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venerdì 1 maggio 2026

In Serie B l'anno prossimo il trionfo dei derby veneti

Il Padova salvatosi in B (foto Padova Calcio - Facebook)
La stagione della Serie B 2026-27 si preannuncia quanto mai affascinante per la Regione Veneto, con tre squadre molto probabilmente al via, divise fra loro da rivalità estreme e che riporteranno in auge derby da troppo tempo dimenticati.
Una contro l'altra si ritroveranno via via il Vicenza, che ha ottenuto una storica e dominante promozione dalla Serie C, il Padova, che proprio questa domenica ha avuto la certezza della permanenza in cadetteria, e quasi certamente il Verona (ci perdoneranno gli scaligeri), la cui retrocessione dalla Serie A non è matematica ma, con quattro giornate ancora da giocare e solo 12 punti a disposizione, staccati di 10 punti dalla salvezza, sembra davvero cosa purtroppo già fatta. Il tutto mentre il Venezia stacca il biglietto per la 'massima serie', in cui, a rappresentare il Triveneto, troverà la sola Udinese, per un'altra sfida forse non sentitissima ma di antica data.
Difficile dire quale sarà la sfida più sentita, probabilmente il derby veneto per eccellenza tra Verona (vincitore di uno Scudetto) e Vicenza (una Coppa Italia in bacheca), ma anche il Padova vorrà dire la sua, sia contro i 'cugini' gialloblù che contro quelli 'biancorossi'.
Siano tutti pronti a segnarsi le date: i derby del Veneto che si giocheranno la prossima stagione saranno tutte sfide da non perdersi.

domenica 29 gennaio 2023

Serie B: Venezia-Cittadella, un derby che scontenta tutti

Il pareggio di Antonucci (foto profilo Facebook Cittadella)
Finisce in parità il derby veneto fra Venezia e Cittadella: due anni fa si giocavano la promozione in Serie A, ora lottano per salvarsi dalla Serie C. Ma l'1-1 finale, complici le vittorie di Cosenza e Perugia, relega il Venezia all'ultimo posto e lascia al Cittadella un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione.
Al 14' grande occasione per il Venezia: cross dalla destra di Andersen per la testa di Pohjanpalo che sfiora l'incrocio dei pali. Al 26' momento chiave della partita: Giraudo aggancia in area Jajalo, per Valeri è rigore: sul dischetto va lo stesso Pohjanpalo, che trasforma con un tiro a incrociare alle spalle di Kastrati. La gioia veneziana però dura poco: al 35' contatto in area fra Ceppitelli e Antonucci, inizialmente vale tutto, ma dopo due minuti il Var interviene per una revisione della decisione. Ancora rigore, trasformato da Antonucci. Al 42' il Venezia potrebbe tornare avanti, ma Kastrati è protagonista di un grande intervento su Johnsen, che colpisce a botta sicura, ma il portiere albanese manda in angolo. In pieno recupero altro brivido per la porta di Kastrati, con Frare che colpisce la traversa della sua porta nel tentativo di liberare.
Nella ripresa al 53' è ancora Pohjanpalo ad avere sul piede il pallone del 2-1, ma è ancora Kastrati a salvare il risultato. All'81' Pohjanpalo servito da Jajalo ha l'occasione per il nuovo sorpasso, ma il suo pallonetto si alza sopra la traversa. Finale incandescente, con Haps che, appena entrato, viene espulso dopo l'intervento del Var per una tacchettata a Mattioli. Il Cittadella preme, senza però trovare il gol scacciacrisi.

Una galleria fotografica del match tratta dal profilo Facebook del Cittadella:

sabato 21 maggio 2022

Vicenza retrocesso, Sara Pinna abbandona Diretta Biancorossa

Sara Pinna si dispera dopo il primo gol del Cosenza
E' stata una giornata sportivamente drammatica, quella di venerdì 20 maggio, con il Vicenza sconfitto 2-0 dal Cosenza e retrocesso in Serie C (salvo ripescaggi), il tutto con l'accompagnamento di Sara Pinna e della simpatica 'brigata' di Diretta Biancorossa, il programma di TVA Vicenza che accompagna tutte le partite del 'Lane', compresa questa, decisiva per le sorti della compagine veneta.
L'approccio, il commento e il dopogara sono stati, come di consueto, raccontati con garbo ed eleganza, non senza l'ovvio e inevitabile rammarico, con una Sara più sensuale che mai, avvolta, si fa per dire, in un abitino cortissimo (praticamente una sottoveste) nero e la consueta scarpa tacco 12.
La trasmissione non è comunque mai caduta di stile, e gran merito va alla sua conduttrice che, alla fine, durante i saluti di commiato ha annunciato il proprio clamoroso ritiro dalla guida del programma: "E' ora di fare un passo indietro e lasciare spazio ad altri", ha detto (più o meno) la Pinna, augurando a se stessa e a tutti i tifosi vicentini di ritrovarsi ancora in 'cadetteria' attraverso l'ennesimo ripescaggio che ha spesso costellato la storia del club vicentino.

Una galleria di immagini raccolte durante l'ultima puntata di Diretta Biancorossa



sabato 30 aprile 2022

Vicenza-Lecce 2-1, esplode lo studio di Diretta Biancorossa

La gioia di Sara Pinna dopo il gol decisivo
Una vittoria incredibile quella conquistata dal Vicenza sul Lecce per 2-1 allo stadio "Menti", nell'incontro valido per la penultima giornata di campionato di Serie B.
Un successo che ancora non significa nulla, se non verrà replicato nell'ultima gara di Alessandria, in cui i biancorossi dovranno vincere per salvarsi. Allo stesso modo, il ko non preclude alla squadra salentina le possibilità di promozione, che potranno essere appagate da un successo abbastanza prevedibile nel gran finale contro il Pordenone.
La partita è stata ancora più bella vissuta attraverso il 'teatrino' di "Diretta Biancorossa", il programma di TVA Vicenza condotto in studio dalla bella Sara Pinna, questa volta in un elegante tubino rosa, accompagnata dal consueto nugolo di ruspanti opinionisti in studio.
Partita combattuta quindi, nella ripresa, si alza il dominio del Lecce fino al vantaggio di Gabriel Strefezza al 69'. Subito dopo, succede di tutto: un petardo arriva in campo, colpisce il portiere vicentino, Nikita Contini, costretto a uscire in barella (e già qui i biancorossi avrebbero forse potuto pretendere la vittoria a tavolino). Quando tutto sembra perduto ecco il rigore per il Vicenza, all'inizio di un recupero lunghissimo (proprio a causa dell'interruzione del petardo): lo calcia prima Riccardo Meggiorini, un tiro moscio ben parato da Gabriel,che però si muove in anticipo, e l'arbitro ordina la ripetizione quando già Meggiorini era in preda alla disperazione e il Lecce aveva la palla pronta per il contropiede. Stavolta a calciare è Davide Diaw a calciare forte, nell'angolino, Gabriel intuisce ma non c'è nulla da fare (94'). Il recupero prosegue, il Vicenza tenta degli assalti sfruttando i lanci lunghi del portiere di riserva, Matteo Grandi, che poi sarebbe il terzo portiere dei 'lanieri', il Lecce colpisce in contropiede e sembra essere più in palla, ma i veneti estraggono il jolly al 103': Filippo Ranocchia conduce palla verso l'area ospite, si guarda intorno, sembra non saper cosa fare e allora prova il tiro dalla distanza: Gabriel stavolta non è reattivo e il pallone si insacca facendo esplodere il "Menti" e anche lo studio di "Diretta Biancorossa".
Sara Pinna, ancora una volta, dispensa la parola e le emozioni con bravura, e qui sotto si merita tutta d'un fiato una carrellata fotografica di questo pazzo pomeriggio calcistico, fra speranza, delusione ed entusiasmo.




domenica 4 ottobre 2009

Milan, quando era più dignitoso perdere con
la Cavese, e attorno c'era molto più amore...

Ripropongo su questo mio blog uno degli ultimi miei post pubblicati da Milano 2.0 e che devo dire mi piace parecchio...

