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sabato 8 aprile 2023

La violenza LGBT si abbatte contro chi difende le donne

Riley Gaines (foto profilo Instagram)
Forse è troppo bianca, bionda e vitaminizzata (in una parola: tossica) per essere 'à la page' con la fisiognomica dei cosiddetti sostenitori (e sostenitrici, asterisco compreso) dei 'diritti LGBT' (più qualche altre vocale e consonante varia): la nuotatrice Riley Gaines è stata assalita e ripetutamente colpita alla San Francisco State University, dove una folla di attivisti ha cercato di linciarla per avere affermato che i 'trans' non possono gareggiare con le donne.
Recentemente la Gaines era stata sconfitta dalla cosiddetta 'nuotatrice transgender' Lia Thomas ai campionati NCAA.
La Gaines stava cercando di partecipare a una conferenza nellla quale difendeva i diritti delle donne (non quelli di 'redneck' antiabortisti) e la loro giusta pretesa di poter gareggiare senza l'intromissione di persone che, ovviamente, per loro stessa costituzione, in quanto ex-uomini, possiedono una fisicità strutturale nettamente diversa e quindi partono da una posizione di chiaro vantaggio nei confronti delle donne 'normali'.
La Gaines è stata raggiunta da due colpi al corpo dal gruppo di esaltati, e solo l'intervento della polizia, che ha creato una barricata attorno a lei per proteggerla, ha impedito che le potesse capitare di peggio.
Il delirio 'woke', nel frattempo, eruttava in una serie di slogan eloquenti: “Trans Lives Matter”, “Trans rights are human rights” e “Trans women are women”.

lunedì 28 marzo 2022

Vigil, serie tv che parte bene ma frana nei messaggi LGBT

"Vigil", un telefilm da cui era lecito attendersi di più 
Ho appena terminato di vedere "Vigil", una serie televisiva britannica ben fatta e dal ritmo incalzante, dalla quale, però, come sempre, dal finale mi sarei aspettato un tocco di originalità in più.
Sei episodi, ciascuno di un'ora, nel più classico stile britannico, senza alcun 'sequel' (almeno si spera), con un crescendo rossiniano di tensione e colpi di scena che, fin qui, ne farebbero apprezzare sceneggiatura e impegno nel trovare sempre nuovi sprazzi di emozioni.
La trama, di per sé, è buona: le ricerche di una poliziotta a bordo di un sottomarino su cui si è perpetrato un delitto, fra ostacoli di carattere burocratico e militaresco. Con l'aggiunta, puramente casuale, di una claustrofobia che la poliziotta ha ereditato da un antico dramma personale.
Prodromi interessanti, corroborati da ottime interpretazioni, ma rovinati nel finale, come quasi sempre accade, da una trita e melensa ammucchiata di banalità e luoghi comuni, un impasto già visto alle latitudini anglo-sassoni, in piena rivoluzione 'culturale' (si fa per dire), fagocitate dalle stronzate del Me Too e del Black Lives Matter.
Per l'ennesima volta ci si trova di fronte a un pastone in cui viene mischiato il mondo LGBT, l'agiografia del 'negro buono' e la critica alla vecchia impalcatura delle regole su cui è impastoiata l'atrofizzata società politico-militare 'bianca' (aggiungiamoci pure un 'tossica', che di questi tempi non guasta mai).
A quando assisteremo alle vicende di un detective sposato con prole, magari iscritta a un istituto esclusivissimo, e che abbia votato per la Brexit? Nel frattempo, a fianco delle vicende sia pur interessanti del sottomarino 'maledetto', è stato fatto obbligo il sorbirsi della nascita dell'amore lesbico e puro (gli amori lesbici sono sempre puri...) fra la detective e la sua collega, dell'altrettanto pura protesta degli attivisti 'no nuke' di un campo simil zingaro nei pressi della base militare, con tanto di 'salopette' e pettinatura 'afro' con murales d'ordinanza, e delle presenze 'nere' di contorno, tutte positive: il comandante del sottomarino che, per quanto obbligato a seguire la scala gerarchica, ha esclusivamente a  cuore la salvezza del proprio equipaggio, o l'altro poliziotto che, da terra, aiuta nelle ricerche l'amante 'trista' della protagonista.
Ovviamente tutti 'bianchi' i protagonisti negativi: l'assassino, le spie, il contrammiraglio dedito a biechi calcoli politici, perfino il politico che, sebbene in buona fede, ha combinato un casino che metà basta.
Insomma, alla fine di "Vigil" rimane ben poco, una sensazione sgradevole di ennesima 'presa per il culo' fatta a base di messaggi nemmeno troppo subliminali, per una trama che poteva essere risolta in una sola puntata, che ci ha invece portato a spasso per sei, illudendoci di trovare un gran finale che non si è mai rivelato.
Leggi anche: "Cardinal", una serie tv da conservare in una teca protetta

