Visualizzazione post con etichetta Unione Europea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Unione Europea. Mostra tutti i post

sabato 18 aprile 2026

La finta 'nuova' Ungheria: “Kiev e Bruxelles hanno festeggiato troppo presto”

Secondo quanto riportato dal sito "L’Antidiplomatico", il nuovo governo ungherese di Péter Magyar ritiene che l’Unione Europea e l’Ucraina abbiano “cantato vittoria troppo presto” riguardo ai recenti sviluppi politici e diplomatici che coinvolgono Budapest.
La posizione emerge dopo settimane di tensioni tra il governo di Viktor Orbán e le istituzioni europee, in un contesto segnato da negoziati complessi, fondi congelati e pressioni incrociate legate al conflitto in Ucraina.
Il quotidiano ricostruisce come, nelle scorse settimane, diversi media europei avessero interpretato alcune aperture ungheresi come un cedimento alle richieste di Bruxelles e Kiev.
Secondo la ricostruzione, Budapest avrebbe invece rilanciato la propria linea, ribadendo che nessuna decisione verrà presa a scapito degli interessi nazionali. Il governo ungherese sostiene che le condizioni poste dall’UE per lo sblocco dei fondi restino “inaccettabili” e che l’Ucraina non possa aspettarsi un sostegno automatico da parte di Budapest nei dossier più delicati, inclusi quelli relativi all’adesione futura.
Il giornale sottolinea inoltre come l’Ungheria continui a rivendicare un ruolo autonomo nella politica estera europea, criticando quella che definisce una “narrativa trionfalistica” diffusa da Bruxelles e Kiev. Per Budapest, la partita è tutt’altro che chiusa: le trattative proseguiranno, ma senza concessioni unilaterali. L’articolo evidenzia anche il peso crescente delle dinamiche interne ungheresi, dove Orbán mantiene una linea fortemente critica verso le sanzioni contro la Russia e verso il sostegno militare europeo all’Ucraina.
Secondo "L’Antidiplomatico", la distanza tra Budapest e le istituzioni europee rimane ampia, e il governo ungherese appare intenzionato a sfruttare ogni margine negoziale. Una strategia che, nel quadro geopolitico attuale, continua a generare frizioni e a mettere in discussione l’unità dell’UE su alcuni dei dossier più sensibili.

sabato 8 marzo 2025

La demagocrazia europea e il nuovo miracolo: trasformare la guerra in pace

Foto di Christian Lue per Unsplash
I miracoli pare li facesse un signore vissuto duemila anni fa più spiccioli: alla fine lo misero in croce perché trasformava l'acqua in vino e, evidentemente, la cosa non piacque agli azzimati moralisti dell'epoca, cui aggiunsero qualche altra ed eventuale scusa.
Due millenni più tardi sono giunti a frotte, e tutti nati in Europa, i nuovi Messia pronti a miracolare il mondo con nuove imposizioni delle mani. Se però del fanciulletto nato nella capanna palestinese le gesta verranno ricordate nei libri di storia e di epica, di queste avanguardie dell'avanspettacolo dell'avantreno europeo rimarranno pieni, forse, i libri di psichiatria.
Pretendere di trasformare la pace in guerra, e viceversa, è cosa ben più ardua di un semplice miracolo.
Fra l'altro, se a fare 'sim sala bim' non sono degli accorti politici di lungo corso ma degli improvvisati chiacchieroni che hanno imparato il corso della diplomazia su bigini sgualciti venduti di quarta mano al Libraccio di turno.
L'Europa, quella che si compiace della propria democrazia 'autodafè', in cui chi dissente è semplicemente bollato come eretico e putiniano, si è riunita, sebbene in maniera piuttosto curiosa. Citando Marco Travaglio, non certo un estremista di Destra, a Londra "c’erano Turchia e Canada, che non sono in Europa. C’era la Gran Bretagna padrona di casa, uscita dall’Ue con la Brexit. C’erano Norvegia e Ucraina, che non sono nella Ue. Di cui mancavano 16 membri su 27: Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Un mischione coronato dai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Von der Leyen e Costa, e dal segretario della Nato Rutte (altro intruso)". Insomma, un incoerente esercito di 'parvenu', che però si è permesso di parlare 'a nome di tutti'.
Fare la guerra così è facile, proclamarla ai quattro venti pure, specie quando sai che basta un Orban qualunque per bloccare il tutto esercitando il proprio sacrosanto diritto di veto (che infatti qualcuno vorrebbe eliminare), però almeno di fronte al mondo schierato dei tuoi elettori 'filo ucragni' (che dominano il web, ma poi per strada fai fatica a incontrarne uno) ti sei salvato la faccia, che facilmente confondi con il culo.
Questa è la democrazia baby, almeno di questi tempi, in cui un francese delegittimato dalle proprie elezioni, tale Macron, pretende di 'garantire' testate atomiche, roba da fare impallidire Chernobyl, all'Europa tutta (che ovviamente ne farà richiesta non si sa bene partendo da quale autorizzazione popolare): sono niente meno che 290 bombe atomiche, le famose 'eurobomb' cui si aggiungono gli 800 miliardi di euro pensati dalla baronessa tedesca Von der Leyen (un cognome che sembra uscito dal "Secondo Tragico Fantozzi") che butta lì questa bella idea per riarmare l'Europa revocando in automatico qualsiasi legge gli Stati membri possano avocare per ritagliarsi un piccolo spazio a favore di sanità, scuole e bazzecole varie.
La Germania, a sua volta, che non vuole essere da meno in questa ansia 'filo europeista' (democratica ovviamente, mica siam nazisti) decide di adeguarsi a suon di Parlamento: peccato che quello uscito dalle ultime elezioni, con la presenza della 'antidemocratica' AfD, rischierebbe di scivolare verso un drammatico pacifismo. Ergo tanto vale richiamare il Parlamento vecchio, tanto fino a poco tempo fa quello decideva, cosa c'entrano le elezioni? Se prima c'eran quelli, qualcuno li avrà pur votati, no? Per 'la democrazia de noartri' tanto basta.
Detto come l'Ungheria si possa tranquillamente ignorare, tanto Orban vuole la pace e quindi è automaticamente putiniano, fascista e razzista, per quanto riguarda la Romania, le cui elezioni avevano proclamato tale Georgescu campione (non necessariamente sdraiato di fronte all'Europa e quindi anche lui putiniano, fascista e razzista), lì le elezioni basta rifarle, ovviamente in maniera democratica. 
Finché non vinca il candidato che piaccia alla baronessa Von der Leyen. 
Eppure per me questo film "è una cagata pazzesca".

