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martedì 27 ottobre 2020

Feccia rossa, parafascisti e clandestini, ecco chi si cela dietro la violenza di questi giorni

L'articolo de "Il Corriere della Sera"
Non sono certo i proprietari di bar e ristoranti, stanchi dopo una lunga, l'ennesima, giornata di lavoro, a celarsi dietro la violenza avvenuta nei giorni scorsi nelle principali città italiane, dapprima Napoli, e poi a ruota Roma, Milano e Torino, contro l'ultimo, anche in questo caso l'ennesimo, Dpcm pieno di restrizioni goffe e demagogiche, orchestrato dal Governo Conte.
Se in Meridione, come storia insegna, è la criminalità organizzata e criminali parafascisti a orchestrare e dirigere le cosiddette 'proteste', al Nord il colore della violenza criminale ha assunto i toni opposti, quelli della 'feccia rossa', il cosiddetto 'comunismo straccione', quello dei Centri Sociali, degli anarchici presunti tali, dei contestatori nullafacenti, associati ai loro 'amici di pelle', clandestini, stranieri vari, ladri, spacciatori, gruppuscoli dell'estrema destra e gentaglia racimolata un po' ovunque pur di causare danni a coloro che, in prima persona, avrebbero dovuto pensare a tutelare, sempre ammesso che la protesta di piazza andata in scena avesse una sua veridicità.
Non c'è disprezzo che tenga, e pure c'è, nei confronti di questo governo giallorosso, che possa giustificare gli atti di violenza perpetrati in questi giorni. Ma possiamo essere altrettanto sicuri che, chi abbia costruito la propria esistenza, umana e lavorativa, attraverso le fatiche quotidiane, non abbia preso parte alle pagliacciate di queste ultime ore.
Una battuta ANSA, agenzia che non si può certo accusare essere di Destra, cita: "Sono state 28 le persone denunciate per danneggiamento e violenza a pubblico ufficiale a seguito degli incidenti verificatesi ieri a Milano in una manifestazione non autorizzata contro il nuovo Dpcm per contenere il Coronavirus. Tredici dei denunciati sono minorenni, tra questi alcuni hanno piccoli precedenti. Diciotto sono italiani e dieci stranieri. Denunciata anche una ragazza anarchica mentre i restanti non sono riconducibili a gruppi conosciuti".
Rincara la dose l'articolo de "Il Giornale", riferito ai fatti di Torino: "Gli scontri di ieri, a sentire chi in piazza c’era in tenuta antisommossa, sono stati animati da tifosi, antagonisti e anche 'giovani extracomunitari'. Due egiziani, un maggiorenne e un minorenne, a Torino sono stati arrestati con la refurtiva rubata dal negozio di Gucci".
E' importante saperlo, per identificare chi si celi dietro ai violenti che cercano spazi per giustificare se stessi e le proprie vite da falliti.

L'articolo de "Il Giornale"

lunedì 26 ottobre 2020

Ore 18, comincia il primo giorno di chiusura dei ristoranti italiani

Un ristorante milanese mezzo spento, le 18 sono appena passate
Sono passate da pochi secondi le ore 18, i ristoranti italiani, e di Milano in particolare come nella foto, chiudono i battenti, seguendo la cervellotica norma dell'ultimo Dpcm di un Governo che, evidentemente, non ha saputo gestire al meglio la pandemia da Coronavirus, né tanto meno prevenirne i danni della più che prevedibile seconda ondata, lasciando capitolare verso la più cupa disperazione i propri cittadini, in particolare i liberi professionisti e le partite IVA, quelli che, pi degli altri, rischiano del proprio e portano ricchezza allo Stato.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato in maniera involontariamente ironica di 'ristoro' che verrà garantito alle fasce più colpite. Ma a quanto ammonterà il 'ristoro', sempre ammesso che arrivi? Le famose 600 euro dei mesi precedenti sono state una vera presa in giro, se si pensa che la cifra, mensile, è probabilmente meno della metà di quanto un ristoratore di medio piccolo calibro incassi in una giornata, o in una mezza giornata. Tant'è, la nuova condanna è stata emessa, questo mentre i vitalizi e gli stipendi dei politici non accennano a diminuire, e mentre frotte di clandestini vengono accolte con spirito 'umanitario' sulle nostre coste. Ma è davvero questa l'Italia che vogliamo? E' questa la fine verso cui è diretto il nostro Paese?

