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venerdì 7 ottobre 2022

Viaggio in Transilvania, alla scoperta di plăcintă e mici

La plăcintă sul tavolo di Teiuș 
Viaggio in Romania e, in attesa delle bellezze mitteleuropee della città vecchia, ecco le emozioni di un pranzo in famiglia, quasi organizzato per me, a base di autentici piatti tradizionali cucinati di fronte ai miei occhi.
E allora, senza perdermi in inutili chiacchiere, via con la descrizione. Mi siedo, per il classico bicchiere di Müller-Thurgau, niente di clamoroso, accompagnato da qualche salatino, ci sta. Ma ecco che, all'improvviso, vengono servite in tavola delle focacce verdognole calde, a base di spinaci e formaggio, che mi vengono presentate come plăcintă. Semplicemente deliziose, molto meglio di una focaccia nostrana o di una quiche-lorraine. Pochi secondi, ed ecco appoggiate sul tavolo due piccoli contenitori contenenti senape e senape in grani, cui viene fatto seguito con i mici (o mititei), una sorta di salsicciotti lunghi in cui viene mischiata carne trita di vitello e maiale, assieme a del pane fatto in casa.
Non è finita: ecco il dolce, che leggo essere una ricetta francese. Fantastico e saporito, qui viene chiamato lapte de pasăre, mentre in Francia è noto con il nome di Île flottante, in pratica una sorta di crema di latte e uova guarnita.
Ultima chicca, per me non facile da ingurgitare, i sorici in saramura, che altro non sono se non le cotiche dei nostri nonni. Pelle di maiale presa tale e quale, cucinata sulla griglia e poi messa sotto sale per un giorno, per essere poi tagliata a piccole strisce. I bambini 'ne vanno ghiotti', ho visto i figli del mio ospite raccoglierne a mucchietti e poi ingurgitarli. Io ne ho preso uno per gentilezza, ed è stato un supplizio ingurgitarlo. Tanta gentilezza andava comunque ripagata dal tentativo di mangiare tutto lo scibile enogastronomico proposto.
Maniera migliore per cominciare la mia vacanza rumena non poteva esserci, anche perché, come cadeau conclusivo, è arrivata una coppa di maionese (maioneză) fatta al momento. Meglio di così...

I cibi via via passati in tavola: dall'alto in basso, in senso orario:
mici, senape, lapte de pasăre e sorici...


mercoledì 5 gennaio 2022

Il Don Alfonso 1890 di Toronto è il miglior ristorante italiano all'estero

E' il ristorante Don Alfonso 1890 di Toronto il migliore locale italiano al di fuori dei confini nazionali. A decretarlo la classifica de "I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2022 – Prosecco DOC Award" firmata da "50 Top Italy", guida online ideata da LSDM, Congresso internazionale di cucina d’autore, e dalla testata giornalistica Luciano Pignataro Wine&Food Blog.
La sede canadese dello storico locale della Penisola Sorrentina, di proprietà della famiglia Iaccarino, ha preceduto in classifica lo statunitense Fiola, di Washington, ristorante di punta dello chef Fabio Trabocchi.
Al terzo posto Da Vittorio Shanghai, altro grande nome della ristorazione tricolore legato alle figure dei fratelli Cerea di Brusaporto.
Nella top five anche Otto e Mezzo – Bombana, di Hong Kong, e Sesamo, di Marrakesh.
Delle 50 insegne presenti in classifica ben sette sono situate negli Stati Uniti e in Francia, cinque i locali nel Regno Unito e in Giappone, tre in Cina, due in Canada, così come in Australia, Germania, Svizzera e Singapore; con un ristorante ciascuno Sud Africa, Svezia, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Russia, Austria, Brasile, Repubblica Ceca, Portogallo, Belgio, Danimarca e Marocco. 23 in totale i Paesi rappresentati. (fonte: Mg - Logos)
 
Questi i primi dieci ristoranti in classifica:
  1 Don Alfonso 1890 Toronto – Toronto, Canada
  2 Fiola - Washington DC, USA 
  3 Da Vittorio Shanghai – Shanghai, Cina
  4 Otto e Mezzo Bombana - Hong Kong, Cina
  5 Sesamo – Marrakesh, Marocco
  6 Il Lago – Ginevra, Svizzera
  7 Il Ristorante Luca Fantin – Tokyo, Giappone
  8 Locanda Locatelli – Londra, Regno Unito
  9 Restaurant Passerini – Parigi, Francia
10 Tèrra – Copenaghen, Danimarca

