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venerdì 17 aprile 2026

La Milano che crede nella giustizia si raduna: parola d'ordine "remigrazione"

L'articolo de "La Verità" tratto da Facebook
Milano si prepara a un sabato ad alta tensione politica. Il 18 aprile, a partire dalle ore 15, Piazza Duomo ospiterà l’evento “Senza paura: in Europa padroni a casa nostra”, organizzato dai cosiddetti 'Patrioti' e annunciato come una grande manifestazione pubblica alla presenza del vicepremier Matteo Salvini e di vari leader conservatori europei alleati della Lega, tra cui Jordan Bardella e Viktor Orbán. L’iniziativa, presentata come pacifica dagli organizzatori, punta a riportare al centro del confronto temi come sicurezza, immigrazione e identità.
Salvini ha spiegato che dal palco si parlerà di “sicurezza, pace e contrasto al fanatismo islamico” e di una linea più severa contro l’immigrazione irregolare, con la richiesta di rivedere criteri per cittadinanza e permessi di soggiorno. Il vicepremier ha inoltre respinto le critiche arrivate da alcune forze politiche, in particolare dal Partito Democratico, che aveva chiesto di vietare la manifestazione. Secondo Salvini, tali richieste sarebbero incompatibili con una democrazia e ha invitato anche il sindaco Sala a presenziare.
Parallelamente, gruppi antagonisti e della Sinistra varia (e avariata) hanno annunciato iniziative di protesta e “accerchiamenti”, mentre il dibattito pubblico si è acceso attorno al termine “remigrazione”, citato da alcuni promotori dell’evento e contestato da opposizioni e associazioni. Salvini ha precisato che la parola non compare nei materiali ufficiali, pur dichiarando di non considerarla un tabù nel confronto politico.
Il raduno arriva in un momento di forte polarizzazione sul tema migratorio e a pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile, contribuendo a rendere il clima cittadino particolarmente sensibile. Gli organizzatori si aspettano una partecipazione ampia, mentre le autorità stanno predisponendo un imponente dispositivo di sicurezza per garantire lo svolgimento regolare delle diverse iniziative previste in centro città.

sabato 21 dicembre 2024

Salvini assolto, il mondo gira dalla parte giusta

Assolto perché il fatto non sussiste. Matteo Salvini non è finito in catene come una Ilaria Salis qualsiasi.
Dal Tribunale di Palermo arriva una sentenza chiara e senza remore: bloccare i traghettamenti delle navi delle ONG è lecito, anzi, è doveroso. Non si tratta, come nascosto nel delirante cervello di qualche pm cresciuto nella bambagia dell'estrema Sinistra di 'sequestro di persona' relativo alla vicenda della nave della ONG spagnola Open Arms.
Secondo l'accusa, il vicepremier e ministro dei Trasporti, nell'agosto 2019, quando ricopriva la carica di ministro dell'Interno, avrebbe impedito 'illegittimamente' all'equipaggio dell'imbarcazione catalana di far sbarcare a Lampedusa 147 cosiddetti 'migranti' soccorsi in mare.
"Difendere la Patria non è reato", ha detto Salvini alla fine, in maniera un po' demagogica, ma con la ragione assolutamente dalla sua parte.
Una volta di più, mentre un arabo compie l'ennesima strage terroristica di matrice islamica, deve essere necessario capire e comprendere come fermare l'invasione di arabi e altre popolazioni incapaci di integrarsi deve essere un obbligo morale.
Alla faccia di qualsiasi riprovazione 'buonista', dietro cui si nasconde la ricerca di nuovo materiale umano da cui attingere voti, dopo l'ormai conclamato fallimento dei partiti di Sinistra.

giovedì 1 febbraio 2024

Ilaria Salis, chi vorrebbe una maestra del genere per i propri figli?

