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domenica 16 giugno 2024

Il ritratto zoologico dell'elettore medio di Ilaria Salis

Ilaria Salis ora sbarca pure sui 'social': eccola su Instagram
Ilaria Salis torna in Italia
, la maestrina dai tratti criminali, con un casellario giudiziale che, per qualunque persona 'normale', sarebbe fonte di manette ai polsi invece che di catene ai piedi. Ma l''italiota sinistrato' è fatto così, gli piacciono pezzenti fino in fondo, un po' come quelli che "l'omo è omo e ha da puzzà". Così il marcio è tanto in chi viene votato, ma tanto anche in chi lo vota.
Fare un ritratto dell'elettore medio della Salis è piuttosto semplice: prendete il peggio di coloro che, nel corso di una giornata, incrociate per strada, un mix fra ubriachi, drogati e gente senza fissa dimora, sebbene spesso, ognuno di questi singoli personaggi abbia più dignità di quelli stessi elettori che, quasi certamente, la casa ce l'hanno e magari anche in qualche assolato loft del centro cittadino.
Si tratta normalmente di persone che poco fanno nella vita e che, ovviamente, quel poco lo fanno pure male.
Chi si alzi fra le 5 e le 8 del mattino per andare a lavorare certamente la Salis non la voterà mai.
Non potrà mai comprendere come possa esistere chi, invece di faticare sottopagato, abbia la voglia, il tempo e il denaro di 'invadere' un altro Paese, come l'Ungheria, dove ognuno di noi andrebbe per visitarne le meraviglie, per alzare mani (e qualcos'altro) per colpire volutamente colui che ritenga un 'avversario politico'.
Si tratta, insomma, di umanità della peggior specie (o etnia, fate voi...), quella dove il cervello è ridotto a poltiglia prima ancora di un possibile sviluppo, dove le parole lasciano il posto a muggiti, e le azioni, come conseguenza, lasciano il posto a gesti istintivi, immediati, spesso forieri di azioni violente. Incontrollabili.
Personaggi da 'rave party' terminato già da qualche ora e che continuano a ballare al suono di una musica che ormai rimane solamente nella loro testa, con l'ennesima bottiglia di alcol in una mano e le mutande nell'altra, inconsapevoli della propria nudità e della propria condizione.
L'elettore medio di Ilaria Salis va oltre il 'radical-chic': lo 'chic' non esiste più da tempo e, alla fine, non è più nemmeno 'radical': si tratta di persone con il cervello confuso, 'utili idioti' usati nel grande teatro della politica stracciaiola per fini che non potranno mai comprendere, prima di tornare nei propri letti sporchi di vomito, l'ultimo fiotto prima dell'estremo muggito notturno, già immersi in un sonno perenne.

domenica 9 giugno 2024

Votare oggi: contro la demagogia degli eroi, della guerra e del meticciamento

Foto di Arnaud Jaegers per Unsplash
Sì, è vero, la politica "l'è 'na roba spurca" ma, in ogni caso, una sia pur minima posizione. Prendere posizione contro coloro che parlano di guerra come se si trattasse di un videogioco, mandando a morire rigorosamente gli altri, e mai loro, colletto della camicia inamidata, nani da giardino rispetto ai pur disprezzabili politici di qualche tempo fa.
Prendere posizione contro chi blatera di continuare a fornire armi e perfino provocare catastrofi nucleari inventandosi presunte aggressioni, un po' come quando il mondo costretto a subire una serie di vaccini, peraltro di alcune ben definite case farmaceutiche, senza avere la certezza del loro funzionamento.
Prendere posizione contro chi fa del meticciamento razziale un obiettivo a medio o perfino a breve termine, consentendo la distruzione della 'tipicità' europea, una serie di popoli ben definiti, il cui orgoglio, lustro dopo lustro, è stato minato e scientificamente eliminato, a cominciare da quella era la quintessenza della forza germanica, per proseguire con il dissanguamento di quella inglese, la prevaricazione su quella latina per ora puntare i propri cannoni contro quella slava, rappresentata dalla Russia.
Prendere posizione contro chi si adopera per controllare le nascite europee a favore della 'sostituzione etnica' afroaraba, già vista all'opera nell'Europa occidentale (Francia, Belgio, Olanda e Gran Bretagna ne sono un triste esempio), contro coloro che, forcipe alla mano, entrano nelle pance delle donne europee promulgando fantomatici diritti quando il diritto di una donna è quello di essere madre e difendere fino allo spasimo la vita del proprio figlio.
Prendere posizione contro chi voglia l'impunità per un personaggio già condannato anche in Italia come Ilaria Salis, che gira l'Europa per picchiare a sangue persone con il solo torto di pensarla diversamente da lei.
Prendere posizione contro chi fa delle nuove ideologie 'woke' una folle bandiera di distruzione e di rinnegamento del passato secondo neolingue già previste da George Orwell.
Prendere posizione, ora e sempre, contro chi vuole stravolgere il nostro mondo a favore di un nuovo, lugubre futuro, dove le classi siano eliminate a vantaggio di un magma socio-razzial-culturale senza più specificità, senza più storia, senza più umanità.