lunedì 13 novembre 2023

Ungheria: l'Europa sbaglia su Ucraina e immigrazione

Péter Szijjarto ('frame' dalla conferenza di Bruxelles)
E' una presa di posizione importante, quella dell'Ungheria, contro il sistema dell'immigrazione incontrollata che vede l'Europa vittima di milioni di clandestini che stanno snaturando la componente etnica e sociale del Vecchio Continente.
Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, in un 'post' su Facebook, ha affrontato l'argomento sottolineando come, davanti alle "gravi sfide per la sicurezza" dell'UE, come le guerre in Ucraina e Medio Oriente, "anni di politiche migratorie sbagliate che hanno creato società parallele in Europa occidentale, una minaccia terroristica sempre più pericolosa e pressioni migratorie che non si attenuano", sia giunto "il momento di un confronto onesto: con calma e buon senso, dovremmo riflettere su dove le decisioni politiche europee hanno sbagliato, sul perché Bruxelles continui a spingere sulla migrazione, sulla necessità di aumentare ulteriormente le sanzioni che tanto danneggiano l'economia europea, o se esista un piano B per l'Ucraina".
Szijjártó ha concluso: "La riunione dei ministri degli Esteri dell'UE a Bruxelles potrebbe essere una buona occasione per rispondere a tutte queste domande", avvertendo tuttavia di non farsi "troppe illusioni". (fonte: ANSA)

giovedì 6 gennaio 2022

Kazakistan: violenze, morti e feriti, la Russia interviene, l'Europa guarda

Non si fermano le violenze in Kazakistan, che fino a questa notte hanno provocato l'uccisione di almeno 18 agenti (di cui due decapitati) oltre a 400 feriti tra le forze dell'ordine ad Almaty e oltre mille civili feriti, di cui più di 60 in terapia intensiva.
La città è l'epicentro delle violente proteste esplose nel Paese per il caro carburante.
Intanto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato: "Riteniamo che gli ultimi eventi avvenuti in un Paese amico siano un tentativo ispirato dall'estero di utilizzare gruppi di persone armate e addestrate di minare con la forza la sicurezza e l'integrita' dello Stato". La portavoce ha sottolineato che la Russia e' interessata al ripristino dello status quo nell'ex repubblica sovietica e "assisterà le autorità kazake nel fermare la violenza".
Come al solito risuona al limite del ridicolo il cosiddetto 'monito' dell'Unione Europea,giunto attraverso la portavoce della Commissione europea per la politica estera, Nabila Massrali: "Prendiamo atto della decisione del presidente Toqaev di chiedere l'intervento delle forze di peacekeeping del Csto (Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva). Ovviamente ogni intervento deve rispettare la sovranità e l'indipendenza del Kazakistan".