venerdì 5 novembre 2021

Bolsonaro respinge le pretese LGBT: "Il linguaggio 'gender' non è cultura"

Jair Bolsonaro durante il suo discorso online
E' considerato il 'grande male del mondo', il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, eppure il suo pensiero sul cosiddetto 'linguaggio neutrale' è estremamente chiaro e lucido.
Nel suo tradizionale colloquio via 'social' del giovedì ha parlato del linguaggio 'gender' affermando che "non è cultura", commentando una controversa decisione del suo governo sulla questione.
Il presidente ha così difeso una decisione del ministero della Cultura brasiliano, che giovedì scorso ha posto il veto all'uso del cosiddetto 'linguaggio inclusivo' nei progetti culturali che aspirano a finanziamenti pubblici. Il provvedimento obbliga gli artisti che vogliano risorse dallo Stato per sviluppare le loro creazioni a evitare espressioni come "todes", "tod@s" o "todxs" nei progetti che presentano all'amministrazione o nelle opere che producono.
Nella bizzarra ideologia 'gender' il linguaggio cosiddetto 'neutrale' rispetto al genere pretenderebbe di includere persone non 'binarie', ovvero coloro che non si identificano né con il genere maschile né con quello femminile.
Il governo brasiliano, uno dei pochi a resistere alle 'retate ideologiche' del mondo LGBT, ha sostenuto che "l'uso di segni incomprensibili, il cui obiettivo è pura bandiera ideologica, impedisce la fruizione della cultura e dei suoi prodotti perché interrompe il processo di comunicazione".
Esiste, sempre in Brasile, un disegno di legge in discussione alla Camera dei deputati, che mira proprio a impedire l'uso del linguaggio definito 'inclusivo' nelle scuole pubbliche. (fonte: AGI)

domenica 18 luglio 2021

L'idiozia del ddl Zan spiegata dai Monty Python

La scena di "Loretta" in "Brian di Nazareth"
Potremmo definirla "Loretta Oggi", e non si tratta una satira legata alla nota presentatrice televisiva. Parliamo semmai della scena del film "Brian di Nazareth" dei Monty Python, un film del 1979 realizzato dal famosissimo gruppo teatrale inglese, da sempre dissacrante e antireligioso, ma che nell'occasione, mette in ridicolo le follie del mondo parolaio e surreale che, fin da allora e anche da prima, la Sinistra ha costruito, cercando di raccattare pensieri posticci e unirli al loro opposto, nel vano tentativo di mendicare i voti ora di questo ora di quello spazio politico. Definendo 'fascisti', 'oppressori', 'infami' e 'reazionari' tutti coloro che non la pensino come loro.
Nel film dei Monthy Python la celeberrima scena di "Loretta" sembra anticipare di oltre 40 anni le incredibili prese di posizione legate al mondo LGBT e al disegno di legge Zan da questo partorito. Una scena ai tempi considerata semplicemente ridicola e surreale, come nello stile della comicità del gruppo inglese, e oggi invece assurta a dignità di discorso politico e di rivendicazione di presunti diritti assortiti.