domenica 1 ottobre 2023

Slovacchia libera dal cappio europeo, Fico vince le elezioni

Bratislava (foto di Lukáš Kulla su Unsplash)
E' un grande segnale, l'ennesimo in Europa, quello lanciato dalla Slovacchia.
Le elezioni anticipate appena concluse hanno laureato vincitore l'ex premier Robert Fico con il partito Direzione-Socialdemocrazia (Smer-Sd).
Questo, malgrado i primi exit-poll avessero dato per vincente il suo principale oppositore, Michal Simecka, leader del partito filoeuropeista Slovacchia progressista (Ps).
Risultato invece totalmente ribaltato nella realtà, con Fico vincitore grazie al 23% dei voti.
A dare ancora maggior peso alla vittoria di Smer-Sd la grande affluenza alle urne, rilevata al 67,4%, la più alta dal 2002.
I cosiddetti 'progressisti' si sono fermati al 18%, mentre Voice-Sd di Peter Pellegrini ha ottenuto il 15% e si è già congratulata con Fico, offrendosi come partner per i colloqui di coalizione.
Gravi le dichiarazioni di Simecka dopo il risultato elettorale, frasi che spesso si sono sentite pronunciare dai leader dei partiti della vecchia Sinistra o comunque del progressismo internazionale, pronti a superare la volontà degli elettori per il proprio tornaconto politico su scala internazionale. "Siamo il secondo più forte partito nel Consiglio nazionale - ha affermato Simecka -. Rispettiamo la vittoria, ma è una cattiva notizia per il Paese e peggiore sarebbe se Fico riuscisse a formare il governo. Nostro obiettivo è che questo non accada". Insomma, una chiara intenzione di boicottare il risultato elettorale.
La vittoria di Fico è stata applaudita da Viktor Orban, l'altro punto di riferimento per tutti coloro che ambiscano a un Vecchio Continente liberato dalle influenze di un Occidente rapace e illiberale. "Congratulazioni a Robert Fico per la sua indiscutibile vittoria alle elezioni parlamentari slovacche. E' sempre bello lavorare insieme a un patriota. Non vedo l'ora di farlo", ha 'twittato' il leader ungherese.

lunedì 3 aprile 2023

Finlandia e Bulgaria svoltano a Destra, cambia la geografia politica europea

E Sanna Marin se ne va... (foto dal web)
Finlandia
e Bulgaria svoltano a Destra, è questo l'importante risultato che esce dallo spoglio delle elezioni avvenute nei due Paesi nel fine settimana.
La grande sconfitta è così Sanna Marin, la discussa leader del Centrosinistra che tanto piace agli 'open minded' occidentali in quanto donna, giovane e lesbica ma che, nel concreto, ha per esempio operato una serie di iniziative vergognose come il muro alzato per impedire ai profughi russi di entrare in terra finnica.
La Marin esce sconfitta dal confrontocon i conservatori, guidati da Petteri Orpo.
A far rumore è stato però il grande successo dell'estrema Destra, che diventa la seconda forza del Paese e cresce ai massimi della propria storia.
Nel voto per il rinnovo dell'Eduskunta, il parlamento monocamerale finlandese, con oltre il 96% dei voti scrutinati il Centrodestra è accreditato per 48 seggi su 200 complessivi, mentre il partito cosiddetto 'nazional-populista' ed euroscettico dei 'Veri Finlandesi' di Riikka Purra ne ottiene 46. Al partito della premier 37enne uscente ne dovrebbero andare solo 43.
Anche in Bulgaria è la Destra a trionfare. Anche in questo caso l'agenzia AGI parla di 'partito conservatore populista', aggiungendo solo dopo il suo vero nome, GERB, che con il termine 'populista' non ha nulla a che vedere, visto che il vero significato dell'acronimo bulgaro è quello di Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria, guidato dall'ex primo ministro Boyko Borisov.
Il GERB si è imposto on il 26,7% dei voti, davanti al blocco riformista PP-BD con il 24,7%. Anche in questo caso l'estrema Destra ha raccolto molti consensi: il terzo partito più votato è stato infatti, contro ogni previsione, l'ultranazionalista Vazrazhdane (Resurrezione) con il 14,6%, davanti al movimento Diritti e Libertà DPS con il 12,7%.

