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sabato 6 marzo 2021

Beatrice Venezi, il coraggio di un chiaro 'no' al 'politically correct'

Beatrice Venezi e la frase 'incriminata'
Non può che fare piacere osservare la bizzarra polemica, inevitabilmente portata avanti dal cosiddetto 'mondo della Sinistra', successiva alle dichiarazioni del direttore dell'orchestra del Festival di Sanremo, Beatrice Venezi. Che ha voluto sottolineare, spiazzando così i fautori del sempre più ammorbante 'politically correct' di questi tempi, il proprio ruolo, anche dal punto di vista 'grammaticale'.
La Venezi, coconduttrice della quarta serata del festival, in uno splendido abito Armani rosso fiammeggiante, ha voluto fare chiarezza sul suo titolo. "Io sono direttore d'orchestra" ha detto ad Amadeus, che la stava presentando come direttrice. "La posizione ha un nome preciso e nel mio caso è quello di direttore d'orchestra, non di direttrice". "Mi assumo la responsabilità di questa cosa", ha detto Beatrice, "perché è importante quello che sai fare".
In pochi secondi è ovviamente montata la polemica dei benpensanti, ma anche di coloro che hanno voluto difenderla dagli attacchi degli inevitabili 'haters'.
Fra i 'difensori' non poteva non spiccare la figura di Matteo Salvini, che ha 'twittato': “Chiamatemi ‘direttore’, non ‘direttrice’”. Parole di buonsenso della brava Beatrice Venezi, applausi. A dispetto delle follie del “politically correct”, vince il talento. #sanremo2021". Un 'tweet' che, anche in questo caso, ha riscosso insulti e improperi sul web. Mi ci sono inserito anche io, con un breve 'cinguettio': "Se la declinazione è priva di senso, non ha alcuna logica citarla. Anzi, definire 'direttora' o 'direttrice' quello che è un semplice 'direttore', sia esso uomo o donna, è svilirne il genere, che non dovrebbe mai interferire il proprio ruolo lavorativo".
Complimenti a Beatrice Venezi, direttore d'orchestra che rifiuta le etichette, quelle sì, di genere, inutili, demagogiche e politiche. Quelle stesse etichette che avevano colpito Amadeus, presentatore principe del Festival per un segno della croce effettuato prima di scendere dalla scaletta sanremese nei secondi d'avvio della manifestazione.

mercoledì 3 marzo 2021

Sanremo 2021: Ibrahimovic vince il Festival prima del via

La foto pubblicata sulla prima pagina de "Il Corriere della Sera"
Zlatan Ibrahimovic ha vinto il Festival di Sanremo. Già prima del via, sciatto e scialbo come sempre, a dispetto dei grossi calibri scesi in campo per cercare di renderlo almeno accettabile. D'altra parte, il senso di mediocrità che pervade le 'canzonette' italiche è lo stesso predente nella storia della musica leggera italiana, troppo legata alla melodia e lontana anni luce da quel rock, unica vera espressione del sentimento umano moderno nel mondo delle sette note.
E così, in mezzo a un manipolo di cantanti confidenziali e guitti della musica leggera, Ibrahimovic è parso un 'mostro', un Johnny Rotten pronto a vomitare sul palco, 0un Prince capace di saltellare sul palco fra voluttuose groupi-music-girls, un David Bowie, che cammina sulla spiagggia sanremese, sceso dal suo yacht, canticchiando "Ashes to Ashes".
Il tutto mentre presunti artisti del calibro di Fedez (con rispetto per i Coma Cose, una delle poche band musicali contemporanee italiani degne di essere chiamate tali, sebbene presente a Sanremo con unbrano decisamente in tono minore) dai tatuaggi alternativi (forse...) si esibivano esprimendo il peggio della melensaggine nazionale.
Leggi l'articolo intero su Milano Reporter

martedì 2 marzo 2021

Sanremo 2021, bastano cinque minuti per cambiare canale

Le 'ombre' di Fiorello e Amadeus all'inizio del Festival 
Erano tanti anni che non vedevo il Festival di Sanremo, credo fosse il 1981, quando Alice si esibì nel mirabile "Per Elisa" scritto per lei da Franco Battiato. Avevo 16 anni, mi innamorai di quella splendida figura di donna selvaggia dalla voce profonda, ultimo vagito di un festival che già allora cominciava a declinare, assieme al mio interesse per quella musica sempre più scontata.
Quest'anno ho però ceduto alla tentazione di girare il canale del televisore sul programma storicamente più 'pecoreccio' della televisione italiana, dove la musica da strapazzo viene riversata nei cervelli dei telespettatori e rivenduta come nenia di successo.
Stavolta mi sono lasciato trascinare dalla tentazione di vedere Zlatan Ibrahimovic sul palco sanremese. Me lo aspettavo protagonista fin dall'inizio, come in una qualsiasi partita di calcio. Invece il festival è cominciato, come in effetti era logico aspettarsi, con le presentazioni del suo conduttore, il dj Amadeus, affiancato, e questo non lo sapevo, dal 'compagno di merende' Fiorello.
Un inizio drammatico e pagliaccesco, con una 'cover' di "Grazie dei fior" cantata da Fiorello, vestito in maniera altrettanto ridicola. Nessuna traccia dei fiori in sala (sia quelli di Nilla Pizzi che quelli di Sanremo), così come del pubblico. Applausi registrati. Una breve lettera vergata da Amadeus che avrebbe dovuto servire a mo' di 'scusa' per giustificare il perché una tonnellata di milioni di euro sia stata riversata sulla manifestazione sanremese mentre i lavoratori dello spettacolo e gli artisti di teatro, cinema e musica sono ridotti alla fame dalle farneticanti scelte di un Governo che non ha cambiato il ritmo delle chiusure senza senso.
Se a tutto ciò aggiungiamo la consapevolezza che, ad affiancare i due di cui sopra, ci sarà presto tale Achille Lauro (io ero rimasto all'armatore e presidente del Napoli...), un tizio orribile a vedersi e che, come conseguenza, deve anche essere orribile ad ascoltarsi, ho preferito lasciare scivolare i dati del mio 'share' altrove e ritornare ad ascoltare le simpatiche (e talvolta pure dotte) dissertazioni dei giornalisti-tifosi di "Qui Studio a Voi Stadio", il programma di Telelombardia dedicato, questa sera, alla partita Juventus-Spezia.
La mia speranza è che 'Ibra' non rimanga coinvolto nella solita buffonata parastatale in cui normalmente il festival decade senza speranza e che torni presto sui palcoscenici calcistici a lui più congeniali.