Lei è una influencer russa residente in Italia. Svetlana Ostrovskaya inizialmente potrebbe apparire come una fra le tante youtuber di origine straniera che cercano di gettare un ponte fra culture diverse, creando esempi sociali utili per fare conoscere la storia e la società russa. In realtà Svetlana, italiano fluente con un marcato accento veneto, bella e già fidanzata, spesso in trasferta all'estero e, in particolare, a Dubai, nei propri 'reels' svolge un duplice ruolo: da un lato cerca di raccogliere adepti per investire nei propri progetti economici, più o meno legati al mondo del 'trading', dall'altro perora con passione la causa della Russia, difendendo a spada tratta il governo di Vladimir Putin e rispondendo alle varie provocazioni che le provengono dal web.
Una delle ultime arriva nei confronti di un messaggio (reale o inventato non è dato sapere, comunque credibile) arrivatole in questi termini: "Peccato che la tua bella bella Mosca è governata da un dittatore criminale".
La risposta di Svetlana è dura e tagliente, e non lascia spazio a repliche: "Innanzitutto vorrei rassicurare che in Russia non abbiamo la dittatura e soprattutto non abbiamo un criminale, abbiamo un presidente che tutela gli interessi del proprio popolo e del proprio Paese".
Non solo difesa, ma anche un duro attacco nei confronti delle istituzioni italiane ed europee: "Lo so che sembra una cosa assurda, perché in Europa non c'è questa cosa, soprattutto in Italia siamo governati da dei burattini, da dei pagliacci che rappresentano l'Europa e fanno i porci comodi dell'Europa e gonfiamo le tasche solo dell'Unione Europea, però in Russia c'è rigidità, rigore nelle regole e le cose funzionano, il Paese va avanti, progredisce perché ci sono delle regole che le persone rispettano. Questa non è dittatura, è semplicemente buon senso e amore per la propria Patria, cosa che in Italia manca".
La chiosa finale è spiazzante: "Quindi sì. preferisco avere un dittatore criminale nel mio Paese, che fa funzionare le cose e mette in primo luogo il proprio Paese e non c'è corruzione, difende la propria Patria e non si svende agli altri Paesi, quindi viva la Russia, viva il mio Paese, io amo il mio Paese, mi dispiace che in Italia non ci sia un leader forte, che protegge la propria gente, il proprio Paese. Questo mi dispiace tanto e soprattutto mi dispiace ancora di più per le persone italiane che non amano la propria Patria".
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che questa domenica chiederà al presidente turco Recep Tayyip Erdogan
di organizzare il 15 maggio a Istanbul negoziati diretti tra Mosca e Kiev, non escludendo che questo possa portare ad un
cessate il fuoco esteso. Putin ha affermato: "Proponiamo che le
autorità di Kiev riprendano i negoziati interrotti alla fine
del 2022, riprendendoli direttamente e senza precondizioni.
Proponiamo di iniziare senza indugio giovedì prossimo, 15
maggio, a Istanbul, dove si erano svolti in precedenza e dove
erano stati interrotti". Per Putin "Mosca ha ripetutamente avanzato iniziative per un
cessate il fuoco, ma Kiev le ha sabotate. Kiev ha violato 130
volte la moratoria di 30 giorni sugli attacchi agli impianti
energetici e quasi cinque mila volte la tregua di Pasqua". Il presidente russo ha poi aggiunto: "Siamo
determinati ad avere negoziati seri per eliminare le radici del
conflitto. Non
escludiamo che durante questi colloqui saremo in grado di
accordare un nuovo tipo di cessate il fuoco". Per Putin "un vero cessate il fuoco, che
verrebbe rispettato non solo dalla Russia, ma anche dalla parte
ucraina, sarebbe il primo passo verso una pace sostenibile a
lungo termine, e non un prologo alla continuazione del conflitto
armato dopo il riarmo, il rifornimento delle Forze Armate
ucraine e il frenetico scavo di trincee e nuove roccaforti. Chi
ha bisogno di una pace del genere?". Putin si è infine rivolto agli stati europei, sia a quelli che, più o meno apertamente, lo appoggiano (Serbia, Slovacchia e Ungheria) o comunque mantengono posizioni abbastanza neutrali, sia a quelli che invece lo osteggiano chiaramente, appoggiando la guerra di resistenza ucraina. La proposta russa di riprendere i
negoziati diretti con Kiev dal 15 maggio a Istanbul è intesa a chi "in Occidente" sia interessato a porre fine al
conflitto in Ucraina. "Abbiamo trasmesso questo a quelli dei nostri colleghi in
Occidente che secondo la mia opinione, mi sembra, stanno
sinceramente cercando di risolvere la situazione", ha
sottolineato il presidente russo che, durante la recente Parata della Vittoria, ha ricevuto la visita di numerosi leader da ogni parte del mondo.