venerdì 23 settembre 2022

Gli utili idioti della Sinistra pronti a okkupare le piazze italiane

In strada a due giorni dal voto, ogni scusa è buona
Sarà un caso che, a due giorni da una delle elezioni più importanti della storia recente italiana, e nella quale la Destra è data come chiara favorita, la Sinistra stia organizzando una enorme campagna mediatica che porterà i suoi sgherri a 'okkupare' le piazze italiane nella giornata di venerdì?
Un dubbio al riguardo è più che lecito, proprio perché i 'compagni' e chi strepita con loro è perfettamente consapevole di essere 'appoggiato al muro' e come, la gente che lavora sodo tutti i giorni e non sciacalla nelle strade nel 'nulla facere', questa volta potrebbe... decidere di decidere, ovvero dare a Giorgia Meloni il proprio voto. certamente nulla di trascendentale, chi si attenda dalla prima donna premier qualche novità resterà terribilmente deluso.
I peana a favore della NATO e di Kiev sono un prodromo della confermata schiavitù a Washington all'Europa Occidentale e a tutti gli avvoltoi che da troppi anni banchettano sulle spalle di un popolo italiano umiliato e ormai incosciente e inconsapevole della propria storia e tradizioni, invaso da africani e asiatici d'ogni risma e religione.
Di fronte a tali evidenze, la Sinistra si raggruppa dietro ai soliti 'slogan' consunti e patetici, pugni chiusi nel ricordo di qualcosa che non esiste più, sempre che sia mai esistito, con Ken Leach che ancora straparla di proletari, classe lavoratrice e di proprietà collettiva.
Votare per la Meloni oggi diventa un obbligo storico, sebbene si sia consapevoli che 'non è' Destra e non potrà mai esserlo, essendo venuta, pur di governare, a tutti i compromessi possibili e immaginabili con le classi del potere di cui è parte integrante.
Da qualche parte, però, è necessario cominciare, per ribaltare le sorti di un mondo che deve tornare all'interno dei confini delle nazioni e dei popoli che lo compongono, perché 'essere' italiano, belga, francese, scozzese, basco, sloveno, svedese e ungherese torni ad avere un significato reale, sociale ed etnico, perché si possa avere la certezza che, valicando ogni confine straniero, ci si trovi attorniati da gente veramente diversa da noi, con sue proprie e culture, prive di ingerenze esterne, così come eè necessario che la gente che vive all'interno dei confini italici italica sia, nei costumi e nelle tradizuoni.

giovedì 6 gennaio 2022

Berlusconi al Quirinale pessima idea: la Destra proponga Marcello Pera

Marcello Pera
Quando ho ascoltato per la prima volta l'idea di candidare Silvio Berlusconi al Quirinale ho pensato fosse un titolo di "Lercio". Tanto inverosimile mi pareva la situazione, un personaggio che, oltre a rappresentare assai male la Destra, o ciò che chiunque voglia considerare come tale (sia a livello 'fascista' che dal punto di vista conservatore), non può che raccogliere la più assoluta contrarietà da parte della Sinistra.
Pare davvero incomprensibile come Matteo Salvini e Giorgia Meloni,che certo stupidi non sono, possano parlare di 'candidato condiviso' da tutte le parti per poi proporre quello che una volta, con un sortilegio comunicativo degno del migliore 'peronismo' si autodefinì "il presidente operaio", con tanto di elmetto da minatore in testa. L'unica risposta che sono riuscito a darmi è quella che i due si siano voluti togliere, a questo modo, l'ingombro di un alleato scomodo con una improbabile regalia che, una volta sgonfiatasi, ne segni pure la fine come 'animale politico'.
Se il Berlusconi di un tempo era comunque un imprenditore e un politico (a modo suo) moderno, innovatore e perfino ammirabile, sorvolando ovviamente sul suo egocentisimo iperafrodisiaco (ma a quale statista non si possono perdonare serate ludico-orgiastiche, espressione più vera e reale di quel potere che ai comuni mortali è negato?), al Cavaliere di oggi, 'pupazzo' connivente di una 'corte dei miracoli' che si regge e palleggia attorno al suo denaro, non può venire perdonato nemmeno il solo desiderio di arrivare allo scranno più alto della politica italica.
Non che Romano Prodi o Giuliano Amato, dall'altra parte della barricata, siano meno ripugnanti, o il lanciare a capocchia un nome femminile solo perché una differenza cromosomica debba per forza regalare una miglioria nella gestione, sia pur nominale, del Paese. Qualcuno ha pure risvegliato dalla bara Massimo D'Alema, ennesima coltellata alla credibilità di un corpo politico ormai canceroso oltre ogni limite.
Una delle poche risposte 'serie', se la Destra volesse davvero impegnarsi, e che persino la Sinistra potrebbe condividere, potrebbe essere quella legata al nome di Marcello Pera.
Filosofo, politico e accademico, nella sua storia vanta pure lui un cambio di campo (come praticamente tutti i politici) ma nemmeno troppo clamoroso, visto che, da membro del PSI e critico di Berlusconi, si trasferì armi e bagagli in Forza Italia. Presidente del Senato per un quinquennio (2001-2006) ha un curriculum di tutto rispetto, condivisibile da tutto l'arco parlamentare e degno di ammirazione per chi ne conosca le vicende personali e politiche.
La scelta di Berlusconi sarebbe un errore clamoroso, una caduta di stile peggiore delle tante viste sinora. Molto meglio Pera che, prima di cambiare schieramento, nel 1994, cito Wikipedia, di Sua Emittenza ebbe a dire: "Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e angosciato il povero Fellini".

venerdì 5 novembre 2021

Kudlow: "Il risveglio dell'America contro la sinistra di Biden"