Il ristoratore chiude il ristorante, la follia del Dpcm si abbatte sulle sue fatiche

mercoledì 26 agosto 2020

Briatore sta bene e ha ragione, lo sappiano i topi che gli ballano intorno

Flavio Briatore in apertura del "Kronen Zeitung" austriaco
E' divertente vedere come siano tanti i topi usciti dalle fogne per danzare attorno al corpo malato di Flavio Briatore ricoverato in ospedale. Uno dei molti, l'imprenditore veneto, ma uno dei pochi a poter godere di visibilità, a reagire con forza alle deliranti politiche governative di clausura e di 'distruzione mirata' dell'economia nazionale.
"Se lo merita, dopo tutte le cazzate che ha detto" è la frase media che si legge in giro, con qualche anima pia che, estraniandosi ipocritamente dal gruppo, sottolinea che, però no, gli augura di rimettersi presto, mentre un sorriso bieco contorna il suo labbro da carogna. Frasi normalmente pronunciate da gente che, nella vita, ha fatto, se ha fatto, un centesimo di quanto realizzato da Briatore, uomo certamente invidiato per le sue capacità lavorative e (cosa ancora più grave per gli uomini mediocri) amatoriali, viste le splendide donne con cui si è sempre accompagnato nel corso della sua vita.
La realtà è che, Covid o non Covid, Briatore ha espresso quello che pensa la maggioranza della gente che fa del lavoro il proprio mezzo di sostentamento quotidiano. L'uomo non è fatto per vivere di welfare e prebende quotidiane, quelle che tanto piacciono ad alcune aree geografiche il cui voto è stato palesemente 'comprato' con la promessa del miserabile stipendietto mensile. L'uomo vero investe, investe e rischia, così come fa chi va in guerra, dove non puoi pretendere di essere risparmiato, sai di rischiare, ma per il bene tuo, della tua famiglia e dello Stato che rappresenti, vai all'attacco del nemico, e sia quel che sia.
Per questo non esiste alcun paradosso fra le parole di condanna della politica del Governo espresse da Briatore e la sua caduta in malattia da infezione. Dire che il Covid sia una boiata ingrandita 'a piacere' da Giuseppe Conte e dai suoi sodali, che ne sfruttano l'esistenza per continuare a tenere sotto scacco la democrazia italiana, non significa negarne, appunto, l'esistenza.
Personalmente, in ogni caso, non baratterei la possibilità di lavorare come facevo prima della 'clausura' con il rischio, comunque accettabile, di contrarre un coronavirus ormai sempre più debole o di attaccarlo a chicchessia. Non si può distruggere l'economia del mondo per una pestilenza e per il terrore sanitario che ne derivi, usato sapientemente come arma terroristica di massa.

Qui sotto, tre stralci da "Il Giornale" di oggi, dedicati all'argomento.