Non è mancata, in ogni caso, la risposta all'ennesima richiesta intimata dai Paesi dell'Unione Europea schierati a fianco di Kiev: Putin ha
definito "rozzi" gli "ultimatum" lanciati dai
leader dei Paesi cosiddetti 'volenterosi', che hanno minacciato nuove
pesanti sanzioni contro la Russia se non accetterà un cessate il
fuoco di 30 giorni.
"Stanno ancora cercando, lo vediamo anche ora, di parlarci in
modo rozzo e con l'aiuto di ultimatum", ha affermato Putin in
una dichiarazione notturna ai giornalisti, ripresa dall'agenzia
Ria Novosti.
C'era anche Steven Seagal alla Parata della Vittoria andata in scena a Mosca, sulla Piazza Rossa, in occasione del 9 maggio. L'attore nato in Michigan nel 1952 e, per parte di padre, nipote di immigrati ebrei russi (il nome della famiglia paterna era Siegelman). ha da sempre sostenuto la Russia e il governo di Vladimir Putin, da cui nel 2016 ha ricevuto la cittadinanza russa e, nel 2023, l'Ordine dell'Amicizia. Seagal ha anche presentato, nel 2024, un documentario sulla guerra nel Donbass ("In the name of justice"), in cui lo stesso Seagal si reca sui luoghi della guerra, visitando alcune delle aree occupate dalle forze armate russe, arrivando anche nella città simbolo di Mariupol. In un passaggio, l'attore afferma di avere scritto una lettera al presidente russo Putin, per ribadirgli il proprio sostegno. In un passaggio, Seagal dice: "Ora vedremo chi sono i nostri veri connazionali, chi sono i nostri amici e chi sono i nostri nemici. Starò al fianco del mio presidente e combatterò al suo fianco. Se necessario, morirò accanto al mio presidente".
La prima pagina del Corriere della Sera del 13 febbraio
E' curiosa la pretesa dell'Europa, dell'Ucraina e della NATO di potersi sedere da pari a pari con Stati Uniti e Russiaper poter discutere dei destini del mondo. Sono state proprio queste entità a chiedere che la Guerra in Ucraina, da conflitto meramente locale si estendesse a guerra praticamente mondiale, una sorta di lotta del Bene contro il Male, di 'unione delle democrazie' contro la dittatura non bolscevica ma, chissenefrega, qualcosa ce lo si riesce sempre a inventare. Oggi la sconfitta dell'Ucraina di un leader stanco e sempre più abbandonato come Volodymyr Zelenskyappare ineluttabile. Allo stesso ex attore 'ammaestrato' dalla vecchia 'nomenklatura' democratica americana con a capo il 'guerrafondaio' per eccellenza,Joe Biden, viene riservata da Donald Trump una semplice telefonata (strombazzata da tutti i media occidentali come una pietra miliare dell'eccellenza diplomatica ucraina), per poi venire bellamente scavalcato da quello che sarà un faccia a faccia fra il neopresidente americano e Vladimir Putin. Basta e avanza per decidere dei destini del mondo, libero o meno, anche perché, nel 2025, discutere di democrazie e dittature è come proferire l'ormai consunta frase 'non ci son più stagioni'. Ai futuri colloqui di pace (o di termine guerra o di fine invasione, si scelga la definizione più appropriata) non è necessaria l'ormai malferma Ucraina, il cui leader Zelensky aveva per primo emanato il diktat che mai sarebbe stato consentito trattare qualsiasi genere di pace con la Russia, a meno che non fosse quella successiva alla schiacciante vittoria finale; non è necessaria l'Europa e quella sorta di animale dimenticato dal tempo e dalla storia che è l'Unione Europea, sempre fallace nelle sue scelte, abilissima nel puntare sul cavallo sbagliato, incapace di restare neutra in un conflitto in cui schierarsi non aveva semplicemente senso; non è necessaria, e lo è meno che mai, la NATO, entità che ha sostenuto l'Ucraina a spada tratta fin dall'inizio, minacciando il coinvolgimento diretto sul campo del mondo occidentale fino a rischiare una guerra atomica. Trump, dopo la promessa del rispedire i clandestini 'latinos' al di là del muro messicano, si avvia così a mantenere un'altra promessa: quella di pacificare il turbolento mondo contemporaneo, facendo schiumare di rabbia quell'Europa ancora legata a ideologie cadaveriche e bucoliche ormai sconfitte dalla storia.