Larry Kudlow durante il suo commento
Una nuova America
, un nuovo futuro politico. E' il quadro dipinto da Larry Kudlow, giornalista politico conservatore, già 'economic advisor' durante la presidenza di Donald Trump.
Un'immagine rinnovata di contrasto alla presidenza di Joe Biden e il suo chinarsi di fronte alla parte più radicale e sinistra dei suoi sostenitori, emersa dalle recenti elezioni che hanno visto i successi in diverse parti del Paese, come in Virginia e a Minneapolis, ma ottimi risultati anche nelle sconfitte, come in New Jersey. Una risposta da parte dell'elettorato che, dice Kudlow, alla Casa Bianca Biden e i suoi 'compari' continuano a ignorare.
Alla sinistra radicale di Biden ha così risposto, ha aggiunto Kudlow, un'America finalmente risvegliatasi, e che ha visto riuniti "Trumpers, suburbanites, minorities, independents", tutti uniti nella lotta al 'pantano' di Washington.
Questa nuova vecchia America, che è la stessa nazione che ha eletto Trump come propria guida nel 2016, viene definita la nazione di "America first. Jobs and prosperity first. Parents first. Border control first. Energy first. And so forth".

mercoledì 3 novembre 2021

Elezioni in America: Virginia ai repubblicani, la rivincita di Trump

La vittoria di Youngkin nell'apertura del sito di Fox News
Sono bastati pochi mesi di presidenza Joe Biden, per fare cambiare idea agli elettori americani. Nella notte, le elezioni tenutesi in Virginia hanno portato alla vittoria per la carica di governatore il candidato repubblicano Glenn Youngkin, sconfiggendo il democratico Terry McAuliffe che, fino a tre mesi fa, era considerato il grande favorito. Il tutto come possibile primo scalino di un ritorno in auge di Donald Trump in vista delle elezioni del 2024.
In un anno l'effetto Biden in Virginia è evaporato: dopo aver conquistato lo Stato con dieci punti di vantaggio su Trump, i democratici hanno perso la corsa a nuovo governatore, dodici anni dopo l'ultima volta.
Youngkin, 54 anni, master ad Harvard, il manager milionario politicamente scorretto, quello capace di infrangere ogni tabù democratico (cit. AGI), ha vinto nella notte con circa tre punti di vantaggio su McAuliffe.
Youngkin ha condotto fin dal primo spoglio dei voti. Molti analisti (ovviamente con spirito... 'democratico') si erano affrettati a ricordare che in Virginia le cose erano andate così anche un anno fa: Trump era partito forte, per poi cedere nella notte a Biden. E quindi in tanti erano convinti che McAuliffe avrebbe recuperato, soprattutto confidando nel voto della contea di Fairfax, una delle più grandi, di anima democratica, l'ultima a essere conteggiata. Ma non è andata così.
Una vittoria frutto anche dell'alta presenza alle urne, un'affluenza che ha superato i tre milioni di votanti, più di mezzo milione rispetto al 2017. Se Biden aveva pensato di spaventare l'elettorato, avvertendo che "ogni voto a Youngkin" sarebbe stato "uno dato a Trump", ha sortito l'effetto opposto: il referendum tra lui e Trump è stato vinto dall'ex presidente. Youngkin, che ha liquidato le questioni 'transgender' e promesso di mettere da parte i programmi didattici di critica alla teoria delle razze, ha intercettato la rabbia dei genitori degli studenti, perplessi sull'obbligo vaccinale. Il candidato repubblicano si è schierato a favore del vaccino, ma contro l'obbligo per i dipendenti pubblici. Ha utilizzato un linguaggio meno violento rispetto a quello trumpiano, ma non ha mai preso le distanze dall'ex presidente.
Dalla Virginia arriva così il segnale negativo che i Democratici temevano, una spinta importante per il proposito di Trump: ricandidarsi per le presidenziali 2024, consapevole di non aver perso il contatto con la sua base. (fonte: AGI)

sabato 23 ottobre 2021

Occidente in decadenza, ridotto a scegliere fra un ristorante cinese e il McDonald's

Una donna araba di fronte alla Tube (foto Peter Dench)
Ci si potrebbe chiedere cosa sia la democrazia, o che cosa rimanga di essa e dei valori che questa dovrebbe rappresentare, in quella che viene definita Europa Occidentale, oggi un pezzo di mondo allo sbando, vittima di invasioni, genti predatorie e senza patria, oltre che di una denatalità a vantaggio di una Casbah di emigrati che ne stanno svuotando storia e cultura.
Interessanti quesiti legati al costante repentino cambiamento cominciano a porsi: viviamo davvero, nell'epoca della pandemia da Covid, in un mondo libero? Libertà è uguale a democrazia? Non sembrerebbe, visti gli esiti recenti. Le elezioni sono figlie inevitabili dell'istituto democratico? Anche questo non parrebbe, visto che la Repubblica Italiana continua imperterrita a viaggiare con le medesima maggioranza, ora sfiduciata dai voti ora meno, ma senza porsi minimamente il problema di quando convolare al giudizio delle urne, schiava di un sistema folle, in cui è il Presidente della Repubblica, eternamente scelto dal Centrosinistra, a creare a suo comodo governi e governicchi che, a prescindere da qualsiasi situazione circostante, rappresentino eternamente il medesimo gruppo di potere.
Chi può vantare la patente di democratico e chi no? Tutti? Nessuno? Cosa significa affibbiare l'etichetta di 'fascista' oggi, nel 2021, se non a terrorizzare qualche pia beghina di provincia, mistificando i resoconti della realtà attraverso il collaborazionismo servile dei media di potere?
In che cosa Donald Trump o Vladimir Putin, che pure rappresentano concetti opposti di potere, rappresenterebbero il 'male'? Da che punto di vista l'accoglienza dei cosiddetti 'migranti' rappresenterebbe il 'bene'?
In queste assurde tensioni paraideologiche si dibatte la società che un tempo si definiva 'illuminista' e 'avanzata',mentre oggi potremmo definire solamente 'avanzata', ma nel suo senso deteriore, ovvero di 'avanzo' di un regime un tempo più libertario che democratico, e oggi solamente uno specchietto per allodole supponenti e autoreferenziate, illuse di vivere nella libertà solo perché dotate del potere di scelta fra mangiare in un ristorante cinese o in un McDonald's.

