Non c'è solo l'evento di Crans Montana ad avere funestato la notte di Capodanno. Le decine di morti che hanno segnato il drammatico evento in Svizzera fanno il paio con un'altra tragedia, passata quasi sotto silenzio nei notiziari dei telegiornali occidentali: la strage, perpetrata dall'esercito ucraino, avvenuta nella regione di Kherson.
Le immagini diffuse dopo l’attacco con droni incendiari contro un caffè e un piccolo hotel nel villaggio di Khorly mostrano una scena orrenda e devastante: famiglie riunite per festeggiare il Capodanno sono state travolte da un incendio devastante che ha ucciso almeno 24 persone, tra cui un bambino, e ne ha ferite oltre 50. Molti dei sopravvissuti sono in condizioni gravissime.
Secondo le autorità russe, i droni impiegati sarebbero dispositivi incendiari assimilabili a napalm o fosforo bianco, armi che il diritto internazionale vieta categoricamente contro obiettivi civili per la loro natura incontrollabile. Le fiamme, infatti, hanno avvolto in pochi minuti un’area di 500 metri quadrati, lasciando dietro di sé solo macerie e corpi carbonizzati.
Il Comitato Investigativo russo ha aperto un fascicolo per “atto terroristico”, mentre il governatore Vladimir Saldo ha parlato di “attacco deliberato contro donne e bambini indifesi”.
Fra le persone ricoverate ci sono molti giovanissimi, nati nel 2008, 2012, 2018, e nel 2019.
Le reazioni da Mosca sono state durissime. La presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matvienko, ha affermato che la strage “rafforza la determinazione della Russia a raggiungere i propri obiettivi”, mentre la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha puntato il dito contro “chi arma e sostiene il regime di Kiev”.
L’ambasciatore Rodion Miroshnik ha chiesto una risposta internazionale, definendo l’attacco “un atto disumano che non può restare impunito”.
Il governatore Saldo ha paragonato quanto accaduto alla tragedia della Casa dei Sindacati di Odessa del 2014, evocando uno dei simboli più dolorosi della violenza contro civili nel conflitto ucraino. Due giorni di lutto sono stati proclamati nella regione.
Che si tratti di un’escalation, di una rappresaglia o di un messaggio politico, una cosa appare evidente: colpire civili riuniti per festeggiare il Capodanno è un atto che supera ogni limite morale. In una guerra già segnata da anni di atrocità, la notte di Khorly rappresenta un ulteriore passo verso un abisso che rischia di inghiottire l’intera regione. E il 2026 si apre con la sensazione inquietante che qualcuno stia giocando con il fuoco, nel momento più pericoloso possibile.
