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lunedì 4 maggio 2026

Inter campione, lo scudetto dei morti viventi

Lo scudetto preferito dall'Inter è quello che si vince... facile
L'Inter vince il suo ennesimo scudetto (il numero rimane incerto, conta quello di 'cartone'?) ma, anche in questo caso sono tanti a diversi i sospetti che aleggiano sopra l'ennesima vittoria 'condita' da illazioni che circondano la squadra nerazzurra come un alone di fumo tossico.
Mentre i giornali di parte (in particolare uno di colore rosa) si accingono a decantare il trionfo delle truppe interiste, nel dibattito sul nuovo caso Arbitropoli, un elemento emerge con chiarezza: il modo in cui le inchieste calcistiche vengono raccontate cambia radicalmente a seconda dei soggetti coinvolti. Un principio basilare – l’indagato non è colpevole, e ancor meno lo è chi non è nemmeno indagato – sembra valere a corrente alternata nel racconto mediatico. Una cosa, di sicuro, si è capito: non solo l'Inter 'deve' essere innocente, ma è la vittima, ancora una volta, di un complotto ordito ai suoi danni.
Il confronto con il 2006 resta inevitabile, come sottolinea l'arguto Massimo Zampini in un articolo pubblicato dal quotidiano Tuttosport. All’epoca, il nome Moggiopoli comparve immediatamente, con un colpevole già individuato prima ancora che iniziasse un processo. Il “libro nero” pubblicato dall’Espresso, le anticipazioni di sentenze sui giornali, le ricostruzioni rivelatesi poi inesatte – come quella sui sorteggi arbitrali – contribuirono a creare un clima in cui la difesa era quasi impossibile. Chi provava a contestare il merito, ricordando ad esempio che l’arbitro De Santis penalizzava spesso la squadra ritenuta parte della “Cupola”, veniva ignorato: “conta l’intenzione”, si diceva.
Lo schema si è ripetuto in casi più recenti. Nel caso Suarez, la Juventus fu indicata come responsabile dai media ben prima che dagli atti giudiziari, tanto che il procuratore Cantone denunciò pubblicamente le continue violazioni del segreto istruttorio. Con le plusvalenze, tema a lungo ignorato quando riguardava altre società, l’attenzione si è improvvisamente intensificata: intercettazioni pubblicate quotidianamente, previsioni catastrofiche, pressioni esterne e nessuna domanda sul ruolo della Procura torinese o sulle dichiarazioni pubbliche di alcuni pm.
Nel dibattito rientra anche un altro elemento spesso citato da chi denuncia disparità di trattamento: l’Inter, secondo questa lettura, avrebbe storicamente beneficiato di un contesto favorevole. Viene ricordato che lo scudetto 2006 fu assegnato durante la gestione di Guido Rossi, ex dirigente nerazzurro; che Gianni Infantino ha più volte dichiarato la propria simpatia interista; che Aleksander Ceferin ha ammesso la sua amicizia con Beppe Marotta; che Alessandro Butti, ex Press Officer e Team Manager (oggi si usa così, in inglese e maiuscolo, fa più scena) è oggi il dirigente in Lega che ha 'steso' un calendario 2025-26 che più bello non si sarebbe potuto per la sua ex squadra (e l'anno scorso non era stato da meno); e che alcuni giudici coinvolti in vicende sportive sarebbero notoriamente tifosi interisti. Di più: dopo i clamorosi 'buchi' economici di questi ultimi anni, una squadra incapace di assolvere ai propri debiti come quella milanese, avrebbe dovuto essere retrocessa  o radiata, facendo la stessa fine del Chievo o, come accaduto in Scozia, per un'altra 'big' del calcio mondiale, i Rangers. Ma si sa, in Italia per i potenti vige l'impunità, specie se attorno ai potenti giri molto denaro, quello che serve. E così alla fine, il Chievo sparisce, l'Inter solleva lo Scudetto.
Tutti elementi che difficilmente possono rendere credibile un movimento che ha creato un ciclo, quello nerazzurro successivo alla cosiddetta Calciopoli, grazie alla sistematica distruzione di ogni possibile avversaria, per la felicità di un presidente fino ad allora spesso paragonata un menomato mentale dai suoi stessi tifosi (Massimo Moratti) e a una squadra che, sempre gli ultras nerazzurri, andarono a prendere a cinghiate in piazzale Lotto in quello stesso periodo perché stufi di patire continue umiliazioni sul campo. Già, il campo. Un terreno di gioco che l'Inter preferisce evitare, garantita e protetta da ciò che succede altrove.

