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giovedì 30 aprile 2026

Dua Lipa mangia un piatto di ravioli, si alza la tensione fra Polonia e Ucraina

Dua Lipa mangia i ravioli da Instagram: polacchi o ucraini?
Sui social media dell’Europa dell'Est è bastata una fotografia per accendere un nuovo fronte del già delicato rapporto fra ucraini e polacchi. Tutto nasce da uno scatto della nota cantante Dua Lipa, immortalata a Varsavia mentre mangia dei ravioli. Un utente ucraino ha rilanciato l’immagine sostenendo che la cantante stesse gustando varenyky ucraini. La replica polacca non si è fatta attendere: per Varsavia si trattava invece dei tradizionali pierogi, documentati fin dal XVI secolo, mentre i varenyky – ricordano – compaiono solo nel XIX secolo.
La discussione è rapidamente degenerata, fino a sfociare in rivendicazioni identitarie come il celebre “Leopoli è Polonia”, slogan che riemerge ciclicamente ogni volta che si toccano temi culturali condivisi o contesi. Un semplice piatto di cucina tradizionale si è così trasformato nell’ennesimo terreno di scontro simbolico fra due Paesi che condividono secoli di storia intrecciata e, di questi tempi, decine di migliaia di profughi ucraini in terra polacca, non sempre bene accetti anche perché, come spesso capita, molti immigrati non portano con sé 'buone maniere'.
Negli ultimi anni, anche altre tradizioni sono finite al centro di dispute simili. In Ucraina, ad esempio, si è diffusa la moda di preparare dolci pasquali a forma di agnello, una pratica che molti riconoscono come importata dall’Occidente, e in particolare dalla Polonia.
L’etnografo Yuriy Pukivskyi ricorda che il simbolo dell’agnello pasquale era profondamente radicato nei rituali polacchi e che solo nella prima metà del XX secolo questa usanza arrivò in Galizia, allora parte della Polonia.
Anche i media ucraini hanno confermato questa origine: nel 2021 la televisione pubblica Suspilne Novyny ha trasmesso un servizio intitolato “Come cucinare l’agnello di Pasqua: un dolce tradizionale polacco”, con protagonista il capo dell’Unione regionale dei polacchi di Zhytomyr. Il tema veniva presentato come un ritorno di una tradizione polacca in territorio ucraino, sollevando interrogativi sulla linea sottile tra recupero culturale e “polonizzazione”.
Dai ravioli all’agnello pasquale, ciò che emerge è un quadro in cui cucina, memoria e identità nazionale diventano strumenti di affermazione politica. In un contesto segnato da tensioni storiche e geopolitiche, anche la gastronomia può trasformarsi in un momento di lotta.

venerdì 7 ottobre 2022

Viaggio in Transilvania, alla scoperta di plăcintă e mici

La plăcintă sul tavolo di Teiuș 
Viaggio in Romania e, in attesa delle bellezze mitteleuropee della città vecchia, ecco le emozioni di un pranzo in famiglia, quasi organizzato per me, a base di autentici piatti tradizionali cucinati di fronte ai miei occhi.
E allora, senza perdermi in inutili chiacchiere, via con la descrizione. Mi siedo, per il classico bicchiere di Müller-Thurgau, niente di clamoroso, accompagnato da qualche salatino, ci sta. Ma ecco che, all'improvviso, vengono servite in tavola delle focacce verdognole calde, a base di spinaci e formaggio, che mi vengono presentate come plăcintă. Semplicemente deliziose, molto meglio di una focaccia nostrana o di una quiche-lorraine. Pochi secondi, ed ecco appoggiate sul tavolo due piccoli contenitori contenenti senape e senape in grani, cui viene fatto seguito con i mici (o mititei), una sorta di salsicciotti lunghi in cui viene mischiata carne trita di vitello e maiale, assieme a del pane fatto in casa.
Non è finita: ecco il dolce, che leggo essere una ricetta francese. Fantastico e saporito, qui viene chiamato lapte de pasăre, mentre in Francia è noto con il nome di Île flottante, in pratica una sorta di crema di latte e uova guarnita.
Ultima chicca, per me non facile da ingurgitare, i sorici in saramura, che altro non sono se non le cotiche dei nostri nonni. Pelle di maiale presa tale e quale, cucinata sulla griglia e poi messa sotto sale per un giorno, per essere poi tagliata a piccole strisce. I bambini 'ne vanno ghiotti', ho visto i figli del mio ospite raccoglierne a mucchietti e poi ingurgitarli. Io ne ho preso uno per gentilezza, ed è stato un supplizio ingurgitarlo. Tanta gentilezza andava comunque ripagata dal tentativo di mangiare tutto lo scibile enogastronomico proposto.
Maniera migliore per cominciare la mia vacanza rumena non poteva esserci, anche perché, come cadeau conclusivo, è arrivata una coppa di maionese (maioneză) fatta al momento. Meglio di così...