Una pasciuta Ilaria Salis ritratta dal "Blikk"
Esistono nazioni nel mondo dove la legge viene fatta rispettare. L'Ungheria è una di queste, sebbene a molti italiani la cosa possa apparire sorprendente.
Il caso di Ilaria Salis, la cosiddetta 'insegnante antifascista' accusata di 'tentato omicidio colposo' per avere picchiato con violenza alcuni giovani appartenenti a movimenti di estrema Destra, ne è un esempio lampante.
Il teatrino messo in scena dalla solita Sinistra arruffona delle nostre latitudini è degno del più classico 'vaudeville' d'altri tempi, con personaggi pronti a strillare e strepitare in difesa di una persona che, secondo il giornale ungherese "Blikk", sarebbe già stata condannata diverse volte (ben quattro) in terra italica per crimini simili. Forse, a questo punto, ci si potrebbe chiedere scandalizzati, questo sì, perché una persona condannata in Italia per quattro volte sia libera di scorrazzare liberamente in Europa pronta per compiere ulteriori crimini e danni vari, rovinando, fra l'altro, la reputazione degli italiani che, a Budapest, ci vanno per gustarsi le chiese, il cibo e le belle donne, non necessariamente in quest'ordine.
Ci si può anche chiedere come fosse possibile che a un personaggio come la Salis, che si prenda la briga di attraversare l'Europa per colpire persone che non la pensino come lei, sia consentito di esercitare una professione così delicata come quella dell'insegnante.
Patetica infine la figura del padre, riuscito perfino nell'impresa di giustificare la presenza, nella borsa della figlia, di un manganello, dopo essersi permesso di fare la morale a Matteo Salvini.
Si tratta del classico cerchio che si chiude nel peggiore dei modi.
L'Ungheria replica che qualsiasi tentativo di influenzare la decisione dei giudici (quella famosa 'indipendenza della magistratura' così cara alla Sinistra quando le torni utile in terra italica) risulterà vano e che lo stesso Primo Ministro, Viktor Orban, possa solo raccomandarsi che il processo segua un 'iter' corretto. E che, una volta promulgata la sentenza, questa venga fatta rispettare. In Ungheria come in Italia.

venerdì 26 agosto 2022

Sanna Marin e l'ipocrita assoluzione di una premier incapace

Sanna Marin nel 'ritratto' de "Il Messaggero"
Sanna Marin
che frigna davanti alle telecamere spiegando ai giornalisti di avere anche lei una privata, nella quale, tutto sommato, ha ogni diritto di sbevazzare, lesbicare e fare qualsiasi cosa le aggradi, può andare bene fino a un certo punto.
Di fronte alla sua discreta bellezza (non si esageri, c'è di meglio, soprattutto nel suo Paese) possono cadere come polli gli italioti nostrani, dimentichi delle strombazzate e degli strali lanciati contro Matteo Salvini che si divertiva, con fare piuttosto volgare, al Papeete, sputtanando se stesso, il proprio ruolo istituzionale e la nazione che rappresentava. A cui si aggiunge, ovviamente, per pura convenienza, il 'mainstream' del buonismo internazionale già schierato.
La vicenda Marin è ancora più grave, perché riguarda un capo di Stato, la Finlandia, recentemente coinvolta in due fatti di ampia portata ed entrambi gravissimi: dapprima il possibile ingresso nella NATO.
Non appena dovesse entrarci, provocherebbe una palese provocazione nei confronti di Mosca che, di conseguenza, avrebbe una scusa valida per dichiararle guerra e invaderla, scatenando a questo modo un conflitto mondiale.
Il tutto con Joe Biden presidente degli Stati Uniti, un personaggio che non smette di confermare la propria idiozia ogni giorno che passa. Il tutto passando sopra allegramente ai diritti dei curdi sbandierati a convenienza, ma pronti per essere rispediti in patria dove subirebbero un inevitabile triste destino. Quindi, anche la tanto millantata difesa dei diritti umani andrebbe a farsi benedire.
Invece di fare ammenda questa sorta di premier incapace si permette il lusso di farsi ritrarre mentre sbevazza e si diverte alla faccia degli elettori? Ogni critica diventa lecita, non esiste 'privato' per chi si dimostri incapace di ricoprire il proprio ruolo e l'essere una bella donna non la perdona della sua stupidità.

martedì 18 gennaio 2022

Milan-Spezia: le scuse degli arbitri, l'ira di Salvini

Il titolo della Gazzetta dello Sport sulla vicenda
Il vice designatore della CAN di serie A, Andrea Gervasoni, ha espresso tutto il proprio rammarico alla dirigenza del Milan dopo il clamoroso e decisivo errore finale dell'arbitro Marco Serra (peraltro 'chicca' su una direzione arbitrale già pessima), che ha condizionato in maniera decisiva la sconfitta dei rossoneri per 2-1 contro lo Spezia. "Mi dispiace davvero" ha detto Gervasoni subito dopo la conclusione della gara.
Dura reazione anche da parte di Matteo Salvini. Il leader della Lega, noto tifoso milanista (ha anche fondato un club virtuale dal nome Padania Rossonera), ha scritto sui propri canali 'social': "Arbitro da schifo, spero che la società non stia zitta come al solito. Ps: Bakayoko e Krunic regaliamoli. Forza Milan".

