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mercoledì 29 marzo 2023

Vinitaly: 55.a edizione, business e internazionalizzazione

Sopra e sotto: immagini del Vinitaly 2017 (foto Bordignon)
Quattro giorni per tornare la capitale mondiale del vino. E' Verona, che ha presentato il suo Vinitaly, che vedrà svolgere la sua 55.a edizione dal 2 al 5 aprile, con oltre quattromila aziende provenienti da tutta Italia e da oltre trenta nazioni, con un contingente record che supera i 1.000 top buyer (+43% sul 2022) da 68 Paesi selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con Ice Agenzia.
L’edizione 2023 del salone internazionale dei vini e dei distillati, è stata presentata a Roma da Federico Bricolo, presidente di Veronafiere SpA, e Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere SpA. Alla conferenza stampa è intervenuto anche Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura, che proprio in queste ore ha dato il là all'importante disegno di legge contro i cibi sintetici, a difesa del prodotto italiano.
"Sarà un Vinitaly di servizio e sempre più funzionale alle esigenze delle aziende che operano sui mercati – ha spiegato il presidente di Veronafiere SpA, Federico Bricolo –. Una evoluzione prevista dal piano industriale con l’obiettivo di potenziare ulteriormente l’identità e la centralità della manifestazione, oggi riconosciuta quale brand in grado di trainare la promozione del vino italiano a livello internazionale. Il risultato della campagna straordinaria di incoming realizzata quest’anno ci proietta verso il Vinitaly del futuro, leva per la competitività e la crescita di questo settore strategico del made in Italy".
Tra le 68 rotte di destinazione del vino italiano che convergeranno a Verona emergono, oltre alle consolidate piazze di Stati Uniti e Canada (complessivamente oltre 200 'top client' della domanda), i 17 Paesi dell’Asia, guidati da Cina (130 'top buyer'), Giappone, Corea del Sud ma anche Hong Kong e Singapore, i 12 dal Centro e Sud America, con Brasile e Argentina in testa, nove stati africani e una mappa europea a quota 26.
In contemporanea, sugli oltre 100mila mq netti di superficie espositiva tra padiglioni fissi e tensostrutture al completo, anche gli altri due saloni professionali - Enolitech con Vinitaly Design e Sol&Agrifood con B/Open e Xcellent Beers - che portano il totale espositivo in quartiere a più di 4.400 aziende.
A fare da prologo al 55° Salone internazionale del vino e dei distillati, Vinitaly OperaWine, la super degustazione con i 130 produttori portabandiera selezionati da Wine Spectator in calendario sabato 1° aprile alle Ex Gallerie Mercatali, di fronte al quartiere fieristico.
Confermate anche le principali aree tematiche: Vinitaly Bio; International wine hall; Vinitaly Mixology; Micro Mega Wines a cura del 'wine writer' Ian D’agata con focus sulle produzioni di nicchia e a tiratura limitata; Taste and Buy, il 'matching' con operatori selezionati dalla rete fieristica in collaborazione con i Consorzi di tutela; Tasting Express con le più importanti riviste internazionali di settore.


martedì 28 marzo 2023

Stop ai cibi sintetici: fa festa la buona tavola italiana, 'rosica' la Sinistra globalista