I cibi via via passati in tavola: dall'alto in basso, in senso orario:
mici, senape, lapte de pasăre e sorici...


sabato 23 aprile 2022

Milano Restaurant Week, nuovi sapori sotto la Madonnina

Una prelibata sogliola alla milanese da "Arrow's" (foto Bordignon) 
Se la cultura passa anche dalla cucina la domanda da porsi è: quanto i milanesi conoscono le tradizioni e le eccellenze della propria città? Per supplire al punto interrogativo va in scena la seconda edizione della Milano Restaurant Week che, fra lunedì 2 a domenica 8 maggio, consentirà ai cittadini ma anche ai turisti della Città della Madonnina di assaporare il meglio delle proposte offerte da una città spesso misconosciuta in tema gastronomico.
L’iniziativa, promossa, fra gli altri, dal Comune di Milano e dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, offrirà una serie di itinerari alla scoperta dei quartieri più distintivi della città e delle specificità culinarie proposte.
Il tutto con un importante occhio all'ambiente: fra gli obiettivi del progetto, infatti, c’è la volontà di accendere l’attenzione sulla rilevanza della Food Policy, la politica alimentare orientata a rendere più 'sostenibile' il sistema: fra le cosiddette 'buone pratiche' promosse rientrano l’uso di prodotti a 'chilometro zero' provenienti dalla filiera corta dell’area metropolitana, l’incentivo al 'doggy bag' e la proposta di menù vegeterariani e vegani.
 Grazie alla pratica piattaforma Milano Restaurant Week sarà possibile prenotare  – in base al quartiere e alla tipologia di cucina – un’esperienza culinaria unica a prezzi speciale con menù degustazione proposti a prezzo fisso e a cifre abbordabili, a cominciare dai 20 e 40 euro per poi, inevitabilmente, salire.

lunedì 7 marzo 2022

Primitivo di Manduria, il 2021 regala numeri positivi

Ottimi numeri per il Primitivo di Manduria (foto ufficio stampa)
Sono numeri soddisfacenti quelli che hanno caratterizzato il 2021 del Primitivo di Manduria, con oltre 23 milioni di litri prodotti (+2 milioni rispetto al 2020), che equivalgono a più di 30 milioni di bottiglie (+2 milioni rispetto al 2020), con un fatturato di 195 milioni di euro (+12 milioni rispetto al 2020).
"Il Primitivo di Manduria è un brand riconosciuto in tutto il mondo – afferma soddisfatta Novella Pastorelli, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria -. E’ un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero, con un exploit importante su tutti i mercati nazionali e internazionali".
E' proprio a causa di questo successo, prosegue la Novelli, "che il Primitivo di Manduria è il prodotto sul quale maggiormente si concentrano quotidianamente fenomeni di imitazione e contraffazione. Questo è uno degli scopi principali che persegue Consorzio di Tutela, ovvero combattere condotte illecite intervenendo con massicce azioni legali in ogni parte del mondo, mirate a contrastare opere di contraffazione ed emulazioni dove si tenta di registrare marchi che evocano il Primitivo di Manduria e che ne usurpino l’avviamento commerciale anche in vista di continui aumenti della produzione".
In quest’ottica il Consorzio di Tutela ha attivato procedure processuali per bloccare moltissimi marchi ingannevoli, sia figurativi che denominativi. Ben 35 le battaglie vinte (le altre sono ancora in corso) fino a oggi: due in Cina, una in Cile, cinque in Spagna, 13 in Italia, una in Sud Africa, una in Germania, una in Portogallo, una in Francia, mentre è stata sospesa la commercializzazione in Europa di 8 marchi depositati presso l’Euipo (l'"invalidity division" dell'Ufficio dell'Unione Europea per la proprietà intellettuale). Inoltre, è stato acquistato dal Consorzio di Tutela un dominio con la dicitura primitivodimanduria.

