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venerdì 1 maggio 2026

Martiri di Gorla: istituito il Giorno del Ricordo, sarà il 20 ottobre

Il monumento per i Martiri di Gorla (foto Bramfab - Wikipedia)
L’istituzione del Giorno del Ricordo dei Piccoli Martiri di Gorla segna un passaggio significativo nella costruzione della memoria civile italiana. Con l’approvazione del disegno di legge che fissa al 20 ottobre la giornata dedicata ai 184 bambini uccisi nel bombardamento anglo‑americano del 1944, Milano vede finalmente riconosciuta a livello nazionale una delle sue ferite più profonde.
Simone Orlandi, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, ha definito il provvedimento «un grande risultato per Milano e per l’Italia», sottolineando come la memoria di quei bambini debba diventare un monito contro ogni guerra e contro la violenza che ancora oggi colpisce scuole e civili in molte parti del mondo. Orlandi ha ricordato che anche Milano fu bombardata e che la consapevolezza storica è essenziale per costruire una memoria condivisa, ringraziando il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti per l’impegno sul tema.
Sulla stessa linea si è espresso Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega, che ha definito la nuova giornata «una scelta giusta e doverosa». Piscina ha però invitato il Comune di Milano a completare il percorso, ricordando l’ordine del giorno approvato lo scorso dicembre che chiede di dedicare la fermata della metropolitana di Gorla ai Piccoli Martiri, includendo nel ricordo anche il corpo docente e il personale scolastico che perse la vita nel bombardamento. «Non ci sono più alibi», ha dichiarato, sollecitando Palazzo Marino a dare seguito a quanto votato dal Consiglio comunale.
La legge, composta da un articolo e cinque commi, è stata presentata da Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) e punta a «conservare, rinnovare e diffondere» la memoria delle bambine e dei bambini martiri delle guerre. Il testo prevede che le scuole possano organizzare cerimonie, incontri e attività dedicate alla strage di Gorla e, più in generale, alle vittime scolastiche dei conflitti, con particolare attenzione alla promozione di una cultura della pace.
Il 20 ottobre diventerà così un appuntamento annuale per ricordare una tragedia che appartiene alla storia di Milano e dell’Italia, ma anche un’occasione per educare le nuove generazioni alla responsabilità, alla consapevolezza e al rifiuto della violenza.

martedì 11 febbraio 2025

Giorno del Ricordo: perché essere fascista non deve essere reato, ma massacratore di civili sì

Resti umani dalla foiba di Vines, presso Albona d'Istria (fonte Wikipedia)
Le foibe sono ormai una realtà incontestabile e drammatica della storia italiana, una tragedia che ha portato non solo a massacri e uccisioni, ma anche a deportazioni di massa, che il 10 febbraio viene commemorata con il Giorno del Ricordo.
Le vittime furono italiani, anzi istriani, gente soprattutto di lingua veneta, figlia di un'area geografica difficile, spesso costretta a sopravvivere più che a vivere, stretta nella morsa delle invasioni austriache dal Nord e slave dall'Est.
Un tempo direttamente collegate al grande Impero Asburgico, forse l'unica realtà politica in grado di amalgamare e coinvolgere entità etniche diverse, una volta finite sotto la dominazione italiana e sabauda, ecco come la sovranità di quelle terre sia stata sempre meno difesa e rivendicata, colpa di governi uno più pavido dell'altro, costretti nell'asservimento ai nuovi padroni americani, e schiavi della nuova entità europea costruita a uso e consumo degli stessi Stati Uniti.
Da una parte l'America, dall'altra la Russia, a farne le spese gli italiani. Anzi, gli istriani, accusati di essere 'fascisti' e giustificando con questo termine qualsiasi violenza, stupro, uccisione e massacro fosse concessa alle cosiddette 'vittime' slave. Vittime di guerra, sia ben chiaro, e non per questo giustificate al ruolo di presunti vendicatori, non contro l'esercito regolare o fascista, ma contro i civili innocenti.
Lo stesso termine 'fascista' dovrebbe cessare di essere considerato dispregiativo, e comunque non diverso da quello di 'comunista'. Fascisti sono coloro che, per vari motivi, imbracciarono una fede e un ideale che animò gli spiriti di tanti giovani della prima metà del secolo scorso, quanto invece di colore 'rosso' colorò la seconda metà.
L'essere stati 'collaborazionisti' del Partito Fascista Italiano non rappresenta assolutamente una colpa, o non lo è esattamente come lo è stato essere collaborazionisti dei partigiani, a propria volta assassini e autori di tante tragedie nascoste dalla storiografia italiana. Oppure, se venga considerato un crimine il primo, deve esserlo chiaramente anche il secondo.
Eppure, ancora oggi, soprattutto da quotidiani come "Il Manifesto", esistono personaggi come Eric Gobetti, che riescono ad alzare una mano per sentenziare, per esprimere un 'ma', un 'però'.
Senza dimenticare che, dentro alle foibe, spesso ancora vivi, non vennero gettati solo fascisti, ma intere famiglie di civili che con il fascismo non avevano nulla a che fare.
Ricordiamo le foibe, allora, ma ricordiamo anche i carnefici comunisti che le perpetrarono, slavi ma anche italiani. Comunisti.