venerdì 3 dicembre 2021

Le teorie europee contro il Natale e i pronomi, l'ironia di Pro Vita e Famiglia

La mega lettera indirizzata al 'Babbo Natale' d'Europa
Duro attacco dell'associazione Pro Vita e Famiglia alle deliranti 'linee guida' per la "comunicazione inclusiva" ideate da un'apposita commissione (lautamente pagata) dalla Commissione europea, direttive destinate a tutti i lavoratori delle istituzioni europee e che sarebbero dovute servire come 'esempio' a tutti i cittadini europei. Linee guida poi velocemente ritirate con un dietrofront tanto comico quanto le balzane, ma purtroppo reali, idee proposte.
Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita e Famiglia Onlus, ha emesso un comunicato senza sconti al riguardo e, parlando, delle idee partorita dalla maltese Helena Dalli, sottolinea che "in teoria, miravano a plasmare il nostro linguaggio al fine di essere più 'inclusivi' e ad evitare la minima ombra di 'discriminazione'. In pratica, si trattava di un condensato di ideologia 'gender' e di un tentativo di eliminare ogni identità religiosa e culturale, soprattutto l'identità cristiana...".
Quindi, via con gli esempi: "Secondo la Commissione europea: non si potrebbero utilizzare parole che presuppongono il genere di una persona, come "poliziotto"; non si può dire "Signori e Signore" (per non offendere eventuali 'transgender' nel pubblico); ci si dovrebbe rivolgere a una persona usando sempre il genere in cui si "auto-identifica"... anzi, prima di rivolgersi a una persona si dovrebbe chiedere: "Quali sono i tuoi pronomi preferiti?". Ancora: la Commissione ci ingiunge di non dire "Il periodo di Natale": piuttosto bisognerebbe dire "periodo delle vacanze"... attenti anche a usare nomi troppo "cristiani"! Invece di dire "Maria e Giovanni" meglio "Malika e Julio"... Non c'è da stupirsi che la pubblicazione di queste linee guida abbia generato una polemica enorme: con il pretesto di "includere", escludevano l'identità storica dell'Europa e le realtà più naturali (mamma, papà, maschio, femmina, ecc.)".
Coghe poi sottolinea un'iniziativa dell'associazione Pro Vita e Famiglia: "Non potevamo restare in silenzio: ci siamo presentati davanti alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea con una lettera di Natale "speciale" indirizzata a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, e a Helena Dalli, commissaria europea all'Uguaglianza... Alla Commissione Europea abbiamo mandato, su una lettera gigante, l'augurio: "BUON SANTO NATALE da Maria, Giuseppe e tutte le mamme e i papà europei".

martedì 30 novembre 2021

Eurofollia, eliminare il Natale per fare contenti gli invasori islamici

"Buon Natale" ai 'membri' della Union of Equality
Se non fosse realmente drammatico, potrebbe apparire grottesco. La realtà, però, in un mondo sulla via della sua più totale disumanizzazione, è che per l'Unione Europea, quell'Europa che ci dovrebbe essere 'madre', ma che invece, per l'ennesima volta, si trasforma in 'matrigna', il Natale non s'ha da fare. Tutto vero.
"Ogni persona in Ue ha il diritto di essere trattato in maniera eguale" è il delirante comunicato pubblicato dai 'padroni dell'Europa, "senza riferimenti di genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale". Così - scrive ancora Bruxelles per quelle che considera 'nuove linee guida' - "devono sparire 'Miss o Mrs' (signorine e signore) sostituite da un più generico 'Ms'. E anche le festività non dovranno più essere riferite a connotazioni religiose, come il Natale, ma citate in maniera generica: si dovrà dire, ad esempio, le 'festività sono stressanti' e non più 'il Natale è stressante', si legge nel documento per una "corretta comunicazione" fornita dalla Commissione dal titolo 'Union of Equality'. Una delle tante commissioni 'inutili', al suo primo anno di vita (fin troppo) dedita ai soliti temi altrettanto inutili, triti e ritriti temi del razzismo e delle cosiddette tematiche del mondo LGBT (e forse pure Q), guidata da tale Helena Dalli, una grassona maltese tutta dedita alla eroica lotta contro i cosiddetti 'crimini d'odio' e che rappresenta la quintessenza di tutta quell'ignoranza demagogica che fa leva sulla mente impressionabile delle 'menti deboli'. Del gruppo di lavoro che ha redatto la 'super minchiata' fa parte un italico, tale azzimatissimo Lanfranco Fanti, collaboratore dell'illuminato Huffington Post.
Pura follia. Non sorprende che la devastazione cerebrale che ha prodotto un comunicato di tale portata sia la stessa che consente l'invasione di milioni di islamici su suolo europeo, con la connivenza del peggior Papa che si ricordi, almeno fra quelli visti in carne e ossa e della cui storia, spesso ingloriosa, si sia letto sui libri di storia.
Non sorprende che sia la tessa Europa che abbraccia senza riserve le tesi dell'aborto, dell'omicidio di bambini nella pancia delle proprie madri, e dell'eutanasia, ovvero di quegli individui, senzienti e pensanti, di cui si ritenga inutile la sopravvivenza perché essi stessi non desiderino protrarla oltre.
Personalmente non sono religioso, ma lo sono abbastanza per capire come non sia certamente la presenza del Natale a creare disuguaglianze che, al contrario,ormai, pesano sempre più sulle spalle degli originari abitanti dell'Europa, sempre più obbligati 'oggetti passivi' di una politica umiliante di genuflessione allo 'straniero'.
Sarebbe il minimo rispondere a questa odiosa provocazione con una sequela continua di insulti, raccogliere i forconi, simbolo della fatica popolare, per andare fino a Bruxelles e prendere per la collottola questi miserabili, ma vorrebbe dire fare il loro gioco di 'potere'.
Meglio combatterli con la giusta indifferenza, prestando loro il nulla perché il nulla è quanto possono partorire le loro menti ottusamente globalizzate e devastate. Forse potremmo pronunciare un'unica, precisa, puntuale frase, forse in lieve anticipo sui tempi: "Buon Natale"!