venerdì 1 ottobre 2021

Elezioni Milano 2021: Lega, i punti fermi del duo Racca-Senna

Annarosa Racca e Gianmarco Senna (foto Bordignon)
La Lega, a queste elezioni comunali in chiave milanese, ha deciso di sostenere il candidato unico del centrodestra, Luca Bernardo. Capolista è Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia. Dietro di lei una lunga lista di politici più e meno navigati, oltre che di personaggi della società civile, fra cui Gianmarco Senna.
La Racca, 69 anni, che era già stata sondata dal centrodestra prima per sfidare l'attuale sindaco milanese Giuseppe Sala e poi per guidare la lista civica a sostegno del candidato Bernardo, ha sciolto la riserva dopo un lungo corteggiamento politico da parte di Matteo Salvini.
Senna, da parte sua, è anche consigliere regionale ma, dice, se il partito ti chiede di correre per trainare la lista non puoi mica dire di no”. E ancora, sul proprio profilo Facebook: "Il mio cammino in questa campagna elettorale sarà sempre condiviso con Annarosa, il nostro intento insieme all'amico Luca Bernardo è di aiutare e sostenere Milano nella sua ripartenza".
Nel video qui sotto l'intervista che entrambi hanno rilasciato al mio microfono in occasione della giornata d'apertura della campagna elettorale.

Qui sotto la galleria fotografica (foto Bordignon)


mercoledì 29 settembre 2021

Salvini ironico su Milan-Atletico Madrid: "Arbitro uscito da un sacchetto di patatine"

Matteo Salvini 'appoggiato' alla spalla di Vito Elia
Incursione rapidissima di Matteo Salvini durante "E' sempre derby" di Top Calcio 24. Invitato negli studi di Telelombardia per partecipare a una trasmissione politica, il leader leghista si è 'sporto' davanti alla telecamera della trasmissione sportiva per commentare la contestata sconfitta del Milan in Champions League contro l'Atletico Madrid.
Un ko in cui il peso di alcune decisioni arbitrali è parso decisivo. Sarcastico, al riguardo, Salvini: "Ieri sera ero lì - ha detto -. Una rapina del genere non me la ricordo dai tempo del Cerutti Gino (noto personaggio fittizio della 'mala' milanese, protagonista di una canzone di Giorgio Gaber, ndr)". E ancora, ironicamente: "Ma quell'arbitro lì, da che sacchetto di patatine è uscito? Non tanto per il rigore, ma per l'espulsione che ha falsato tutta la partita".

sabato 15 maggio 2021

Salvini assolto, schiaffo agli odiatori della politica

L'immagine di Matteo Salvini pubblicata dal sito de "Il Giornale"
Ma se persino l'accusa, oltre alla difesa, richiedeva l'assoluzione di Matteo Salvini dalla folle accusa di 'sequestro di persona' nei confronti dei clandestini della nave Gregoretti, mi chiedo cosa ci possa essere nei confusi cervelli di certa Sinistra ottenebrata dall'odio politico a getto continuo.
Già. Sentenza di non luogo a procedere nei confronti del leader della Lega. Lo ha deciso il Gup di Catania, a conclusione dell'udienza preliminare.
Al centro del procedimento nei confronti dell'allora ministro dell'Interno i ritardi nello sbarco, nel luglio del 2019, di 131 clandestini dalla nave della Guardia costiera italiana nel porto di Augusta.
Non servono ulteriori commenti. Rosicate, gente, rosicate.

domenica 2 maggio 2021

Primo Maggio, Salvini strappa Piazza Duomo alla Sinistra

Matteo Salvini con i lavoratori dell'UGL (foto UGL)
Un Primo Maggio alle solite, con i cadaveri della Sinistra riuniti nel classico 'concertone' di Roma, e la paccottiglia che, a cadenza annuale, li segue come tanti lemming che si lancino dalla proverbiale scogliera. Cosa che, purtroppo, accade con i lemming ma non con questa umanità 'sinistrata'.
Raccolti attorno al fantasma di un Fedez sbraitante slogan vuoti, che ormai raccolgono solo gli ultimi 'liceali figli di papà' (e gli ultimi 'figli di papà') hanno intanto perso un'altra delle loro proverbiali 'piazze di raccolta': Piazza del Duomo, a Milano, ha visto sfilare l'UGL, ovvero il sindacato erede della CISNAL e vicino alla Lega, con tanto di Matteo Salvini libero di prendere la parola su una piazza sindacale. Com'è giusto che sia. La Sinistra non abita più qui. Aggiungo: per fortuna.

martedì 20 aprile 2021

SuperLega: Salvini "I tifosi non vogliono vincere con il trucco"

