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domenica 25 aprile 2021

Andrea Agnelli e la SuperLega, piccoli dittatori (non) crescono

Andrea Agnelli (foto Fanpage)
Guardo il faccione di Andrea Agnelli, asserragliato in un piccolo fortino telematico, e provo una pena mista a una sprezzante naturale antipatia.
L'antro da cui trasmette gli ultimi messaggi di lotta agli scherani che lo hanno seguito nella folle vicenda SuperLega è angusto, oscuro, lontano anni luce dal millantato splendore juventino.
Poteva organizzare con comodo una conferenza stampa nella sala dei trofei, seduto sulla poltrona familiare in pelle umana. Prendere il consueto giornalista-servo e usarlo come scendiletto per raccontargli che, in fin dei conti, dal suo pianeta lontano si sarebbe potuto far beffe di chi, ridendogli in faccia, lo aveva fatto diventare lo zimbello d'Europa suo malgrado, presunti amici e reali nemici. Invece, chissà perché, altro scivolone notturno, te lo ritrovi a giustificare bofonchiando le sue ragioni impettito in una trasmissione Skype che gli taglia la parte superiore della testa, con un collegamento sgranato che sembra fatto dalla camera da letto del figlio. Ci mancano le pantofole, la vestaglia e la canotta macchiata di sugo e il quadro da preoccupante diventerebbe deprimente. Voto alla comunicazione di uno dei manager considerati 'top-mondo' (espressione orrenda, ma per lui può anche passare): 2, pari solo alla scempiaggine con cui è stata condotta la vicenda SuperLega.
Sembra il dittatore dello Stato (poco) libero di Bananas e, solo per una manciata di secondi il 'prode' Massimo Gramelllini mi ha preceduto su un organo di informazione un filo più importante del mio "L'Urlo", citando la ridicola figura del generale Tejero che, una quarantina di anni fa, entrava agghindato come Arlecchino nel Parlamento spagnolo in un 'golpe' alla Woody Allen.
Ho il volume azzerato e, quindi, non posso ascoltare le parole di Agnelli, Si crea il ben noto 'effetto pesce' ma, francamente, non mi interessa, se ne sono sentite troppe di baggianate legate a questa competizione 'nata per fare il bene del calcio' e per onorare 'la passione dei tifosi'. Ecco, le parole 'calcio' e 'passione' non stanno proprio benissimo pronunciate da certi personaggi, quindi, tanto vale abbassare la (sua) voce. Che poi, dall'altra parte, non è che ci fosse di meglio e anche questa (pure qui mi vedo preceduto dal prode Gramellini) è cosa di non poco conto: essere riusciti a trasformare dei parassiti dello sport in filantropici baluardi decoubertiniani.
Quell'immagine di Agnelli, perenne imbronciato, bambino viziato abituato alle vittorie facili, baloccata attraverso un'intervista Skype, non rende giustizia alle miliardate spese dalla famiglia di cui porta il cognome per costruire una comunicazione degna di un club che avrebbe avuto l'ardire, e l'ardore, di rappresentare il calcio almeno entro (e non oltre) il 12° miglior livello assoluto.
Forse una società come l'Alcione (storica realtà che, nel calcio giovanile milanese, miete successi da anni) avrebbe fatto di meglio. E avrebbe potuto certamente, con più coerenza, legare il proprio nome alla parola 'passione'.

martedì 20 aprile 2021

SuperLega: Salvini "I tifosi non vogliono vincere con il trucco"

Matteo Salvini a San Siro versione Milan (foto Gazzetta)
Matteo Salvini
è stato intervistato dal programma "Lunedì di Rigore" del Gruppo Mediapason (di cui fa parte, per esempio, una televisione come Telelombardia) per commentare la vicenda SuperLega: "Se dobbiamo parlare di business parliamo di business, ma per me il calcio è la maglia, il sudore, la trasferta a detto -. Già la menata di DAZN e Sky mi fa cadere la poesia. Se pensano di campare con il mio abbonamento, hanno sbagliato a capire, io tornerò a vedere le partite dal vivo quando si potrà, ma non darò una lira a queste piattaforme".
Su un eventuale contatto avuto con i vertici italiani della SuperLega: "Ho sentito il presidente della mia squadra. Non mi permetto di dire niente, lui fa l'interesse dell'AC Milan, immagino che ragioni in termini di fatturato, fa due conti... però penso che il 99% dei tifosi milanisti, interisti e juventini non ci stiano a vincere con il trucco. Le cose vanno sudate. A Torino sto facendo telefonate per tenere in Italia il marchio Iveco e non svenderlo ai cinesi, non per motivi calcistici".
Poi una considerazione: "Oggi in Italia si parla solo di questo e non di Covid e riaperture e, da italiani, questo dovrebbe fare riflettere. Si parla di un gioco che dà posti di lavoro e questo è importante, e andrebbe fatto anche con un ragionamento sui tetti salariali, perché sentire parlare di rinnovi a 12 milioni di euro in questo periodo proprio non ci sta. Da milanista non mi va che la storia della mia società venga accomunata a qualcuno che pensa che il calcio sia di sua proprietà".
Quindi su possibili soluzioni condivise dalle parti: "Le cause da 50 miliardi non sono credibili. Serietà vorrebbe che si sedessero attorno a un tavolo e discutessero. Ci vorrebbe una riforma della Champions fatta bene e dei diritti televisivi. Le persone serie in questo momento stanno già ragionando, il muro contro muro non serve a nessuno. Che messaggio si sta dando ai ragazzini che vanno agli allenamenti? Che se hai i soldi giochi, se non li hai vai fuori?".
Infine sul possibile passaggio di Gigi Donnarumma alla Juventus: "Se uno bacia la maglia del Milan mi rifiuto di pensare che possa andare a giocare nella Juve. Io sono rimasto alle bandiere, a Franco Baresi e Beppe Bergomi. Da tifoso, senza fare il populista, non mi piacciono i litigi su queste milionate, e non è l'unico Donnarumma che chiede cifre fuori dal mondo. Che rimanga al Milan chi ci tiene alla maglia, specie adesso, quando c'è gente che fa fatica ad arrivare a mille euro".

lunedì 19 aprile 2021

SuperLega: il calcio si suicida, lo sport si ferma

Il triste comunicato sulla SuperLega dal sito del Milan
Nasce la SuperLega europea di calcio, come possiamo reagire noi appassionati? Sappiamo che questo 'torneo' è 'il' Male, l'immagine di questi tempi corrotti, dello squallore di un mondo sempre più legato al dio denaro, sempre meno coerente e meritocratico.
La SuperLega calcistica mi ricorda il 'Baffo' che con voce roca, alta, aspirata e fondamentalmente volgare, ti invita a "trascorrere una meravigliosa giornata al centro commerciale XY come se fossi al lago o in montagna" per comperare un bel paio di mutande o calzini, urlando forsennatamente come a una festa di paese.
La SuperLega mi ricorda Amazon e le pubblicità squallide con cui invita ad abbuffarsi di materiale d'ogni genere attraverso le vendite online, bypassando la brava gente che ha investito i risparmi di famiglia per aprire o portare avanti negozi dalle più svariate merceologie.
La SuperLega è infine come il Covid-19, un virus vero e proprio, una pandemia guidata dal cancro del denaro che uccide il merito sportivo e i sogni dei tifosi.