sabato 10 febbraio 2024

Foibe: il Giorno del Ricordo dimenticato dai giornali italiani

Foibe assenti dalla prima pagina de "La Repubblica"
Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo, giornata celebrativa per non dimenticare le migliaia di italiani trucidati dalla furia sanguinaria dei partigiani (slavi e italiani), vittime della 'pulizia etnica' perpetrata dai comunisti jugoslavi, dove è andata in scena una vera e propria cancellazione culturale di territori storicamente italiani e la cui appartenenza storica la connivente politica italica, asservita ai vincitori americani e slavi, si è ben guardata dal rivendicare nel Dopoguerra.
Invece di puntare il dito sulle drammatiche vicende storiche che hanno segnato il dramma delle foibe (contemporaneo alle tante stragi perpetrate nei comuni del Triveneto (e non solo) dai partigiani 'garibaldini', in pratica dai comunisti, la quasi totalità dei giornali italiani ha preferito annegare il tutto sommergendolo con una cronaca ai limiti del risibile che, in altri contesti, sarebbe tranquillamente scivolata in pagine d'accompagnamento.
Nel Giorno del Ricordo ha senso fare l'ennesima apertura sulla protesta dei trattori, già ampiamente seguita e di cui si parlerà ancora inseguito? Nel giorno del Ricordo non è forse offensivo aprire per l'ennesima volta, in settimana, sul Festival di Sanremo, peraltro nemmeno alla sua giornata finale?
Purtroppo il miserabile livello del giornalismo italiano è questo, una fogna intrisa di pennivendoli schiavi del potere e dimentichi che, il primo compito di chi fa questo mestiere, dovrebbe essere quello di raccontare la verità, i fatti e la storia che li contrassegna.
Tant'è, si analizzino le prime pagine dei principali giornali italiani.
Si cominci con "Il Corriere della Sera", il quotidiano degli italiani, il giornale 'super partes' (ahahah) che si accontenta di regalare alla notizia un 'occhiello' giusto perché sia stato Sergio Mattarella ad aprire la danze sull'argomento. All'interno dopo tutte le notizie di cronaca, estero, ovviamente Sanremo, e pure gli spettacoli, ecco a pagina 15 una laconica pagina dedicata sempre alle parole di Mattarella.
Si sa, la stampa 'mainstream' italica è tutta strabica verso Sinistra, a cominciare da "La Repubblica" che, ovviamente, si 'dimentica' nella notizia in prima pagina. Sarebbe simpatico immaginarsi la riunione di redazione di questi presunti giornalisti con il proprio presunto direttore. Chissà se qualcuno avrà abbozzato la frase: "Direttore, scusi, ma il Giorno del... del... Ric...?". E la risposta: "Ma sei serio?". Risolini alle spalle dell'incauto collega da parte dei veterani 'yes man' dall'inchiostro appecorato. Ecco fatto: e mentre in 'prima' si sponsorizza l'inserto di "Robinson" con 'tutta la verità sull'amore', l'articolo vero e proprio arriva, come una pugnalata, a pagina 8, con un titolo da brividi: "La destra ricorda le foibe a Basovizza" e sotto il riferimento a Mattarella (che se non avesse parlato, probabilmente nessuno avrebbe fatto il benché minimo riferimento alla vicenda).
Su "Il Fatto Quotidiano" totale silenzio in prima pagina, dove si parla di tutto, ma proprio di tutto, pure del film su Bob Marley, e bisogna arrivare a pagina (apertura sul 'papà di Renzi') per trovare un offensivo trafiletto in basso, anche in questo dedicato al discorso di Mattarella: "Le parole di Mattarella: 'Foibe, minimizzare è affronto alle vittime'".
I 'kompagni' de "Il Manifesto", privi del consueto pudore e ancora intrisi di odio vrso chi non la pensi come loro, almeno coerentemente con le proprie squallide posizioni riservano alla notizia un passaggio in prima pagina: "Foibe: il vittimismo che cancella le responsabilità", un titolo che dice tutto per un pezzo a firma di Davide Conti, con una interza pagina (chapeau), la numero 7, intrisa di antifascismo militante, la cui traduzione potrebbe essere: la storia è nostra, abbiamo vinto noi e voi siete i cattivi.
Passando ai giornali locali, che in Italia sono quasi tutti in mano a gruppi legati alla Sinistra, su tutti "Il Gazzettino", che ignora la notizia in prima pagina, in cui si apre con i trattori, si fanno i conti in tasca ai consiglieri di Regione Veneto, si parla di sfruttamento dei migranti e si arriva a far polemica per un film su Moana Pozzi. Del Giorno del Ricordo nulla. Siamo sicuri che sia veramente il 10 febbraio?
Bontà loro, a "Il Gazzettino" si ricordano di essere 'triveneti' a pagina 5, e comunque, anche qui, con tanto di apertura sulle parole di Mattarella, con un bell'esempio di 'cerchiobottismo'. Ad analizzare bene la pagina, in realtà, apertura a parte, dopo un breve sguardo ci si rende subito conto di come mezza pagina sia dedicata al centenario della morte di Giacomo Matteotti...
"Il Piccolo", quotidiano giuliano, pure tendente a Sinistra, non poteva esimersi dall'aprire sull'argomento, 'aiutato' però, anche in questo caso, dalle parole di Mattarella. L'argomento è trattato subito, pagine 2 e 3,con un titolo abbastanza curioso,che riprende sempre le parole, abbastanza sballate, del presidente: "Mai minimizzare". Perché? In Italia, a parte i discorsi deliranti della Sinistra, esiste qualcuno che si possa permettere di 'minimizzare' le foibe? Poi, a pagina 23, nuovo approfondimento, una via di mezzo tra l'analisi sociale e quella storica.
"Il Messaggero Veneto", che è della stessa 'parrocchia' de "Il Piccolo", riporta fedelmente l'apertura del 'compatriota', salvo poi, nella pagina cittadina dell'edizione di Gorizia, realizzare due meritorie pagine dedicate all'esodo istriano-almata e a Norma Cossetto. E ci mancherebbe altro, visto che, più di tutti, è proprio tanto popolo di queste parti ad avere vissuto la 'pulizia etnica' perpetrata dagli slavi e dai loro accoliti italiani.
Fra i cosiddetti giornali di Destra, seguendo anche l'importanza della notizia, non solo ideologica (o per nulla ideologica), "Il Giornale" apre in alto con un bell'articolo del sempre bravo Fausto Biloslavo, in cui si getta luce su una possibile nuova Dalmazia che sarebbe potuta nascere negli anni '90, alla caduta del regime di Tito. All'interno due pagine (4 e 5), non solo sul discorso di Mattarella, e più ancora altre due (24 e 25), che prendono spunto, appunto, dal pezzo di Biloslavo.
Delude invece "La Verità", che cade nel 'tranello' della versione miope della notizia vista dall''altra parte', ovvero aggiungendo alla tragedia umana e storica, quella politica. Che le foibe siano frutto della follia comunista dovrebbe essere fatto ormai assodato e, forse, sarebbe stato più opportuno puntare l'attenzione sui fatti più che sulle ideologie. In aggiunta, la notizia compare di 'spalla' e l'articolo, del pur bravo e sempre dotto Marcello Veneziani, scivola a pagina 13.
"Libero" sta a metà fra i due 'colleghi' di fronte: regala più spazio alla notizia, ma si adagia pure lui sulle parole di Mattarella. Alle pagine 6 e 7 due begli articoli sull'orrore che uccise crudelmente migliaia di italiani.
Bilancio: un'occasione sprecata, l'ennesima, per spiegare agli italiani cosa sia il Giorno del Ricordo, per gettare un po' di luce sulle migliaia di assassini ancora impuniti che la storia italiana, ma anche la cronaca italiana, preferisce dimenticare.

