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giovedì 1 dicembre 2022

New York e Singapore sono le città più care del mondo

Turisti a Singapore (foto Klook)
New York
e Singapore sono le città più costose del mondo. A causa dell'impennata dell'inflazione di quest'anno le due metropoli hanno spodestato Tel Aviv, numero uno dello scorso anno, scesa al terzo posto nell'indice del costo mondiale della vita dell'Economist Intelligence Unit (EIU) di Londra.
New York ha raggiunto il primo posto per la prima volta, mentre Damasco e Tripoli sono rimaste le città più economiche.
I prezzi sono saliti in media dell'8,1% nelle 172 principali città prese in considerazione dall'indagine, condotta fra agosto e settembre.
Quest'anno la valuta statunitense ha subito un'impennata a causa dei forti aumenti dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve per cercare di domare un'inflazione ormai decennale.
Oltre a New York, fra le città americane anche Los Angeles e San Francisco sono entrate nella 'top ten'.
I maggiori rialzi sono però stati quelli di Mosca e San Pietroburgo, "che sono saliti rispettivamente di 88 e 70 posizioni grazie all'impennata dei prezzi in seguito alle sanzioni occidentali e alla vivacità dei mercati energetici che hanno sostenuto il rublo". (fonte: AGI)

domenica 21 agosto 2022

Famiglie italiane in difficoltà e continui equilibrismi secondo una ricerca Nomisma

Da una ricerca di Nomisma Spazio Sociale, coordinata dall’economista Marco Marcatili e dal sociologo Massimiliano Colombi, emerge come il 65% delle famiglie italiane ritenga il proprio reddito inadeguato per fare fronte alle necessità primarie.
Con “Sguardi Famigliari”, Nomisma ha avviato un lavoro ricorsivo di ascolto, analisi e approfondimento che contribuisce insieme ad altri soggetti già consolidati del mondo della ricerca sociale, del lavoro sociale e della solidarietà organizzata, a costruire uno sguardo più prossimo alla vita quotidiana.
Il primo esito di questa attività ha già delineato il profilo di quelle che sono state definite “famiglie equilibriste”, cioè famiglie costantemente alla ricerca di un equilibrio dinamico tra un contesto socio-economico turbolento, che produce forti impatti sugli equilibri delle famiglie, e transizioni famigliari sempre più complesse ed esposte a condizioni di vulnerabilità.
Nella categoria delle “famiglie equilibriste”, alcune condizioni famigliari sono più esposte di altre. Il campione intervistato ha evidenziato cinque tipologie di nuclei famigliari: le famiglie unipersonali “under 70”; le famiglie unipersonali “over 70”; le famiglie con figli; le famiglie con persone non autosufficienti; e infine le famiglie sandwich, cioè quelle famiglie o quegli adulti che, per posizione generazionale, ogni giorno si prendono cura allo stesso tempo dei figli e dei genitori.
Dalla ricerca si è evinto che in Italia la maggiore concentrazione di famiglie unipersonali under 70 e over 70 si trova al nord, in particolare nord ovest; nel sud e nelle isole, invece, vi è una maggior distribuzione di famiglie con figli (39%), famiglie con almeno un componente non autosufficiente (41%) e famiglie sandwich (44%).
Ciò che accomuna tutte le categorie sono le sfide che impegnano le famiglie a compiere dei veri e propri equilibrismi tra varie dimensioni che per loro natura interagiscono tra loro, aumentando notevolmente il grado di complessità: la dimensione economica e finanziaria, quella lavorativa, quella della cura delle persone fragili e quella delle relazioni che chiamano in causa la dimensione psico-sociale ed educativa.
Sul fronte della condizione economica delle famiglie, il 65% degli intervistati valuta il proprio reddito inadeguato per far fronte alle necessità primarie, quali la spesa, l’affitto, il mutuo, ecc. In particolare, le “famiglie sandwich” sono la categoria più sensibile a questo tipo di difficoltà: il 74% si trova in condizioni di disagio economico, di cui il 41% anche a causa di una diminuzione del reddito complessivo percepito dalla famiglia nell’ultimo anno. Il 72% delle famiglie con almeno un componente non autosufficiente giudica il proprio reddito inadeguato, di cui un 7% dichiara addirittura di avere un reddito gravemente insufficiente. Tra le cause che concorrono all’inadeguatezza del reddito famigliare, emergono tre questioni focali: il disallineamento tra il reddito e il costo della vita (65%), le difficoltà lavorative (sia quelle causate dalla pandemia, sia quelle non causate dall’emergenza sanitaria, entrambe pari al 9%) e le spese elevate non legate alla casa (8%).
Chi è anziano, solo e senza reti sociali vive la questione economica come decisiva per il proprio equilibrio di vita, ragione per cui l’80% delle famiglie unipersonali over 70 intervistate individua nella sproporzione tra reddito percepito e costo della vita il motivo dell’inadeguatezza delle proprie entrate, situazione percepita analogamente dalle famiglie con figli (68%).
Anche di fronte ad un miglioramento generale delle condizioni economiche, testimoniato dalla minore percentuale di chi dichiara che non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 5.000 – 20% rispetto al 24% dello scorso anno – si registra un lieve peggioramento della percezione della capacità di affrontare eventuali problemi come la perdita di lavoro o la perdita di autonomia di un componente della famiglia.
Per far fronte all’insieme di tutte le minacce appena citate, circa una famiglia su tre pensa di doversela cavare autonomamente, in particolare per le famiglie unipersonali under70 (50%). Per il 30% dell’intero campione, il ricorso ai genitori appare come una via praticabile, in particolar modo per le famiglie con figli e quelle sandwich, rispettivamente nel 49% e 41% dei casi.
Sul fronte degli strumenti a supporto delle famiglie erogati dalle istituzioni, 3 famiglie su 4 conoscono l’assegno unico per i figli a carico (77%). Un secondo strumento è costituito dai contributi economici Inps per le famiglie in difficoltà, conosciuto dal 66% del totale. Tra gli strumenti troviamo anche il bonus asilo nido, conosciuto dal 63% dei nuclei famigliari. È interessante notare come solo una famiglia su quattro (26%) pensi di usufruire dell’assegno unico per i figli.
Alla luce di questi dati, ci sono diverse vie praticabili per prendersi cura delle categorie più fragili del sistema famiglia. Innanzitutto, bisogna cominciare a guardare alla famiglia come ad un ecosistema socio-culturale, specialmente dal momento in cui le “condizioni famigliari” interrogano il lavoro sociale, le associazioni e le istituzioni. È necessario, inoltre, sostenere la costruzione di legami con “nuovi vicini” che lavorino insieme per far fronte a una sfida comune: investire per una cura ricostituente di una fiducia concreta legata a diversi contesti di vita; emerge quindi una nuova sfida per il Volontariato, irrobustendo uno “sguardo famigliare” che vada a rinforzare una capacità di azione con le famiglie, un “volontariato di domicilio” con una particolare attenzione alle persone più fragili.