domenica 17 maggio 2009

Come in un film di Sergio Leone l'Inter
ha scelto i match-winner contro il Siena

Non so più cosa dire dell’Inter. Mi aiutate voi? Dopo averne glorificato le gesta nel campionato nazionale, dopo averla inchiodata per l’eliminazione europea, dopo averne esaltato la forza nettamente superiore rispetto al lotto delle contendenti della Serie A e averne ‘sedato’ gli istinti un po’ troppo burleschi di ‘Mister Buster Keaton’ José Mourinho oltre che di alcuni altri bellimbusti di Via Durini, davvero su Inter-Siena non so cosa dire. La festa era già fatta, piccolo sgarro che il Milan si è voluto riservare con un gusto ‘alla Tafazzi’, i buoi erano nelle stalle e le auto fuori per le strade a strombazzare fin da ieri sera.

Quindi? Allora, tre gol, firmati da Cambiasso, Balotelli e Ibrahimovic.
Sì, forse sul 3-0 finale rifilato al Siena si può ricamare ancora qualcosa: i tre marcatori di questa serata sono significativi, ed esprimono al meglio l’Inter fiera e combattiva di quest’anno. Cominciamo da Esteban Cambiasso: lui ha sbloccato il risultato, e lui, dei tre, è quello che all’Inter gioca da più tempo. Una cosa tira l’altra. Il vecchio leone, quello che ha retto la bandiera nei momenti difficili, quello che quando gli ‘sero tituli’ riguardavano la bacheca nerazzurra era sempre lì, pronto con lo sguardo fiero. ‘scartato’ dal Real Madrid, all’Inter in cinque stagioni trovava sé stesso e una carriera vincente che il suo atteggiamento da esemplare professionista avrebbe meritato fin da prima... Continua a leggere su Milano 2.0

Citazioni e... congratulazioni!

In questi momenti, chi ha l'anima del Diavolo non può certamente stappare... e allora mi sono divertito a raccogliere, qua e là, alcune citazioni da siti d'ogni genere... questo sarà un post in... continua evoluzione, man mano che troverò altre 'dediche' originali o che riceverò anche Vostre segnalazioni.

Da utente Facebook:
Complimenti per il vostro PRIMO scudetto. 2006: non è uno scudetto. 2007: senza avversari. 2008: regalato dagli arbitri. 2009: congratulazioni.
Dai commenti a un post di Milano Rossonera:
Complimenti al:
Manchester United x il suo scudetto
Barcellona x il suo scudetto (il Real ha perso)
Parma x la promozione
Da TeleLombardia (e-mail letta in studio):
Recalcati stai calmo perchè con la maglia MILAN ZERU TITOLI ci duri un anno, io con la maglia NON VINCETE MAI ci son cresciuto
Ancora dall'ineffabile Milano Rossonera (dedicato allo striscione volgare esposto dai giocatori dell'Inter dedicato a Massimo Ambrosini):
Piccolo dettaglio: Mentre Ambrosini alzava quello striscione era CAMPIONE D'EUROPA, non d'Italia.
...

Massimo Moratti, storia di un ex incompetente pronto a entrare nella leggenda dell'Inter...

