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| Le proiezioni del voto secondo il quotidiano "24 часа" |
La campagna elettorale è stata segnata da tensioni, accuse di interferenze e timori di provocazioni, come sottolineato anche dalla russa Pravda, che ha evidenziato il rischio di destabilizzazioni esterne nelle ore del voto da parte della politica occidentale. Nulla però sembra avere scalfito la spinta verso Radev, sostenuto da un elettorato stanco delle crisi politiche ricorrenti e attratto dalla promessa di una Bulgaria più autonoma nelle scelte strategiche.
Il presidente uscente ha costruito il suo successo su una narrativa di sovranità nazionale, critica verso le politiche energetiche e migratorie dell’UE e favorevole a un riavvicinamento con la Russia. Una posizione che, in un Paese storicamente legato a Mosca, continua a trovare terreno fertile. La sua probabile riconferma rappresenta dunque un segnale forte per Bruxelles: all’interno dell’Unione Europea si consolida un governo apertamente scettico verso l’integrazione e incline a mantenere rapporti privilegiati con il Cremlino.
Le prime analisi parlano di un risultato che potrebbe ridisegnare gli equilibri regionali. Con Radev rafforzato, la Bulgaria potrebbe assumere un ruolo più assertivo nei dossier energetici, rallentare alcune iniziative comunitarie e allinearsi maggiormente alle posizioni di Budapest e Bratislava, creando un asse critico verso la linea dominante dell’UE.
