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| Foto Bordignon |
Alla Galleria Deloitte di Milano, l’evento Luxury Hospitality Reloaded ha riunito investitori, gruppi alberghieri e istituti finanziari per discutere le nuove direttrici del settore.
Angela D’Amico e Fabio Giuffrida hanno aperto i lavori, seguiti da due tavole rotonde dedicate rispettivamente al riposizionamento degli asset e ai criteri ESG, con interventi di Marcello Mangia, Mario Ferraro, Massimo Baldo, Aldo Melpignano e Vittoria Ferragamo.
Secondo Deloitte, la domanda crescente di ospitalità di fascia alta e rendimenti superiori rispetto ad altri segmenti spingono verso investimenti mirati. Il food & beverage, in particolare, diventa un elemento distintivo: oltre il 70% degli operatori prevede investimenti dedicati, sfruttando la forza della cucina italiana come asset identitario e competitivo. Partnership con chef, nuovi spazi e format innovativi diventano strumenti per rafforzare il posizionamento.
Parallelamente, la sostenibilità evolve da scelta valoriale a requisito strategico. Più del 21% delle CapEx nei progetti luxury è destinato a iniziative green: riduzione dei consumi, energie rinnovabili, gestione idrica e rifiuti in ottica circolare. Le strutture che investono in retrofitting energetico registrano un incremento del valore immobiliare tra il 6 e il 10%, mitigando l’incertezza dei mercati energetici. Le certificazioni ESG, cresciute del 22% tra 2024 e 2025, diventano un vero “passaporto di credibilità”.
Il nuovo viaggiatore luxury cerca esperienze tailor‑made, autentiche e con un impatto positivo sul territorio. L’hotel non è più solo luogo di soggiorno, ma piattaforma culturale, sociale e ambientale. Un cambio di paradigma che conferma l’Italia come laboratorio ideale per il futuro del lusso.