lunedì 17 agosto 2020

L'ultima follia del Governo dell'Accoglienza: chiudere le discoteche

La prima pagina de "Il Quotidiano di Lecce"
E cosi il Governo delle Barzellette, quello le cui decisioni sembrano arrivare direttamente da Lercio.it, in uno dei momenti più drammatici della storia italiana, ha estratto dal cilindro l'ultima favola a brutto fine. Il 'brainstorming' andato in scena fra i cervelli più scarsi del Paese, una sorta di 'melange' che nemmeno Mel Brooks avrebbe osato assemblare nel suo "Frankenstein Junior", ha partorito l'ennesima idea senza senso a fronte della conclamata 'bufala' del contagio, servita con la complicità di giornalisti cui andrebbe ritirato il patentino, servi della notizia precotta al soldo del padrone di turno, un turno che, peraltro, almeno in Italia, non sembra volere cambiare.
Mentre africani, mediorientali, asiatici di ogni tipo e specie invadono l'Italia portando il Covid 'a piene mani' (per non parlare della criminalità e della violenza cui sono dediti già normalmente) e vengono accolti a braccia aperte da chi grazie a loro si arricchisce, la grande idea di Giuseppe Conte e del suo fantomatico comitato scientifico è di uno spessore rabbrividente: vuoi fermare il Coronavirus? Basta arrestare le discoteche. In questi locali varrà l'obbligo di indossare la mascherina fra le 18 e le 6. Avete capito bene. Se volete scalmanarvi alle 17.59 o alle 6.01 potrete farlo. I 'rave', quei meravigliosi 'partouze' di follia ammucchiata, che di solito durano come minimo tutta la notte, avranno così la possibilità di esprimersi al meglio nel momento dell'alba quando, finalmente, tutti i convenuti potranno togliersi la mascherina, lasciarsi andare in baci languidi e sudaticci.
Insomma, il presunto propagarsi del contagio è colpa dei giovani, mentre il numero di stranieri infetti accolti a piene mani sulle coste italiche non solo non viene preso in considerazione ma, anzi, viene aggiunto al computo totale dei contagiati di turno, come se il virus continuasse a essere un problema della popolazione italiana, senza sottolineare come il Belpaese sia ormai un Paese sulla via della guarigione, e che delle pochissime nuove vittime non ci vengono dette né la causa della morte né da quanto tempo fossero ricoverate. Tutto rimane avvolto nel mistero della più totale disinformazione, tesa solo alla giustificazione del 'continuum' dello stato di calamità. Uno stato, quello di emergenza, curiosamente (ri)prolungato fino al 15 ottobre, un mese dopo le elezioni regionali del 20 settembre, sul cui risultato questa situazione peserà certamente, e non poco, perché ogni mese che passa è tempo guadagnato alla sopravvivenza di questo Governo abbastanza cialtrone, che questa catastrofe ha accolto come una manna da spalmare sul pane quotidiano di un paziente altrimenti destinato alla morte.

Una parte dell'articolo uscito su "La Verità"

Coronavirus, quando Walter Ricciardi, l'espressione dell'OMS in Italia, ci raccontava come le mascherine non servissero a nulla...

domenica 9 agosto 2020

Conte, una menzogna tira l'altra mentre l'Italia affonda

La prima pagina de "Il Giornale" di ieri
Un uomo per tutte le stagioni. E' Giuseppe Conte, ovvero tutto e il contrario di tutto, basta parlare (e straparlare) raccontando la versione che più piace a un uditorio privo di coscienza e memoria. Un po' come i pesci rossi, il cui cervello mantiene le informazioni raccolte per non più di 30 secondi, così gli elettori della presunta maggioranza di Governo si costruiscono e accettano la verità 'secondo loro'.
Dimenticate le 'assenze' di ministri e commissari straordinari, mentre la Lombardia si dibatteva nella più atroce e imprevista (anche questo grida vendetta) pandemia a memoria manzoniana, mentre gli esponenti di PD e Cinquestelle predicavano solidarietà e accoglienza agli untori cinesi, mentre il virus uccideva i cittadini del Nord lasciati a se stessi, con le prime visite del Governo a firma del ministro Boccia dopo due mesi, a morti già sepolti, con Conte e Mattarella a pronunciare squallide frasi di circostanza ancora più in avanti, a favore di telecamere chiamate per la consueta propaganda.
L'incredibile messa in stato di accusa della Regione, ovviamente con la compiacenza criminale dei sindaci 'rossi', mentre il territorio mendicava mascherine mai arrivate attraverso la fallimentare gestione del commissario straordinario Arcuri, che di 'straordinario' ha mostrato solo l'evidente incapacità di gestire fin dall'inizio una situazione i cui morti sono stati 'usati' politicamente per mantenere in piedi un Governo fallito, con stati e norme di emergenza fasulle in ossequio alle direttive di Bruxelles di cui Conte, e la sua cricca, si confermano per l'ennesima volta schiavi.
In modo da assistere impunemente, dopo la morte di migliaia italiani del Nord, alla distruzione della loro economia.