lunedì 4 ottobre 2021

Elezioni Comunali Milano: Feltri sul trionfo della Sinistra "L'avevo previsto"

Vittorio Feltri e Gianfranco Pasquino a "Stasera Italia"
E' Vittorio Feltri, direttore di Libero e lui stesso candidato a Milano come consigliere comunale, a commentare il risultato negativo del Centrodestra alle elezioni amministrative in terra ambrosiana.
"A Milano è successo quello che succede sempre - ha detto, ospite della trasmissione di Rete4 "Stasera Italia" - c'è maggior simpatia per i post sessantottini che per i pariti di Destra. La Lega ha commesso degli errori e ha perso parecchi voti, visto che Sala, tutto sommato, anche se non è stato un buon sindaco, dal mio punto di vista, costituisce un buon punto di riferimento per i milanesi, che inoltre sono andati a votare in numero esiguo. Anche perché - ha aggiunto Feltri - la Sinistra è molto più organizzata rispetto alla Destra per tradizione, e quindi, quando si tratta di andare a votare, è in grado di mobilitare molte più persone".
Feltri ha quindi concluso la sua analisi: "Il risultato era del tutto prevedibile. Peraltro lo avevo anche scritto in un mio articolo per dire che sicuramente avrebbe vinto Sala e che la situazione nel Centrodestra era tale, non dico da consentire la vittoria, ma nemmeno una competizione ad armi pari".

sabato 2 ottobre 2021

Elezioni Germania 2021, la Destra tiene e gode all'Est

L'apertura del sito ufficiale di AfD
Sono pochi i giornali ad analizzare il risultato di Alternative für Deutschland alle ultime elezioni tedesche. Un risultato scomodo, sbrigativamente definito 'negativo', a fronte di una perdita di lettori in percentuale abbastanza risibile. Analizzando però alcune fonti, assolutamente non espressione di movimenti conservatori, si vede come il partito che rappresenta la Destra (anche quella estrema) tedesca non solo abbia tenuto, ma si sia anche rinforzato in alcune aree, in particolare della ex Germania Est, a dispetto di quella pandemia che avrebbe dovuto fare recedere i movimenti cosiddetti 'populisti', propugnatori, in Germania, di quella he è stata definita come la 'Dexit', ovvero l'uscita dall'Unione Europea del gigante germanico.
L'"Huffington Post", un sito che certamente di Destra non è, sottolinea: con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) le urne sono state tutto sommato gentili. AfD, infatti, riesce a restare sopra l′11%: meno del 12,6% con cui quattro anni fa diventò terzo partito, ma un risultato che comunque conferma l’esistenza di uno zoccolo duro paragonabile ai numeri raggiunti dai liberali. Non a caso, i suoi leader sono stati i primi a parlare, subito dopo la diffusione degli exit poll. Il fatto di non essere desiderati in nessuna possibile alleanza di governo li ha sollevati dal dover misurare le parole per provare a corteggiare i conservatori. Secondo "AskaNews", addirittura, l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto un nuovo risultato storico...: ha estromesso la CDU per la prima volta dal posto di primo partito in Turingia. Un risultato, invece, che è una conferma in Sassonia, dove l’AfD ha ripetuto il successo del 2017. Secondo i risultati ufficiali preliminari, l’AfD ha ottenuto il 24% in Turingia...
Infine "Il Fatto Quotidiano" è diretto nell'analisi del voto: il voto di domenica le ha garantito (ad AfD, ndr) 11 seggi in meno, ma anche 16 mandati diretti nei soli Länder Sassonia, Turingia e Sassonia-Anhalt. Il partito è in grado di intercettare il malessere della Germania orientale rispetto a migranti e UE, ma più in generale verso la riunificazione. E non disdegna legami con movimenti ancora più radicali. A Görlitz il co-leader Tino Chrupalla ha ottenuto il 35,8%: visto il successo alle urne, l'ala destra dell'AfD (ufficialmente sciolta) rischia di diventare sempre più influente.