L'apertura de "Il Giornale", media di Destra asservito agli USA
Alexey Navalny, considerato dal 'mainstream' occidentale, come il 'campione' dell'opposizione in terra russa controVladimir Putin, è morto in prigione, che sia di morte naturale o indotta è ancora da dimostrare.
Sulla vicenda si sono già tuffati i giornali e i media europei e americani, di quel mondo asservito al capitalismo americano che già si è sdraiato servendo come ufficiali le informazioni costruite dai servizi segreti d'oltreoceano. Come nel caso dell'attentato al gasdotto Nordstream e di tanti altri presunti omicidi e assassini orditi da una macchina da guerra, quella di Mosca, che nulla avrebbe da guadagnare al riguardo. Sia, ieri, dall'esplosione del Nordstream (poi, effettivamente, dimostrato essere un 'colpo' dei servizi segreti americani in combutta con quelli ucraini), come, oggi, dall'eventuale omicidio di Navalny.
Un personaggio, Navalny, definito da Wikipedia, 'enciclopedia' schiava del 'pensiero occidentale', "di posizioni nazionaliste e liberali", ma del quale, lo stesso organo 'online' non può tacere il fatto di come "nel febbraio 2021 Amnesty International ha ritirato a Navalny la designazione di 'prigioniero di coscienza', per via dei suoi video e delle sue dichiarazioni pro-nazionaliste fatte in passato che costituirebbero incitamento all'odio". Insomma, un personaggio dell'estrema Destra russa, uno dei tanti 'polli di allevamento' costruiti ad arte dagli 'amerikani' per cercare di sobillare ribellioni interne con l'intento di smuovere le fondamenta dell'impero russo.
Come recita un antico adagio, 'così come ti ho creato ti distruggo', è solo l'Occidente che poteva volere la fine di Navalny, non certo la Russia, che questo presunto oppositore ormai deteneva in carcere senza eccessivi clamori, tanto che la stessa prigione era di quelle comuni, nemmeno troppo controllata, e dalla quale il 'prigioniero' poteva scattarsi 'selfie' e scrivere lettere di propaganda. Perfino da libero Navalny era poca cosa, un oppositore senza seguito, una marionetta utile ad attrarre le televisioni presenti in Russia al soldo delle nazioni amiche dell'America, pronte a inquadrare un gruppo sparuto di presunti oppositori per trasformarli in 'il popolo russo'.
Cauterizzata qualsiasi possibile azione dell'attivista nato a Butyn nel 1976, e diventato ormai un'inutile e, anzi, pericoloso testimone delle ingerenze americane nella politica russa, ecco che, come del maiale non si butta via mai nulla, l'ultimo utilizzo 'utile' di Navalny è stato il suo ruolo di cadavere. Perché è logico supporre che, semmai qualcuno lo abbia assassinato, l'ordine primo non sia certamente arrivato da Mosca, ma da Washington, ultima speranza di poter creare disordine e malessere attorno alla figura di Putin, dopo i più che leciti dubbi che l'onesta intervista diTucker Carlsonaveva sollevato nell'opinione pubblica occidentale.
