sabato 21 luglio 2018

Froci sullo scontrino fa brutto, ma non è peggio licenziare un cameriere?

Lo scontrino incriminato
Niente più parolacce, niente più offese gratuite. E ci può anche stare. L'educazione e il rispetto per il prossimo prima di tutto. Ancora una volta, però, da una parte sola. L'Italia si scandalizza per la parola 'froci' inserita a bella posta alla fine di uno scontrino che la Locanda Rigatoni, un nome che sembra uscito da un cinepanettone dei Fratelli Vanzina, ha fatto recapitare attraverso un impudente cameriere a una coppia di malcapitati gay. I quali, giustamente, si sono sentiti offesi. Da qui però a fare perdere il posto di lavoro al cameriere che parrebbe reo dell'azione definita 'omofoba', oltre a infliggere una forte penale al locale, ce ne passa. Superando ogni immaginazione, il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, chiede al sindaco della città, Virginia Raggi, la revoca della licenza al locale. Ristorante in cui, oltre al 'cameriere omofobo', sicuramente lavoreranno, ora tutti a rischio, almeno un cuoco, il lavapiatti, e probabilmente altro personale.
L'Italia vive quotidianamente il frutto di un carattere, quello degli abitanti della Penisola, spesso (fortunatamente) irriverente e satireggiante. Ne sono una prova vignette e programmi blasfemi, pubblicità al limite dello choccante, giornali che dell'offesa mordace hanno fatto una bandiera, come il Vernacoliere di Livorno. In particolare proprio Roma, patria della Locanda Rigatoni, è famosa per un approccio alla materia spesso sguaiato, a volte perfino volgare.
L'esterno della caratteristica Locanda Rigatoni
Restano però le zone d'ombra, sempre più evidenti: si può offendere il Papa e il cattolicesimo, e nessuno fiata, ma se uno si permette di avanzare delle perplessità sull'Islam come religione di pace, dagli all'islamofobo. Se nel guardare verso la politica di Destra ci si può permettere ogni genere di insulto, il mondo della Sinistra e degli 'amatissimi' Partigiani rimane un candido e ovattato fiocco di cotone senza macchia, intoccabile e sacro.
La lobby del mondo gay non è da meno, potentissima, temutissima e, evidentemente, piuttosto isterica. Basta un'offesa, per quanto pesante (che poi tutto andrebbe sempre contestualizzato e, ammetto, personalmente non conosco la storia della Locanda Rigatoni) per mettere a rischio dei posti di lavoro, forse l'esistenza stessa di un locale. Come ho scritto sul mio profilo Facebook, data la mia più totale solidarietà alla coppia gay insultata in un ristorante di Roma, trovo che sia più stronzo fare perdere il posto di lavoro a un cameriere per una stupidaggine cui avrebbe potuto rimediare con delle semplici scuse piuttosto che scrivere 'froci' sullo scontrino.

giovedì 19 luglio 2018

Bargiggia e il presunto 'razzismo' inventato da Mediaset

Il 'tweet' incriminato di Paolo Bargiggia
La mia solidarietà a #PaoloBargiggia, cui viene contestato un reato d'opinione tramite un comunicato surreale di #Mediaset, azienda cui vorrei chiedere: 1) Quando vi firmate "Tgcom24.it e Sportmediaset.it" cosa significa? La direzione? La testata? 2) Avete chiesto a ogni vostro giornalista, ledendone peraltro la rispettiva privacy, cosa pensi al riguardo, e tutti uniformemente si sarebbero adeguati al Vostro mainstream? 3) Siete consapevoli che Bargiggia abbia espresso il proprio pensiero al di fuori dei vostri organi mediatici o pretendete di sapere anche ciò che afferma a tavola con gli amici o dialogando con la portinaia? 4) Rileggendo ciò che ha scritto riuscite a esprimere esattamente quali siano i concetti 'razzisti' espressi da Bargiggia? Perché io non ne trovo, se non l'utilizzo, contestabile ma non errato etimologicamente, della parola 'razza'. 5) E infine, da quando le vostre testate constano di una linea legata a idee più o meno politiche? Potete spiegarle? Qual è la vostra linea? In quale 'bigino' della vostra policy editoriale viene delineata e prescritta a tutti coloro che dalla vostra testata sono assunti?
Paolo Bargiggia, siamo entrati ufficialmente nel mondo di Orwell, ma 2+2, almeno per me, fa ancora 4.

venerdì 6 luglio 2018

Osservandoti in una notte di mezzo inverno, tanti anni fa...

