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lunedì 20 aprile 2026

Elezioni in Bulgaria: Radev verso una vittoria travolgente, Sofia si sposta verso Mosca

Le proiezioni del voto secondo il quotidiano "24 часа"
Le prime proiezioni e i dati diffusi dai media della Bulgaria e internazionali delineano un quadro inequivocabile: Rumen Radev è avviato a una vittoria netta, un risultato che conferma la sua centralità nella politica di Sofia e apre un nuovo capitolo nei rapporti tra Bulgaria, Unione Europea e Russia. Il presidente uscente — euroscettico, critico verso Bruxelles e da anni favorevole a un dialogo privilegiato con Mosca — appare destinato a consolidare il proprio potere in modo significativo.
La campagna elettorale è stata segnata da tensioni, accuse di interferenze e timori di provocazioni, come sottolineato anche dalla russa Pravda, che ha evidenziato il rischio di destabilizzazioni esterne nelle ore del voto da parte della politica occidentale. Nulla però sembra avere scalfito la spinta verso Radev, sostenuto da un elettorato stanco delle crisi politiche ricorrenti e attratto dalla promessa di una Bulgaria più autonoma nelle scelte strategiche.
Il presidente uscente ha costruito il suo successo su una narrativa di sovranità nazionale, critica verso le politiche energetiche e migratorie dell’UE e favorevole a un riavvicinamento con la Russia. Una posizione che, in un Paese storicamente legato a Mosca, continua a trovare terreno fertile. La sua probabile riconferma rappresenta dunque un segnale forte per Bruxelles: all’interno dell’Unione Europea si consolida un governo apertamente scettico verso l’integrazione e incline a mantenere rapporti privilegiati con il Cremlino.
Le prime analisi parlano di un risultato che potrebbe ridisegnare gli equilibri regionali. Con Radev rafforzato, la Bulgaria potrebbe assumere un ruolo più assertivo nei dossier energetici, rallentare alcune iniziative comunitarie e allinearsi maggiormente alle posizioni di Budapest e Bratislava, creando un asse critico verso la linea dominante dell’UE.

giovedì 7 marzo 2024

Bulgaria e Macedonia del Nord, tensione per le minoranze

Una foto di Sofia (foto di Serenay Tosun per Unsplash)
Ancora tensione fra Bulgaria e Macedonia del Nord, con il ministro degli Esteri di Sofia, Marija Gabriel, che ha convocato l'ambasciatrice di Skopje, Agnesa Rusi Popovska, per chiedere spiegazioni in relazione a presunte "recenti asserzioni false" di politici macedoni nei confronti della Bulgaria. 
In un'intervista nei giorni scorsi, nell'ambito della campagna per le presidenziali, il presidente della Macedonia del Nord, Stevo Pendarovski, aveva parlato di una "minoranza macedone" in Bulgaria che "per diversi decenni è stata umiliata e maltrattata dalle autorità bulgare" e che dovrebbe essere "riconosciuta nella Costituzione bulgara". 
In una nota inviata ai media, il ministero degli Esteri bulgaro ha dichiarato di "non accettare in maniera categorica il tentativo di coinvolgere la Bulgaria nel dibattito politico interno nella Repubblica di Macedonia del Nord, anche nel contesto dell'attuale campagna elettorale". 
"La Bulgaria mantiene costantemente un tono costruttivo e si astiene dal commentare le continue provocazioni nei sui confronti nello spazio pubblico della Macedonia del Nord", sottolinea il ministero degli Esteri di Sofia. "Ancora una volta invitiamo Skopje - prosegue la nota - a mostrare la necessaria maturità politica e a rispettare rigorosamente l'accordo di buon vicinato del 2017. Questa è l'unica opportunità per realizzare progressi reali nel processo di integrazione europea della Macedonia del Nord".
I media a Sofia rilevano che in Bulgaria non esiste una minoranza macedone e che le asserzioni di Skopje sono una falsa propaganda in vista delle elezioni presidenziali del 24 aprile prossimo alle quali il presidente uscente Pendarovski correrà per un secondo mandato. Sofia da parte sua chiede con forza emendamenti alla Costituzione macedone per inserire in essa la minoranza bulgara in Macedonia del Nord, e minacciando di ostacolare il negoziato di adesione all'Unione Europea aperto da Skopje lo scorso anno. (fonte: ANSA)