La solita vergognosa 'apertura' telecomandata de "La Repubblica"
Un'intervista che è già lo 'scoop' del secolo, un velo alzato sopra una cortina volutamente tenuta spessa e impenetrabile dalla propaganda occidentale. Tucker Carlson, irriso e demonizzato dai 'media' asserviti del mondo globalista, ha intervistatoVladimir Putin in un vis-a-vis unico e irripetibile, Arriva così, senza distorsioni, il reale pensiero del leader russo, ed è questo, probabilmente, quello che più sconvolge il mondo occidentale, esser messo di fronte ai propri errori, alle proprie scelte sbagliate e davanti alla propria fallacità. L'obiettivo di Putin è parlare con chi conta veramente negli Stati Uniti (non certo l'ormai cadaverico Joe Biden). Fondamentali alcune frasi del presidente della Russia: "I piani di pace erano quasi
finalizzati ma l'Ucraina li ha gettati all'aria e ha obbedito
agli ordini dell'Occidente di combattere la Russia fino
all'ultimo". E poi: L'invasione di Polonia o
Lettonia è fuori discussione", rispondendo così alla paventata paura di invasione da parte russa millantata dalla propaganda occidentale. Quindi l'accusa: "E' stata la CIA a far
esplodere North Stream". Infine il durissimo giudizio sulla natura stessa dell'Ucraina: "I bolscevichi hanno creato l'Ucraina
sovietica, che fino ad allora non esisteva affatto. L'Ucraina è
uno stato artificiale". Putin ritiene anche che "il ripristino delle relazioni tra i popoli di
Russia e Ucraina richiederà molto tempo, ma accadrà". Per il presidente russo "dopo la seconda guerra mondiale, l'Ucraina ha
ricevuto parte dei territori polacchi, ungheresi e romeni.
L'Ucraina, in un certo senso, è uno stato artificiale creato
per volontà di Stalin".
L'articolo di "Russia Today" sulla posizione ungherese
Una volta di più l'Occidente, e l'Europa in particolare, dimostra la propria mancanza di unità nei confronti della politica e degli atteggiamenti da tenere nei confronti della Russia.
Se pericolose crepe trasversali sussistono in tutti i Paesi filo Nato, una volta di più arriva dall'Ungheria il 'niet' a una delibera del mondo occidentale, come attestato anche da un articolo di Russia Today. Il capo dell'ufficio del primo ministro ungherese, Gergely Guiyash, ha affermato infatti che Budapest non invierà armi e munizioni all'Ucraina. "Ovviamente, ci sono paesi dell'UE che invieranno parte di queste munizioni alla guerra - ha detto -, ma l'Ungheria non lo farà". Guyash anche ha affermato che l'Ungheria è coinvolta nell'armamento dei paesi della NATO, che "i soldati ungheresi vengono inviati al confine orientale solo per scopi di difesa". In precedenza, Gouyash ha affermato che la NATO non sarebbe in grado di prendere alcuna decisione sulle relazioni con l'Ucraina senza tenere conto della posizione dell'Ungheria. Ma non basta: la stessa Ungheria ha avvertito la Corte Penale Internazionale che non arresterà il presidente russo, Vladimir Putin, se dovesse entrare nel Paese, al contrario di quanto promulgato dalla CPI stessa, organo riconosciuto dal governo magiaro sebbene non, guarda caso, da Russia, Ucraina e Stati Uniti. Ancora Gulyas ha dichiarato, nel corso di un 'briefing', che non ci sono motivi ragionevoli per ritenere che Putin abbia la responsabilità penale individuale di quanto sta accadendo nella guerra russo-ucraina e che lo Statuto di Roma, che ha istituito la Corte penale internazionale, non è stato integrato nell’ordinamento giuridico ungherese.
Il teatrino dell'assurdo dei quotidiani italiani continua. Quando si parla di Russiapoi, riesce a superare vette di idiozia raramente raggiungibili. Se ne sono lette veramente di ogni genere, con l'avallo di falsità difficilmente credibili spacciate per vere.