Sopra, l'articolo di Stefano Zurlo su "Il Giornale". Sotto "Libero" e "La Verità"

domenica 2 agosto 2020

L'ennesima figuraccia del Governo lascia migliaia di italiani a terra

L'articolo pubblicato oggi da "Il Giornale" sulla vicenda
Sia chiaro: io oggi ho viaggiato regolarmente sul Frecciarossa che, in giornata, mi ha portato da Milano a Latisana per raggiungere poi Lignano e rientrare in serata all'ombra della Madonnina, con un tour de force un po' stressante ma necessario per controllare le condizioni dell'appartamento al mare.
Per questo non mi sono reso conto dell'ennesima catastrofe provocata da questo 'governicchio' di 'ominicchi', scivolato sulla buccia di banana dei trasporti. Quella che, attraverso l'ennesima norma lanciata e poi ritirata, in stile commedia (o meglio tragedia) dell'arte (mancata), dal ministro della Salute, l''esperto' (si fa per dire) Roberto Speranza, ha condannato migliaia di italiani, già stressati dal 'balletto della pandemia' a rimanere intrappolati nei saloni delle varie stazioni centrali della nazione, sudati e affannati a rincorrere un tagliando per sé e per le proprie famiglie, alla ricerca del miraggio di una fuga da quella drammatica realtà in cui il 'nuovo stato normalizzato 'da Giuseppe Conte ha costretto l'italiano medio a partire dal 20 febbraio di quest'anno.
Ma non tutti, immagino, sarebbero dovuti partire per le vacanze. Molti, suppongo, avrebbero dovuto raggiungere una località per lavoro, per concludere un affare, per cercare di tornare alla normalità negata. Niente. Nulla. Non c'è pietà per l'italiano medio, condannato a rimanere in balìa del delirio sanitario di un governo 'al soldo' dell'Unione Europea, ovvero del nulla.
"Solo Italo, che ha cancellato otto treni della mattina e numerosi biglietti anche per il pomeriggio, ha stimato di aver lasciato a terra ottomila persone", racconta l'ANSA, che prosegue: "Cancellati ad esempio i tre collegamenti fra Milano e Ancona, vale a dire i collegamenti con tutte le località di mare della riviera romagnola proprio nei giorni in cui molti partono per le vacanze. Trenitalia ha inviato una mail ai viaggiatori avvisandoli che si atterrà alle nuove disposizioni previste dall'ordinanza firmata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza". E, francamente, poco importa se oggi, in tutta fretta, il portavoce di Speranza, Nicola Del Duce, abbia assicurato che c'è stata "piena condivisione e con l'obiettivo di tutelare la sicurezza dei viaggiatori" con il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli. "Le ricostruzioni odierne su presunte divergenze con il ministro De Micheli relativamente al distanziamento sui treni a lunga percorrenza - ha assicurato - sono del tutto infondate". Quindi, non esiste solo un imbecille al governo. Ne abbiamo almeno due. Senza contare l'allegra banda rimanente, in cui trova piena legittimità l'invito del viceministro dell'Economia, Laura Castelli, rivolto ai ristoratori massacrati dal disastro economico della presunta pandemia: 'reinventarsi' la parola d'ordine, tradotta in 'meglio cambiare mestiere'. E gli imbecilli salgono a tre.