L’Inter vince con pieno merito lo scudetto, il quarto consecutivo, e non può non fare sorridere che, a consegnare il titolo ai nerazzurri, sia stato proprio il Milan, secondo e livido di rabbia per una grandezza che appare sempre più lontana e sbiadita con il corso di anni passati a ‘seru tituli’, anche perché lo strapotere che, almeno a livello nazionale, l’Inter rappresenta, non sembra poter venire messo in discussione l’anno prossimo e chissà per quanto altro tempo ancora.

Per il tifoso nerazzurro medio che ormai si era venuto costruendo con il passare degli anni e, soprattutto, delle cocenti amarezze sia in campo italiano che estero, questo rappresenta un lungo sogno, una notte stellata in cui l’azzurro dei colori della Beneamata si sovrappone al nero cupo e profondo in cui sono sprofondate le rivali di sempre. E più l’Inter vince, più indietro si ‘rosica’, e maggiore è la soddisfazione e il godimento aumentano per chi, ora davanti, un tempo cercava spiegazioni astrologiche fra i motivi del proprio fallimento, per poi trovarle magari, dopo tanto tempo, nella miseria e nel letame di una serie di piccole schede telefoniche. Chissà...

Campioni senza giocare, perché tanto basta vedere gli altri scendere in campo, e perdere. Tanto che perfino un presidente come Massimo Moratti riuscirà a passare come uno fra i ‘numeri uno’ più vincenti di sempre nella storia dell’Inter. Pazzesco, per uno che, fino a pochi anni fa, qualsiasi fosse la scelta da fare, sempre e inevitabilmente compiva la scelta sbagliata. Ora invece ‘il presidente’ si gode lo ‘scudetto perfetto’, quello che giunge nel giorno del proprio compleanno. "Sì, è vero, è la prima volta che festeggio un compleanno vincendo uno scudetto. Sono stati bravi a farmi questo regalo, sono stati bravi veramente” queste le sue prime dichiarazioni, che lasciano spazio anche a una certa ironia nei confronti degli avversari di sempre, verso cui si dimentica, come spesso gli capita, di fare i complimenti di rito (ma sappiamo che lo stile non abita troppo da queste parti…)... Continua a leggere su Milano 2.0

sabato 16 maggio 2009

Il Milan umiliato di Udine regala in ginocchio
lo scudetto all'Inter: i perché di un fallimento

Il Milan consegna lo scudetto all’Inter, perde con l’Udinese e lascia in Friuli anche un po’ di dignità, confermando, se ce ne fosse stato ancora bisogno, di essere ben lontano da un’ipotesi di squadra che possa in qualche modo contendere il titolo (di quest’anno e i prossimi) ai ‘cugini’ nerazzurri. Un ko che sicuramente non farà piacere a Silvio Berlusconi, che già a denti stretti aveva prima sbottato e poi ritratto giudizi fin troppo sinceri nei confronti di Carlo Ancelotti. Le reti di D’Agostino su calcio di rigore e di Zapata (Ambrosini insacca troppo tardi la rete del 2-1 finale) affondano un Milan giunto a Udine senza aggressività e stimoli, così come fin troppa poca grinta la formazione di Ancelotti ha mostrato in un torneo in cui ha sempre fatto la figura della comparsa, a dispetto di un secondo posto che, più che valorizzare i rossoneri, diminuisce il valore del nostro campionato.