Di poche ore fa che dietro al furto dello striscione degli ultrà della Roma, "Fedayn", ci sarebbe il Gruppo Wagner. Che poi potrebbe essere vero in senso lato, ovvero che alcune persone, che nella vita facciano parte del battaglione di mercenari di Evgenij Prigožin, potrebbero essere rimaste coinvolte nella vicenda. Il che è ben diverso che l'accollare a un esercito internazionale, impegnato in ben altre 'sottigliezze', come la conquista di Bakhmut e la resistenza nel Donbass, o la difesa dei governi africani dalle ingerenze occidentali. Ridicola anche l'apertura de "La Repubblica" di questo venerdì, con un articolo intitolato: "“Arrestate Putin per i bimbi rubati”: la Corte dell’Aia apre la caccia". Vladimir Putin il 'cattivo', l'Adolf Hitler del nostro secolo, sarebbe vittima di un "mandato internazionale di cattura per il presidente e la sua “commissaria per i minorenni” Lvova-Belova. L’accusa è di aver fatto deportare i figli degli ucraini". Caspita, per Putin, presidente della 'piccola e indifesa' Russia, che proprio in queste ore incontrerà il presidente della 'piccola e indifesa Cina', ma che, per la 'stampa igienica occidentale' è asserragliato nel bunker del Cremlino e circondato da frotte di partigiani ucraini, c'è di che preoccuparsi. "La Stampa" arriva a chiedersi: "Mandato di cattura internazionale per Putin, cosa succede ora?". Già. Cosa succederà a Putin, solo di fronte a tutto il suo popolo, isolato alle manifestazioni cui pretende di partecipare, malato di cancro e incapace di reggersi in piedi durante i comizi? O forse la verità è semplicemente un'altra? Quella che i nostri giornali non raccontano, accusando di 'complottismo' chi semplicemente la mette in dubbio o non ci crede del tutto? Forse Putin veramente deporta i bambini. O, forse, peggio, li mangia. Qualcosa di molto affine a quanto succedeva, solo fino a pochi anni fa, sempre in Russia, quando al potere c'erano i comunisti. Corsi e ricorsi della storia. Anche di quella inventata.
La donna nel mondo russo, e prima ancora sovietico, ha sempre rivestito una grande importanza e presenza nell'ambito della società.
Anche per questo, in un contesto ovviamente esaltato nella sua propaganda dal momento di guerra con l'Ucraina, Vladimir Putin ha festeggiato l'8 marzo regalando a piene mani onorificenze a combattenti, madri, infermiere, giornaliste, tutte impegnate nella lotta quotidiana nelle proprie case o sul fronte del Donbass.
La Russia si trova nuovamente ad
affrontare "minacce dirette alla sua sicurezza e sovranità", ma
ci sono "molti esempi di determinazione, coraggio, volontà di
difendere la verità, di proteggere il popolo e lo stesso futuro
del nostro Stato". Queste le parole di Putin, citato dall'agenzia Ria Novosti.
Durante la cerimonia, svoltasi al Cremlino, sono stateinsignite di un'onorificenza la giovanissima giornalista Vlada Lugovskaya, inviata nella regione
di Kherson e vittima, insieme a molti altri civili, di un attacco militare ucraino, e la dottoressa Lyudmila Beletskaya, primario
dell'ospedale pediatrico di Lugansk.
Putin durante il Discorso alla Nazionale (immagine da ByoBlu)
Mentre l'Italia continua ad accogliere migranti e clandestini, fra i piagnistei della Sinistra 'buonista' teleguidata dal 'mainstream' capitanato dai capataz
dell'informazione, ecco che questi stessi burocrati della notizia vengono rigorosamente smentiti una falsità dopo l'altra, per quelle che loro stessi amano chiamare 'fake
news', con apocalittiche ricostruzioni 'debunkerizzate' da siti costruiti per l'occasione.
E così, sebbene sia stata proprio la Destra a insegnare che le stronzate si possono licenziare impunemente salvo poi dimenticarsi di averle pronunciate, arrivano dalla guerra ucraina, nel giro di pochi giorni, un-due-tre notizie, ovviamente sottaciute, che smentiscono una monumentale campagna di stampa costruita a suon di balle.
1. Il Discorso alla Nazione di Vladimir Putin al popolo sottomesso, generali, religiosi, donne (no trans, please) ci regala un 'conducator' forte, razionale, deciso nel
mettere l'Occidente con le spalle al muro, rispedendo al mittente le falsità e le idiozie costruite su tonnellate di menzogne, annullando (per ora) la propria partecipazione
al trattato NewSTART. Putin è una roccia, inflessibile, chi lo aveva definito moribondo, sostituito da altri 'falchi' o addirittura 'colombe' che non vedevano l'ora di
spodestarlo, approfittando di una sua presunta metastasi in fase terminale, è servito. Putin sta benissimo. Al contrario, chi non pare stare bene per niente, nell'egida più
clamorosa del 'chi la fa l'aspetti', è proprio il suo omologo americano Joe Biden, cui è stato recentemente asportato un tumore sebbene l'ufficio stampa della Casa Bianca (no, non "La Repubblica"), petita non
richiesta, si sia affrettato a sottolineare come si tratti di un tumore che 'non dovrebbe' degenerare in una cancerosi metastatica.