Un pozzo senza fondo. Questa la crisi senza ritorno di un Milan umiliato a casa propria dal primo Zurigo di passaggio. Z come Zurigo, ma anche Z come zero gol (non) realizzati dall’attacco rossonero. Ma non vorrei correre il rischio di dare addosso a questo o a quel giocatore, cercando un capro espiatorio che, tempo il prossimo (non lontano) rovescio in campionato, sarà prontamente trovato nell’inesperienza tecnico-tattica di Leonardo. Il problema del Milan sta nel manico, in quella società anemica che ha ormai svilito di significato e di passione una squadra che non aveva bisogno di ulteriore gloria per esprimere amore, visto che in cinquantamila l’avevano seguita fino in Serie B, in una partita, pure persa in casa, ma contro la Cavese.

Si dirà, era Serie B, ma io c’ero, e ricordo. Ricordo l’inesperienza, quella sì, di una dirigenza posticcia, che in punta di piedi si susseguiva a ritmi folli e un po’ paesani, dai Duina ai Pardi, dai Lo Verde ai Farina. Storie brutte, alcune comiche. Ma era una favola di popolo, di quelle che si raccontano al bar, fra un bicchiere di vino e un panino con la mortadella. Questo era il Milan, la squadra della gente di Milano, quella dei ‘casciavitt’, che mischia bestemmie alla foto di Gianni Rivera. Alle bandiere che non cambiano, che non si vendono, e che magari parlano la nostra lingua, giusto per capirsi meglio.

La fine ingloriosa di questa società in doppiopetto invece, dà tanto più fastidio per quanto inutilmente si sia tentato di negarla, cacciando la polvere sotto il letto, con l’orchestrina del Titanic a scivolare sempre più mestamente ma inesorabilmente verso il basso. Questa squadra, ma soprattutto questa dirigenza, ha perso il gusto della dignità, autoproclamandosi ‘più vincente al mondo’, spargendo e spendendo danari senza fine, creando una ‘corte dei miracoli’ che, allo stesso modo che oggi, portò alla scomparsa, nei primi anni ’90, della Polisportiva Milan. Un gruppo vincente, certo, che portò prima all’innalzamento e poi al dissolvimento di club storici entrati nell’orbita Milan come l’Amatori Milano (rugby), il Milan Baseball (baseball), il Milan Gonzaga (volley) e i Devils (hockey ghiaccio). Allora la cosa passò sotto silenzio. Curiosamente, e abbastanza inevitabilmente, anche allora c’entrava Berlusconi che, dovendo entrare in politica, recise quei rami secchi che non portavano voti e sottraevano risorse economiche.
Allo stesso modo il Berlusconi di oggi non ha più bisogno del Milan che anzi, se continuerà in questo modo, si trasformerà presto in un boomerang.

Di riffa o di raffa, per un po’, pare sia riuscito anche a tenersi buona una curva che pure ha perso molto del suo smalto (lo striscione dell’’amore litigherello’ vale come la sconfitta in casa con lo Zurigo), ma ormai lo sfascio è talmente sotto gli occhi di tutti che è impossibile non reagire. Reagire ai soldi buttati dalla finestra, reagire ai rinnovi di contratto assurdi, ingiustificabili e costosi (Dida e tutta una serie di personaggi che a quest’ora della notte, per loro fortuna, non mi sovvengono), reagire alle campagne acquisti autolesioniste e vissute braccio a braccio con prezzolati ‘esperti’ di mercato (Bronzetti) dopo che a quelli veri è stato dato quasi il benservito, reagire alla mancanza più totale di uno straccio di progetto legato allo sviluppo delle giovanili (quanti giovani hanno esordito in prima squadra per RIMANERCI?), reagire a un costosissimo Milan Lab che i giocatori sembra distruggerli invece che curarli (Borriello, ma non solo), reagire a scelte deliranti su chi debba essere il successore di, badate bene, nell’ordine Liedholm, Cesare Maldini, Rivera, Baresi e Paolo Maldini (mezzo secolo di storia): Ambrosini!, reagire a chi ormai vede nel Milan solamente uno spunto per passerelle politiche, reagire a una curva che ormai non rappresenta più nemmeno sé stessa, reagire a un teatrino dell’orrido che ha rischiato seriamente di mandare questa squadra in Serie B per motivi extracalcistici ma che, se le cose proseguiranno di questo passo, potrebbe riportarcela sul campo. Allora però, lo ricordo bene, perché io c’ero, c’era la passione della gente a sostenere questa squadra. Ora quell’amore si è perso, ucciso dagli spot pubblicitari di chi ha fatto di questa fede un ricettacolo per un mero tornaconto personale.