Un video promozionale di AfD in vista delle elezioni del 2017

mercoledì 5 maggio 2021

Madrid porta Vox al governo e cala la Sinistra nella tomba

I risultati elettorali durante la diretta televisiva
E' stata una vera e propria rivoluzione politica e sociale quella che ha colpito la città di Madrid e la Spagna dopo le elezioni amministrative regionali 'madrilegne' tenutesi nella giornata di ieri.
La Destra ha sfiorato un vero e proprio trionfo, ma soprattutto è salita al governo della Comunidad per la prima volta dal Franchismo. I 13 seggi ottenuti infatti da VOX, il partito dell'estrema destra rappresentato da Rocío Monasterio e osteggiato (ovviamente) dalla Sinistra e dal 'mainstream' mediatico e immediatamente bollato come 'fascista' saranno fondamentali per consentire a Isabel Díaz Ayuso, esponente del Partito Popolare (PP) di ottenere una maggioranza che ha comunque sfiorato come assoluta con 65 seggi, facendo comunque il bis con il suo successo precedente, rispetto al quale ha ottenuto più del doppio dei seggi.
L'altro scossone è la doppia cocente sconfitta della Sinistra, compresa quella più radicale, che aveva identificato nello slogan 'democrazia o fascismo' la chiave di questa tornata elettorale.
Da una parte il crollo del Partito Socialista (PSOE), giù di 13 seggi rispetto al 2019, pareggiato da Mas Madrid, formazione progressista in crescita, diventata così leader della Sinistra. Dall'altra le clamorose dimissioni del 'coleta', il discutibile Pablo Iglesias, leader di Podemos, l'altra grande sconfitta.
Come preannunciato dai sondaggi precedenti al voto, il tracollo dei liberali di Ciudadanos (che passa dal 19% a meno del 4) lascia l'altro partito della coalizione di governo nell'ultima legislatura fuori dell'Assemblea regionale.
Clamoroso il distacco per quanto riguarda i singoli partiti, con il PP che sfiora il 43% dei voti, seguito a distanza siderale dal PSOE, appena sotto al 19%. Mas Madrid non va oltre il 17%, mentre VOX arriva a ridosso del 10%, quarta forza della Comunidad, un risultato comunque importante, anche vista l'alta affluenza alle urne.
Un' affluenza da record, appunto, malgrado la pandemia, un risultato enorme e una autentica vittoria della democrazia popolari contro i fantasmi sbandierati dalle forze radicali 'rosse', che non hanno fatto mancare, come consuetudine (anche in Spagna si seguono le tradizioni 'italiane'), violenti scontri a margine delle proteste contro VOX.
Raggianti i commenti dei vincitori: "Madrid ha fatto una mozione di sfiducia al 'sanchismo'", ha detto la Ayuso ai suoi sostenitori, in festa sotto la sede nazionale del PP. "Madrid è il chilometro zero del cambiamento", le ha fatto eco Pablo Casado, presidente dei popolari. La sua leadership nazionale, secondo alcuni analisti, adesso potrebbe essere messa in discussione dallo slancio ottenuto proprio dalla Ayuso, che la Sinistra definisce 'trumpiana'. "E' l'inizio di un cambio rotta per tutta la Spagna", ha sostenuto sulla stessa linea la Monasterio, candidata di VOX. "Podemos non è riuscito a sfondare nei seggi elettorali, la sinistra più radicale d'Europa ha fallito, la gente di Madrid le ha voltato le spalle", ha concluso il portavoce del partito di Vox, Jorge Buxadé. "Siamo soddisfatti dell'alta affluenza, cresciuta di più di mezzo milione di elettori rispetto alle precedenti elezioni regionali".
Dall'Italia, infine, sono arrivati anche i complimenti della Lega e di Matteo Salvini: "Complimenti e buon lavoro alla presidente Isabel Díaz Ayuso - ha twittato il leader leghista -, vincitrice delle elezioni di Madrid, donna di buonsenso e coraggiosa, che ha coniugato tutela della salute, diritto al lavoro e libertà".

Il 'tweet' di felicitazioni di Matteo Salvini a Isabel Díaz Ayuso

domenica 20 settembre 2020

Votare per contrastare il delirio dei presunti antifascisti

Il titolo del quotidiano "La Verità" di sabato
Un titolo illuminante quello scelto dal quotidiano "La Verità" di ieri: il voto che gli italiani produrranno nella giornata di oggi, a prescindere dal suo esito, sarà la testimonianza di come le persone possano tornare a essere 'popolo' invece di 'massa', gregge addomesticato dai media asserviti al potere, la grande stampa, le televisioni di Stato e parastatali, gli organi che diffondono il presunto 'rischio' di un cosiddetto fascismo del tutto inesistente, sfruttando l'ultimo morto, di qualsiasi colore (di pelle) esso sia, costruendo trasmissioni sul nulla, quando il vero pericolo, sottaciuto da anni, da sempre, è quello dell'invasione e della delinquenza provocata da quei clandestini, arma di distruzione di massa nelle mani dei grandi poteri occulti tesi alla globalizzazione e al dissolvimento culturale dell'antica cultura europea.
Riconoscere il vero pericolo, demistificare le accuse di una presunta Sinistra al guinzaglio di un governo a sua volta 'servo' di un'Europa 'normalizzata', questa è la missione di chi, davanti alla scheda elettorale, dovrà decidere cosa contrastare, quale tumore estirpare dal tessuto decadente di una democrazia sempre più a rischio.