2. La si aspettava tutti, la magica offensiva russa del 24 febbraio, o comunque di febbraio, nell'idiotica ipotesi che i russi fossero tanto pirla da lanciarsi all'attacco
nella celebrazione di una presunta data (che, peraltro, proprio nulla ha da celebrare), lanciando i propri uomini addosso alle pallottole degli ucraini e dei mercenari
occidentali loro accoliti. I russi, invece, se ne stati buoni buoni, proseguendo nella loro lentissima avanzata, frutto di una strategia che preferisce il logorio
avversario unito a una minima presenza militare in territorio altrui. Insomma, un'altra vagonata di racconti e di carta buttata su decine e decine di giornali italioti e
occidentali, tutti srotolati a lingua penzola dentro al deretano statunitense.
3. Le bombe dei russi, ma questo ormai è un classico che prosegue dall'inizio della guerra, in mezzo a stragi, ospedali distrutti, mamme sventrate e bambini usati a 'mo di
tiro al bersaglio. L''orco' russo ormai ha usato il fondo dei propri armamenti militari, distruggendo città e villaggi impunemente fregandosene dei poveri villici
residenti, civili, bambini e cagnolini, pure i pesci rossi dentro la vaschetta. Peccato che i russi i bombardieri, chiamiamoli così, con una 'retrolingua' legata alla
Seconda Guerra Mondiale, non li abbiano ancora usati, anche perché glielo vieta la loro stessa costituzione. Insomma, gli obiettivi civili non sono proprio contemplati, al
contrario di quanto visto nel recente passato da parte degli aerei americani, con città spianate e ridotte a cumuli di macerie, a cominciare da Dresda per proseguire con
Hiroshima e Nagasaki per poi arrivare ai giorni nostri passando per il Vietnam, la Libia e il Libano. Ma chi bombarda i civili sarebbero i russi. Che, se volessero farlo
veramente, potrebbero spianare Kiev in una manciata di minuti.
Anche in questo caso, per respingere le balle del 'mainstream' mediatico occidentale, non è necessario leggere libri di strategia militare, ma solo porsi qualche domanda
naturale, logica, inevitabile. E la conclusione è, ancora una volta, la stessa: che da un anno a questa parte (e lasciamo perdere il Covid, che è tutta un'altra storia) la
stampa di regime ha costruito una serie di 'fake news' a uso e consumo delle 'menti semplici' che risiedono nel mondo occidentale, utilizzate come protoscimmie abili e
arruolate, ubbidienti e remissive, ingenue e sempre più malleabili.
Altre immagini, sempre tratte dalla televisione ByoBlu, tratte dalla diretta del Discorso alla Nazione tenuto da Vladimir Putin.
L'ennesima vergogna italica ostracista nei confronti della Russiaarriva da Brescia, da dove arriva la cancellazione dell'esibizione del grande pianista russoDenis Matsuev, 'colpevole' di sostenere le ragioni del regime diVladimir Putin nella guerra di invasione dell'Ucraina, sostenuta da un altro regime, quello di Volodymyr Zelensky.
Non è la prima volta che l'Italia si arroga il diritto di condannare presunti 'crimini di pensiero'. "Lui sta con chi uccide", dice il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono,
dimentico che anche l'Italia sta con chi uccide, fornendo armi alle bande ucraine che da anni si sono rese protagoniste di crimini nei confronti della parte russofona della
popolazione ucraina. E non è un caso che due illustri artisti ucraini, il ballerino Serghei Polunin e la pianista Valentina Lisitsa, si siano più volte espressi a favore
dell'invasione russa, gettando nel grave imbarazzo il mondo politico-culturale occidentale, che contro di loro si è ovviamente gettato a capofitto, escludendoli da
qualsiasi manifestazione li vedesse protagonisti.
In ogni caso, nulla di nuovo: per l'Italia non è che l'ennesima dimostrazione di una politica ormai completamente asservita agli interessi di quell'Europa che ha deciso di
essere schiava e pupazzo degli Stati Uniti e della NATO, senza dimenticare il continuo invio di armi, pateticamente definito 'a scopo difensivo', quando è ovvio che quei
proiettili contribuiscano in maniera determinante a uccidere quegli stessi russi che forse abbiamo incrociato in tanti dei nostri viaggi a Mosca, San Pietroburgo e tante
altre città e luoghi che hanno fatto o fanno parte indelebile della nostra vita personale, sociale e culturale. Leggi anche: le minacce del sindaco di Milano, Beppe Sala, a Valerij Gergiev
Donald Trump, ex presidente statunitense, sostiene di essere in grado di poter mettere fine allaguerra in Ucraina nel giro di 24 ore. "Se fossi io il presidente", ha dichiarato in
due messaggi video ripresi dal Daily Mail, "la guerra tra
Russia e Ucraina non sarebbe mai avvenuta, mai in milioni di
anni".
