024

Milan ancora ko, ma io sto con Pioli, l'uomo 'lasciato solo'

La gioia dello scudetto vinto con Pioli (foto Bordignon)
Settima sconfitta per il Milan in un campionato disgraziato, ma che comunque vede i rossoneri chiudere al secondo posto.
Al di là del pessimo risultato ottenuto in casa del Torino (ennesima sconfitta, ancora tre reti subite, squadra disintegrata), bisogna segnalare come, anche in questo caso, Stefano Pioli sia stato l'unico mandato al macello nel dopo partita.
Società ancora una volta assente, al contrario di quando Paolo Maldini, nel bene e nel male, veniva a piazzare il suo faccione davanti alle telecamere a spiegare ai tifosi felici, o delusi, i perché della partita appena terminata. E non è un caso che quella società fosse profondamente 'nostra', mentre questa non ci appartiene più.
E' per questo che, vada come vada, all'ultima giornata ci si augura risuoni forte nello stadio la musichetta di "Pioli is on fire" da cantare per un'ultimo 'grazie' al tecnico che ha riportato lo scudetto sotto alla Madonnina rossonera, sebbene non fosse tutto merito suo così come, lo si è capito, non fossero tutte sue le colpe del tracollo di questa stagione. Quindi grazie di tutto, Stefano, e a tutto il resto il mio più sonoro "fanculo".

giovedì 7 marzo 2024

Milan-Slavia Praga: tifosi cechi in Piazza Duomo, cori, colori e belle ragazze

Due tifose dello Slavia Praga in Piazza Duomo (foto Bordignon)
Giornata di festa a Milano per l'arrivo di quasi 5mila tifosi provenienti dalla Repubblica Ceca per assistere a Milan-Slavia Praga, andata degli ottavi di finale di Europa League.
Un contorno colorato e chiassoso e che, almeno per quanto riguarda mattina e pomeriggio precedenti alla partita di San Siro, non ha portato ad alcun temuto incidente.
In diverse centinaia i tifosi radunatisi, come da tradizione, in Piazza del Duomo in un bel pomeriggio di sole, controllati attentamente da un nutrito gruppo di agenti di polizia.
Un lungo cordone composto dai tifosi più accesi si è sistemato appena al di là del sagrato del Duomo, srotolando a un certo punto un grande e lungo striscione dove campeggiava la scritta "Ave Slavìa Fuck Polizìa", dove appariva evidente una rima forzata dalla pronuncia 'slava'. Di fronte un altro cordone composto da altri tifosi dello Slavia, altri del Milan, curiosi e fotografi, fra cui due al seguito dei 'fan' ospiti.
I tifosi dello Slavia si sono poi divisi in due gruppi opposti: il primo ha cominciato a gridare "Slavia" e di rimando l'altro "Praha". E ancora, a strofe alterne, ma ovviamente inintelligibili per chi non conosca la lingua ceca, una versione riadattata di "Sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri e una di quella 'canzone' che a San Siro veniva intonata all'arrivo dei tifosi del Napoli ("Senti che puzza, scappan pure i cani...").
Alle 17.20 fine delle trasmissioni, i tifosi sfollano dalla piazza e, nella maggior parte, sono stati fatti confluire nella metropolitana 'rossa' M1, opportunamente chiusa al resto dei passeggeri.
Epilogo della giornata in attesa della partita, fra sciarpe, cori e, bisogna dirlo, splendide ragazze ceche, che non hanno lesinato sorrisi e 'messe in posa'. Zero incidenti, zero violenza. Il bello del calcio.

I tifosi dello Slavia Praga in Piazza del Duomo nelle foto di Massimiliano Bordignon:







domenica 25 febbraio 2024

Milan-Atalanta 1-1, la partita la decide Orsato

Una foto tratta dal profilo Instagram del Milan
Ancora una volta, l'ennesima, l'arbitro rovina una partita del Milan. Succede nella sfida che i rossoneri pareggiano contro l'Atalanta per 1-1.
Un risultato 'segnato' dalla decisione di Daniele Orsato di assegnare un calcio di rigore ai bergamaschi per un fallo inesistente di Olivier Giroud su Emil Holm.
Lo svede cade a terra fulminato fingendo di essere stato preso in piena faccia dal piede alto del francese, che solamente sfiora il corpo del nerazzurro, azione che, in questi ultimi tempi, e in particolare nel metro di giudizio di Orsato, viene considerata un 'rigorino' per un contatto praticamente nullo e comunque ininfluente.
Orsato, normalmente recalcitrante di fronte ai richiami del VAR, questa volta decide di ascoltare i consigli dei 'colleghi', decide di andare a controllare la propria decisione al video e torna sui suoi passi, assegnando il penalty.
Lo stesso Gian Piero Gasperini, tecnico dell'Atalanta, ammette che il rigore era molto 'particolare': "Il rigore? Fa parte di quei rigorini, che ce ne sono ormai tanti. Orsato è andato a vederle al VAR. A volte non li vede l'arbitro, non lo vedono i giocatori e non li vede la gente e poi li vede il VAR. Ce ne sono una marea", spiega l'allenatore dell'Atalanta. "In effetti non ne abbiamo avuti da tanto tempo e stasera ce lo prendiamo - dice ancora il tecnico dell'Atalanta -. Sono di una generazione per cui i rigori devono essere rigori, ma questi piacciono tanto alle tv".
Duro,ovviamente, Stefano Pioli, allenatore del Milan: "È mancata la vittoria perché è stato dato un rigore che non c'era. Holm si mette le mani in faccia, ma non ha preso niente in faccia. E poi per il metro di Orsato, che ha sempre usato e userà sempre, non è rigore".

domenica 30 luglio 2023

San Siro salvo: la storia non si tocca, il resto sono balle

Tre tifosi milanisti davanti a San Siro (foto Bordignon)
Lo stadio di San Siro (il "Meazza" lo chiamano solo gli interisti, ma venne costruito dal presidente del Milan, Piero Pirelli, per ospitare le gare interne dei rossoneri) è salvo e tutto il resto sono grandi balle.
La 'Scala del Calcio' non verrà abbattuta dopo il vincolo stabilito dalla soprintendenza, alla faccia di tutti coloro che, calpestando la storia e il cuore dei tifosi, tifavano per la distruzione del 'museo vivente' della 'pelota' nostrana per consentire l'edificazione di quella che era chiaramente una speculazione edilizia mistificata sotto la maschera di un 'beneficio' per i due club di Milano.
Con il cuore e la storia però non si scherza e giustizia, alla fine, una volta tanto, è stata fatta.
I fautori del modernismo piangono disperati, lamentando presunti rovesci per le proprie squadre del cuore, quando resti tutto da dimostrare che i nuovi orribili stadi moderni (basti vedere la bruttezza dei nuovi impianti inglesi che ospitano le gare di Arsenal, Tottenham Hotspur e West Ham United, con successive campagne sportive fallimentari) portino benefici ai club di proprietà.
San Siro continuerà a essere lo stadio di Milan e Inter, pronte, a parole, a trasferirsi a San Donato e Rozzano.
Ma le parole, come le cattive intenzioni, spesso le porta via il vento. San Siro invece rimane, piramide immota della storia, orgoglio milanese, leggenda dello sport e dell'architettura moderna.

venerdì 17 marzo 2023

Sorteggi Champions League: Inter-Benfica, derby Milan-Napoli

I foglietti con i nomi delle squadre e le 'palline' (foto sito Uefa)
Si è svolto a Nyon, in Svizzera (sede dell'Uefa) il sorteggio dei quarti di finale di Champions League, con tre squadre italiane presenti, Milan, Inter e Napoli, e il rischio di un nuovo italiano (ma anche milanese!) alle porte.
A presentare il sorteggio il giornalista Pedro Pinto, già presentatore per la CNN, metà portoghese e metà americano, mentre a effettuare l'estrazione delle 'palline' è stato l'ex milanista olandese Patrick Kluivert.
Il responso dell'urna è stato benevolo per l'Inter, mentre l'altra sfida ha visto opposte, nel derby italiano Milan e Napoli.
Il sorteggio del campo di Inter-Benfica è stato poi invertito per evitare la sovrapposizione con il match del Milan.
Sorteggiate anche le possibili semifinali: in questo caso il derby di Milano sarebbe invece possibile, nel caso le due formazioni meneghine passino i rispettivi.