martedì 6 aprile 2021

Carbonara Day, più pasta e più uova, ma anche piatti tarocchi

Pasta alla carbonara (foto Discover Italy - Alitalia)
Pasta alla Carbonara
figlia dei soldati americani di stanza in Italia nella Seconda Guerra Mondiale o dei carbonari italiani di due secoli orsono? Le teorie sono diverse ma, quello che conta, è che il 6 aprile è la Giornata della Carbonara, il Carbonara Day, tradizionale appuntamento dedicato a una delle ricette più rappresentative della tradizione culinaria nazionale (o, forse, quasi) che quest’anno registra il record delle sfide nelle cucine pugliesi, con l'enorme aumento degli acquisti di pasta (+10%) e uova ( +15%).
E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti Puglia. L’invito – sottolinea la Coldiretti regionale – è quello di condividere sui social ai fornelli, in cucina, in salotto o dai balconi la propria esperienza nella preparazione del tipico piatto Made in Italy conosciuto in tutto il mondo.
La carbonara è un primo piatto tipico della cucina laziale a base di uova, guanciale, pecorino romano grattugiato e pepe.
Tra gli errori più comuni commessi in Italia – spiega la Coldiretti – ci sono quelli di usare la pancetta al posto del guanciale e di sostituire il pecorino romano con formaggi anonimi. Un rischio molto diffuso all’estero dove – riferisce la Coldiretti – viene utilizzato spesso il cosiddetto Romano Cheese che, oltre a non rispettare il rigoroso disciplinare di produzione, viene addirittura ottenuto negli Stati Uniti e in Canada dal latte di mucca e non di pecora. Una crescita che ha favorito purtroppo anche la moltiplicazione di inquietanti 'tarocchi' del prestigioso piatto della tradizione popolare italiana a partire dall’abitudine belga di modificarla in molti continenti con l’impiego della panna fino alla Smoky Tomato Carbonara, ovvero la carbonara di pomodoro affumicata pubblicata recentemente dal prestigioso New York Times. La versione inventata dal quotidiano statunitense utilizza, oltre al pomodoro – riferisce la Coldiretti – il 'bacon' al posto del guanciale mentre il Pecorino Romano viene sostituito dal Parmesan, una brutta copia Made in USA del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero dove – conclude la Coldiretti – le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine.
La Coldiretti Puglia quest’anno propone la pasta alla carbonara 'patriottica', oltre al pecorino Dop anche la pasta di grano italiano al 100% e il guanciale da maiali allevati nella Penisola come le galline dalle quali si ottengono le uova.

sabato 12 giugno 2010

Depardieu, il Friuli e il frico

E' il piatto di cui mi parlava mia mamma quando ero piccolo, quello che lei mangiava da bambina nei famosi 'tempi di guerra', buonissimo anche se povero, quando il 'nonno lavorava nei campi' e la nonna 'faceva la fila per il pane'.
Insomma, tutta una serie di frasi anche un po' fatte che però corripondono alla fine a questa meravigliosa semplice ricetta, quella del frico, piatto tipico del Friuli, di cui sono felice che anche una persona che mi ha sempre 'intrigato' come Gerard Depardieu abbia saputo il vero valore intrinseco.
Leggi l'articolo del Corriere Canadese

martedì 22 settembre 2009

'Grani&Braci', quando non è sufficiente
un bel posto per fare una bella novità...

Milano una sera di settembre, -4 giorni al volo. Attraverso la città pensando a uno sguardo, mi appiccico addosso l'idea di un obiettivo che non sia tu. Dal Ponte di Farini vedo 'Grani&Braci', il nuovo locale di cui parleremo questa sera Silvio e io, più Silvio che io, una volta di più 'portoghese' dell'informazione, infiltrato di lusso ma giustificato, consapevole portaborse con tanto di digitale dalle inusitate risorse.
Ecco la signora, non male, clic, và la tipa, mica male pure lei, clic; toh, Paolo Liguori, ma sì, clic pure a lui. Intanto il cibo mi passa davanti e si ammassa con disegni abbastanza geometrici e una certa arte che vira verso destra, con quei camerieri che paiono usciti da un film di 007, tutti dotati di auricolari e più impettiti di una guardia svizzera. Ma chemminchia, per ordinare una pizza sembra che gli devi chiedere del C4...

E' questo il nostro futuro per giustificare un'ipotesi di buon gusto? Sollevo dubbi, mentre il mio pensiero comincia a lasciare questo posticino che alla fine sarà anche bello, ma altro non è che l'ennesima copia di un finto lusso pret-a-porter dedicato all'uomo comune: "Il nostro ristorante è adatto a una clientela variegata" racconta Ileana Cestarelli, una delle responsabili. Che è come dire 'Serviamo pure i negri'... Ma che cazzo mi significa? Mi sono rotto di tutti questi posti dove TUTTI possono entrare, oppure dove la differenza è fatta solo dal portafoglio. Io vorrei un locale dove il proprietario ci mettesse la faccia e finalmente desse un po' di carattere: "Tu, non ti voglio a te dentro al mio locale, mi hai rotto il cazzo!". Oppure un ristorante con il seguente cartello: 'La direzione non è tenuta a spiegare del perché cacci a pedate nel culo alcuni clienti, mentre ad altri faccia pagare doppio le portate". Fino a tornare a un sano razzismo del tipo: "Qui non entrano italiani!"... giusto, finalmente un ristorante solo per extracomunitari... visto che già ci siamo svenduti la nostra religione e costruiremo loro le moschee, ormai tra poco ci arriviamo...

In realtà, purtroppo, nulla di n
uovo sotto al sole. Comunque, forse, da 'Grani&Braci' ci si mangia pure bene, ci potrete portare la fidanzata e magari potrete anche farci bella figura.
Fra l'altro è molto divertente, mentre si mangia, osse
rvare dalle vetrate il delirio della Milano che si affastella nell'ora di punta: di sera, se passate verso le 7, potrete gustarvi infinite colonne che certamente garantiranno una superiore percentuale di cancro ai malcapitati automobilisti in colonna, con l'aggiunta di un paio di incidenti mortali, che da quelle parti non mancano mai. Il tutto mentre starete per sbocconcellare le ultime briciole di 'Grani&Braci'...

(foto di Massimiliano Bordignon)