Brasato con la polenta, non ci sarà il rischio di mangiarne uno finto
Fra le tante brutte notizie di questi ultimi tempi, eccone finalmente una che deve far sorridere, e applaudire, tutti gli italiani, e non solo.
In controtendenza con la massificazione globale, il Governo italiano ha formulato un chiaro stop alla produzione e alla commercializzazione di cibi sintetici o 'in provetta', con tanto di multe fino a 60mila euro.
Cibi che, per la prima volta, non potevano che avere ottenuto il proprio 'placet' negli Stati Uniti, la patria del McDonald's, grazie alla Food and Drug Administration.
Così, dopo l'altrettanto salutare stretta sulle farine di grilli, il divieto arriva con lo schema di disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri.
Plaude alla stretta Coldiretti, che aveva già raccolto 500mila le firme contro gli alimenti nati in laboratorio.
"Non garantiscono qualità e benessere e non garantiscono la tutela della cultura e della tradizione enogastronomica italiana, a cui è legata parte della nostra tradizione", ha commentato il ministro dell'Agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.
"E' una legge significativa - ha precisato da parte sua il ministro della Salute Orazio Schillaci - che si basa sul principio di precauzione perché oggi non ci sono studi scientifici sugli effetti dei cibi sintetici".
Esulta anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: "Non potevamo che festeggiare con i nostri agricoltori - ha detto - un provvedimento che pone l'Italia all'avanguardia sul tema della difesa dell'eccellenza e della difesa dei consumatori, della certezza di ciò che si consuma e, dico di più, anche del tentativo di evitare il rischio che alcune scelte domani possano tradursi in discriminazione tra chi può avere di più e chi può avere di meno".
Eppure, in questo 'giulebbe',c'è qualcuno che, pur di restare all'opposizione, mastica amaro. E chi, se non la Sinistra 'rosicona' e filoglobalista? Basti leggere l'apertura de "La Repubblica", il quotidiano 'servo' del Centrosinistra e dei poteri forti della globalizzazione: "Dietro c'è sempre lui, il cognato d'Italia e ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. L'esponente di Fratelli d'Italia che ha come grande riferimento la Coldiretti, la potente associazione di categoria dei produttori agricoli italiani, dopo l'obbligo di etichettatura per le farine che hanno origine da insetti, oggi in Consiglio dei ministri ha portato una proposta di legge per bloccare la produzione e il commercio in Italia di cibi e mangimi sintetici, come la carne: cioè costruiti da cellule animali in laboratorio. In America e in diversi paesi dell'Ue la ricerca è a buon punto, in Italia di fatto rischia di bloccarsi".
Capito? Rischia di bloccarsi. C'è di che preoccuparsi, insomma. Gli italiani potrebbero perdere il 'privilegio' di mangiare carne sintetica o panini ai vermi che, evidentemente, dovrebbero, secondo la Sinistra, costituire l'alimentazione base dell'italiano medio. Ovviamente di quello povero e impossibilitato a comprare la 'carne vera', perché è più facile rispondere alla povertà dando la merda da mangiare alla gente piuttosto che realizzare serie politiche di riequilibrio sociale.

venerdì 7 ottobre 2022

Viaggio in Transilvania, alla scoperta di plăcintă e mici

La plăcintă sul tavolo di Teiuș 
Viaggio in Romania e, in attesa delle bellezze mitteleuropee della città vecchia, ecco le emozioni di un pranzo in famiglia, quasi organizzato per me, a base di autentici piatti tradizionali cucinati di fronte ai miei occhi.
E allora, senza perdermi in inutili chiacchiere, via con la descrizione. Mi siedo, per il classico bicchiere di Müller-Thurgau, niente di clamoroso, accompagnato da qualche salatino, ci sta. Ma ecco che, all'improvviso, vengono servite in tavola delle focacce verdognole calde, a base di spinaci e formaggio, che mi vengono presentate come plăcintă. Semplicemente deliziose, molto meglio di una focaccia nostrana o di una quiche-lorraine. Pochi secondi, ed ecco appoggiate sul tavolo due piccoli contenitori contenenti senape e senape in grani, cui viene fatto seguito con i mici (o mititei), una sorta di salsicciotti lunghi in cui viene mischiata carne trita di vitello e maiale, assieme a del pane fatto in casa.
Non è finita: ecco il dolce, che leggo essere una ricetta francese. Fantastico e saporito, qui viene chiamato lapte de pasăre, mentre in Francia è noto con il nome di Île flottante, in pratica una sorta di crema di latte e uova guarnita.
Ultima chicca, per me non facile da ingurgitare, i sorici in saramura, che altro non sono se non le cotiche dei nostri nonni. Pelle di maiale presa tale e quale, cucinata sulla griglia e poi messa sotto sale per un giorno, per essere poi tagliata a piccole strisce. I bambini 'ne vanno ghiotti', ho visto i figli del mio ospite raccoglierne a mucchietti e poi ingurgitarli. Io ne ho preso uno per gentilezza, ed è stato un supplizio ingurgitarlo. Tanta gentilezza andava comunque ripagata dal tentativo di mangiare tutto lo scibile enogastronomico proposto.
Maniera migliore per cominciare la mia vacanza rumena non poteva esserci, anche perché, come cadeau conclusivo, è arrivata una coppa di maionese (maioneză) fatta al momento. Meglio di così...