mercoledì 29 luglio 2020

Giuseppe Conte, il servo dell'OMS ha colpito ancora

Parte dell'articolo dedicato da "Libero" alla vicenda
E così Giuseppe Conte, l'uomo prescelto dall'Europa per 'normalizzare' l'Italia, ha colpito ancora. Prolungato l'ormai chiaramente inutile stato di emergenza fino a metà ottobre (chissà perché poi sarà stata scelta quella data), con il chiaro intento di mettere ulteriormente in ginocchio la nazione che non si piega, quella parte di Stato che vuole ripartire, alla faccia di virus probabilmente creati in laboratorio e di intrusioni militari straniere (fanno quasi ridere i 'medici russi' arrivati in Italia con tanto di divisa).
I contagi, una parola che correlata al coronavirus non significa praticamente nulla (per quanto ne so, potrei essere contagiato pure io), si contano ormai sulle dita di due mani, il rischio è praticamente azzerato. Ma non basta. Ed è curioso come il virus abbia 'scientificamente' colpito quella parte di Paese più 'sovranista', più legata a un certo senso di autonomia, quella insomma che vota Lega e simpatizza per Matteo Salvini.
E' quella l'Italia da piegare, quella che deve capire come i soldi non si facciano lavorando, come sia meglio rinunciare alla libera imprenditoria. Il lavoro, nel mondo progettato dalla 'nuova cupola globalista', non paga. E' il welfare a regnare sovrano, un 'gin della vittoria' orwelliano elargito a fine mese per sopravvivere, una sovvenzione per ricevere la quale sarà necessario fare professione di fede, dichiararsi volontariamente seguaci del Black Lives Matter e, perché no (in fondo è già successo), autenticamente antifascisti.
Il 'laboratorio Italia' prosegue spedito l'esperimento di 'normalizzazione' del Paese, e mai come in questo caso un virus paraletale fu tanto tempista nel propagarsi dalla nazione che, anche in questo caso - guarda caso, più di ogni altra raccoglierà i frutti del contagio, quella Cina tanto amata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quella stessa OMS che ci tiene sotto scacco intimando al lacchè italiano di proseguire lo stato di emergenza. E il cerchio si chiude.

domenica 17 maggio 2020

Mascherine tricolori in piazza per difendere commercianti e partite IVA

La foto d'apertura dell'articolo de "Il Primato Nazionale"
L'AGI parla di 'un centinaio', l'articolo de "Il Primato Nazionale" recita invece 'centinaia'. Sta di fatto che, malgrado la pubblicità 'regresso' che viene fatta contro ogni evento organizzato da Casapound, in tanti fra commercianti, ristoratori e partite IVA - ovvero la trave portante dell'economia italiana e la preferita da colpire per gli alfieri del dirigismo centralista neocomunista - sono scesi in strada a Roma per protestare, ordinatamente, silenziosamente e con mascherina tricolore rigorosamente appiccicata al volto, contro i provvedimenti economici adottati dal Governo Conte.
Pur nella tranquillità generale, la polizia è riuscita a trovare una scusa per fermare il corteo. "Il Primato Nazionale", attraverso Ilaria Paoletti, racconta: "...sebbene la protesta delle 'Mascherine' sia, per l’appunto pacifica, la tensione sale quando in una stretta via del centro che sbocca in piazza di Spagna centinaia di manifestanti vengono bloccati da decine di camionette delle forze dell’ordine e agenti in assetto antisommossa... Tutto viene riportato alla normalità dopo un paio d’ore. I manifestanti vengono lasciati andare uno ad uno dalle forze dell’ordine, dopo aver chiesto i documenti ad alcuni di loro".
L'AGI riporta il virgolettato di uno dei presenti: "Hanno chiesto i documenti ai partecipanti minacciando sanzioni e pene esemplari, più che l'Italia sembra la Cina"...

sabato 16 maggio 2020

Sgarbi paragona Conte a "L'indifferente" di Watteau

Il quadro "L'indifferente" di Antoine Watteau
E' "L'indifferente" il quadro di Antoine Watteau che Vittorio Sgarbi, ospite del programma "Stasera Italia" di Rete 4, ha associato alla figura di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri italiano.
Sgarbi non nega l'intelligenza e l'acume sopraffini del premier, ma ne specifica, seguendo il tema del quadro, spesso associato alla novella omonima di Marcel Proust, la personalità 'indifferente' a tutto ciò che lo circonda.
Nel racconto di Proust, cito Wikipedia, si narra la storia di un giovane indifferente e considerato da tutti quasi una nullità, di nome Lepré, che attira, proprio per queste sue qualità, la curiosità di Madeleine di Gouvres, giovane vedova considerata dalla signora Lawrence 'la donna più viziata di Parigi'.
Il quadro ritrae un giovane uomo con vestiti luccicanti, abbozzante un passo di danza, inconsapevole di ciò che gli ruota intorno.
Un racconto e un quadro che, secondo Sgarbi, si adattano a pennello (è proprio il caso di dirlo) al Giuseppi nazionale.