Longino & Cardenal: un nuovo canale B2B e sei nuovi partner

Un nuovo canale e-commerce dedicato al B2B è quello presentato da Longino & Cardenal, attiva nella ricerca, selezione e distribuzione di cibi rari e preziosi e punto di riferimento per l’alta ristorazione nazionale e internazionale. Longino.it dedicato è il nuovo canale B2B, che si affianca al portale online shoplongino.it, dedicato invece al mondo B2C, lanciato a ottobre 2020.
Il nuovo canale e-commerce, dedicato ai professionisti dell’alta ristorazione, propone un ampio catalogo di eccellenze gastronomiche e materie prime, presentati con descrizioni dettagliate, schede informative e immagini in alta definizione, con oltre duemila referenze.
Riccardo Uleri, amministratore delegato e socio di maggioranza di Longino & Cardenal, ha dichiarato: “Siamo molto fiduciosi sullo sviluppo di questo nuovo canale di vendita complementare che ci inserisce in un mercato dalle grandi potenzialità caratterizzato da una significativa crescita sia da parte di clienti italiani che esteri anche in relazione all’attuale contesto di mercato mutato con il Covid-19". E ancora: "Grazie al nuovo portale potremo aggiungere una nuova linea di sviluppo che ci permetterà di sfruttare le sinergie di costi, la complementarità tra i nostri canali, insieme alla raccolta di una serie di dati che ci aiuteranno a ottimizzare la nostra offerta in base alle esigenze della clientela professionale”.
In occasione della Convention annuale 2022, Longino & Cardenal ha inoltre comunicato di essere diventato socio sostenitore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nata e promossa nel 2004 dall’associazione internazionale Slow Food con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna.
Sei i nuovi partner della società, che con le loro materie prime andranno ad arricchire il catalogo del brand nei settori delle erbe, del pesce, dei legumi, olii e farine, al fine di soddisfare i nuovi trend di comportamento dei consumatori che sempre di più ricercano prodotti eccellenti proposti in forme innovative: si tratta di Fuentes El Atùn Rojo, MS Donna, Centumbrie, Le ostriche di Marcon, Tenuta Chiaramonte e Alpin Herbs.

mercoledì 5 gennaio 2022

Il Don Alfonso 1890 di Toronto è il miglior ristorante italiano all'estero

E' il ristorante Don Alfonso 1890 di Toronto il migliore locale italiano al di fuori dei confini nazionali. A decretarlo la classifica de "I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2022 – Prosecco DOC Award" firmata da "50 Top Italy", guida online ideata da LSDM, Congresso internazionale di cucina d’autore, e dalla testata giornalistica Luciano Pignataro Wine&Food Blog.
La sede canadese dello storico locale della Penisola Sorrentina, di proprietà della famiglia Iaccarino, ha preceduto in classifica lo statunitense Fiola, di Washington, ristorante di punta dello chef Fabio Trabocchi.
Al terzo posto Da Vittorio Shanghai, altro grande nome della ristorazione tricolore legato alle figure dei fratelli Cerea di Brusaporto.
Nella top five anche Otto e Mezzo – Bombana, di Hong Kong, e Sesamo, di Marrakesh.
Delle 50 insegne presenti in classifica ben sette sono situate negli Stati Uniti e in Francia, cinque i locali nel Regno Unito e in Giappone, tre in Cina, due in Canada, così come in Australia, Germania, Svizzera e Singapore; con un ristorante ciascuno Sud Africa, Svezia, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Russia, Austria, Brasile, Repubblica Ceca, Portogallo, Belgio, Danimarca e Marocco. 23 in totale i Paesi rappresentati. (fonte: Mg - Logos)
 
Questi i primi dieci ristoranti in classifica:
  1 Don Alfonso 1890 Toronto – Toronto, Canada
  2 Fiola - Washington DC, USA 
  3 Da Vittorio Shanghai – Shanghai, Cina
  4 Otto e Mezzo Bombana - Hong Kong, Cina
  5 Sesamo – Marrakesh, Marocco
  6 Il Lago – Ginevra, Svizzera
  7 Il Ristorante Luca Fantin – Tokyo, Giappone
  8 Locanda Locatelli – Londra, Regno Unito
  9 Restaurant Passerini – Parigi, Francia
10 Tèrra – Copenaghen, Danimarca