I cibi via via passati in tavola: dall'alto in basso, in senso orario:
mici, senape, lapte de pasăre e sorici...


sabato 30 aprile 2022

Cibus 2022, la Finocchiona IGP tra le protagoniste

Finocchiona e vino toscani protagonisti al Cibus
E' in arrivo Cibus, la fiera internazionale dell'agroalimentare Made in Italy di scena a Parma, dopo oltre due anni di assenza, dal 3 al 6 maggio.
Per l'occasione si presenterà in grande stile la Finocchiona IGP, lo storico salume toscano che sarà protagonista di uno stand rinnovato che intende trasportare i visitatori della fiera in un angolo di Toscana.
"La partecipazione a Cibus 2022 – dichiara il presidente del Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP, Alessandro Iacomoni – rappresenta l'appuntamento più importante per il nostro Consorzio durante questo anno. La kermesse di Parma attira buyers da tutto il mondo e il nostro obiettivo è quello di far conoscere le caratteristiche e la bontà della Finocchiona IGP agli operatori che vorranno venire a conoscerci al nostro stand. Per la Finocchiona IGP è stato un 2021 da record e siamo convinti che il ritorno a una fiera internazionale, accompagnati anche da altre eccellenze toscane, possa consentire alla denominazione di confermare le quote di mercato acquisite e guardare ai prossimi mesi con rinnovato ottimismo".
Cibus sarà anche l’occasione per presentare gli ultimi dati di produzione per la Finocchiona IGP che arrivano dall'importante crescita registrata nel 2021 che ha permesso al Consorzio di chiudere lo scorso anno con un +20,88% all'insacco (rispetto al 2020) con circa due milioni e 300mila chilogrammi di impasto insaccato atto a diventare Finocchiona IGP una volta terminato il periodo di stagionatura.
L'anno scorso si è registrato inoltre un grande successo anche per le vaschette con oltre tre milioni di vaschette confezionate.
Il primo trimestre del 2022 ha portato con sé numeri ancora in crescita, basti pensare che il prodotto certificato aumenta con il 31,2% rispetto ai primi tre mesi del 2021, e così anche le vaschette con +26,8% che già si avviano oltre 900mila pezzi confezionati.

lunedì 7 marzo 2022

Longino & Cardenal: un nuovo canale B2B e sei nuovi partner

Un nuovo canale e-commerce dedicato al B2B è quello presentato da Longino & Cardenal, attiva nella ricerca, selezione e distribuzione di cibi rari e preziosi e punto di riferimento per l’alta ristorazione nazionale e internazionale. Longino.it dedicato è il nuovo canale B2B, che si affianca al portale online shoplongino.it, dedicato invece al mondo B2C, lanciato a ottobre 2020.
Il nuovo canale e-commerce, dedicato ai professionisti dell’alta ristorazione, propone un ampio catalogo di eccellenze gastronomiche e materie prime, presentati con descrizioni dettagliate, schede informative e immagini in alta definizione, con oltre duemila referenze.
Riccardo Uleri, amministratore delegato e socio di maggioranza di Longino & Cardenal, ha dichiarato: “Siamo molto fiduciosi sullo sviluppo di questo nuovo canale di vendita complementare che ci inserisce in un mercato dalle grandi potenzialità caratterizzato da una significativa crescita sia da parte di clienti italiani che esteri anche in relazione all’attuale contesto di mercato mutato con il Covid-19". E ancora: "Grazie al nuovo portale potremo aggiungere una nuova linea di sviluppo che ci permetterà di sfruttare le sinergie di costi, la complementarità tra i nostri canali, insieme alla raccolta di una serie di dati che ci aiuteranno a ottimizzare la nostra offerta in base alle esigenze della clientela professionale”.
In occasione della Convention annuale 2022, Longino & Cardenal ha inoltre comunicato di essere diventato socio sostenitore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nata e promossa nel 2004 dall’associazione internazionale Slow Food con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna.
Sei i nuovi partner della società, che con le loro materie prime andranno ad arricchire il catalogo del brand nei settori delle erbe, del pesce, dei legumi, olii e farine, al fine di soddisfare i nuovi trend di comportamento dei consumatori che sempre di più ricercano prodotti eccellenti proposti in forme innovative: si tratta di Fuentes El Atùn Rojo, MS Donna, Centumbrie, Le ostriche di Marcon, Tenuta Chiaramonte e Alpin Herbs.