Il mio augurio di Buon Natale a Helena Dalli su Facebook

mercoledì 17 novembre 2021

Ungheria e Polonia non cedono ai ricatti dell'Europa

Viktor Orban non ha paura dell'Europa (da "La Verità")
Le ritorsioni, da parte dell'Unione europea, nei confronti del tentativo di Ungheria e Polonia di difendere il proprio territorio dall'invasione di migliaia di clandestini, in maggior parte di religione islamica, che premono ai suoi confini, non sembrano spaventare i governi di Budapest e Varsavia.
"La posizione dell'Ungheria sull'immigrazione resta invariata". Lo ha affermato in una nota Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban, commentando la sentenza della Corte di giustizia europea sull'incompatibilità con il diritto europeo della cosiddetta legge 'Stop Soros', ovvero il pacchetto contro i clandestini approvato dal governo magiaro tre anni fa. "L'Ungheria prende atto della sentenza - si legge nel comunicato - ma si riserva il diritto di agire contro le attività delle organizzazioni non governative finanziate dall'estero, comprese quelle finanziate da George Soros, che cercano di influenzare, interferire o addirittura promuovere la migrazione. A questo modo, si legge ancora, il governo ungherese "farà valere la volontà degli ungheresi e impedirà all'Ungheria di essere un Paese di immigrazione", ha dichiarato ancora Kovacs su Facebook.
Anche la Polonia ha deciso di ignorare quello può definirsi un vero e proprio ricatto, vista la multa record da un milione di euro al giorno che Varsavia dovrà pagare, dal 27 ottobre, per il mancato rispetto delle misure provvisorie della corte europea.
Per il viceministro polacco, Sebastian Kaleta, il verdetto non è che "un altro tentativo di destabilizzare politicamente il sistema giudiziario polacco". Proprio come ha fatto la consorella ungherese, e non è un caso che entrambe la nazioni dell'Europa orientale siano parte di quel Gruppo di Visegrad, ultimo avamposto di un fiero sovranismo continentale e baluardo contro l'invasione musulmana cui adesso, in misura sempre maggiore, tutti i veri europei trovano ispirazione. (fonte: ANSA)

lunedì 8 novembre 2021

Invasione clandestini, l'Ungheria condanna l'Unione europea: "Vivono su di un altro pianeta"

Peter Szijjarto alla BBC nel 2019
Attacco durissimo, e non potrebbe essere altrimenti, da parte del ministro degli Esteri dell'Ungheria, Peter Szijjarto, all'Unione europea, dopo l'ennesimo tentativo di invasione subito dal Vecchio Continente ai suoi confini orientali, in questo caso in Polonia, da parte di migliaia di clandestini mediorientali, in stragrande maggioranza islamici, 'utili idioti' nelle mani del premier/dittatore della Bielorussia, Alexander Lukashenko (è presidente della nazione ex sovietica dal 1994, ovvero 27 anni) che a questo modo replica alle sanzioni comminategli proprio dall'Europa.
L'Ungheria di Viktor Orban è tornata a chiedere ad alta voce la costruzione di muri allefrontiere, unico mezzo efficace, secondo Budapest, per fermare il flusso inarrestabile di 'migranti' illegali.
Secondo Szijjarto, citato dai media serbi, è assurdo che l'Unione europea continui a rifiutarsi di finanziare l'erezione di barriere ai suoi confini esterni. A suo avviso, infatti, la pressione sulla UE da sud, sudest ed est è "senza precedenti". "Ora Lettonia, Lituania e Polonia affrontano gli stessi problemi che ebbe l'Ungheria nel 2015", ha detto Szijjarto.
"E' difficile, ha aggiunto, comprendere per quale motivo la commissione europea finanzi tutto quello che favorisce e rafforza l'immigrazione illegale invece di trovare i modi per fermarla. Si comportano come se non fossero di questo pianeta, negando il sostegno ai paesi che vogliono alzare i muri", ha aggiunto il ministro. (fonte: ANSAmed)
Leggi "About Hungary", il blog con le ultime notizie dall'Ungheria NON raccontate da "La Repubblica" 

venerdì 5 novembre 2021

L'ultima buffonata dell'Europa, lo spot "La libertà è nell'hijab"