mercoledì 14 luglio 2021

Russia: pubblicità lesbica, dietrofront catena di supermercati

Vkusville, la foto incriminata
La Russia è un Paese 'vecchio stampo', non c'è che dire. La notizia legata al bizzarro articolo pubblicitario della catena di supermercati Vkusville, che tante polemiche ha scatenato, è il simbolo di una società lontana milioni di miglia dall'italica discussione sul ddl Zan, o dal mondo anglosassone sempre più legato alle cosiddette teorie del 'gender', della critica del maschio bianco occidentale e delle modelle transgeniche.
I fatti: l'articolo di cui sopra, un classico 'promozionale', era comparso non sui muri di una qualche città russa o in televisione (jamais!), ma sul legittimo sito web della catena, in cui viene raffigurata una coppia lesbica con figlie e amiche, in una versione 'happy family' tutta al femminile, proprio in occasione dell'ultimo giorno del Pride che, comunque, anche da quelle parti tentano, sia pur timidamente, di 'festeggiare'. Sul tavolo davanti al 'gruppo' i prodotti reclamizzati, fra cui hamburger senza carne e latte condensato di cocco, il massimo di un veganismo che, nell'ex Unione Sovietica, è visto come ancora qualcosa di troppo estremo per una terra governata da Vladimir Putin, il difensore dei valori della tradizione, come molti capi di governo dell'Europa orientale.
L'articolo è stato immediatamente cancellato, il link rimosso e sostituito con quello di una lettera di scuse, vergata dallo stesso fondatore di Vkusville, Andrey Krivenko. "C'è stato un articolo che ha ferito i sentimenti di un gran numero di nostri clienti, dipendenti, partner e fornitori. Ci dispiace che questo sia successo e consideriamo questo episodio come un nostro errore, frutto di una manifestazione di non professionalità di singoli dipendenti. L'obiettivo della nostra azienda è quello di permettere ai nostri clienti di ricevere quotidianamente prodotti freschi e gustosi e non di pubblicare articoli che riflettano qualsiasi opinione politica o sociale. In nessun modo volevamo diventare una fonte di conflitto e di odio. Ci scusiamo sinceramente con tutti i nostri clienti, dipendenti, partner e fornitori".
Questo però non è bastato. L'agenzia stampa ufficiale russa Ria Novosti ha accusato la catena di supermercati di "aver normalizzato e reso eroica una devianza biologica", mentre gruppi anti-LGBT hanno chiesto l'apertura di un'indagine e la famiglia della pubblicità è stata pesantemente minacciata sui social network, e questo sinceramente spiace. Eppure, anche i russi si considerano democratici... Riflettete, italiani che pensate si possa tranquillamente calpestare la 'famiglia tradizionale' sulla base di mode passeggere e immotivati desideri di uguaglianza, peraltro già garantita.

Vkusville, una più rassicurante immagine di una famiglia tradizionale

lunedì 5 luglio 2021

Raffaella Carrà, il delirio del Partito Gay: "Il ddl Zan nel suo nome"