Le prime pagine dei giornali citati nell'articolo:




Giorno del Ricordo: Foibe, si attendono ancora le scuse della Sinistra

Il Giorno del Ricordo celebrato nel 2020 in Regione Lombardia
Forse delle semplici 'scuse' non basteranno mai per dimenticare le atrocità commesse dalla marmaglia dei partigiani comunisti, che hanno trucidato migliaia di italiani sul finire di quella che fu una vera e propria guerra civile, legata alla Seconda Guerra Mondiale.
Forse non basta un semplice Giorno del Ricordo per fare pari e patta con il mondo criminale di chi ancora sostiene di essere stato dalla parte 'giusta' della storia, giustificando così i propri crimini nei confronti di chi, un po' per caso e un po' arbitrariamente, è stato ritenuto essere dalla parte 'sbagliata' della stessa.
Al termine della quale la Sinistra ha sempre rifiutato ogni tentativo di riappacificazione e di superamento delle ostilità, mantenendo intatto l'odio per il 'diverso'.
In queste ore, le uniche parole di condanna sono arrivate dal presidente Sergio Mattarella e dagli esponenti della Maggioranza, mentre si resta in attesa di frasi esplicite di condanna da parte di quelli della Sinistra.
Oggi, perfino quando la legge ha sdoganato il 'braccio teso', dalla parte dei nipoti dei partigiani si prosegue con la litania di "Bella Ciao" e con il motto di "Uccidere un fascista non è reato".
Peccato che, nelle foibe, la maggior parte degli assassinati non fossero fascisti, ma persone normali che, magari avevano avuto il solo 'torto' di restare fedeli a un giuramento prestato e di non essere fuggiti sulle montagne, passando solo nel dopoguerra dal ruolo di traditori a quello di eroi.
Ricordare le foibe diventa quindi un modo per onorare la dignità di chi ha preferito difendere la propria Patria dall'invasione di eserciti stranieri che, qualcuno, secondo la storiografia della propaganda, ancora si ostina a chiamare 'liberatori'.

