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mercoledì 3 marzo 2021

Sanremo 2021: Ibrahimovic vince il Festival prima del via

La foto pubblicata sulla prima pagina de "Il Corriere della Sera"
Zlatan Ibrahimovic ha vinto il Festival di Sanremo. Già prima del via, sciatto e scialbo come sempre, a dispetto dei grossi calibri scesi in campo per cercare di renderlo almeno accettabile. D'altra parte, il senso di mediocrità che pervade le 'canzonette' italiche è lo stesso predente nella storia della musica leggera italiana, troppo legata alla melodia e lontana anni luce da quel rock, unica vera espressione del sentimento umano moderno nel mondo delle sette note.
E così, in mezzo a un manipolo di cantanti confidenziali e guitti della musica leggera, Ibrahimovic è parso un 'mostro', un Johnny Rotten pronto a vomitare sul palco, 0un Prince capace di saltellare sul palco fra voluttuose groupi-music-girls, un David Bowie, che cammina sulla spiagggia sanremese, sceso dal suo yacht, canticchiando "Ashes to Ashes".
Il tutto mentre presunti artisti del calibro di Fedez (con rispetto per i Coma Cose, una delle poche band musicali contemporanee italiani degne di essere chiamate tali, sebbene presente a Sanremo con unbrano decisamente in tono minore) dai tatuaggi alternativi (forse...) si esibivano esprimendo il peggio della melensaggine nazionale.
Leggi l'articolo intero su Milano Reporter

martedì 2 marzo 2021

Sanremo 2021, bastano cinque minuti per cambiare canale

Le 'ombre' di Fiorello e Amadeus all'inizio del Festival 
Erano tanti anni che non vedevo il Festival di Sanremo, credo fosse il 1981, quando Alice si esibì nel mirabile "Per Elisa" scritto per lei da Franco Battiato. Avevo 16 anni, mi innamorai di quella splendida figura di donna selvaggia dalla voce profonda, ultimo vagito di un festival che già allora cominciava a declinare, assieme al mio interesse per quella musica sempre più scontata.
Quest'anno ho però ceduto alla tentazione di girare il canale del televisore sul programma storicamente più 'pecoreccio' della televisione italiana, dove la musica da strapazzo viene riversata nei cervelli dei telespettatori e rivenduta come nenia di successo.
Stavolta mi sono lasciato trascinare dalla tentazione di vedere Zlatan Ibrahimovic sul palco sanremese. Me lo aspettavo protagonista fin dall'inizio, come in una qualsiasi partita di calcio. Invece il festival è cominciato, come in effetti era logico aspettarsi, con le presentazioni del suo conduttore, il dj Amadeus, affiancato, e questo non lo sapevo, dal 'compagno di merende' Fiorello.
Un inizio drammatico e pagliaccesco, con una 'cover' di "Grazie dei fior" cantata da Fiorello, vestito in maniera altrettanto ridicola. Nessuna traccia dei fiori in sala (sia quelli di Nilla Pizzi che quelli di Sanremo), così come del pubblico. Applausi registrati. Una breve lettera vergata da Amadeus che avrebbe dovuto servire a mo' di 'scusa' per giustificare il perché una tonnellata di milioni di euro sia stata riversata sulla manifestazione sanremese mentre i lavoratori dello spettacolo e gli artisti di teatro, cinema e musica sono ridotti alla fame dalle farneticanti scelte di un Governo che non ha cambiato il ritmo delle chiusure senza senso.
Se a tutto ciò aggiungiamo la consapevolezza che, ad affiancare i due di cui sopra, ci sarà presto tale Achille Lauro (io ero rimasto all'armatore e presidente del Napoli...), un tizio orribile a vedersi e che, come conseguenza, deve anche essere orribile ad ascoltarsi, ho preferito lasciare scivolare i dati del mio 'share' altrove e ritornare ad ascoltare le simpatiche (e talvolta pure dotte) dissertazioni dei giornalisti-tifosi di "Qui Studio a Voi Stadio", il programma di Telelombardia dedicato, questa sera, alla partita Juventus-Spezia.
La mia speranza è che 'Ibra' non rimanga coinvolto nella solita buffonata parastatale in cui normalmente il festival decade senza speranza e che torni presto sui palcoscenici calcistici a lui più congeniali.

sabato 17 ottobre 2020

Ibra ammutolisce gli interisti, il Milan vince il derby

Ibrahimovic dopo il secondo gol (foto AC Milan)
Il 297° derby di Milano va al Milan, che si impone sull'Inter con un 2-1 che forse non rende appieno l'idea dell'ottima partita giocata dai rossoneri, che hanno avuto in Zlatan Ibrahimovic l'assoluto dominatore della gara, e autore della doppietta decisiva.
I rossoneri si portano così a 113 vittorie totali contro le 106 interiste e i 78 pareggi.
Con le due reti segnate, 'Ibracadabra' sale a quota 9 nella speciale classifica dei marcatori del derby (7 rgol segnati con i rossoneri, 2 con i nerazzurri, lasciandosi alle spalle, con 7 reti, i milanisti José Altafini e Louis Van Hege, e gli interisti Alessandro Altobelli, Roberto Boninsegna e Benito Lorenzi.
Particolare l'esultanza di Ibrahimovic dopo il secondo gol, con 'apertura e la chiusura della mano, come a voler zittire qualche critico interista della tribuna, che forse gli aveva rivolto qualche frase relativa alla sua età.
La realtà è che Ibrahimmovic, a 39 anni, ha deciso il derby di Milano.
Leggi anche: derby di Milano: le vittorie più nette di sempre

domenica 2 agosto 2020

Zlatan occhi di bragia: Ibra, l'uomo fuori dal coro

Zlatan Ibrahimovic protagonista su "Il Corriere dello Sport"
Zlatan occhi di bragia. Potremmo riassumere così lo sguardo di Zlatan Ibrahimovic, 10 gol in una manciata di gare, tutte confezionate nel girone di ritorno del Milan targato 2019-20, con in mezzo pure un infortunio che aveva fatto sorridere i tanti che lo avevano accolto con il labbro increspato (fra cui, ammetto, mi ci metto pure io), annuendo a inevitabili incespichi dovuti all'età avanzata.
'Ibra' è il divo fuori dal coro. Merito, anche, dei suoi occhi, di quello sguardo vivo, cattivo, vincente, che non ammette repliche, che esprime una personalità fortissima, capace di rimanere professionale ma, allo steso tempo, di prendere posizione, senza mai peraltro prenderla ufficialmente. Perché non avrebbe alcun senso fare una domanda politica a Ibra. Non ne capirebbe il motivo. E non vorrebbe essere sfruttato a fini di quella o quell'altra parte, a parte qualche 'tweet' di prassi, in cui, in maniera abbastanza laconica, inneggiava alla fratellanza fra i popoli (postò un filmato in cui due bambini, uno bianco e uno nero, si abbracciano, con la scritta "We are one").
Il fatto che non abbia mai mischiato la propria vita sportiva a quella privata è comunque un'ammissione politica, quella pretesa di autonomia che fa di Ibra l'uomo vero che ha dimostrato di essere sempre in campo. Contro ogni mistificazione, contro ogni demagogia.

Ibra al centro dell'articolo di "Tuttosport". Sotto la Gazza e ancora Tuttosport