mercoledì 15 luglio 2020

Elezioni in Polonia, vince Duda e la linea di Visegrád

La prima pagina de "Il Corriere della Sera" di lunedì 13 luglio
Andrzej Duda ha vinto di misura, ma ha vinto. Un successo fondamentale che l'ha confermato presidente della Polonia.
Duda, esponente tipico del 'sovranismo' in stile Visegrad è stato rieletto al ballottaggio contro il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, con il 51,2% delle preferenze, con lo sfidante fermatosi al 48,8% delle preferenze, una vittoria risicata come lo era stata quella precedente, ma con un numero di votanti nettamente superiore a favore del vincitore, quasi due milioni in più rispetto al 2015.
Un distacco minimo, racconta l'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), che ha tenuto la Polonia (e l’Europa) con il fiato sospeso, per quello che in molti hanno definito l’appuntamento politico più importante per il Paese dalla fine del comunismo. Un esito che riflette l’immagine di una nazione comunque divisa in due. Se l’ovest e le grandi città hanno votato in massa per l’europeista Trzaskowski, candidato della ‘Coalizione civica’ dei partiti liberali, le regioni rurali dell’est si sono confermate il bastione che ha consentito a Duda di ottenere la rielezione.
Per la commissione elettorale si è trattato delle elezioni più partecipate di sempre: al primo turno l’affluenza era stata del 63% degli aventi diritto, mentre ieri a recarsi ai seggi è stato il 68,8%. Un record storico, tra i più imponenti dal 1989.
Nonostante l’impatto economico del coronavirus, la ricetta conservatrice del presidente, formalmente indipendente ma sostenuto dai nazionalisti del Partito Diritto e Giustizia (PiS), fondato dai gemelli Kaczyński, che ha la maggioranza in Parlamento dal 2015, è riuscita a convincere ancora una volta gli elettori polacchi.
Forte di una campagna elettorale particolarmente aggressiva nei confronti della comunità LGBTQ, in nome della presunta difesa di “valori nazionali e cristiani” Duda ha fatto breccia nell’elettorato più conservatore delle regioni orientali e a maggioranza rurali. La mappa del voto ricalca quindi il profilo di un Paese diviso, con caratteristiche economiche, culturali e storiche diverse tra ovest ed est.
Dall'altra parte Trzaskowski incarnava la classicia figura filoeuropeista e progressista, tanto cara ai magnati di Bruxelles, che sino alla fine hanno incrociato le dita sperando nella vittoria del loro candidato prediletto, fautore di una linea durissima verso la Russia.
La rielezione di Duda costituisce un'importante vittoria per il partito di governo (PiS). L’ordinamento polacco, infatti, assegna al Capo dello Stato un veto forte e ora l’esecutivo non ha più motivo di temere ostacoli alle riforme che più volte lo hanno posto in rotta di collisione con le istituzioni di Bruxelles. Se l'opposizione controlla ancora il Senato, infatti, la Camera Bassa (Sejm) può ribaltare le obiezioni mosse dai senatori e a quel punto solo un veto presidenziale ha il potere costituzionale di bloccare l’iter legislativo.
Durante una campagna elettorale dai toni particolarmente accesi, il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski – considerato da molti il leader de facto del paese –, ha suggerito che il Governo potrebbe mettere sotto controllo i media stranieri, troppo critici nei confronti dell’esecutivo.
Per la prima volta dal 1989, i due candidati alla presidenza non hanno partecipato ad alcun dibattito televisivo in comune. Incapaci di convenire su un’unica emittente, boicottandosi e rinfacciandosi l’un l’altro di intervenire solo in trasmissioni di parte, Duda e Trzaskowski hanno evitato ogni confronto diretto davanti alle telecamere.
Da parte degli sconfitti ci sono state le classiche accuse di irregolarità del voto. In molti hanno lamentato di non aver ricevuto le schede elettorali per tempo e di non essere riusciti a votare. In totale si tratta di circa mezzo milione di elettori, il cui voto però difficilmente avrebbe potuto ribaltare la situazione.
Matteo Tacconi, giornalista, commenta: "Il voto conferma che la Polonia è spaccata. Quasi due paesi in uno. Duda è prevalso nelle aree rurali, con percentuali molto alte nella fascia est del territorio. Il suo bacino elettorale corrisponde alla Polonia più conservatrice, più influenzata dalla chiesa cattolica, più scettica verso l’Europa e più lenta, a livello di passo economico. Al contrario, Trzaskowski ha vinto nelle regioni dell’ovest e in tutte le grandi città: Varsavia, Cracovia, Danzica, Poznan, Breslavia. La Polonia che lo ha votato è quella parte di Paese più prospero, più aperto verso l'Europa e i suoi paradigmi liberali. Il voto regionale si conferma un ottimo filtro per capire il quadro politico polacco e la sfida tra le due 'tribù' – populisti e liberali – che si contendono il paese da 15 anni".
Prosegue Tacconi: "A proposito di città, il prossimo obiettivo dei populisti e di Duda, fautori di un potere centrale forte, potrebbero essere i poteri dei sindaci. Diritto e Giustizia (PiS) controlla parlamento, presidenza, magistratura, radio-tv di Stato. A livello locale, però, non riesce a sfondare nelle grandi città. Sono tutte a trazione liberale. Da cui questa ipotesi, per ora un 'rumor', sul taglio del potere dei sindaci. Cosa che viene portata avanti, proprio ora, nell’Ungheria Viktor di Orban, a cui le leadership polacca in parte si ispira".