La bizzarra pubblicità del Consiglio d'Europa
Sempre più coinvolta dal proprio ruolo di "sottomissione", per citare un noto libro di Michel Houellebecq, l'Europa si affretta con l'ennesima decisione scellerata a 'stendersi' di fronte alla religione di chi la sta invadendo in ogni angolo delle sue antiche e remote lande, ormai preda di 'truppe da sbarco' islamiche, arrivate a centinaia di migliaia, milioni di derelitti con le pance vuote di cibo e gravide di figli, pronte a rimpiazzare l'anemica etnia del Vecchio Continente.
Protagonista, in negativo, della vicenda l'ultima campagna promossa dal Consiglio d'Europa contro la cosiddetta 'narrativa d'odio e discriminazione' (un modo legalizzato per tappare la bocca a chi intenda reagire contro l'invasione islamica). Si tratta di una pubblicità che sdogana il tipico 'hijab' (il velo islamico), proponendo l’immagine di una donna con il volto diviso a metà: da una parte con l’'hijab', dall'altra senza, e lo slogan: "La bellezza è nella diversità così come la libertà sta nell’hijab".
E fra le prime a protestare non è stata una rappresentante delle Destre europee (che pure, ovviamente, hanno preso una posizione durissima), ma una politica francese di origine marocchina, la sottosegretaria di Stato per la Gioventù, Sarah El Haïry, che ha definito l'immagine "profondamente scioccante", aggiungendo che "è l'opposto dei valori difesi dalla Francia". Sempre in Francia, stavolta da 'destra', è tranchant il giudizio di Eric Zemmour, candidato alle prossime elezioni presidenziali, ma anche lui legato al mondo nordafricano, essendo di origine ebraico-berbero algerina: "L'Islam è il nemico della libertà. Questa campagna è il nemico della verità" ha commentato, denunciando una "jihad pubblicitaria". Ma pesanti critiche sono arrivate anche dalla Destra più moderata, dove la candidata all'investitura dei Républicains, Valérie Pécresse, ha ribadito la sua visione negativa dell''hijab': "Non è un simbolo di libertà, ma di sottomissione".
Anche da Sinistra non sono mancate le critiche: il senatore socialista Laurence Rossignol ha dichiarato: "La libertà di indossare l''hijab' è un conto, dire che la libertà è nell''hijab' è un altro. Il ruolo del Consiglio d’Europa è promuovere il velo?".
Sul tema è intervenuto anche l'ex commissario dell'Unione Europea, Michel Barnier: "Mi piacerebbe che le persone che hanno fatto questa brutta campagna andassero a intervistare le donne di Kabul che stanno lottando proprio per non indossare questo velo. Il velo non è uno strumento di libertà per le donne, è il contrario".
Non poteva mancare, e ci mancherebbe, l'entrata a piedi uniti della Lega. In una nota congiunta delle senatrici del Carroccio, si legge, fra l'altro: "Chiusi nei loro uffici, i burocrati europei forse non sanno cosa accade alle donne in Afghanistan? Non conoscono la sorte delle ragazze rapite dai terroristi islamici di Boko Haram in Nigeria? Basta gaffe sulla pelle delle donne, basta umiliazioni: anziché retorica e frasi fatte, milioni di loro segregate, offese, costrette al silenzio, meritano attenzione, vicinanza e rispetto".
Leggi anche:

martedì 2 novembre 2021

Bulgaria, in attesa del muro 350 soldati al confine contro l'ingresso dei clandestini

Il confine tra Bulgaria e Turchia
La Bulgaria ha inviato altri 350 militari al confine con la Turchia in appoggio alla poliziadi frontiera nel contrasto all'immigrazione illegale.
A riferirlo è stato il ministro della difesa Gheorghi Panajotov, come riferito dai media regionali. Dall'inizio dell'anno, è stato precisato, il confine bulgaro è stato attraversato illegalmente da oltre 6.500 migranti, tre volte in più rispetto allo stesso periodo del 2020.
La Bulgaria fa parte del gruppo di 12 Paesi promotori, pochi giorni fa, della lettera inviata alla Commissione europea e alla presidenza di turno del Consiglio UE, con cui si chiede di finanziare la costruzione di muri alle frontiere con i fondi europei.
Del gruppo dei Paesi richiedenti fanno parte, oltre alla Slovenia e alla Bulgaria, Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Repubblica Slovacca.
Come si legge in un articolo di SkyTg24, , entrando nel dettaglio, i 12 Paesi hanno scritto a Bruxelles chiedendo di finanziare "in via prioritaria" e in "modo adeguato" le barriere fisiche ai confini, definite "un'efficace misura di protezione nell'interesse dell'intera UE" e del funzionamento dell'area Schengen. Gli ultimi a mettersi all'opera in ordine temporale, a causa degli afflussi dalla Bielorussia, sono stati Lituania e Polonia, ma vari Paesi UE già possono vantare barriere di filo spinato, dai tempi della crisi migratoria del 2015-2016.

