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| Foto di Hiroshi Tsubono per Unssplash |
Ne parla Tamata Ugolini in un articolo pubblicato da "Rebel News", uno dei pochi organi di informazione che, nel Paese a Nord del Confine, si distacchi dal 'mainstream' generale dei media.
Dall'articolo emerge, per esempio, che nella Provincia dell'Ontario i certificati di morte sono regolati da una normativa che, per ragioni di privacy, non consente di indicare esplicitamente MAID come causa del decesso: viene invece riportata la malattia o la condizione che ha portato alla richiesta di assistenza. Una scelta che, secondo alcuni osservatori, limita la possibilità di monitorare con precisione l’impatto del programma.
Il Chief Coroner della Provincia, Dirk Huyer, ha chiarito che il suo ufficio non emette i certificati e interviene solo dopo il decesso. La revisione dei casi MAID è affidata a un team di appena nove infermiere incaricate di esaminare migliaia di procedure ogni anno. Huyer sostiene che molte irregolarità riscontrate siano errori amministrativi risolti con richiami o attività formative, e respinge l’idea di un modello segnato da violazioni sistemiche. Tuttavia, diversi rapporti interni del suo stesso ufficio raccontano una realtà più complessa.
Un documento del 2025 ha evidenziato le difficoltà nel verificare la piena volontarietà delle richieste, raccomandando valutazioni separate e maggiori tutele. Un’altra analisi sui casi “Track 2”, quelli in cui la morte non è ragionevolmente prevedibile, ha segnalato interpretazioni errate delle regole e approvazioni premature.
Questi elementi alimentano interrogativi sulla capacità del sistema di prevenire abusi e proteggere i pazienti prima che la procedura venga eseguita. Preoccupazioni che diventano ancora più rilevanti in vista dell’ampliamento previsto per marzo 2027, quando l’accesso a MAID sarà esteso anche a persone con disturbi mentali, nonostante il dibattito aperto nella comunità psichiatrica sulla possibilità di stabilire con certezza l’irreversibilità della sofferenza.
In un contesto in cui le revisioni post‑mortem e le raccomandazioni interne sembrano non bastare, cresce la domanda su quali strumenti siano necessari per garantire sicurezza, trasparenza e tutela dei cittadini di fronte a quello che, in molti casi, da presunto gesto di 'dolce morte' si trasforma inesorabilmente in crudele omicidio.