Raffaella Carrà, sempre sensuale, per tutti
Che la politica sfrutti in maniera becera i morti e si impadronisca della loro memoria è cosa ben nota. Accade a tutte le latitudini ed è successo in ogni epoca. Compresi questi giorni, in cui drammatici, sconvolgenti e personalissimi suicidi sono stati fatti passare, salvo poi smentite, come risultato di segregazioni personali e violenze di genere, nel nome della presunta libertà e giustizia sessuali richieste dal mondo cosiddetto LGBT (acronimo italiano di: Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender).
La morte di Raffaella Carrà, icona sì, ma di tutto il mondo dello spettacolo e dell'italianità essa stessa, è diventata così il pretesto, accampato da un quasi sconosciuto Partito Gay per i Diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale, di cui ignoravo l'esistenza (sicuramente colpa mia, ma d'altra parte con un nome così, nei titoli è difficile farcelo stare), per risollevare pretese sull'approvazione del disegno di legge Zan.
Fabrizio Marrazzo, candidato sindaco di Roma e portavoce nazionale del partito dal lunghissimo nome è chiaro e senza mezzi termini. "La sua musica (della Carrà, ndr) da sempre è un 'cult' dei Pride e dei locali LGBT+ in Italia e non solo e continuerà ad esserlo anche dopo la sua scomparsa".
Il che, a dire la verità, potrebbe anche essere. Ma anche a me piace Renato Zero, pur non essendo mai stato un 'sorcino'. Sono nato e cresciuto ascoltando il principe dell'ambiguità, David Bowie, o il re della lussuria Prince, ma non esiste al mondo alcuna legge o decreto ispirato all'occhio di vetro del Duca Bianco.
La musica della Carrà è stata il simbolo delle discoteche di tutta Italia, a prescindere dai loro frequentatori. diventando così la musica ascoltata nelle feste tra liceali, nei locali posti sull'Adriatico ma anche di quelli sul Tirreno, in città e in campagna, e all'ingresso dei quali non venivano chieste tessere ArciGay o di partito.
La Carrà è stato sì un simbolo di libertà, ma della libertà evocata dalla sua voglia di vivere e certamente non di identificarsi in questa o quella forza politica.
Nel 2020 il giornale britannico The Guardian la incoronò come 'sex symbol' europeo, definendola "icona culturale che ha insegnato all'Europa le gioie del sesso". Non del sesso di un solo tipo.
"In sua memoria si migliori la legge contro l'omotransfobia", prosegue Marrazzo. Sarà possibile intitolare molte cose alla 'Raffa Nazionale', nelle quali tutti gli italiani possano rispecchiarsi e riconoscersi, non certo uno sparuto gruppo di esibizionisti a caccia di leggi 'ad personam' per regolare fatti, atti e cose peraltro già coperti perfettamente dall'attuale legislazione italiana, da quella Costituzione che quella Sinistra che ha deciso di sostenerli per puro calcolo, ha sempre definito 'meravigliosa e immutabile'.
Anche perché, giusto un inciso, quell'icona di libertà che desiderano fare 'loro', non ebbe alcun problema come ogni artista (giustamente) a esibirsi, più volte, a cavallo degli anni '80, alla televisione nazionale del Cile di tale Augusto Pinochet.

venerdì 25 giugno 2021

Ungheria a testa alta: "La nostra legge difende i diritti dei bambini"

Judit Varga (foto profilo Twitter)
Continuano gli strepitii e le proteste del mondo cosiddetto 'occidentale' contro la legge approvata dall'Ungheria di Vikton Orban, che vieta la promozione della segregazione di genere fra i minori di 18 anni. Legge peraltro passata quasi all'unanimità, con 157 voti a favore e uno solo contrario, e legge che prevede una cosa che apparirebbe perfino logica, ovvero quella di impedire che dei bambini o comunque dei giovani vengano esposti a messaggi quali i contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono la deviazione dall'identità di genere, il cambiamento di genere e l’omosessualità. Dovrebbe apparire infatti intuitivo che un bambino possa fare fatica a comprendere il senso di due uomini che si pongano vicendevolmente la lingua in bocca, o quello di un uomo che decida di vestirsi da donna. Immagini già abbastanza discutibili per degli adulti, figurasi per un minore, il cui cervello e la cui sensibilità dovrebbero essere tutelate da quelle che sono scelte assolutamente personali, ma che non per questo debbano essere considerate 'normali' e parte della quotidianità.
E così, Orban, ancora una volta, diventa l'incarnazione del male da parte dell'Occidente 'evoluto', una 'reductio ad hitlerum' che fa molto comodo agli stati servi della globalizzazione imperante.
Al Consiglio Europeo di Bruxelles, però, il premier magiaro si è presentato con schiena diritta. "Abbiamo una legge che difende i diritti dei bambini e dei genitori", ha cercato di spiegare ai giornalisti che lo incalzavano al suo arrivo al summit. E ancora, "Io sono un combattente per la libertà, ho combattuto durante il regime comunista per la libertà, difendo i diritti degli omosessuali ma questa legge non li riguarda, riguarda le famiglie, come i genitori vogliono educare i loro figli".
Infine Judit Varga, ministro della Giustizia ungherese, ha aggiunto: "L'Ungheria non vuole uscire dall'Unione Europea" e "al contrario, vogliamo salvarla dagli ipocriti".