sabato 9 ottobre 2021

L'Europa si sveglia: basta accoglienza, alzare muri e filo spinato

Il muro di Berlino: abbatterlo fu un bene, rialzarlo pure
Un deciso stop alla politica dell'accoglienza e un ritorno al passato, quello inevitabile del controllo attento del territorio, del filtro attraverso le frontiere, quelle esistenti fino a pochi anni fa, non secoli, dove l'autorità di una nazione si esprimeva attraverso la sorveglianza dello spazio interno ai propri confini.
E così non è stata la solita Ungheria definita 'razzista e fascista' di Viktor Orban a chiedere e pretendere dall'Europa la libertà di poter realizzare nuovi strumenti per contenere l'irrefrenabile invasione di massa che tanto gioco fa ai partiti della Sinistra demagogica, che farebbe (e fa) carte false per accogliere gente senza patria né nome, tutti genitori (attuali o futurì) di una nuova imminente classe proletaria, inesauribile serbatoio di voti (una concezione errata, a mio avviso, in quanto la maggior parte di questi 'migranti' sono islamici, laddove l'Islam supera di gran lunga e soppianta l'ideologia comunista).
I nuovi strumenti, nel concetto pratico dei Paesi richiedenti, non sono vuote leggi volte a rimanere sulla carta, mentre orde di clandestini continuano a macinare chilometri accatastandosi e superando i confini nazionali, ma solide e resistenti mura con filo spinato, unica protezione contro chi cerchi di invadere uno Stato sovrano.
Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Slovacchia (nell'elenco figurano tutti i Paesi del Gruppo di Visegrad) hanno scritto una lettera in comune e l'hanno indirizzata alla Commissione europea e alla presidenza di turno del Consiglio UE, detenuta dalla Slovenia, che non ha voluto sbilanciarsi sui contenuti ma che, in sostanza, si è accodata alle richieste diventando, in pratica, il tredicesimo anello della compagnia.
E l'Unione Europea, decisamente spiazzata sia da questa richiesta che dalla contemporanea decisione della Corte di Varsavia di rendere il diritto polacco superiore a quello continentale, ha risposto debolmente, come suo costume, incapace di assumere posizioni decise. In Italia le risposte sono state, al solito, vuote e demagogiche. Basti ascoltare le parole del cosiddetto 'leader' dell'ormai semi scomparso Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte: "Bisogna intervenire con una gestione europea". Vorrei chiedere all'ex presidente Conte cosa cazzo voglia dire 'gestione europea' dei presunti 'migranti', se non accogliere altri islamici e sbandati vari entro i confini di un'Europea ormai etnicamente sconvolta e che, assolutamente sì, ormai è obbligata ad assumere una risposta militare verso l'invasione.
L'unico appunto, forse inevitabile, da parte dell'UE, la puntualizzazione che non si potranno usare fondi europei per la costruzione delle barriere di contenimento, come richiesto dai '12'. Ma già l'inevitabile abbassare la guardia e alzare le mani da parte di Bruxelles di fronte all'inevitabile rappresenta un grande successo per chi voglia fare tornare l'Europa un continente abitato da genti etnicamente legate a un concetto di cultura e democrazia univoco, senza inquinamenti di etnie abituate alla sopravvivenza tramite la violenza, lo stupro e il ladrocinio quotidiano.

sabato 25 settembre 2021

Orban: "La nostra barriera ha impedito l'arrivo di milioni di migranti"

Secondo il premier ungherese, Viktor Orban, l'Unione europea avrebbe dovuto difendere con maggiore energia e convinzione i confini meridionali dello spazio Schengen, e per questo già da tempo la Serbia avrebbe dovuto far parte di UE e di Schengen. In tal caso, "tutti saremmo stati più al sicuro", ha detto Orban nel corso di una visita alla frontiera tra Ungheria e Serbia, unitamente al premier ceco Andrej Babis.
Un confine che Budapest ha sigillato con una lunga barriera difensiva durante la drammatica crisi migratoria del 2015-2016. Senza tale barriera, ha detto Orban, citato dai media serbi,milioni di migranti sarebbero entrati nello spazio Schengen, e in Europa vi sarebbero stati più criminali e attentati terroristici. Presto, ha aggiunto il premier ultraconservatore, anche l'Ungheria dovrà far fronte a un accresciuto flusso migratorio ai suoi confini meridionali, con i profughi in fuga dall'Afghanistan intenzionati a raggiungere l'Unione Europea. (fonte: ANSAmed)

