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domenica 17 maggio 2020

Mascherine tricolori in piazza per difendere commercianti e partite IVA

La foto d'apertura dell'articolo de "Il Primato Nazionale"
L'AGI parla di 'un centinaio', l'articolo de "Il Primato Nazionale" recita invece 'centinaia'. Sta di fatto che, malgrado la pubblicità 'regresso' che viene fatta contro ogni evento organizzato da Casapound, in tanti fra commercianti, ristoratori e partite IVA - ovvero la trave portante dell'economia italiana e la preferita da colpire per gli alfieri del dirigismo centralista neocomunista - sono scesi in strada a Roma per protestare, ordinatamente, silenziosamente e con mascherina tricolore rigorosamente appiccicata al volto, contro i provvedimenti economici adottati dal Governo Conte.
Pur nella tranquillità generale, la polizia è riuscita a trovare una scusa per fermare il corteo. "Il Primato Nazionale", attraverso Ilaria Paoletti, racconta: "...sebbene la protesta delle 'Mascherine' sia, per l’appunto pacifica, la tensione sale quando in una stretta via del centro che sbocca in piazza di Spagna centinaia di manifestanti vengono bloccati da decine di camionette delle forze dell’ordine e agenti in assetto antisommossa... Tutto viene riportato alla normalità dopo un paio d’ore. I manifestanti vengono lasciati andare uno ad uno dalle forze dell’ordine, dopo aver chiesto i documenti ad alcuni di loro".
L'AGI riporta il virgolettato di uno dei presenti: "Hanno chiesto i documenti ai partecipanti minacciando sanzioni e pene esemplari, più che l'Italia sembra la Cina"...

domenica 3 maggio 2020

Fase 2, Milano violentata dalle piste ciclabili

L'apertura de "Il Sole 24 Ore" del 30 aprile
Mancano poche ore alla cosiddetta Fase 2, e le città italiane si preparano a quello che sarà un probabile 'assalto alla diligenza' da parte degli oltre quattro milioni di italiani che torneranno al lavoro, che dovranno affannarsi, rigorosamente distanziati, su autobus, tram e metropolitane nella vana speranza di non giungere in ritardo al proprio primo giorno di lavoro.
Il sindaco Giuseppe Sala è una persona intelligente, ma prigioniera di quella demagogia che ha spinto a votarlo chi l'ha scelto come 'primo cittadino' di Milano. Quell'universo fatto di Sinistra finto progressista, cattocomunisti residenti nel centro cittadino, radical chic vari, universitari mantenuti, qualche genuina anima semplice, il tutto mischiato a rabbrividenti rappresentanti dei Centri Sociali, che dal sindaco 'pinko' (espressione usata in maniera dileggiante nei confronti del radicalismo chic dal commentatore televisivo canadese Don Cherry) hanno evidentemente pensato (senza venire smentiti) di poter ottenere spazio e protezione.
E così, a fronte di una situazione drammatica, che dovrebbe vedere nell'uso dell'automobile il sistema più sicuro per evitare contatti e contagi con il virus, ecco che Sala, e il suo fido assessore Marco Granelli, hanno deciso di proseguire nella loro scellerata politica delle due ruote, costruendo piste ciclabili a ripetizione, con un ritmo tanto folle quanto folle sia l'idea che una bicicletta possa sostituire in città un mezzo a motore, degna soltanto di chi abbia nella Cina il proprio punto di riferimento.
Oltre 20 chilometri di piste ciclabili costruite sotto il nostro naso, approfittando della quarantena cui siamo stati condannati, stravolgeranno e violenteranno la mobilità milanese. Tanto più vista la più che ridotta disponibilità di trasporto dei mezzi pubblici.
Si prevedono così lunghe file in attesa, strade congestionate, litigi e risse per salire per primi sul mezzo pubblico in arrivo, una guerra fra poveri di cui il sindaco e i suoi accoliti non hanno evidentemente tenuto conto, collusi con quella ristretta enclave di fortunati colpevoli di averlo votato, con attico in Centro e colf in arrivo dalla periferia, cui forse avranno il buon cuore di concedere un quarto d'ora di ritardo. Per questa volta.

Un altro articolo sul tema da "Il Sole 24 Ore" del 30 aprile

Un articolo de "Il Giornale" del 3 maggio

Ancora un articolo del 3 maggio, sempre da "Il Giornale"