lunedì 3 aprile 2023

Finlandia e Bulgaria svoltano a Destra, cambia la geografia politica europea

E Sanna Marin se ne va... (foto dal web)
Finlandia
e Bulgaria svoltano a Destra, è questo l'importante risultato che esce dallo spoglio delle elezioni avvenute nei due Paesi nel fine settimana.
La grande sconfitta è così Sanna Marin, la discussa leader del Centrosinistra che tanto piace agli 'open minded' occidentali in quanto donna, giovane e lesbica ma che, nel concreto, ha per esempio operato una serie di iniziative vergognose come il muro alzato per impedire ai profughi russi di entrare in terra finnica.
La Marin esce sconfitta dal confrontocon i conservatori, guidati da Petteri Orpo.
A far rumore è stato però il grande successo dell'estrema Destra, che diventa la seconda forza del Paese e cresce ai massimi della propria storia.
Nel voto per il rinnovo dell'Eduskunta, il parlamento monocamerale finlandese, con oltre il 96% dei voti scrutinati il Centrodestra è accreditato per 48 seggi su 200 complessivi, mentre il partito cosiddetto 'nazional-populista' ed euroscettico dei 'Veri Finlandesi' di Riikka Purra ne ottiene 46. Al partito della premier 37enne uscente ne dovrebbero andare solo 43.
Anche in Bulgaria è la Destra a trionfare. Anche in questo caso l'agenzia AGI parla di 'partito conservatore populista', aggiungendo solo dopo il suo vero nome, GERB, che con il termine 'populista' non ha nulla a che vedere, visto che il vero significato dell'acronimo bulgaro è quello di Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria, guidato dall'ex primo ministro Boyko Borisov.
Il GERB si è imposto on il 26,7% dei voti, davanti al blocco riformista PP-BD con il 24,7%. Anche in questo caso l'estrema Destra ha raccolto molti consensi: il terzo partito più votato è stato infatti, contro ogni previsione, l'ultranazionalista Vazrazhdane (Resurrezione) con il 14,6%, davanti al movimento Diritti e Libertà DPS con il 12,7%.

martedì 2 novembre 2021

Bulgaria, in attesa del muro 350 soldati al confine contro l'ingresso dei clandestini

Il confine tra Bulgaria e Turchia
La Bulgaria ha inviato altri 350 militari al confine con la Turchia in appoggio alla poliziadi frontiera nel contrasto all'immigrazione illegale.
A riferirlo è stato il ministro della difesa Gheorghi Panajotov, come riferito dai media regionali. Dall'inizio dell'anno, è stato precisato, il confine bulgaro è stato attraversato illegalmente da oltre 6.500 migranti, tre volte in più rispetto allo stesso periodo del 2020.
La Bulgaria fa parte del gruppo di 12 Paesi promotori, pochi giorni fa, della lettera inviata alla Commissione europea e alla presidenza di turno del Consiglio UE, con cui si chiede di finanziare la costruzione di muri alle frontiere con i fondi europei.
Del gruppo dei Paesi richiedenti fanno parte, oltre alla Slovenia e alla Bulgaria, Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Repubblica Slovacca.
Come si legge in un articolo di SkyTg24, , entrando nel dettaglio, i 12 Paesi hanno scritto a Bruxelles chiedendo di finanziare "in via prioritaria" e in "modo adeguato" le barriere fisiche ai confini, definite "un'efficace misura di protezione nell'interesse dell'intera UE" e del funzionamento dell'area Schengen. Gli ultimi a mettersi all'opera in ordine temporale, a causa degli afflussi dalla Bielorussia, sono stati Lituania e Polonia, ma vari Paesi UE già possono vantare barriere di filo spinato, dai tempi della crisi migratoria del 2015-2016.