"Anche ora", ha aggiunto, "se io fossi il presidente sarei in
grado di negoziare la fine di questa orribile guerra nel giro di
24 ore". Trump si è detto convinto che "si possa fare". "Devi
dire le cose giuste", ha aggiunto, "non le cose
sbagliate".
"Io penso", ha continuato, "che abbiamo aiutato a far entrare la
Russia in guerra dicendo, beh, se prendessi una piccola parte
del Paese sarebbe okay. E' stato un tragico spreco di vite
umane".
L'ex presidente ha ripetutamente accusato il suo successore, Joe Biden, di essere debole e di aver favorito l'escalation del
conflitto. Riguardo l'invio a Kiev di carri armati Abrams,
annunciati dalla Casa Bianca, Trump l'ha definita una "scelta
ipocrita". "La situazione in Ucraina", ha detto in un secondo
video, "è molto pericolosa, esplosiva e si sta aggravando ogni
giorno". (fonte: AGI)
Mentre gli americani cercano di convincere i tedeschi a regalare l'ennesima vagonata di armi al regime di Kiev, qualcuno dovrebbe chiedersi del perché, malgrado le continue provocazioni, Mosca non sia passata alle 'maniere forti'. Già, perché in qualsiasi altro conflitto, convenzionale o meno, il contendente più forte, ovvero la Russia, avrebbe letteralmente raso al suolo le città nemiche, a cominciare da Kiev, grazie alle proprie potenti armi. Invece l'armata diVladimir Putin, malgrado le presunte accuse di stragi sul campo, ha cercato di mantenere il proprio profilo il più basso possibile. Certo, contro un esercito, quello ucraino, 'drogato' dalle armi (e probabilmente anche dagli uomini) dei Paesi occidentali, la conduzione della guerra non è stata semplice. ed è incredibile come, in Occidente, i 'media' del 'mainstream' non abbiamo ancora voluto capire (ah, deontologia e intelligenza professionali, dove siete finite?) come la prosecuzione della guerra sia nell'esclusivo interesse dei grandi potentati economici che stanno dietro la vendita delle armi e, cosa ancora più lampante, dietro agli sporchi interessi di quegli investimenti chiamati 'ricostruzione', ovvero l'edizione rivisitata del Piano Marshall, altra grande nefandezza inventata dal Grande Fratello americano, che in Volodymyr Zelensky ha il suo più grande 'fantoccio'.
Per questo va riconosciuto a Putin un 'pacifismo' reale, che ha finora impedito al conflitto di assumere quelle dimensioni 'nucleari' che, in maniera tanto sfrontata, la NATO e suoi servi occidentali stanno cercando di provocare.
Alexander Dugin, il filosofo russo da sempre sostenitore della politica antiglobalista di Vladimir Putin, confuta le affermazioni della stampa occidentale, secondo le quali ci sarebbe una montante fronda contro il presidente russo da parte del suo stesso 'entourage'. "L'Occidente ha iniziato a far credere
che io e i patrioti russi ci siamo rivoltati contro Putin dopo
la resa di Kherson, chiedendo presumibilmente le sue dimissioni.