giovedì 3 marzo 2022

Vino italiano, ripresa nei consumi fuori casa

Consuno di vino italiano in ripresa
Una ripresa nei consumi fuori casa è il tratto caratteristico del consumo di vino, con una crescita, nel 2021 rispetto al 2020, del 22,3% nelle vendite food&vine presso la ristorazione italiana.
Certo, la flessione rispetto alla fase pre-pandemica è rilevante, con un –22,4% fatto registrare nel 2021 rispetto al 2019.
In estrema sintesi, se nel 2019 le vendite di food&wine presso i ristoranti si aggiravano intorno agli 85 miliardi di euro, nel 2021 si sono superati i 63 miliardi. Netto calo, quindi, ma con un’impennata netta nei confronti del 2020 che aveva fatto registrare un volume valutabile intorno ai 54 miliardi.
Numeri che confermano le cifre emerse dalla ricerca IGM-Wine Monitor: se nell’ottobre del 2020 il 52% degli intervistati dichiarava di aver abbassato il consumo del vino outdoor, un anno dopo questa percentuale è scesa al 43%.
La tipologia di locale che ha fronteggiato meglio questa contrazione è il ristorante (-41% dei consumatori di vino outdoor ha diminuito la spesa su questo canale, contro il -46% di winebar, enoteche, pub e bar).
"Soprattutto per i fine wine, che è la fascia sulla quale operiamo noi di Istituto Grandi Marchi – ha commentato Piero Mastroberardino, presidente IGM – la ristorazione rappresenta un canale di importanza strategica non solo dal punto di vista business, ma anche culturale. Non è certo un caso che il nostro gruppo, nella fase più dura della pandemia, abbia dimostrato in tutti i modi possibili la propria vicinanza al settore ristorativo, con iniziative dedicate alla promozione di questa grande risorsa della socio-economia nazionale".
Sulle modalità e le scelte di consumo al tavolo del ristorante emergono informazioni interessanti. Pur sempre nell’ottica di un calo generale, dovuto soprattutto alle restrizioni, a reggere meglio sono stati i vini consumati al calice, dato incoraggiante anche per quello che concerne un approccio sempre più moderato e in qualche modo ’colto’ nell’approccio alla degustazione dei vini.
Le occasioni migliori sono quelle “speciali” (feste e compleanni) mentre hanno sofferto maggiormente quelle “formali” (pranzi e cene di lavoro). In linea generale la contrazione dei consumi outdoor rilevata nelle interviste dell’ottobre del 2020 è superiore a quella certificata nel settembre del 2021 (-27% la differenza tra chi evidenzia un aumento della spesa per vino fuori casa rispetto a chi dichiara una diminuzione nel 2020 contro un più incoraggiante -19% nel 2021, frutto di un rallentamento nelle restrizioni ma anche di una maggiore attenzione nella qualità dei vini ordinati).
“Dopo due anni di convivenza con il coronavirus – ha sottolineato Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor – la nostra ricerca evidenzia prospettive di crescita per l’anno in corso, trainate da un maggior desiderio degli Italiani di cenare al ristorante. Il tutto contraddistinto da una sempre maggiore attenzione nei confronti di vini di alta qualità e di fascia premium che trovano nel canale della ristorazione il loro habitat naturale”.
Il sentiment che emerge dallo studio, soprattutto relativamente alle interviste del settembre 2021, lascia quindi intravedere un futuro a tinte decisamente più rosee, con un 35% dei consumatori che prevede una crescita della spesa per vino outdoor per questo 2022. Ma quali saranno i driver di scelta? Il consumo al ristorante privilegerà in primis vini a denominazione e brand noti, con una maggiore attenzione alla provenienza locale o da vitigni autoctoni e con una contestuale ricerca di etichette che soddisfino la richiesta di sostenibilità (il 64% degli intervistati dichiara massima attenzione per ambiente e salute).
"Tutti elementi che connotano il profilo imprenditoriale delle famiglie del vino che fanno parte dell’Istituto Grandi Marchi – ha concluso Mastroberardino – e che confermano la bontà della strada intrapresa sin dal momento della fondazione del gruppo. Anche le ricerche da noi commissionate a Nomisma Wine Monitor vanno nella direzione di una strategia volta a migliorare, ogni giorno di più, la qualità della nostra proposta, sia con riferimento alle singole aziende, sia come progetto corale di promozione del vino italiano nel mondo".