lunedì 11 maggio 2020

Silvia Romano, la pagliacciata di Ciampino

Silvia Romano scende dall'aereo (Il Giornale)
Forse Giuseppe Conte e Luigi Di Maio pensavano di fare una figura brillante andando a fare passerella in occasione dell'arrivo di Silvia Romano, ora Aisha, cooperante rapita dal gruppo terrorista islamico di Al Shaabab.
Il boomerang che si è invece ritorto loro contro testimonia una volta di più l'ignoranza di un Governo incapace di leggere qualsiasi tipo di situazione, anche la più semplice.
La Romano non era stata rilasciata da poche ore, e quindi c'era tutto il tempo di venire a conoscenza del 'piccolo dettaglio' di come sarebbe comparsa davanti alle telecamere, scendendo dalla famigerata scaletta di Ciampino vestita di un ampio telo verde. Nessuno le ha impedito di indossare quella che qualche telegiornale (tipo quello della superdemocratica La7) ha definito "abito tradizionale somalo".
Aisha ha sceso le scalette ripresa dai telegiornali di tutto il mondo con la veste che rappresenta l'estremismo islamico, con tanto di pettorina con la mezzaluna turca, estremo sberleffo nei confronti dell'intelligence italiana, saltata a piè pari da quella Turchia che dell'Italia non è certamente amica, come ha spiegato bene Gian Micalessin in una intervista televisiva.
Così, mentre i social arabi festeggiavano la conversione della ragazza rapita all'Islam, sulla testa di Conte e Di Maio cominciavano ad aleggiare i quattro milioni versati nelle casse di una fra le più crudeli sette terroristiche del mondo, che presto verranno usati per fare esplodere quei bambini che la giovane Aisha era andata in Africa a salvare. Una setta di cui la Romano, in pratica, è ormai diventata una sorta di emissario, ambasciatrice in Italia, testimone di quanto non sia poi così stato male trascorrere un anno e mezzo nelle mani di Al Shaabab, che sentitamente ringrazia Conte, Di Maio e i loro accoliti.

Parte dell'articolo scritto da Fausto Biloslavo per "Il Giornale" di oggi
L'apertura di oggi de "La Verità"

martedì 28 aprile 2020

Il fantasma di Conte compare in Lombardia con due mesi di ritardo

L'articolo de "Il Giornale" sulla visita del premier
Due mesi abbondanti di ritardo. La Lombardia e il popolo lombardo (con tutte le persone provenienti da altre regioni e altre nazioni che questa terra ha accolto) non devono interessare molto al presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte. Era infatti il 20 febbraio quando arrivò da Codogno la notizia del primo contagiato, l'inizio di quella situazione che lo stesso Conte aveva definito 'sotto controllo'. Subito dopo l'inizio della strage, complici i disservizi di uno Stato che ha avocato centralisticamente la direzione del contrasto al Coronavirus, senza peraltro riuscire a contrastarlo.
Mai prima d'ora, guerre escluse, l'Italia, e una parte d'Italia in particolare, era stata talmente travolta da un disastro naturale. Bisogna risalire al terremoto di Messina per trovare un numero di morti superiore. I disastri del Vajont, del Friuli, di Avellino e del Belice insieme non fanno le vittime della Lombardia messe insieme. Ma, evidentemente, per il premier è stato più comodo attaccare il governo che regge da anni la gestione del territorio più importante e sviluppato d'Italia, sicuramente un boccone politico ghiotto per chi tifa da quella parte della barricata. Perché mai farsi vedere nel momento del bisogno? Meglio girare alla larga dal contagio e dai morti trasportati dai camion dell'esercito per essere cremati senza nemmeno avere avuto il conforto dei parenti. Più logico farsi vedere in dirittura d'arrivo, dopo avere messo bene in chiaro che lui, il superministro, l'Avvocato del Popolo, con il popolo anche stavolta non ci ha avuto nulla a che fare, lontano, nella sua reggia romana, perso fra rassicurazioni non mantenute e l'ennesima task force creata per dissertare di decisioni che, nel migliore dei casi, possono essere semplicemente inutili, ma forse potrebbero anche risultare dannose.