Matteo Salvini a San Siro versione Milan (foto Gazzetta)
Matteo Salvini
è stato intervistato dal programma "Lunedì di Rigore" del Gruppo Mediapason (di cui fa parte, per esempio, una televisione come Telelombardia) per commentare la vicenda SuperLega: "Se dobbiamo parlare di business parliamo di business, ma per me il calcio è la maglia, il sudore, la trasferta a detto -. Già la menata di DAZN e Sky mi fa cadere la poesia. Se pensano di campare con il mio abbonamento, hanno sbagliato a capire, io tornerò a vedere le partite dal vivo quando si potrà, ma non darò una lira a queste piattaforme".
Su un eventuale contatto avuto con i vertici italiani della SuperLega: "Ho sentito il presidente della mia squadra. Non mi permetto di dire niente, lui fa l'interesse dell'AC Milan, immagino che ragioni in termini di fatturato, fa due conti... però penso che il 99% dei tifosi milanisti, interisti e juventini non ci stiano a vincere con il trucco. Le cose vanno sudate. A Torino sto facendo telefonate per tenere in Italia il marchio Iveco e non svenderlo ai cinesi, non per motivi calcistici".
Poi una considerazione: "Oggi in Italia si parla solo di questo e non di Covid e riaperture e, da italiani, questo dovrebbe fare riflettere. Si parla di un gioco che dà posti di lavoro e questo è importante, e andrebbe fatto anche con un ragionamento sui tetti salariali, perché sentire parlare di rinnovi a 12 milioni di euro in questo periodo proprio non ci sta. Da milanista non mi va che la storia della mia società venga accomunata a qualcuno che pensa che il calcio sia di sua proprietà".
Quindi su possibili soluzioni condivise dalle parti: "Le cause da 50 miliardi non sono credibili. Serietà vorrebbe che si sedessero attorno a un tavolo e discutessero. Ci vorrebbe una riforma della Champions fatta bene e dei diritti televisivi. Le persone serie in questo momento stanno già ragionando, il muro contro muro non serve a nessuno. Che messaggio si sta dando ai ragazzini che vanno agli allenamenti? Che se hai i soldi giochi, se non li hai vai fuori?".
Infine sul possibile passaggio di Gigi Donnarumma alla Juventus: "Se uno bacia la maglia del Milan mi rifiuto di pensare che possa andare a giocare nella Juve. Io sono rimasto alle bandiere, a Franco Baresi e Beppe Bergomi. Da tifoso, senza fare il populista, non mi piacciono i litigi su queste milionate, e non è l'unico Donnarumma che chiede cifre fuori dal mondo. Che rimanga al Milan chi ci tiene alla maglia, specie adesso, quando c'è gente che fa fatica ad arrivare a mille euro".

mercoledì 30 dicembre 2020

Milano, 10 cm di neve mandano in crisi Beppe Sala

La neve ghiacciata fuori della stazione di Milano Rogoredo
Milano il giorno dopo l'ampiamente prevista, e nemmeno troppo intensa, nevicata. Se ne parlava da giorni, e la notte fioccò. Tutto faceva preludere a un facile contenimento dei danni anche perché, malgrado l'intensità della caduta fosse discreta, alla mattina non si contavano più 10 centimetri di neve. Invece la città si è svegliata imbiancata, il che non sarebbe un male, se la cosa si fosse limitata ai tetti delle case, meno bene in mezzo alle strade e lungo i marciapiedi, in particolare i camminatoi che portavano a metropolitane e altri mezzi pubblici. Solo lo sforzo pietoso dei portinai ha impedito che la città diventasse una Caporetto per le gambe e le braccia dei milanesi.
Detto del primo giorno, pur nello sfacelo più totale dell''organizzazione' (presunta) della macchina messa in campo dalla giunta di Beppe Sala, il giorno dopo ci si sarebbe dovuti aspettare il totale dissolvimento delle ultimi propaggini 'bianche', anche perché poi, di neve, non ne è caduta più.
E invece, nulla, i meneghini hanno dovuto ancora compiere miracoli di equilibrismo per reggersi in piedi, mentre il sindaco rispondeva piccato alle naturali critiche dell'opposizione, in particolare alle parole di Matteo Salvini. Le foto che allego sono quelle delle lastre di ghiaccio all'uscita della stazione di Rogoredo, non proprio un luogo 'secondario' per la città, ma un'area che unisce una stazione ferroviaria e del metro. Due poveri anziani cercano, uno vicino all'altro, di aiutarsi con un carrello della spesa per arrivare alla fermata dell'autobus. Gli altri passanti piantano bene i piedi in terra per non scivolare in un paesaggio da renne e cani da slitta. Invece è Milano, e l'unico pupazzo di neve, da prendere a grosse pallate in faccia, dovrebbe essere quello con stampato il faccione del sindaco.