sabato 18 dicembre 2021

Troppa richiesta di sciroppo d'acero, il Canada dà fondo alle riserve

Sciroppo d'acero e Canada, una cosa sola...
In Canada cresce la domanda di sciroppo d'acero, dopo uno scarso raccolto, un dato di fatto che aveva creato non pochi problemi. La provincia del Quebec ha così deciso di dar fondo a tutte le sue riserve di questo dolcissimo nettare.
I produttori quebecoise (Quebec Maple Syrup Producers) intaccheranno più della metà delle loro scorte per far fronte alla domanda.
Il Quebec produce i tre quarti della fornitura mondiale di sciroppo d'acero (73% la cifra esatta) e la sua organizzazione di settore raduna 11mila produttori. Il più importante Paese d'esportazione sono, ovviamente, gli Stati Uniti, con il 60% totale delle esportazioni.
La maggiore riserva si trova a Laurierville, vicino a Quebec City. (fonte AGI/AFP)

mercoledì 24 novembre 2021

Giornata Internazionale dell’Ulivo, un progetto da un milione di nuovi alberi

Ulivi nell'area di Spoleto (foto Lead Communication)
Sono 337 mila gli ulivi, che entro la fine del 2022 diventeranno 715 mila, in un polmone verde completamente biologico posto tra Umbria, Toscana e Puglia, che verrà completato entro il 2030
, con un milione di nuovi alberi messi a dimora per proporre un modello di olivicoltura moderno e sostenibile.
Così l'azienda Monini, da oltre un secolo produttrice di olio extravergine d’oliva, intende celebrare la Giornata Internazionale dell’Ulivo, prevista per il 26 novembre. Un momento di riflessione voluto dall’Unesco, - l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, - per la prima volta nel 2019, con l’intento di proteggere questa pianta e promuoverne i valori di resilienza, sostenibilità, pace e saggezza che incarna.
Valori che anche Monini promuove concretamente attraverso i 25 progetti del suo Piano di Sostenibilità 2030 – "A Hand for the Future" presentato l’anno scorso in piena pandemia da Maria Flora e Zefferino Monini, la terza generazione dell’azienda che crede profondamente nelle politiche ambientali.
"L’ulivo è un albero straordinario, che ha capacità di resilienza e rinnovamento. Questa Giornata Internazionale è per noi un momento di riflessione sulla situazione ambientale del nostro Paese – in Italia sono 250 milioni le piante di olivi e siamo il primo Paese al mondo per numero di varietà-, ma anche di celebrazione per i risultati sinora raggiunti dal nostro Piano di Sostenibilità - spiegano Maria Flora e Zefferino Monini -. La nostra regione, l’Umbria, oltre a ospitare il Frantoio del Poggiolo, innovativo centro di produzione per i nostri Monocultivar, ha già all’attivo il terreno di Sismano con 316 mila olivi che nel 2022 diventeranno 432 mila. Sismano, dove collaboriamo con l’Azienda Agricola Terre del Papa, ospita il più grande uliveto biologico d’Italia".
Secondo le stime, una volta completato il progetto, il Bosco Monini non solo permetterà uno scambio virtuoso con l’ambiente, riducendo di oltre 50mila tonnellate in dieci anni la presenza di CO₂ nell’aria, ma darà un valido aiuto al ripopolamento di specie animali e vegetali, combattendo la desertificazione del terreno - in Italia a causa della cementificazione si sono persi nel 2020, in media, 15 ettari al giorno -, e contribuirà alla produzione di un extravergine biologico 100% italiano di alta qualità.

lunedì 8 novembre 2021

Arriva la Focaccia dei Templari, il panettone dai sapori medioevali

La Focaccia dei Templari (foto ufficio stampa Camilla Rocca)
Non poteva che attrarre la mia curiosità un comunicato arrivatomi con tanto di presentazione di una fantomatica Focaccia dei Templari, opera del maestro pasticciere Claudio Gatti, appositamente creata per il Natale.
Una proposta che abbina il piacere del palato alle proprietà salutistiche dell'erba cicoria e del liquore centerbe.
All'interno la farcitura è realizzata con il cosiddetto 'caffè dei poveri', ovvero l'unione della cicoria, bevanda prediletta dai templari nelle serate conviviali e del centerbe, digestivo dei monaci dell'abbazia di Chiaravalle della Colomba di Alseno, in provincia di Piacenza.
"Ho dedicato questa focaccia al mio territorio, quella della Food Valley e della via Francigena", racconta il pasticcere di Tabiano Terme, in provincia di Parma. "L'ho pensato per dedicarla all'antica chiesa di San Leonardo di Limoges, passaggio d'obbligo per le schiere di pellegrini che si recavano a Roma percorrendo la Via Francigena con un piccolo ospedale per i malati e pellegrini, che si dice fosse anche sede dell'ordine templare, a pochi chilometri dalla mia pasticceria. Per realizzarla ho preso spunto da antichi ricettari che ho trovato in loco, risalenti al XXI secolo".
Prima del 1570 il caffé non esisteva in Europa e i cavalieri templari erano soliti usare la cicoria, raccolta per le sue proprietà curative e alimentari, come decotto. La radice di cicoria ha un sapore molto amaro e con l’essiccazione e una leggera tostatura prende un sapore molto simile al caffè.
Oggi sappiamo che la cicoria è usata per la forte azione digestiva dovuta al gusto amaro, inoltre, ricca di polifenoli, forti antiossidanti che contrastano i radicali liberi con effetto anti invecchiamento.
"Il consumatore cerca un prodotto buono, ma allo stesso tempo leggero, con pochi zuccheri e un contenuto minimo di grassi, senza conservanti, senza coloranti o aromi. Le persone sono sempre più attente e coscienti. Ecco perché al 'light', leggero, si è aggiunto l'aggettivo 'bright', chiaro, naturale, che è sempre molto attento al benessere e alla leggerezza dei prodotti dolciari, mantenendo intatto il gusto" conclude Gatti.