La squadra milanese si è ritrovata troppo spesso nelle condizioni di sparring-partner, improvvide sono parse le dichiarazioni bellicose d’inizio stagione, evidentemente tese a raccogliere qualche beneficio mediatico a breve gittata. Di basso profilo la stagione dei ‘Tre Palloni d’Oro’, parsi più ‘Tre Uomini in Barca’ che altrettanti campioni della ‘pelota’: perfino irritante Ronaldinho, che a un certo punto della stagione ha deciso di tirare i remi in barca, dopo che nella prima parte era stato frenato dai propri problemi fisici personali, e non meno fastidioso è parso lo spegnimento della luce da parte di Kakà, una volta sventato l’assalto del Manchester City, molto probabilmente in attesa della resa completa al Real Madrid. Infine è stato solo umiliante, e a tratti inspiegabile, il completo inutilizzo di Andryi Shevchenko... Continua a leggere su Milano 2.0

Per i cuori infranti rossoneri ecco un coro che affonda le sue radici negli anni più amari della storia del Milan. Quando c'era chi, come me, era presente, e può dirlo ad alta voce e con tanto orgoglio, a Milan-Cavese...

lunedì 11 maggio 2009

Chiamate l'ambulanza, Sheva è impazzito!

Chiamate l’ambulanza, Andryi Shevchenko è ufficialmente impazzito. L’avevo detto a Carlo Ancelotti, fallo giocare, che poi in panchina prende freddo e si deprime, e in tribuna va ancora peggio. Poi magari non guarda più le partite, si disinteressa e va a finire che cade in qualche ‘buco’ spazio-tempo, in cui pensa di essere ancora il bomber titolare da un Milan da scudetto. E infatti, povero Sheva, è successo proprio questo: l’attaccante ucraino, in preda a una chiara crisi di completa identità, crede infatti che il Milan abbia ancora possibilità di vincere lo scudetto.
Va anche detto che il ‘nostro’, che quest’anno è stato costretto a guardare le partite più dalla televisione che dal campo, probabilmente sarà stato fuorviato dai mezzibusti Sky, gli unici in tutto il Sistema Solare (oddio, anche la Gazza non scherzava...) a pompare le possibilità di un recupero rossonero nei confronti dell’Inter.


Ma cos’ha detto l’immarcescibile Sheva? “Lo scudetto? L’Inter lo merita, è stata più costante, ma noi abbiamo ancora delle chance”.
L’attaccante ucraino dal cuore d’oro vorrebbe rimanere a Milano (cosa che io spero, ma che mi pare un’altra chimera): “Sul mio futuro bisogna chiedere ad Abramovich. Io voglio rimanere qui, ma si deciderà a fine stagione. Non mi considero un ‘ex’, vorrei giocare ancora a lungo, mi sento bene fisicamente e vorrei finire la carriera a Milano. Negli ultimi tempi ho giocato pochissimo, mi dispiace, ma decide l'allenatore, è solo una scelta tecnica (stoccata ad Ancelotti, ndr). Ora so di poter giocare ancora ad alti livelli. Il fatto di non avere giocato ultimamente è dovuto solo a scelta tecnica, la società e l'allenatore sono soddisfatti di come mi sto comportando”.

mercoledì 22 aprile 2009

Galliani si arrende e consegna lo 'scudo' all'Inter

Il Milan gioca a Budapest, ma scordatevi la grande Ujpest o il famoso Ferencvaros, che dagli anni ’30 agli anni ’50 fecero tremare il mondo. Si tratta solo di una amichevole con una selezione della ungherese (da tremare i polsi!), ma l’amministratore delegato rossonero Adriano Galliani, che ribadisco, mi pare persona molto più onesta e a modo rispetto alle troppe critiche che gli piovono addosso, ha ammesso e ribadito (ma non ci voleva un genio) che questo Milan non potrà assolutamente impensierire l’Inter nella caccia allo scudetto. Perché, anche in caso di sconfitta dei nerazzurri a Napoli e di vittoria del Milan “i punti di distacco sarebbero sempre sette, ovvero irrecuperabili. Non parliamo di cose che non sono possibili”.
Rimane sempre valida, per Galliani, la ‘scusante infortuni’: “Resta la convinzione che questa squadra senza infortuni avrebbe lottato per lo scudetto, ma gli infortuni ci sono stati, sono stati tanti, quindi vediamo di chiudere al meglio la stagione”.
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