Milano Rogoredo: una lastra ghiacciata, dalla nevicata sono passate due notti...

venerdì 20 novembre 2020

Geppy Cucciari dileggia i commercianti: "Perle impossibili da trovare, gli scontrini fiscali"

Geppy Cucciari durante la 'battuta' sugli scontrini fiscali
Brutto scivolone per Geppy Cucciari, nota cabarettista e conduttrice sarda che, durante la trasmissione "Che succ3de?"di ieri su RaiTre, ha, con una buona dose di cattivo gusto, infierito sul momento già drammatico in cui vivono i commercianti italiani, costretti a serrate frettolose e a incassi di fame, a fronte del continuo tartassamento delle tasse che lo Stato pone senza quartiere. La frase incriminata l'ho ascoltata di sfuggita mentre passavo da una stanza all'altra, e quindi, purtroppo, non potendo trascriverla al volo, mi è rimasta impressa più nella sua sostanza che nella sua esatta enunciazione.
Il tema era quello delle piccole botteghe, che Matteo Salvini sta cercando di difendere, a fronte delle grande catene commerciali, la maggior part delle quali opera online, in un sistema di grande evasione. Ma la Cucciari, che la sa lunga, su RaiTre non trova di meglio che affondare, ritiene le, sul 'Capitano' leghista e, come conseguenza, su qualsiasi cosa costui sostenga, anche quando abbia ragione da vendere. Nasce da qui la 'battutona' di Geppy, di come nelle piccole botteghe si possa trovare di tutto: "Si moltiplicano nel mondo, dalla Francia alla Padania, gli appelli volti a boicottare gli acquisti online per Natale e favorire invece quelli fatti nei negozietti, con le persone, dove spesso si nascondono piccole perle impossibili da trovare online: un monile antico, un vecchio vinile, uno scontrino fiscale".
Già, quegli scontrini fiscali che i piccoli bottegai sono costretti a attere per giustificare i magri incassi che racimolano ogni giorno, cercando di sopravvivere sia alle tasse assurde imposte dallo Stato, sia a quella grande distribuzione che piace tanto a qualche virologo poco avveduto e amante delle comparsate in televisione. Siamo sicuri che la pur brava Cucciari, grazie ai corposi contratti televisivi firmati con il 'padrone' di turno, non abbia alcun problema nel pagamento delle tasse.
Personalmente, soprattutto adesso, non mi scandalizzerò se un panettiere o un calzolaio non mi consegneranno lo scontrino in mano. Non è certamente questa l'evasione che uccide l'Italia. Piuttosto a fare male è chi si pone sempre sul piedistallo per giudicare gli altri facendo finta di non conoscere la realtà.

mercoledì 29 luglio 2020

Giuseppe Conte, il servo dell'OMS ha colpito ancora

Parte dell'articolo dedicato da "Libero" alla vicenda
E così Giuseppe Conte, l'uomo prescelto dall'Europa per 'normalizzare' l'Italia, ha colpito ancora. Prolungato l'ormai chiaramente inutile stato di emergenza fino a metà ottobre (chissà perché poi sarà stata scelta quella data), con il chiaro intento di mettere ulteriormente in ginocchio la nazione che non si piega, quella parte di Stato che vuole ripartire, alla faccia di virus probabilmente creati in laboratorio e di intrusioni militari straniere (fanno quasi ridere i 'medici russi' arrivati in Italia con tanto di divisa).
I contagi, una parola che correlata al coronavirus non significa praticamente nulla (per quanto ne so, potrei essere contagiato pure io), si contano ormai sulle dita di due mani, il rischio è praticamente azzerato. Ma non basta. Ed è curioso come il virus abbia 'scientificamente' colpito quella parte di Paese più 'sovranista', più legata a un certo senso di autonomia, quella insomma che vota Lega e simpatizza per Matteo Salvini.
E' quella l'Italia da piegare, quella che deve capire come i soldi non si facciano lavorando, come sia meglio rinunciare alla libera imprenditoria. Il lavoro, nel mondo progettato dalla 'nuova cupola globalista', non paga. E' il welfare a regnare sovrano, un 'gin della vittoria' orwelliano elargito a fine mese per sopravvivere, una sovvenzione per ricevere la quale sarà necessario fare professione di fede, dichiararsi volontariamente seguaci del Black Lives Matter e, perché no (in fondo è già successo), autenticamente antifascisti.
Il 'laboratorio Italia' prosegue spedito l'esperimento di 'normalizzazione' del Paese, e mai come in questo caso un virus paraletale fu tanto tempista nel propagarsi dalla nazione che, anche in questo caso - guarda caso, più di ogni altra raccoglierà i frutti del contagio, quella Cina tanto amata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quella stessa OMS che ci tiene sotto scacco intimando al lacchè italiano di proseguire lo stato di emergenza. E il cerchio si chiude.