mercoledì 4 agosto 2021

Unghexit, Budapest pronta a togliersi il cappio europeo

Nella foto Viktor Orban: "Noi ungheresi decidiamo il nostro destino"
L'Ungheria di Viktor Orban risponde per le rime all'invadenza dell'Unione Europea e, ancora una volta, mostra come il popolo magiaro sia dotato di quel senso dell'indipendenza e di quella personalità che gli sono forse derivate dalla lunga presenza all'interno dell'unica vera congerie europea, l'Impero Austro-Ungarico.
Il governo di Budapest ora ha anche ventilato la possibilità di riconsiderare la sua adesione al 'moloch' di Bruxelles. Una cosiddetta 'Unghexit' da completarsi nel 2030, quando per Budapest 'non sarà più conveniente restare nell'UE, perché da Stato beneficiario dei ricchi aiuti a fondo perduto si stima possa diventare un contributore netto. Vale a dire uno di quei Paesi che come Italia, Francia, o Germania, mettono mano al portafogli, per versare al budget comunitario più di quanto ricevono'*.
Una presa di posizione che va valutata anche in chiave politica visto che presto, Orban e il suo partito, Fidesz, dovranno affrontare elezioni politiche che potrebbero rivoluzionare completamente la situazione.
A parlare dell'ipotesi, in un'intervista alla televisione ungherese ATV, è stato il ministro delle Finanze, Mihaly Varga. Un po' a sorpresa, dato che l'economista ha fama di essere una delle voci più moderate della compagine di Orban. Uno scenario di divorzio che potrebbe avverarsi soprattutto "se gli attacchi di Bruxelles proseguiranno su scelte di valori", ha detto Varga.
Il governo ungherese è poi tornato, senza fare sconti, sulle vicende legate al mondo gay, e non solo, un documento ufficiale in cui si respingono con forza gli addebiti della Commissione europea sui presunti deficit democratici nel Paese, accusando l'Esecutivo comunitario di "pressioni" e "doppie misure" sullo stato di diritto. Il documento è stato diffuso via Twitter in inglese, francese e tedesco dalla guardasigilli Judit Varga. "L'Ungheria - ha insistito il ministro - ha subito un attacco senza precedenti, solo perché la protezione dei bambini e delle famiglie è la nostra priorità e, a questo proposito, non vogliamo che la lobby LGBTQ entri nelle nostre scuole e asili". (*fonte ANSA)

mercoledì 7 luglio 2021

Il ministro ungherese Varga: "Dall'Europa osservazioni antidemocratiche"

Il ministro Judit Varga durante gli ultimi Europei di calcio (foto Twitter)
Il ministro della Giustizia ungherese, Judit Varga, ha affermato in un comunicato che nelle ultime settimane "le osservazioni antidemocratiche" fatte dai primi ministri di alcuni Stati membri dell'Unione europea e da diversi funzionari dell'UE in merito alla nuova legge ungherese sulla protezione dell'infanzia "hanno superato una linea rossa”.
Il ministro ha aggiunto che l'Ungheria si difenderà da questi attacchi utilizzando tutti i mezzi legali disponibili, definendo "inaccettabile che alcuni burocrati sfruttino il diritto dell'UE per schermaglie ideologiche".
E, ancora, in un comunicato pubblicato dal sito magiaro "About Hungary", si afferma: "I valori comuni europei e i diritti fondamentali... non dovrebbero essere visti come un menu da cui i rappresentanti del 'mainstream' ideologico europeo possano scegliere arbitrariamente ciò che preferiscono e ignorino il resto. La protezione dei diritti individuali e collettivi di coloro che appartengono a minoranze nazionali autoctone, il riconoscimento della sovranità e indipendenza nazionale e costituzionale, del diritto delle comunità all'autodeterminazione e della protezione dei bambini degli Stati membri sono obbligatori".
Leggi anche: Il Canada e la demagogia dell'accoglienza

domenica 27 giugno 2021

L'Austria non fa sconti sui clandestini: "No alla redistribuzione"

Sebastian Kurz, cancelliere austriaco (foto profilo Twitter)
Le parole chiare di un capo di stato che difende gli interessi della propria nazione, in questo caso l'Austria. E' il caso di Sebastian Kurz, cancelliere austriaco che, al termine del Consiglio europeo, ha avuto parole dure nei confronti dell'invasione perpetua dei clandestini attraverso i confini del Vecchio Continente.
"Il compito dell'Unione Europea ora e' combattere l'immigrazione illegale, i trafficanti e impedire alle persone di raggiungere illegalmente l'Europa ha detto Kurz -, questo deve essere il nostro obiettivo e non avere dibattiti costanti sulla redistribuzione" dei migranti "all'interno dell'Europa".
Successivamente il premier ha utilizzato parole ancora più incisive: "Non credo in nessuno di questi dibattiti sulla redistribuzione", ha detto.

