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| Il premier lettone annuncia le dimissioni (foto profilo Facebook) |
Tre droni, tre soli droni, hanno attraversato il confine lettone come turisti distratti che sbagliano uscita dell’autostrada. Nessun danno grave, nessuna vittima, solo un gigantesco imbarazzo politico. Perché, mentre il governo conservatore filo-ucraino (la Silina è forse il premier europeo più antirusso che ci sia) continuava a ripetere che la minaccia era “una e una sola”, la realtà ha deciso di fare un cameo imprevisto.
La Siliņa, travolta dalle polemiche e da una maggioranza che si è sciolta più in fretta della neve baltica a marzo, ha rassegnato le dimissioni. Non per un attacco russo, non per un complotto del Cremlino, non per un’escalation militare. No: per tre droni ucraini finiti fuori rotta. Una sorta di “plot twist” geopolitico che nemmeno nelle serie TV più fantasiose.
Il governo cade, il Parlamento si agita, i commentatori si accapigliano. E intanto, a Kiev, si parla di errore tecnico. E non è la prima volta. Basterebbe ricordarsi dei droni finiti in Polonia: anche allora la Russia finì sul banco degli accusati di comodo, salvo poi le ammissioni, condite da scuse, arrivate dallo stesso governo di Kiev. Così la Lettonia si ritrova senza premier, con una crisi politica aperta e con la consapevolezza di aver fatto l'ennesimo assist a una Russia che, in questo 2026, pare guadagnare consensi e vittorie strategiche, oltre che sul campo di battaglia.