martedì 2 giugno 2020

2 giugno, festa di una Repubblica fondata sulla menzogna

Il sito della Presidenza della Repubblica il 2 giugno
E' stato un 2 giugno festeggiato sottovoce, e in cui solo i partiti del CentroDestra hanno reso omaggio alla bandiera tricolore, mentre il presidente Sergio Mattarella, così come il fido comprimario Giuseppe Conte, ha fatto la propria ritardata e impalpabile comparsa nella regione più colpita dal Coronavirus, la Lombardia, in quel di Codogno. Meglio tardi che mai.
E' stata una Festa della Repubblica che ha mostrato tutte le crepe di una nazione nata per sbaglio, quella che per molti rimane "un'espressione geografica", ma soprattutto sorta con l'inganno, visto che, ormai è cosa nota, sebbene si cerchi di dimenticarla, il referendum che portò l'Italia alla Repubblica, invece che alla Monarchia, fu il risultato di un clamoroso voto truccato. Non che, se avesse prevalso la simpatia per la corona savoiarda, le cose sarebbero andate meglio. I potenti baroni del Sud avrebbero comunque proseguito nella propria mafiosa gestione di un territorio da sempre sfruttato, così come i ricchi industriali del Nord avrebbero mantenuto il controllo sulla diffusione della ricchezza.
Da quel voto del giugno 1946 l'Italia non è migliorata, impantanata dalle proprie pastoie a metà strada fra democristianesimo e comunismo, il tutto cosparso da una buona dose di mafia.
Coloro che hanno provato a colpire il potere dal suo interno, o comunque hanno cercato di creare un potere alternativo, Silvio Berlusconi prima e Matteo Salvini poi, sono stati inesorabilmente colpiti, pur riuscendo a mantenere un invidiabile punto di forza e successo elettorale. La loro storia politica, insomma, è ancora lungi dall'essere finita, soprattutto per il 'lumbard'.
Sarà proprio dall'alternativa che bisognerà ripartire per (ri)costruire un Paese che, in questo 2020, 74 anni dopo essere stato il parto di elezioni truccate, continua a mentire a se stesso.

Festa della Repubblica, CentroDestra a Roma con 500 metri di bandiera

Tajani, la Meloni e Salvini davanti alla bandiera tricolore
La Festa della Repubblica del 2 giugno, data del referendum istituzionale del 1946, ha visto la discesa in piazza di molti aderenti al CentroDestra, in una manifestazione unitaria che ha visto, nel corteo di Roma, uno accanto all'altro Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Il lungo corteo ha visto i manifestanti, numerosi, ordinati e, a dire la verità, abbastanza stretti uno vicino all'altro, portare a mano una bandiera italiana lunga oltre 500 metri, sfilando in maniera pacifica cantando una serie di slogan, fra cui "Conte, Conte, vaffanculo", "elezioni subito" e "libertà".

domenica 17 maggio 2020

Salvini: "La Serie A che non riparte è un disastro per lo sport italiano"

Matteo Salvini (foto profilo Facebook)
Matteo Salvini, leader della Lega, ha parlato di sport, ospite al telefono della trasmissione "Qui Studio a Voi Stadio" di Telelombardia. In particolare, sollecitato dalle domande dei conduttori, dalla possibile ripartenza della Serie A di calcio. "Voi l'avete capito? Ho sentito anche stasera il presidente del consiglio, ma alcune cose non le ho capite. Ci sono 400 consulenti, ma le mascherine ancora non ci sono, alcuni negozi non si sa se possano riaprire, per quanto riguarda lo sport, oggi ho visto un pezzo di Bundesliga con mio figlio. Per quanto riguarda l'Italia, a cominciare dalla scuola, siamo l'unico Paese che, fino a settembre non riapre nulla, e quindi, o sono matti tutti gli altri... per quanto riguarda lo sport, se non riparte il campionato non è un disastro per Ronaldo o Ibrahimovic, ma per tutto il resto dello sport italiano. Io spero che si riparta quanto prima e in sicurezza".
Salvini prosegue, tema la Serie A e un confronto con la scuola: "Il problema non sono i 200 milioni di euro legati ai contratti con Sky e DAZN, ma le decine di migliaia di posti di lavoro che rischiano di saltare. Temo che uno stop prolungato porti alla chiusura della metà delle società professionistiche e al dramma per le piccole società dilettantistiche. La domanda che mi faccio da italiano è come mai altrove hanno già trovato il modo, certo non basato sull'improvvisazione, e oggi riparte la Bundesliga e perché in italia no. Ma tornando alla scuola, in tutti i Paesi europei, le scuole dalle elementari ai licei o sono già riaperte da aprile o apriranno entro maggio. Da noi, fino a settembre, non si sa nulla o non se ne parla neanche".
Infine un argomento a lui caro, il Milan: "Poi io da milanista non ho la smania di ripartire, visti i risultati di questi anni. Ormai non so più se siano più i consulenti del Governo o gli allenatori cambiati dal Milan, il problema credo che stia in cima, non è possibile che tutti i giocatori si imbrocchiscano quando arrivano al Milan. A me piace una società con un nome e un cognome, e non un'azienda che sia un ramo azionario".
Infine un commento su Zlatan Ibrahimovic e la sua possibile partenza dal Milan: "Ibrahimovic è stato uno dei pochi sprazzi di luce degli ultimi anni. Ho cominciato a seguire il Milan in Serie B, e con Vinicio Verza che pareggiava il derby quasi a tempo scaduto, ma degli ultimi anni mi porto via Ibra, il primo tempo del derby di quest'anno e poco altro. Ma verranno tempi migliori, per il Milan ma soprattutto per l'Italia".