giovedì 3 settembre 2020

Star Trek Discovery si piega al pensiero unico del gender

Il poster della 2.a stagione di "ST Discovery"
Hollywood
da sempre sostiene l'estrema sinistra pseudoculturale nordamericana, quella schierata con i cosiddetti 'movimenti civili', contraria alla tradizione storica del vecchio west e che, oggi, si schiera compatta contro Donald Trump e i 'rednecks' dell'entroterra che ne costituiscono la base votante, mentre al contrario si schiera a fianco di qualsiasi movimento globablista, integrazionista e alternativo, come nel caso di Black Lives Matter o del movimento LGBT.
Nasce da qui la novità presentata da Michelle Paradise, produttrice di "Star Trek Discovery", spin-off dello storico telefilm americano ideato da Gene Roddenberry, che ha deciso di adeguarsi al sempre più proliferante ‘movimento gender’, quella teoria che tende a eliminare ogni differenza fra sesso maschile e femminile e tendente a una ‘spersonalizzazione’ dei sessi. Una scelta non casuale, ma che riveste anche un importante presa di posizione politica, tesa direttamente a colpire il significato di ‘famiglia’ nel suo intimo. E, per i propugnatori del ‘gender’, non è certamente paradossale che "ST Discovery" abbia tra le famiglie il proprio fruitore principale, e tra i ragazzi i propri obiettivi maggiormente influenzabili.
Nella terza stagione del telefilm, uno dei tanti spin-off dell’edizione originale, nata negli anni ’60, ci saranno infatti un personaggio cosiddetto ‘transgender’, Gray, e uno non ‘binario’ (altro complesso neologismo che comprende quegli individui che non si considerano né uomo né donna, o che si considerano entrambi o non esclusivamente solo uno dei due), Adira. Saranno interpretati rispettivamente da Ian Alexander e Blu del Barrio. Alexander, 19 anni, è in effetti un trans, ed è già un attore affermato nel mondo dello spettacolo, mentre Del Barrio, che si identifica come persona non binaria, è al suo primo ruolo dopo la scuola di recitazione.
Ufficialmente, ovvio, non c'è nulla di male, ma quello messo in atto da "ST Discovery" è l'ennesimo attacco alla famiglia tradizionale che tanto fa comodo ai propugnatori del 'melting pot' globalista e desessualizzato.

venerdì 19 giugno 2020

Osvaldo Supino rappresenterà l'Italia al Global Pride

Osvaldo Supino (foto Ivan DellaNave, da Facebook)
Ho avuto l'occasione di conoscere Osvaldo Supino attraverso una serie di interviste realizzate per Telenorba.
Giovane talentuoso e delicato, Osvaldo esce dal canonico sistema della melodia italiana, abbracciando un approccio più internazionale verso la propria musica, che lo ha portato a collaborare con alcuni 'giganti' del mondo della canzone internazionale.
Da sempre noto per il proprio impegno nel mondo lgbt, arriva così scontata ma importante la conferma della sua presenza al Global Pride di quest'anno, in rappresentanza dell'Italia.
Con lui ci saranno, fra gli altri, Melanie C, Adam Lambert e LeAnn Rimes, in una maratona di 24 ore, trasmessa in tutto il mondo sulle varie piattaforme.
"E' un onore per me essere parte di qualcosa di così grande e importante. Se c'è qualcosa che questo Covid ci ha insegnato è il potere dell'unione, del buono, del proteggersi reciprocamente", ha dichiarato Osvaldo, che ha aggiunto "Sono immensamente grato e felice di dare il mio contributo con la mia musica".
Quest'anno, fra l'altro, Osvaldo celebra i suoi primi dieci anni di carriera, un traguardo 'bagnato' un mese con il ricevimento dell'ennesimo premio, il Renaissance Award ottenuto ad Amsterdam.
Quattro i suoi album pubblicati ad avere debuttato nelle prime posizioni delle chart, record come unico Italiano nominato ai BT Digital Awards di Londra, oltre 8 milioni di streams certificati per l'ultimo disco, "Sparks", tra i soli quattro italiani insieme a Lara Pausini, Eros Ramazzotti e IlVolo sulla CNN, e collaborazioni con Scott Robinson Charlie Mason, per creare un sound sicuramente unico e riconoscibile.
Per rappresentarlo e offrirvi un suo brano, ho scelto una sua canzone molto particolare, che forse non ricalca appieno il suo stile, ma che ne esalta le doti musicali e canore. Buon ascolto e complimenti Osvaldo!