sabato 23 ottobre 2021

Milano Restaurant Week, al via una prima edizione da leccarsi i baffi

La home page del sito della Milano Restaurant Week
Ha preso il via la prima edizione della Milano Restaurant Week, iniziativa promossa da Milano&Partners con Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Confcommercio Milano e Nexi per valorizzare e sostenere il mondo della ristorazione milanese.
Questa prima edizione - che si chiuderà il 31 ottobre - nasce in concomitanza con le manifestazioni Tuttofood e HostMilano in programma presso la Fiera di Milano Rho. 
All'iniziativa hanno aderito un centinaio di ristoratori e, tramite il portale Milano Restaurant Week, è possibile prenotare un’esperienza culinaria unica a un prezzo speciale, scoprendo – in base al quartiere e alla tipologia di cucina – i vari ristoranti e i menù degustazione proposti a prezzo fisso.
Si tratta di un viaggio nella Milano del 'food', un’esperienza tra le diverse cucine che animano i diversi quartieri della città.
Il 'viaggio' ideale della MRW parte così dal cuore della città, a pochi passi dal Duomo e dalla Scala, attraversando il distretto artistico di Brera fino a Porta Venezia, variegato quartiere multietnico, e a Porta Romana con i Giardini della Guastalla in stile barocco.
Per i più giovani è possibile esplorare l’offerta culinaria di zone come Ticinese e i Navigli, passeggiando lungo le sponde del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese, fermandosi per un drink o per fare shopping nelle numerose botteghe artigiane; e ancora il distretto del design, luogo di nascita del Fuorisalone in via Tortona e via Savona. Non mancano poi il futuristico quartiere di Porta Nuova, la vivace Isola e Porta Romana, a ridosso delle mura spagnole. A questi si aggiunge anche Paolo Sarpi, dove sorge la Chinatown milanese.
Il progetto coinvolge anche quartieri meno centrali situati a sud della città che rappresentano due facce della storia e della vita milanese: Chiesa Rossa, nata intorno alla chiesetta romanica di Santa Maria alla Fonte, e Gratosoglio, dove troviamo i caseggiati popolari sorti all'epoca del boom economico.

venerdì 7 febbraio 2020

Olio Officina Festival, al via l'olio dei popoli

Il cartellone di Olio Officina Festival 2020 (foto Bordignon)
Una giornata convulsa, almeno per me, per personali motivi che non starò a svelare, ma Olio Officina Festival ha preso il via nel suo classico affascinante formato.
Nona edizione, come sempre al Palazzo delle Stelline, Luigi Caricato come sempre istrionico con il suo "Olio dei Popoli", titolo portante dell'evento di quest'anno. "La parola popolo è impegnativa, perché implica una pluralità di persone unite da un legame che le tiene insieme, pur nella consapevolezza dellle grandi e a volte insormontabili difficoltà nel far coincidere le molteplici differenze tra individuo e individuo; ma è così per tutti: siamo popolo, anche quando non vogliamo esserlo... a partire dall'olio che tutti i popoli consumano, in ogni angolo del mondo". E' lo stesso Caricato a presentare i motivi del tema nello splendido programma elargito agli appassionati al tavolo d'ingresso.
La prima giornata ha visto come sempre interventi qualificati, fra cui quello di Rosalia Cavalieri, docente di Filosofia e teoria dei linguaggi all'Università dei Messina, che ha spiegato come sia possibile 'educare' il gusto. Oppure la rappresentazione scenica del servizio di degustazione dell'olio, merito di Francesca Raviola, maitre di Palazzo di Varignana. Senza dimenticare Tullio Forcella, direttore generale di Federolio. (tutte le foto di Massimiliano Bordignon)