lunedì 8 novembre 2021

Arriva la Focaccia dei Templari, il panettone dai sapori medioevali

La Focaccia dei Templari (foto ufficio stampa Camilla Rocca)
Non poteva che attrarre la mia curiosità un comunicato arrivatomi con tanto di presentazione di una fantomatica Focaccia dei Templari, opera del maestro pasticciere Claudio Gatti, appositamente creata per il Natale.
Una proposta che abbina il piacere del palato alle proprietà salutistiche dell'erba cicoria e del liquore centerbe.
All'interno la farcitura è realizzata con il cosiddetto 'caffè dei poveri', ovvero l'unione della cicoria, bevanda prediletta dai templari nelle serate conviviali e del centerbe, digestivo dei monaci dell'abbazia di Chiaravalle della Colomba di Alseno, in provincia di Piacenza.
"Ho dedicato questa focaccia al mio territorio, quella della Food Valley e della via Francigena", racconta il pasticcere di Tabiano Terme, in provincia di Parma. "L'ho pensato per dedicarla all'antica chiesa di San Leonardo di Limoges, passaggio d'obbligo per le schiere di pellegrini che si recavano a Roma percorrendo la Via Francigena con un piccolo ospedale per i malati e pellegrini, che si dice fosse anche sede dell'ordine templare, a pochi chilometri dalla mia pasticceria. Per realizzarla ho preso spunto da antichi ricettari che ho trovato in loco, risalenti al XXI secolo".
Prima del 1570 il caffé non esisteva in Europa e i cavalieri templari erano soliti usare la cicoria, raccolta per le sue proprietà curative e alimentari, come decotto. La radice di cicoria ha un sapore molto amaro e con l’essiccazione e una leggera tostatura prende un sapore molto simile al caffè.
Oggi sappiamo che la cicoria è usata per la forte azione digestiva dovuta al gusto amaro, inoltre, ricca di polifenoli, forti antiossidanti che contrastano i radicali liberi con effetto anti invecchiamento.
"Il consumatore cerca un prodotto buono, ma allo stesso tempo leggero, con pochi zuccheri e un contenuto minimo di grassi, senza conservanti, senza coloranti o aromi. Le persone sono sempre più attente e coscienti. Ecco perché al 'light', leggero, si è aggiunto l'aggettivo 'bright', chiaro, naturale, che è sempre molto attento al benessere e alla leggerezza dei prodotti dolciari, mantenendo intatto il gusto" conclude Gatti.

martedì 6 aprile 2021

Carbonara Day, più pasta e più uova, ma anche piatti tarocchi

Pasta alla carbonara (foto Discover Italy - Alitalia)
Pasta alla Carbonara
figlia dei soldati americani di stanza in Italia nella Seconda Guerra Mondiale o dei carbonari italiani di due secoli orsono? Le teorie sono diverse ma, quello che conta, è che il 6 aprile è la Giornata della Carbonara, il Carbonara Day, tradizionale appuntamento dedicato a una delle ricette più rappresentative della tradizione culinaria nazionale (o, forse, quasi) che quest’anno registra il record delle sfide nelle cucine pugliesi, con l'enorme aumento degli acquisti di pasta (+10%) e uova ( +15%).
E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti Puglia. L’invito – sottolinea la Coldiretti regionale – è quello di condividere sui social ai fornelli, in cucina, in salotto o dai balconi la propria esperienza nella preparazione del tipico piatto Made in Italy conosciuto in tutto il mondo.
La carbonara è un primo piatto tipico della cucina laziale a base di uova, guanciale, pecorino romano grattugiato e pepe.
Tra gli errori più comuni commessi in Italia – spiega la Coldiretti – ci sono quelli di usare la pancetta al posto del guanciale e di sostituire il pecorino romano con formaggi anonimi. Un rischio molto diffuso all’estero dove – riferisce la Coldiretti – viene utilizzato spesso il cosiddetto Romano Cheese che, oltre a non rispettare il rigoroso disciplinare di produzione, viene addirittura ottenuto negli Stati Uniti e in Canada dal latte di mucca e non di pecora. Una crescita che ha favorito purtroppo anche la moltiplicazione di inquietanti 'tarocchi' del prestigioso piatto della tradizione popolare italiana a partire dall’abitudine belga di modificarla in molti continenti con l’impiego della panna fino alla Smoky Tomato Carbonara, ovvero la carbonara di pomodoro affumicata pubblicata recentemente dal prestigioso New York Times. La versione inventata dal quotidiano statunitense utilizza, oltre al pomodoro – riferisce la Coldiretti – il 'bacon' al posto del guanciale mentre il Pecorino Romano viene sostituito dal Parmesan, una brutta copia Made in USA del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero dove – conclude la Coldiretti – le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine.
La Coldiretti Puglia quest’anno propone la pasta alla carbonara 'patriottica', oltre al pecorino Dop anche la pasta di grano italiano al 100% e il guanciale da maiali allevati nella Penisola come le galline dalle quali si ottengono le uova.