sabato 30 marzo 2019

Congresso Mondiale delle Famiglie, dalla parte dei feti

Per quelli cui non piacciono i feti di gomma, eccone uno vero
Avevo deciso di ignorare totalmente il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona. Nulla è più lontano da me dell'idea di famiglia. Single impenitente, anticristiano, contro ogni forma di presunzione di potere, sia essa statale, religiosa o familiare. Insomma, il motto "Dio, Patria e Famiglia" non fa per me. Eppure, di fronte al movimento tellurico mediatico scaturico dall'incontro veronese, ho pensato che forse era il caso di darci un occhio.
Oscurantismo medievale, fascismo, razzismo e quant'altro: ecco le accuse che arrivano 'dagli altri', per lo più Sinistra sparsa, Cinque Stelle, varie ed eventuali, movimenti gay ed LGBT. Mi chiedo però: come può un convegno 'a favore' di qualcosa andare 'contro' qualcos'altro? Per ora le varie 'minchiate' che costituiscono l'ossatura delle accuse proferite da Sinistra (del tipo "I gay verranno puniti da Dio") le ho sentite proferire da singole persone, e non sono certo nell'atto costitutivo del programma.
A dispetto degli haters da tastiera organizzati in soldataglia dalla Sinistra e dai movimenti del 'modernismo globalizzante', non si può non essere d'accordo con il rilancio di quella famiglia tanto odiata da chi il mondo lo vorrebbe sottomettere e rendere una massa uguale e informe di cittadini alle dipendenze di grandi potentati economici. La famiglia è l'ultimo grande frangiflutti contro la globalizzazione, è il deposito dei valori della tradizione, intesa come qualità pensata della vita e di tutto ciò che la rende speciale, unica, diversa, non comprimibile o asservito alle esigenze di Stati, banche e altri gruppi di potere. Ridurre l'Europa a un mondo di piccoli nuclei atomizzati fa il gioco di chi invoca l'arrivo dei clandestini in virtù di un presunto ripopolamento. Una famiglia forte e virtuosa garantisce radici consapevoli alla Nazione che ne potrà disporre. Per questo la famiglia 'naturale', l'unica da cui può scaturire una prole, va curata come una piantina da far crescere, rilanciata, favorita.
La solita demagogica pagina de "La Repubblica"
Se il confronto di Verona nasce per questo, ben venga. Sono favorevole a qualsiasi sgravio economico e legislativo nei confronti delle famiglie 'vere', quelle che possono portare a un'evoluzione della società. Gli amici gay potranno tranquillamente proseguire le proprie vite accoppiati nelle unioni che meglio riterranno utili per la propria vita in comune, sebbene parlare di 'matrimonio gay' sia un ossimoro, perché un matrimonio, in quanto teso alla creazione di una famiglia (quindi con prole al seguito) non può che essere l'unione di un uomo e una donna.
Le femministe e la Sinistra da strapazzo scese in piazza senza sapere nemmeno il perché, o manovrati da chi sta da tempo strutturando una campagna di odio e violenza nei confronti di chi  ha organizzato l'evento veronese, si attaccano all'unico aspetto che può creare disorientamento e discussione in ambito sociale, ovvero l'aborto. Al riguardo non ho mai avuto dubbi: per me è un omicidio senza mezzi termini, come dimostra l'idea brillante del cadeau del feto in gomma. Un'idea che ha gettato nell'orrore la ciurmaglia di Sinistra e radical chic, che invece aveva applaudito spellandosi le mani i bambini impiccati di Maurizio Cattelan, una creazione certamente più sinistra e inquietante. L'idea del feto in gomma è invece giusta e fa capire quanto sia più comodo per certa gente ipocrita gettare la polvere sotto il tappeto, coprendosi gli occhi pur di evitare l'argomento. Io avrei fatto di più. Sarei andato direttamente negli obitori, recuperato centinaia di bambini (veri) morti e li avrei consegnati, piuttosto che ai partecipanti al convegno veronese, nelle mani di chi quei bambini vuole continuare ad assassinare straparlando di diritti delle donne, inchinato alla disumanità di un mondo che vuole distruggere la famiglia naturale sostituendola con quella 'unione di genitori 1 e 2' così facilmente riducibile a un'operazione economica.