sabato 8 maggio 2021

L'ultima follia di Bruxelles: inserire l'acqua nel vino

L'Europa è uno splendido continente da visitare, dotato di una multiculturalità, termine che piace molto di questi tempi, assolutamente unica. Diventa però un concetto molto meno interessante quando si parla di legami, lacci e lacciuoli che costringono sempre più i produttori italiani in un cappio da cui diventa impossibile fuggire (cosa che, saggiamente, i britannici hanno fatto grazie alla Brexit).
Si prenda la recente vicenda, denunciata da Coldiretti, legata alla 'grande idea' di Bruxelles di togliere l’alcol dal vino per aggiungervi acqua, autentica follia dei 'cervelloni' europei, in un contesto già sotto attacco a causa della proposta di introdurre etichette allarmistiche per scoraggiarne il consumo, il tutto previsto nella comunicazione sul "Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei".
In sostanza, sottolinea Coldiretti, si tratta della 'dealcolazione' parziale e totale dei vini. La proposta prevede di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol con la possibilità di aggiungere acqua anche nei vini a denominazione di origine.
In questo modo verrebbe permesso ancora di chiamare vino, un prodotto – sottolinea la Coldiretti – in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di un trattamento invasivo che andrebbe a intervenire nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Un vero e proprio inganno legalizzato per i consumatori che si ritrovano a pagare l’acqua come il vino.
Un pericolo che si inserisce in un contesto comunitario preoccupante per il settore con la Commissione Ue che potrebbe introdurre allarmi per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche come per le sigarette nell’ambito dell’attività di prevenzione del nuovo piano d’azione di cui sopra.
La proposta di aggiungere acqua nel vino è solo l’ultimo degli 'inganni autorizzati' dall’Unione Europea, che già consente l’aggiunta dello zucchero nei paesi del Nord Europa per aumentare la gradazione del vino mentre lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un "trucco di cantina" e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva.
Ma non basta. Sempre l'ineffabile Bruxelles ha dato anche il via libera al vino 'senza uva' ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una pratica enologica che altera la natura stessa del vino che, storicamente e tradizionalmente, è solo ed esclusivamente quello interamente ottenuto dall’uva.
La preoccupante novità arriva peraltro in un momento difficile per il settore per il drammatico crollo del consumo di vino Made in Italy all’estero, che ha raggiunto il minimo storico da oltre trent'anni per effetto del calo del 20% nelle esportazioni nel 2021, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
L’Italia – conclude la Coldiretti – si conferma comunque primo produttore mondiale con 49,1 milioni di ettolitri e anche primo esportatore sia nei vini fermi che spumanti, con un totale di 20,8 milioni di ettolitri davanti alla Spagna con 20,2 e alla Francia con 13,8.

domenica 2 agosto 2020

L'ennesima figuraccia del Governo lascia migliaia di italiani a terra

L'articolo pubblicato oggi da "Il Giornale" sulla vicenda
Sia chiaro: io oggi ho viaggiato regolarmente sul Frecciarossa che, in giornata, mi ha portato da Milano a Latisana per raggiungere poi Lignano e rientrare in serata all'ombra della Madonnina, con un tour de force un po' stressante ma necessario per controllare le condizioni dell'appartamento al mare.
Per questo non mi sono reso conto dell'ennesima catastrofe provocata da questo 'governicchio' di 'ominicchi', scivolato sulla buccia di banana dei trasporti. Quella che, attraverso l'ennesima norma lanciata e poi ritirata, in stile commedia (o meglio tragedia) dell'arte (mancata), dal ministro della Salute, l''esperto' (si fa per dire) Roberto Speranza, ha condannato migliaia di italiani, già stressati dal 'balletto della pandemia' a rimanere intrappolati nei saloni delle varie stazioni centrali della nazione, sudati e affannati a rincorrere un tagliando per sé e per le proprie famiglie, alla ricerca del miraggio di una fuga da quella drammatica realtà in cui il 'nuovo stato normalizzato 'da Giuseppe Conte ha costretto l'italiano medio a partire dal 20 febbraio di quest'anno.
Ma non tutti, immagino, sarebbero dovuti partire per le vacanze. Molti, suppongo, avrebbero dovuto raggiungere una località per lavoro, per concludere un affare, per cercare di tornare alla normalità negata. Niente. Nulla. Non c'è pietà per l'italiano medio, condannato a rimanere in balìa del delirio sanitario di un governo 'al soldo' dell'Unione Europea, ovvero del nulla.
"Solo Italo, che ha cancellato otto treni della mattina e numerosi biglietti anche per il pomeriggio, ha stimato di aver lasciato a terra ottomila persone", racconta l'ANSA, che prosegue: "Cancellati ad esempio i tre collegamenti fra Milano e Ancona, vale a dire i collegamenti con tutte le località di mare della riviera romagnola proprio nei giorni in cui molti partono per le vacanze. Trenitalia ha inviato una mail ai viaggiatori avvisandoli che si atterrà alle nuove disposizioni previste dall'ordinanza firmata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza". E, francamente, poco importa se oggi, in tutta fretta, il portavoce di Speranza, Nicola Del Duce, abbia assicurato che c'è stata "piena condivisione e con l'obiettivo di tutelare la sicurezza dei viaggiatori" con il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli. "Le ricostruzioni odierne su presunte divergenze con il ministro De Micheli relativamente al distanziamento sui treni a lunga percorrenza - ha assicurato - sono del tutto infondate". Quindi, non esiste solo un imbecille al governo. Ne abbiamo almeno due. Senza contare l'allegra banda rimanente, in cui trova piena legittimità l'invito del viceministro dell'Economia, Laura Castelli, rivolto ai ristoratori massacrati dal disastro economico della presunta pandemia: 'reinventarsi' la parola d'ordine, tradotta in 'meglio cambiare mestiere'. E gli imbecilli salgono a tre.