Quarti di finale Champions League (andata 11/12-4 - ritorno 18/19-4) 
1. Real Madrid-Chelsea
2. Benfica-Inter
3. Manchester City-Bayern-Monaco
4. Milan-Napoli

Semifinali Champions League
vincente 4-vincente 2
vincente 1-vincente 3

domenica 4 settembre 2022

Milan-Inter 3-2: Curva Sud spettacolare, campioni contro piangina

La coreografia della Curva Sud prima del derby
Tradizione meneghina, io campione, tu piangina
. Eccolo il doppio striscione esposto dalla Curva Sud del Milan in occasione del derby vinto per 3-2 sull'Inter, corroborato dal solito splendido disegno a pastello grande da ricoprire tutta la curva milanista.
Una coreografia che riprende e conferma la grande qualità dei 'grafici' del tifo rossonero, dal sempre rimpianto Pedro a Pacio. Ed è proprio Marco 'Pacio' Pacini, sul proprio profilo Instagram, a raccontare qualche numero della 'coreo' di questo derby: "Il calendario è stato bastardo e ci ha regalato il derby in casa alla 5ª di campionato, una trentina di 'pazzi' si è messa al lavoro fin da subito, mentre la gente era al mare, tutti i weekend compreso Ferragosto, sotto un sole devastante a temperature improponibili. 5.500mt di stoffa pitturata, 2.300 bombolette, 7.000mt di scotch, 15.000 fogli di plastica colorati, questi sono solo alcuni dei numeri del lavoro mastodontico che abbiamo realizzato per questo derby".
Se lo striscione preparato da tempo ha colto nel segno di una reale tradizione del tifo milanese, con i milanisti storicamente più dediti all'attaccamento alla squadra e gli interisti spesso a caccia di scusanti in occasione delle sconfitte, splendido è stato l''instant' striscione esposto dalla Sud in cui campeggiava un esilarante "Pippo Inzaghi figlio unico", con un evidente riferimento a Simone Inzaghi, allenatore dell'Inter e fratello dello storico attaccante (e poi tecnico) milanista.
Di fronte a una 'coreo' nerazzurra non esaltante ("Io che amo solo te") ancora una volta il Milan ha vinto il derby, prima che sul campo, sugli spalti.

Lo striscione dedicato ai fratelli Inzaghi durante la partita

Milan-Inter 3-2: Maignan l'eroe, Leao una sentenza

La festa del Milan a fine partita (foto sito AC Milan)
Il Derby della Madonnina numero 233 premia il Milan, che vince con merito per 3-2, s'impone su un'Inter che, per dieci minuti nel secondo tempo, sembra poter recuperare lo svantaggio. Ora i rossoneri si collocano temporaneamente in testa alla classifica, assieme al Napoli, in attesa del completamento della giornata.
La squadra rossonera ha vinto la stracittadina in maniera più che meritata, rifilando ai 'cugini' la seconda sconfitta in cinque gare di campionato.
San Siro trasformato in una autentica bolgia e l'Inter che, dopo avere cominciato la gara sotto tono e avere consegnato gioco e campo al Milan, passa per prima al 21' con una fuga centrale di Brozovic, che taglia come il burro la difesa milanista, servito da Correa e scatenato da Martinez.
Poteva essere un colpo da ko, invece il Milan resta in piedi e fa come se nulla fosse, continuando a caricare il 'biscione' e arrivando al pareggio al 28', con Tonali che sfrutta poco oltre la metà campo un banale errore di Çalhanoğlu (al solito principale bersaglio dei fischi e dei cori dei tifosi rossoneri), lancia uno scatenato Leao sulla fascia sinistra, che a sua volta scarica subito un diagonale che piena le dita di Handanovic. Rete, pareggio, San Siro nuovamente scatenato e Milan che ci crede, tanto che raccoglie in pochi minuti altre tre occasioni da gol, con Tonali, Hernandez e Leao.
La ripresa si apre in equilibrio, ma l'occasione buona capita dopo pochi minuti a Çalhanoğlu, che però spreca malamente un calcio di punizione da ottima posizione. Esce allora il Milan, condotto dalla premiata ditta Leao-Giroud, che in campo si trova come la coppia Fracci-Nureyev alla Scala. Al 54' è il portoghese a servire il francese che, ancora una volta, si gira sporcando il pallone quanto basta per superare per la terza volta nella storia Handanovic; al 60' Giroud ricambia il favore a Leao, che si inventa un gol che rimarrà nella storia dei derby, zigzagando sul lato sinistro dell'area, portandosi in solitaria davanti ad Handanovic per superarlo di giustezza.
Inzaghi in panchina si sveglia dal torpore, comprende che Correa non è uomo per le grandi occasioni e lo cambia per Dzeko, mentre Pioli a sua volta toglie De Ketelaere per fare posto a Diaz. I cambi stavolta premiano l'Inter, che trova subito il gol con Dzeko e, nel giro di dieci minuti, inanella una serie incredibile di occasioni, ed è allora Maignan a salire in cattedra compiendo almeno tre interventi decisivi.
La furia nerazzurra si spegne poco prima dell'80', ma c'è spazio ancora per ulteriori occasioni da entrambe le parti, grazie anche agli ulteriori ingressi di Origi e Mkhitaryan, entrambi bravi a creare gioco e palle-gol.
La squadra di Inzaghi ci prova sino alla fine, quando il triplice fischio di Chiffi (buona la sua conduzione arbitrale) sancisce una vittoria rossonera tutto sommato meritata di fronte a un'Inter troppo distratta.