mercoledì 29 aprile 2020

Cuore di Chef: Simone Ceppaglia su MilanoReporter

Simone Ceppaglia (foto dal profilo Instagram)
Una volta tanto una segnalazione. Quest'oggi, dopo parecchio tempo, costretto alla 'quarantena' da Coronavirus, sono tornato a dedicarmi a una intervista, sebbene soltanto telefonica.
Per gli amici di MilanoReporter, ho infatti avuto il piacere di sentire Simone Ceppaglia, chef d'avanguardia di origine pugliese, che mi ha raccontato i propri progetti e come dovrà cambiare la figura del 'capocuoco' ai tempi del Covid-19.
Alle spalle esperienze importantissime, come quella di Executive Chef dell’Ottagono Restaurant and Lounge in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, Ceppaglia, originario di Gioia del Colle, dal 2004 vive a Milano.
La sua cultura gastronomica arriva prima di tutto dalla cucina della nonna mentre, successivamente, dagli insegnamenti del proprio 'maestro', Sergio Mei, al Four Season, trampolino di lancio verso realtà di livello assoluto, sparse in tutto il mondo, ultima delle quali l’isola di Bathala, piccolissimo atollo delle Maldive.

Leggi l'intervista su MilanoReporter

venerdì 7 febbraio 2020

Olio Officina Festival, al via l'olio dei popoli

Il cartellone di Olio Officina Festival 2020 (foto Bordignon)
Una giornata convulsa, almeno per me, per personali motivi che non starò a svelare, ma Olio Officina Festival ha preso il via nel suo classico affascinante formato.
Nona edizione, come sempre al Palazzo delle Stelline, Luigi Caricato come sempre istrionico con il suo "Olio dei Popoli", titolo portante dell'evento di quest'anno. "La parola popolo è impegnativa, perché implica una pluralità di persone unite da un legame che le tiene insieme, pur nella consapevolezza dellle grandi e a volte insormontabili difficoltà nel far coincidere le molteplici differenze tra individuo e individuo; ma è così per tutti: siamo popolo, anche quando non vogliamo esserlo... a partire dall'olio che tutti i popoli consumano, in ogni angolo del mondo". E' lo stesso Caricato a presentare i motivi del tema nello splendido programma elargito agli appassionati al tavolo d'ingresso.
La prima giornata ha visto come sempre interventi qualificati, fra cui quello di Rosalia Cavalieri, docente di Filosofia e teoria dei linguaggi all'Università dei Messina, che ha spiegato come sia possibile 'educare' il gusto. Oppure la rappresentazione scenica del servizio di degustazione dell'olio, merito di Francesca Raviola, maitre di Palazzo di Varignana. Senza dimenticare Tullio Forcella, direttore generale di Federolio. (tutte le foto di Massimiliano Bordignon)




domenica 28 giugno 2015

Gustosità a quattro ruote, la magia degli Street Food Days

Dagli hot-dog come non li avete mai assaggiati alle prelibatezze di culatello e gnocco fritto, dalla farinata cotta nel forno a legna alla frittura di pesce fino al risotto alla milanese. Tutto rigorosamente a quattro ruote, quelle degli ormai famosi truck, che dispensano allegria e bontà lungo le strade di città e campagne. Succede a Bresso, che per un week-end decide di diventare il polo di attrazione dei milanesi ma non solo per un fuori EXPO tutto particolare, quello degli Street Food Days.

E così, dopo un sabato condito anche dallo showcooking al sapor di risotto e melone di RoDante il Cuoco Errante, ecco che la domenica promette scenari ancora più gustosi alla Galleria ISO Rivolta, ex fabbrica di auto in via Vittorio Veneto, assieme a musica dal vivo, dj set ma anche la magia della bike estrema e, ovviamente, il gusto del buon cibo.