lunedì 12 febbraio 2024

Sanremo, il teatro dell'assurdo che umilia l'intelligenza degli italiani

La 'home page' del Festival sul sito della RAI
Sanremo
, ovvero il grande teatrino dei burattini. Non solo di chi salga sul palco per cantare (più o meno), ma anche di chi, come i lemming in fila indiana, si getti dalla scogliera dell'intelligenza per finire sbranato dalle fauci della sottocultura parastatale telecomandata.
Un festival cialtrone, sulla cui riuscita pende il collaborazionismo del popolino volto al suo peggio, una plebe senza colore, che preferisce guardare al peggio, che cercare di volgersi al meglio. Certo, è più facile discutere delle stronzate proferite da un palco da un 'minus habens' qualsiasi che cercare di seguire una sinfonia di Antonin Dvorak, è più facile lasciarsi coinvolgere da una pattumiera musicale napoletana che ascoltarsi per intero lo sviluppo di una storia che, fino a pochi anni fa, ebbe in Napoli Centrale, Pino Daniele e Teresa De Sio degli inarrivabili alfieri.
I nuovi profeti lanciano i propri proclami dallo scranno del festival, davanti a milioni di ascoltatori ebeti. Una triste decadenza cominciata molti anni fa, e che, ormai a cadenza annuale, vede lo scellerato di turno lanciare il 'motto pro domo sua'. Dal "sentiti donna" della tipa poi pescata con le mani nella marmellata, all'afroamilanese che parla di pace rappresentando niente più che connazionali che proprio Milano stanno distruggendo a colpi di spaccio, violenza e stupri.
Tutto questo con la benedizione degli organi di Stato che, invece di impedire scempi del genere, li fomentano per aumentare il proprio indotto economico, esattamente inverso al QI della popolazione cui questi scempi sono diretti.