domenica 2 febbraio 2020

Profughi istriani, la memoria è ancora strabica

La copertina del libro di Petra Di Laghi (foto Bordignon)
Alla Shoah e allo sterminio degli ebrei non viene dedicato solo un giorno, il Giorno della Memoria, ma una settimana, un mese, l'intero anno solare. Da sempre. E mai come in questo periodo la campagna messa in moto, peraltro giustamente, per non dimenticare gli orrori perpetrati nei confronti degli ebrei è parsa tanto puntuale, fino a poter essere considerata ossessiva, o perfino sospetta, visto che ha preso il via addirittura prima del Giorno del Ricordo stesso, a poche ore dalle elezioni che opponevano la Lega di Matteo Salvini al blocco del CentroSinistra, quasi a identificare il CentroDestra come 'erede diretto' di quegli orrori.
Nessuno, o quasi, si è preso invece la briga di ricordare come gli ebrei, nel mondo, siano stati massacrati non solo dai nazifascisti, ma anche dai comunisti, e oggi dagli islamici.
E ancora di meno queste 'anime belle' hanno pensato di ricordare le 'altre' vittime, quelle non ebree, per esempio italiane. Il dramma istriano-dalmata, l'orrore delle foibe, gli eccidi dei partigiani comunisti, slavi titini e italiani garibaldini, quelli che ancora trovano legittimità nell'arroganza dell'ANPI, di quello non si parla.
Una luce, peraltro ancora troppo fioca, è stata accesa da Fratelli d'Italia, ed è un peccato dover legare politicamente un evento che dovrebbe essere patrimonio di tutti. A Palazzo Pirelli, sede di Regione Lombardia, un pomeriggio è stato dedicato alle vittime di questo dramma, italiani dimenticati e di Serie B, rifiutati, perseguitati e uccisi dai comunisti jugoslavi, rifiutati e offesi (in parte ancora oggi) dagli italiani, da una Sinistra impunita oppure da una nazione smemorata.
La giornata promossa in Regione non ha visto la presenza di alcun giornalista, sottoscritto a parte, e non più di una trentina di presenti, giusto qualche figlio di profughi e qualche militante politico.
Il sorriso lo ha strappato Petra Di Laghi, coraggiosa e volonterosa giovane storica genovese, anche lei discendente da esuli istriani, che ha scritto un bellissimo libro: "Profughi d'Italia", sottotitolato "1943-1955: il dramma dei giuliano-dalmati dalle foibe ai Centri di raccolta".
Un momento importante ma di cui non si può non trarre un esito negativo, almeno dal punto di vista della risonanza esterna. Quasi come non fosse mai esistito. Esattamente come i profughi istriani. (foto di Massimiliano Bordignon)