L'articolo pubblicato dal quotidiano "Libero"

mercoledì 1 aprile 2020

Conte, la circolare e i bambini, storie di ordinaria contraddizione

Un passo della circolare sulla famosa 'ora d'aria'
Il Governo italiano si arrampica sui vetri e il buon presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tentato in maniera ancora più patetica di difendere quanto scritto nella circolare sulla famosa "ora d'aria" dei bambini. Il tutto concludendo una mirabolante serie di salti mortali compiuti dallo stesso Conte e dai suoi accoliti per difendere una serie di affermazioni e decisioni in piena contraddizione fra loro, nella vana ricerca di trovare il bandolo della matassa per contrastare il Coronavirus.
Nessuna ora d'aria, ha sottolineato il premier in diretta televisiva. "Non abbiamo mai autorizzato il passeggio con i bambini. Abbiamo solo detto che si può consentire l'accompagno di un bambino per un genitore quando va a fare la spesa", osserva il presidente del Consiglio (fonte AGI). Falso. Basti leggere l'affermazione di uno dei ministri di questo Governo, Elena Bonetti, titolare del dicastero per le Pari Opportunità e la Famiglia, che, ripresa dall'ANSA, affermava: "I bambini e i giovani hanno necessità di una tutela della loro salute psicofisica integrale che prevede anche un'attività all'esterno che oggi gli è impedita da queste prime misure emergenziali". Quindi dai bambini si passa ai giovani. E la parola 'giovane', se non specifica un'età, di certo attiene a una figura più grande di 'bambino', anche perché altrimenti non avrebbe avuto senso pronunciarla.
Andiamo però ai fatti, ovvero alla circolare, che specifica come "è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all'aperto, purché in prossimità della propria abitazione". Abbiamo capito solo stasera, ma dalle parole fumose di Conte, che la 'prossimità della propria abitazione' implica l'andare a fare la spesa, peraltro assieme non, come dice lui, con un bambino, ma con un 'figlio minore', ovvero non necessariamente di 5 anni, ma anche di 17, o perfino di 18 meno un giorno.
Ci può essere di peggio? Sì, una completa giravolta di significati, dove una cosa affermata un giorno fa può venire completamente contraddetta poche ore dopo. Sempre seguendo la circolare si legge: "si evidenzia che l'attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all'attività sportiva (jogging)...". Peccato che, solo poche ore fa, sul profilo Twitter del Viminale, compariva il seguente tweet: "E' consentita l'attività sportiva (#jogging) e l'attività motoria (#camminata) nei pressi della propria abitazione. Giudicate da soli. Con la vostra testa, non con le parole 'fake' di un Presidente del Consiglio e di un Governo in pieno marasma.

martedì 10 marzo 2020

Assalto ai supermercati, stavolta la vergogna è a Sud

La pagina online de La Repubblica
E così, quel Meridione che aveva additato sghignazzando il Nord al pubblico ludibrio per le scene di panico divampate nei supermercati alla notizia dell'esplosione del contagio da Coronavirus non ci ha messo molto a scendere agli stessi livelli. Anzi, è bastato attendere pochi secondi dalla fine del discorso del premier Giuseppe Conte sulle nuove misure per combattere il contagio da Covid-19, per vedere travolti dall'assalto della gente i supermercati delle città del Sud e in particolare, secondo le notizie riferite da La Repubblica, Roma e Napoli, con affollamenti e masse in confusione, in barba all'invito di 'tenere le distanze'.
Questo pochi giorni dopo un'altra ignobile fuga, quella di chi, con la famiglia residente al Sud, ha preferito scappare con l'ultimo treno in partenza da Milano, ottenendo così il duplice drammatico risultato di portare con sé il virus stesso e rischiando contemporaneamente di infettare amici, parenti ma anche gli sconosciuti a fianco sullo stesso treno e coloro che incontreranno una volta rientrati a casa.