mercoledì 8 giugno 2022

Italiani filorussi: sono la maggioranza, avvisate il Copasir

La 'home page' di Ipsos
Qualcuno avvisi il Corriere della Sera e il Copasir. Gli italiani 'immischiati' con la Russia, o comunque definibili come 'filorussi' (secondo le prodi linee stilate dalle due 'giornaliste' Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini) sono oltre il 50% e, in certi casi, forse anche di più.
Un dato che non arriva dal solito losco gruppo Telegram filo No Vax di cui pare gli 'amici di Putin' sarebbero i 'succhiasangue', ma che proviene dall'Ipsos, uno dei più attenti istituti di ricerca nazionali, i cui risultati vengono utilizzati dalla televisione de La7, quella dei 'tiggì' di Enrico Mentana per intenderci.
Bene andando a spulciare i dati forniti da uno dei principali articoli pubblicati sul sito di Ipsos, scopriamo che oltre un quarto degli italiani, almeno il 25% quindi, sostiene che in qualche modo la Nato minacci la Russia; per la prima volta dall’inizio del conflitto scende sotto il 50% la quota di italiani che si schiera con l’Ucraina, mentre è raddoppiata la parte di coloro che 'stanno con Mosca' (18%, espressione usata da Ipsos). Inoltre, è in calo la percentuale di italiani che si esprime a favore delle sanzioni imposte alla Russia (47%); addirittura oltre la metà degli italiani è per la sospensione degli aiuti militari all’Ucraina, quindi almeno il 51%.
Sono oltre il 40% gli intervistati secondo cui i media italiani sarebbero troppo sbilanciati nei confronti dell’Ucraina e solo un quarto giudica oggettiva la nostra informazione (se occupiamo il 58° posto nel World Press Freedom Index, che esprime la 'libertà di stampa' di un Paese un motivo ci sarà...).
Insomma, il quadro del 12° monitoraggio Ipsos fanno trapelare il quadro di un'Italia nelle mani di milioni di potenziali 'hacker' filorussi, almeno seguendo le motivazioni addotte nel sapiente articolo del Corriere. Il Copasir avrà molto da lavorare...
Leggi anche:
L'Ambasciata russa in Italia apre un canale per le vittime di 'russofobia'
La Zakharova sputtana l'Italia, Sallusti scappa senza argomenti

La vergognosa inchiesta-campagna pubblicata dal Corriere della Sera

mercoledì 6 maggio 2009

Ibra decisivo? Mica tanto, se si guardano i numeri...

Mi rendo conto che quello che sto per scrivere risulterà un po’ banale ai più, e me ne scuso in anticipo. Però vorrei chiedere, con un certo ritardo, a Zlatan Ibrahimovic: perché mai non hai zittito Old Trafford con la stessa protervia con la quale hai chiesto di tacere ai tuoi tifosi in quel di San Siro? E così, mentre Cristiano Ronaldo tappava, lui sì, la bocca dei fan interisti con la marcatura che metteva in cassaforte il passaggio del turno dei ‘red devils’, la tua unica rete siglata nella manifestazione più importante, in quella nella quale eri veramente chiamato a fare la differenza, risultava quella totalmente inutile segnata nel finale della partita con il Werder Brema, peraltro persa 2-1, e decisiva, questo sì (la sconfitta) nel costringere l’Inter a beccarsi proprio il Manchester negli ottavi. Totale del tuo impegno europeo: 8 presenze e 1 gol. Non sei mai stato decisivo.

Ma passiamo al campionato. Probabilmente ‘Ibracadabra’ sarà anche stato decisivo qui, ma nell’affossare le squadre di secondo livello. Basta vedere la tabella che ho compilato per rendersene conto. Lo svedese di origine slava non è stato in grado di segnare né contro il Milan né contro la Juventus, al momento seconda e terza in classifica, mentre con Fiorentina e Genoa, terza e quarta, ha realizzato tre marcature nel girone di ritorno...
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