mercoledì 22 gennaio 2020

Premio Risorsa 22-01-20: sconosciuto straniero lanciatore di acido

L'articolo de "Il Gazzettino" sulla pagina di Padova
Inauguriamo con un 'milite ignoto' la prima edizione del Premio Risorsa, un virtuale riconoscimento che va a esaltare le gesta dei tanti 'disperati' che la nazione italiana accoglie all'interno dei suoi confini e che, secondo gli esaltatori dell'accoglienza, saranno coloro cui dovremo rivolgere un sentito 'grazie' se un giorno avremo una sia pur pallida parvenza di pensione minima.
Giusto ringraziare costoro e le gesta che, quotidianamente, compiono nei confronti di cittadini italiani, con o senza pensione, o stranieri come loro.
Questa prima edizione va, appunto, a un 'ignoto' ma, come sottolinea Il Gazzettino, quotidiano del Nordest scevro da simpatie leghiste, sicuramente 'straniero'.
Il gesto che idealmente esaltiamo è l'aver gettato dell'acido addosso al titolare di una gioielleria di Padova. Un gesto coraggioso, un passo in avanti nella strategia degli Arsenio Lupin della rapina, un colpo davvero in guanti bianchi, non a caso avvenuto in una zona, guarda caso, presidiata da spacciatori, quegli stessi cui si è rivolto fra schiamazzi e tanto sdegno, Matteo Salvini nel quartiere del Pilastro a Bologna.
Per questo l'edizione di oggi del premio va a: sconosciuto, straniero.

sabato 14 dicembre 2019

Cartoline da Londra: saluti alla globalizzazione

Il trionfo di Johnson sulle pagine del Corriere della Sera
Boris Johnson ha vinto, e nettamente, ma guarda un po'. Da dove salta fuori questa Gran Bretagna improvvisamente retrograda e guascona, sprezzante dell'unità europea, unica salvifica medicina alla cattiveria dei popoli, sbandierata dalla Greta di turno, perché solo uniti si vince la cattiveria del 'capitale' cattivo e della mentalità razzista, fascista e antiecologica, perché chi odia gli ebrei di solito odia anche gli abeti e le rose.
I media del 'mainstream' ci avevano dipinto una Gran Bretagna in piazza a favore dell'Europa, da John O'Groats a Dover, unita sotto la bandiera europea, in centinaia di migliaia per le vie di Londra per dire di no alla Brexit, perché alla fine il 'sì' all'uscita dall'Europa era il frutto di un fraintendimento, di una colossale svista collettiva, del malessere di qualche 'redneck' di passaggio, di un pecoraio dell'interno abituato a mangiare zecche (che poi peraltro gli scozzesi delle Highlands sarebbero pure favorevoli a Bruxelles). Insomma, un po' come per Donald Trump negli Stati Uniti e in Italia per Matteo Salvini, a votare conservatore erano solo gli stupidi, gli ignoranti e gli inferiori, coloro che non prendono ossitocina al mattino per guardare con occhio più benevolo gli immigrati.
Insomma, a queste elezioni britanniche ci si sarebbe aspettato una valanga di voti contro Johnson e, di conseguenza contro la Brexit tanto cattiva. Proprio in dirittura d'arrivo però, le oceaniche manifestazioni e gli accondiscendenti servizi televisivi sono cominciati a venire un po' meno, aumentando la titubanza sul futuro della libertà in terra inglese. E, ciliegina sulla torta, i risultati, quelli veri, quelli espressi dal voto, quella cosa che nell'Italia democratica comincia un po' a latitare, visto che i bene informati ci insegnano che la nostra è una democrazia parlamentare e che quindi dobbiamo imparare a stare zitti. E allora il voto 'libero', senza stampa mainstream, senza casse di risonanza teleguidate dalla stampa schiava della globalizzazione, hanno stabilito che al Partito Conservatore è andato il 43,6% dei voti, contro il 32,2% del Partito Laburista, non proprio una vittoria sul filo di lana. Insomma, la folla oceanica ha cambiato idea, o forse la solita montatura del 'buonismo occidentale' si è rivelata l'ennesima farsa alla mercé dell'Europa di Bruxelles. Salutiamo quindi la Brexit di Boris Johnson, trionfo della volontà di un'Isola, di uno o più popoli, nell'attesa delle prossime, auspicate, indipendenze, nel segno della libertà.

lunedì 28 ottobre 2019

L'Umbria conferma, è Salvini la nuova rivoluzione

Ora troveranno un sistema per vaporizzare il 58% dei votanti umbri. Forse si inventeranno che chi vota a Destra non ha più diritto di voto. Ci stanno provando con i vecchi, ritenuti, chissà perché, un elettorato filosovranista (ma non dovrebbero essere gli ex sessantottini?). L'Umbria, come il resto d'Italia, conferma che il Belpaese vive una rivoluzione democratica come non si vedeva da anni, forse dal mezzo secolo del '68, appunto. La grande marcia di Matteo Salvini, vero movimento di popolo, riporta la gente nell'agone politico, scardina i punti fermi della Sinistra, alla faccia della nomenklatura di potere e dei media servi e raccomandati. L'applauso va al coraggio di chi non ci sta, a chi per l'ennesima volta ha saputo dire un chiaro e forte "No" alla dittatura della globalizzazione che ci vuole umani mischiati, senza colore, senza storia, senza famiglia.