L'articolo di "Libero"

L'articolo de "Il Manifesto"

L'articolo de "La Repubblica"

L'articolo de "La Verità"

lunedì 28 ottobre 2019

L'Umbria conferma, è Salvini la nuova rivoluzione

Ora troveranno un sistema per vaporizzare il 58% dei votanti umbri. Forse si inventeranno che chi vota a Destra non ha più diritto di voto. Ci stanno provando con i vecchi, ritenuti, chissà perché, un elettorato filosovranista (ma non dovrebbero essere gli ex sessantottini?). L'Umbria, come il resto d'Italia, conferma che il Belpaese vive una rivoluzione democratica come non si vedeva da anni, forse dal mezzo secolo del '68, appunto. La grande marcia di Matteo Salvini, vero movimento di popolo, riporta la gente nell'agone politico, scardina i punti fermi della Sinistra, alla faccia della nomenklatura di potere e dei media servi e raccomandati. L'applauso va al coraggio di chi non ci sta, a chi per l'ennesima volta ha saputo dire un chiaro e forte "No" alla dittatura della globalizzazione che ci vuole umani mischiati, senza colore, senza storia, senza famiglia.

martedì 23 giugno 2009

Berlusconi trionfa ancora,
e la Sinistra mastica amaro sulla propria scellerata
(e inutile) caccia all'uomo...

L'Italia può ancora sperare. La beceraggine è stata sconfitta, l'onestà intellettuale e il lavoro in maniche di camicia è stato premiato. Silvio Berlusconi ha vinto, alla faccia delle trappole che questo incredibile e assurdo Paese gli aveva teso. La più vile, disgustosa, macabra e fascista (o comunista, fate voi, è la stessa cosa) campagna di stampa (e non solo) messa in moto dalla fine della guerra è stata messa in ginocchio. Eppure, e questo amareggia, esiste quasi metà della Provincia di Milano che crede ancora alle favole messe in piazza dai comunisti. Certo, non è facile resistere in questa dittatura dell'informazione a cui siamo sottoposti 24 ore al giorno, con Rai e principali organi mediatici che risuonano del perbenismo cattocomunista. Noi però speriamo. Purtroppo un Uomo, per quanto Grande egli sia, non potrà resistere in eterno, e prima o poi i Nani lo vedranno cadere, se non altro, seppur invitto da loro, sconfitto dall'età e dalla vita inesorabile che avanza. Esiste però la testimonianza. E quella resta. Il fatto stesso che Silvio Berlusconi viva e sia vissuto servirà come monito e come esempio per tutti noi che nella sua parola e nel suo esempio di vita crediamo. Grazie ancora, Silvio, per aver dimostrato al mondo, che la forza, l'ostinazione, la volontà e la capacità sono più forti dell'odio, del livore, dell'infamia e dell'invidia.

lunedì 15 giugno 2009

Le donne iraniane chiave per abbattere il regime

C'è molta ignoranza accanto a ciò che succede in Iran, e non potrebbe essere altrimenti. Le violenze di questi giorni, successive alle elezioni, 'alzano il velo' (scusate il gioco di parole) su molti dei pregiudizi e sulle 'non conoscenze' che disponiamo su questa terra, la meravigliosa Persia, molto più vicina all'Europa di quanto non si pensi, anche razzialmente parlando. Me ne sono reso conto guardando le foto delle donne iraniane che andavano al voto. Volti curati, dolci, affusolati. Li avrei potuti trovare in un seggio italiano o francese, e non me ne sarei meravigliato.

Mahmoud Ahmadinejad o Mirhossein Mousavi? Problemi loro, direi, anche se non può certamente non darmi fastidio la violenza perpetrata ai danni di queste persone, che in fin dei conti vogliono solo la possibilità di pensare liberamente senza venire accusate di commettere 'psicoreati'. Nel frattempo ho pensato sia 'carino' mostrare qualche 'bellezza iraniana', per fare capire come queste meraviglie siano molto più 'umane' di quanto i loro abiti stagnanti della loro religiosità immorale vogliano nascondere.

"Dov'è il 63% che ha votato Ahmadinejead?", hanno scandito i manifestanti pro-Mousavi, riferendosi al risultato delle elezioni. Io piuttosto vorrei vedere rivedere riaffermato il diritto di esibire sé stessi e la propria cultura, che dall'inizio della rivoluzione islamica è stato continuamente umiliato.

Piccole grandi cose ignote a noi italiani, che accettiamo impunemente di costruire moschee a Milano e Torino, abbattiamo crocifissi e togliamo i simboli della nostra fede dalle nostre case, per non 'offendere' quelli che altrove stuprano e ammazzano nel nome di Allah
. Con la 'chicca' finale dell'arrivo in Europa della Turchia, cosa che farebbe rivoltare nella tomba i combattenti veneziani che distrussero la flotta della Mezzaluna a Lepanto nel 1571. La peggiore delle iatture è quando la storia non riesce più a insegnare nulla...