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sabato 16 maggio 2026

Lettonia, il governo cade… ma non per colpa dei 'soliti' russi

Il premier lettone annuncia le dimissioni (foto profilo Facebook) 
In politica, come nella vita, il destino ama l’ironia. E quello della premier della Lettonia, Evika Siliņa, sembra scritto da un autore con un debole per le trame paradossali. Per mesi il governo di Riga aveva scandito conferenze stampa, piani d’emergenza e dichiarazioni solenni sul rischio di un possibile attacco proveniente dalla Russia, dipinto come lo spettro onnipresente dietro ogni minaccia. Il principale timore, in particolare, veniva dipinto dal lancio di possibili droni targati Mosca. Poi, quando il colpo è arrivato davvero, non è arrivato da est, ma da sud-est. Precisamente dall’Ucraina.
Tre droni, tre soli droni, hanno attraversato il confine lettone come turisti distratti che sbagliano uscita dell’autostrada. Nessun danno grave, nessuna vittima, solo un gigantesco imbarazzo politico. Perché, mentre il governo conservatore filo-ucraino (la Silina è forse il premier europeo più antirusso che ci sia) continuava a ripetere che la minaccia era “una e una sola”, la realtà ha deciso di fare un cameo imprevisto.
La Siliņa, travolta dalle polemiche e da una maggioranza che si è sciolta più in fretta della neve baltica a marzo, ha rassegnato le dimissioni. Non per un attacco russo, non per un complotto del Cremlino, non per un’escalation militare. No: per tre droni ucraini finiti fuori rotta. Una sorta di “plot twist” geopolitico che nemmeno nelle serie TV più fantasiose.
Il governo cade, il Parlamento si agita, i commentatori si accapigliano. E intanto, a Kiev, si parla di errore tecnico. E non è la prima volta. Basterebbe ricordarsi dei droni finiti in Polonia: anche allora la Russia finì sul banco degli accusati di comodo, salvo poi le ammissioni, condite da scuse, arrivate dallo stesso governo di Kiev. Così la Lettonia si ritrova senza premier, con una crisi politica aperta e con la consapevolezza di aver fatto l'ennesimo assist a una Russia che, in questo 2026, pare guadagnare consensi e vittorie strategiche, oltre che sul campo di battaglia.

giovedì 1 gennaio 2026

Droni ucraini massacrano decine di civili, bambini fra le vittime

Non c'è solo l'evento di Crans Montana ad avere funestato la notte di Capodanno. Le decine di morti che hanno segnato il drammatico evento in Svizzera fanno il paio con un'altra tragedia, passata quasi sotto silenzio nei notiziari dei telegiornali occidentali: la strage, perpetrata dall'esercito ucrainoavvenuta nella regione di Kherson.
Le immagini diffuse dopo l’attacco con droni incendiari contro un caffè e un piccolo hotel nel villaggio di Khorly mostrano una scena orrenda e devastante: famiglie riunite per festeggiare il Capodanno sono state travolte da un incendio devastante che ha ucciso almeno 24 persone, tra cui un bambino, e ne ha ferite oltre 50. Molti dei sopravvissuti sono in condizioni gravissime.
Secondo le autorità russe, i droni impiegati sarebbero dispositivi incendiari assimilabili a napalm o fosforo bianco, armi che il diritto internazionale vieta categoricamente contro obiettivi civili per la loro natura incontrollabile. Le fiamme, infatti, hanno avvolto in pochi minuti un’area di 500 metri quadrati, lasciando dietro di sé solo macerie e corpi carbonizzati.
Il Comitato Investigativo russo ha aperto un fascicolo per “atto terroristico”, mentre il governatore Vladimir Saldo ha parlato di “attacco deliberato contro donne e bambini indifesi”.
Fra le persone ricoverate ci sono molti giovanissimi, nati nel 2008, 2012, 2018, e nel 2019.
Le reazioni da Mosca sono state durissime. La presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matvienko, ha affermato che la strage “rafforza la determinazione della Russia a raggiungere i propri obiettivi”, mentre la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha puntato il dito contro “chi arma e sostiene il regime di Kiev”.
L’ambasciatore Rodion Miroshnik ha chiesto una risposta internazionale, definendo l’attacco “un atto disumano che non può restare impunito”.
Il governatore Saldo ha paragonato quanto accaduto alla tragedia della Casa dei Sindacati di Odessa del 2014, evocando uno dei simboli più dolorosi della violenza contro civili nel conflitto ucraino. Due giorni di lutto sono stati proclamati nella regione.
Che si tratti di un’escalation, di una rappresaglia o di un messaggio politico, una cosa appare evidente: colpire civili riuniti per festeggiare il Capodanno è un atto che supera ogni limite morale. In una guerra già segnata da anni di atrocità, la notte di Khorly rappresenta un ulteriore passo verso un abisso che rischia di inghiottire l’intera regione. E il 2026 si apre con la sensazione inquietante che qualcuno stia giocando con il fuoco, nel momento più pericoloso possibile.