Il tabellino di Milan-Inter dal sito di Livescore

sabato 27 agosto 2022

Milan-Bologna 2-0: De Ketelaere illumina, Leao e Giroud lanciano i rossoneri al comando

Giroud festeggia con Leao il secondo gol
Il Milan vince con merito per 2-0 la partita casalinga con il Bologna, e si porta in testa alla classifica, temporaneamente, appaiando Lazio, Torino e Roma a quota 7 punti.
Per molti la vittoria contro i felsinei potrebbe essere scontata, ma la formazione di Stefano Pioli ha mostrato qualità e calma, sapendo colpire al momento giusto e controllando gli avversari senza mai soffrire.
Un viatico ottimo per i rossoneri (in campo con una inspiegabile maglietta verde oliva), che fra sette giorni, dopo avere incontrato fuori casa il Sassuolo nel turno infrasettimanale, se la vedranno contro gli arcirivali dell'Inter nel derby.
Le reti di Rafael Leao e Olivier Giroud, entrambe di ottima fattura, il primo 'clean sheet' stagionale, con un'ottima prova dell'esordiente (dall'inizio) Charles De Ketelaere, che ha sciorinato alcuni colpi di gran classe, oltre a fornire l'assist per il primo gol, sono stati i perni di una gara senza storia. Per il resto, rete a parte, Giroud un po' sotto tono, Junior Messias ancora ingolfato sulla fascia, meglio sostituito da Alexis Saelemaekers nella ripresa.
In difesa Davide Calabria pare ancora essere il punto debole della squadra, mentre nel secondo tempo il subentrato Yacine Adli è parso svagato, facendosi anche ammonire.
Il Milan non soffre e, nel primo tempo, pecca solo nel non riuscire a realizzare il secondo gol, ricordando la prestazione di Bergamo.
Il valore aggiunto di questa squadra è però Pioli e il suo gioco intelligente, che porta i giocatori, proprio come nel Milan degli 'invincibili' (senza commettere bestemmia, sia chiaro), a cercare di ottimizzare ogni palla, a rendere ogni azione possibilmente letale per l'avversario, senza sprecare mai le possibilità che via via si presentano. Per la gioia degli occhi e della classifica.

domenica 29 maggio 2022

Milan campione, le 'sbarbine' sono rossonere

Una sbarbina 'doc' in Piazza del Duomo (foto Bordignon)
Chi si ricorda degli Skiantos e del loro favoloso brano "Mi piaccion le sbarbine"? Fu uno dei grandi successi della band punk-demenziale del mai dimenticato Freak Antoni, dove il termine 'sbarba', versione ristretta di 'sbarbata', sta a indicare 'ragazza giovane, imberbe', ma soprattutto una ragazza decisamente carina. Quelle che, pochi anni dopo, in un altro 'slang', quello degli anni '80, sarebbero diventate 'sfitinzie' e 'squinzie'.
Come le vogliate chiamare, le 'sbarbe' allignano spesso in gruppi selvatici, a volte accompagnate dal compagno di turno, nelle vie centrali della città, appollaiate lungo i bar o in lunghi struscii per osservare i negozi nei quali entrano per cibarsi di vestiti alla moda, ovviamente non troppo costosi, spesso in cerca di esibizionismo a basso prezzo, ghiotte di sogni e di popolarità.
Quale migliore occasione di un giro nel Centro di Milano in occasione della festa scudetto del Milan? E, ovviamente, non poteva mancare nemmeno il sottoscritto, armato di macchina fotografica, alla ricerca del sorriso più suadente o della 'mossa' più sensuale che, puntualmente, mi sono state donate con gioia dalle tante fanciulle tifose del Milan che hanno deciso di invadere Piazza del Duomo e i suoi dintorni secondo la migliore tradizione.
Sempre citando il buon Freak, potremmo riprendere la sua storica canzone modificandola così: "Le sbarbine sono bionde, le sbarbine sono more, le sbarbine sono tante, le sbarbine rossonere...".