domenica 2 febbraio 2020

Profughi istriani, la memoria è ancora strabica

La copertina del libro di Petra Di Laghi (foto Bordignon)
Alla Shoah e allo sterminio degli ebrei non viene dedicato solo un giorno, il Giorno della Memoria, ma una settimana, un mese, l'intero anno solare. Da sempre. E mai come in questo periodo la campagna messa in moto, peraltro giustamente, per non dimenticare gli orrori perpetrati nei confronti degli ebrei è parsa tanto puntuale, fino a poter essere considerata ossessiva, o perfino sospetta, visto che ha preso il via addirittura prima del Giorno del Ricordo stesso, a poche ore dalle elezioni che opponevano la Lega di Matteo Salvini al blocco del CentroSinistra, quasi a identificare il CentroDestra come 'erede diretto' di quegli orrori.
Nessuno, o quasi, si è preso invece la briga di ricordare come gli ebrei, nel mondo, siano stati massacrati non solo dai nazifascisti, ma anche dai comunisti, e oggi dagli islamici.
E ancora di meno queste 'anime belle' hanno pensato di ricordare le 'altre' vittime, quelle non ebree, per esempio italiane. Il dramma istriano-dalmata, l'orrore delle foibe, gli eccidi dei partigiani comunisti, slavi titini e italiani garibaldini, quelli che ancora trovano legittimità nell'arroganza dell'ANPI, di quello non si parla.
Una luce, peraltro ancora troppo fioca, è stata accesa da Fratelli d'Italia, ed è un peccato dover legare politicamente un evento che dovrebbe essere patrimonio di tutti. A Palazzo Pirelli, sede di Regione Lombardia, un pomeriggio è stato dedicato alle vittime di questo dramma, italiani dimenticati e di Serie B, rifiutati, perseguitati e uccisi dai comunisti jugoslavi, rifiutati e offesi (in parte ancora oggi) dagli italiani, da una Sinistra impunita oppure da una nazione smemorata.
La giornata promossa in Regione non ha visto la presenza di alcun giornalista, sottoscritto a parte, e non più di una trentina di presenti, giusto qualche figlio di profughi e qualche militante politico.
Il sorriso lo ha strappato Petra Di Laghi, coraggiosa e volonterosa giovane storica genovese, anche lei discendente da esuli istriani, che ha scritto un bellissimo libro: "Profughi d'Italia", sottotitolato "1943-1955: il dramma dei giuliano-dalmati dalle foibe ai Centri di raccolta".
Un momento importante ma di cui non si può non trarre un esito negativo, almeno dal punto di vista della risonanza esterna. Quasi come non fosse mai esistito. Esattamente come i profughi istriani. (foto di Massimiliano Bordignon)


sabato 10 febbraio 2018

Omicidio Pamela, il corteo dell'odio si maschera da antifascista

Il vignettista Vauro, i suoi discorsi sono carichi di odio
Impensabile e offensivo mettere sullo stesso piano la giusta indignazione dei cittadini di Macerata per il massacro di Pamela Mastropietro e la demagogica presa di posizione arrivata in seguito alla 'vendetta' di Luca Traini. Tutti sanno chi andrà a ingrossare le fila della manifestazione cosiddetta 'antifascista' (fra l'altro nel Giorno del Ricordo dedicato alle Foibe), ennesima scusa per prendere possesso con la forza delle piazze con un atteggiamento tanto caro allla sinistra 'movimentista'. Non sarà presente di certo la brava gente di quelle parti (che infatti ha abbassato le saracinesche per non farsi distruggere i negozi), mentre invece risponderà presente tutto il ciarpame dei centri sociali, i veterocomunisti o gli iscritti all'ANPI che ai tempi della Guerra manco erano nati. Chi invece chiede e giustamente pretende l'ordine verrà considerato 'di destra', 'fascista' e 'razzista'. Nell'Italia di oggi, chi chiede giustizia viene emarginato. Pensateci, quando ascolterete l'ennesimo servizio degli scandalizzati 'inviati' del Potere...