Coronavirus: Conte, un discorso costruito sul nulla

Giuseppe Conte durante la conferenza stampa
Applaudo Giuseppe Conte in quanto Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, lo applaudo perché ha avuto il coraggio di presentarsi di fronte agli italiani senza dire nulla, sbavando un coraggioso comunicato di disperazione in cui non ci sono punti né indicazioni, se non un patetico riferimento a quella responsabilità che, già da diversi giorni, la popolazione italiana ha dimostrato di ignorare, da Nord a Sud.
Insomma, bisognerà rimanere a casa, per "il bene dei nostri nonni". Però potremo muoverci, solo ed esclusivamente per motivi importanti di lavoro, per gravi motivi familiari o di salute. Insomma, praticamente un arco che copre il 99,9% dei motivi che spingono la gente comune a muoversi. Immagino che non siano molti gli italiani che lavorino 'per svago', quanto è logico supporre che, chi si muova, turisti esclusi, per motivi di salute e di carattere familiare, lo faccia con conclamate impellenti necessità.
Attenzione, però, perché se l'autodeterminazione di chi viene trovato per strada non fosse veritiera, si rischierebbe una punizione pesantissima, addirittura il carcere (voglio proprio vederlo, con una Polizia e una Giustizia come quella italiana...) o finanche una multa di ben 200 euro... una scena dalla vis comica irresistibile, se la situazione non fosse drammatica.

sabato 22 febbraio 2020

Coronavirus Italia, forse era meglio chiudere i porti

Dalla Lega il primo allarme (Correre della Sera, 1 febbraio)
Il Coronavirus ci è scoppiato in mano. Fino a tre giorni fa tutti noi, me compreso, ci spendevamo in battute simpatiche e starnuti posticci. Ora in Italia ci sono due morti, decine di contagiati, centinaia in pectore (è proprio il triste caso di dirlo) e la prospettiva di una pandemia non controllabile.
Il Governo e Giuseppe Conte continuano con la litania da orchestrina del Titanic, dovunque, soprattutto a Sinistra, proseguono gli appelli a 'combattere la paura', fino ad arrivare a stupide quanto irriverenti cene di solidarietà in ristoranti cinesi.
Una nazione si basa su un requisito fondamentale: i confini che la definiscono. E, di conseguenza, il controllo di questi confini. Un controllo che doveva essere severo e non lo è stato, seguendo i consueti crismi del 'buonismo' accogliente cattocomunista.
Ormai è troppo tardi, come si dice in gergo 'i recinti sono aperti e i buoi sono scappati'. O meglio, sono entrati in Italia. Da troppo assistiamo allo scempio di un'accoglienza indiscriminata, con l'esaltazione assurda della Carola Rackete di turno e della continua prevaricazione della legge da parte di organizzazioni prezzolate.
Chi si oppone a questo sistema viene sbrigativamente definito 'razzista' e 'fascista'. Continuiamo pure a farci invadere da assassini, terroristi, stupratori e ora, anche portatori di virus.
L'Italia non è mai stata così incerta. L'unica cosa certa è l'arrivo, anche a casa nostra, del Covid-19.

sabato 16 marzo 2019

Quella mia telefonata al premier Giuseppe Conte

Il premier Giuseppe Conte
"Pronto è il Viminale?".
"Chi parla?".
"Cercavo il ministro Salvini, ma... lei è il premier Conte, è un piacere. Mi presento, sono un giornalista e mi chiamo Massimiliano Bordignon. Scusi, avevo chiamato per parlare con il ministro".
"Piacere, capisco. Ma non pretenderà che adesso io da qui le passi...".
"No, no, ci mancherebbe. Mi consenta comunque di farle i complimenti. Nella storia sono stati veramente pochi i presidenti del Consiglio che hanno goduto di un così ampio consenso da parte degli italiani".
"La ringrazio io, è stato un piacere".
Chiudo la telefonata, mi sveglio, è sabato, tarda mattinata...