Notte di neve milanese, ovattata e sicura mi avvolge nella musica di un sound mantecato, sviluppato, sonoramente soffice con le sue mani affonda nei fianchi della memoria. Osservo il tuo corpo esanime perdersi nei flussi della mia mente, capelli sciolti in gioventù, improbo scalare di neuroni in ricerca di forme dimenticate. Compagni sgomenti cercano nuove immagini nella notte confusa, oscura raccoglie pixel per ricostruire i tuoi occhi socchiusi. Ho amato l'ignoto, non ho mai conosciuto un sentimento così inutile ma pieno. Una sera raccolta e serbata nella cassaforte dei pensieri per sempre. Senza senso, eppure accanto a me sino alla fine. E ancora a chiedermi perché, mentre la neve si scioglie in piccoli rigagnoli di pioggia.

venerdì 22 giugno 2018

Mondiali in Russia, dai media contorni grigi e senza storia

Vladimir Putin e la Coppa del Mondo, a molti dà fastidio
La spersonalizzazione e lo 'spogliamento' delle identità nazionali sono alla base dell'uomo nuovo politicamente corretto nel solco del pensiero unico. E così anche i Mondiali di calcio in corso di svolgimento in Russia seguono l'anemico cliché di un torneo che non cambierebbe sfondo se, invece che nelle lande dell'ex Unione Sovietica, si stesse disputando in Ecuador, Ghana o Belgio.
La televisione, che tutto filtra e trapassa per farci arrivare un'esperienza predeterminata e 'corretta' (nel suo doppio senso), ha infatti tolto le tante unicità che ci avrebbero mostrato la Russia come terra e cultura in sé, lontana e diversa da noi. Evento peraltro auspicabile, in un mondo senza più confronti, l'auspicio di poter vedere nell'Orso russo un'alternativa, come del resto esso stesso si propone in chiave politica.
Pochi cenni delle presenze politiche negli stadi (forse perché si tratta di Vladimir Putin? Sarebbe stato lo stesso con Barack Obama?), nessun riferimento storico, pochissimi approfondimenti di colore, della Russia per noi in questo Mondiale restano un manipolo di stadi, pieni di colori e spiriti multiculturali (viene anche da chiedersi come mai tanti africani siano riusciti a raggiungere una nazione così economicamente improba, ma il discorso vale anche per altre tifoserie del cosiddetto Terzo Mondo). Giusto per fare un esempio, si pensi alla 'narrazione' (termine che spopola di questi tempi) che venne fatta dei tornei svoltisi nel 1982 in Spagna e nel 2010 in Sud Africa.
Finiremo questo Mondiale senza conoscere nulla in più della Russia del nulla di cui già sappiamo. Un'ignoranza gestita dai media per allontanarci da un possibile 'amico scomodo', che in questo periodo di nuove possibili scelte di campo deve rimanere nel suo alone di negatività preconcetta, comunicata dall'orchestra prona e petulante del giornalismo politically correct.

lunedì 18 giugno 2018

Dallo stop all'Aquarius comincia il nuovo Rinascimento europeo

Dalla home del sito de La Repubblica una foto emblematica:
clandestini scendono dall'Aquarius, tutti giovani e maschi
Chi si aspettava un gruppo di nuclei famigliari emaciati e denutriti è rimasto deluso. Chi, più realisticamente, si guarda intorno ogni giorno, già sapeva. I clandestini sbarcati a Valencia dalla nave Aquarius, ben lungi dal palesare stati di denutrizione o patimento, hanno cantato e ballato come da tradizione. Non paiono certo profughi in fuga da anni di dolore e umiliazioni, piuttosto 'merce umana' pronta a essere gettata con l'ennesimo carico di manovalanza pronta a riempire le strade europee.
Fortunatamente, grazie a Matteo Salvini, in questo caso non sarà l'Italia a doversene fare carico, ma gli spagnoli, che con il nuovo governo socialista, almeno in prima battuta hanno deciso di fare il 'beau geste', salvo poi avere già dichiarato che del gruppo di africani sbarcati rimarrà solo chi ne avrà diritto. In pratica, quasi nessuno.
I numeri sono stati presto spiegati: dei 629 sbarcati quasi 500 sono maschi, e dalle foto non si vedono vecchi presenti. Sono quei 'marcantoni' che ritroviamo agli angoli delle strade, nei mercati e nei centri commerciali, cappello in mano, a questuare chiedendo pedaggio da riportare al racket che li gestisce, che li scarica con pulmini e li raccoglie la sera per fare la conta dei lauti guadagni esentasse rimediati durante la giornata. Le donne, una cinquantina, sono pronte per diventare 'carne da marciapiede', oggetto delle brame sessuali dei feticisti del brivido africano, magari con tanto di malattia venerea incorporata. Infine le donne incinta: quelle, forse le uniche veramente bisognose, si possono contare sulle dita di una mano.
Piccole grandi mistificazioni di un finto allarme umanitario che è figlio di un progetto più grande, quello che punta a stravolgere le basi della cultura e dell'etnia europea, magmatizzandole in un triste 'unicum' senza volto, meticciando una umanità senza storia, senza passato e, ovviamente senza futuro. Fermare l'Aquarius ha significato fermare questo processo di 'distruzione storica', un nuovo rinascimento europeo che deve rendere orgogliosi tutti coloro che sceglieranno di farne parte.