Questo non proviene da nessuna parte e si basano su un mio
presunto messaggio cancellato". E ancora: "Nessuno ha voltato le spalle a Putin. Io e tutti i patrioti russi lo
sosteniamo incondizionatamente. Il dolore per la perdita di
Kherson è una cosa; l'atteggiamento nei confronti del
Comandante in capo è un altro. Siamo fedeli a Putin e
sosteniamo la SMO (la 'Special Military Operation', in russo 'Cпециальной Bоенной Oперации') e la Russia sino alla fine" ha proseguito. "L'Occidente - ha aggiunto - che sta esercitando una
pressione eccessiva sulla Russia, non capisce che la Russia e
Putin non capitoleranno in nessun caso. Il presidente è stato
chiaro: non ci arrenderemo. Mettere all'angolo la Russia è un
suicidio per l'Occidente e per l'umanità". Sull'uso del
nucleare Dugin, padre di Darya Dugina, barbaramente assassinata da terroristi spalleggiati dai servizi segreti occidentali, ha anche allontanato l'idea di un ricorso della
Russia all'atomica: "Dopo avere mobilitato la società
spiritualmente e ideologicamente, ce la faremo senza armi
nucleari" ha aggiunto. (fonte: AGI)
Dennis Rodman, l'ex star NBA coinvolto in rapporti diplomatici informali con la Corea del
nord e la Russia, ha annunciato che andrà a Mosca per
sollecitare il rilascio della star del basket femminile
americano Brittney Griner, condannata a nove anni per detenzione
di droga. Lo riferisce la rete televisiva NBC. "Ho ottenuto il permesso di andare
in Russia per per aiutare quella ragazza, sto provando ad
andarci questa settimana", ha detto alla tv. L'ex cestista, che
ha vinto cinque volte il titolo NBA, definì il presidente russo Vladimir Putin
'cool' nel 2014 e, inoltre, ha visitato diverse volte la Corea del
Nord del dittatore Kim Jong Un. (fonte: ANSA)
Darya Platonova Dugina, figlia dell'ideologo russo Alexander Dugin, è stata uccisa questa notte a Mosca, quasi certamente da terroristi ucraini, proprio mentre io mi trovo in Russia, sebbene molto più a nord, a Petrozavodsk, in una città lontana dai trambusti e dai tormenti di bombe ed esplosioni mortali. Una fine orribile, per una giovane donna (aveva 30 anni), attiva nella vita sociale e culturale del proprio Paese, impegnata politicamente e che aveva preso una decisione coraggiosa, sostenendo a spada tratta le tesi del padre e la linea del Cremlino relativamente al conflitto contro la linea demagogica occidentale della cosiddetta 'aggressione' di Mosca. Secondo media russi citati dal Daily
Mail (fonte AGI), Darya Dugina sarebbe stata "fatta a pezzi" nell'esplosione
del veicolo di cui era alla guida. L'auto era una Toyota Land Cruiser
Prado. Secondo il violinista russo Petr Lundstrem, Darya stava
rincasando da un festival e aveva programmato di riportare
indietro anche suo padre, il quale tuttavia sarebbe poi salito
su un'altra vettura. "Beato ricordo di Darya, è una vera ragazza russa", ha
scritto Denis Pushilin, leader della Repubblica
Popolare del Donetsk, nel proprio canale Telegram (fonte AGI). La Dugina, dal luglio 2022, era entrata nelle mire della Gran Bretagna, che l'aveva inserita nella lista delle persone russe sanzionate, e aveva compiuto molte missioni nel Donbass in solidarietà con gli indipendentisti. Le posizioni di Darya erano chiare e non lasciavano spazio a tentennamenti, fiera portabandiera del grido di libertà dei popoli in lotta nel Donbass. In una recente intervista (fonte AGI), rilasciata a maggio scorso alla testata
online geopolitika.ru, era intervenuta sull'attuale operazione militare russa in Ucraina. "La situazione in Ucraina è davvero un esempio di scontro di civiltà" aveva detto, aggiungendo "Può essere vista come uno scontro tra la civiltà globalista e quella eurasiatica. Dopo 'la grande
catastrofe geopolitica' (come il presidente russo, Vladimir Putin, ha definito il
crollo dell'URSS), i territori dell'ex Paese unito sono
diventati 'confini' (zone intermedie) - quegli spazi su cui è
aumentata l'attenzione dei vicini, con la NATO e soprattutto gli
Stati Uniti interessati a destabilizzare la situazione ai
confini della Russia". Aggiungeva la Dugina: "Se le elite liberali occidentali
insistono così tanto nel sostenere Kiev e demonizzare Mosca, è
perché dietro c'è una logica di profitto. Nella società dello
spettacolo, della propaganda e della natura totalitaria dei
sistemi occidentali, il dubbio è un passo essenziale per uscire
dalla caverna...".
L'apertura della versione inglese di "Russia Today"
Roberto Poletti mentre 'fa la morale' a Polina Osipova
Se la libertà di espressione in Russia è sicuramente limitata e limitante, quello cui si va assistendo in Italia e nel mondo occidentale negli ultimi anni, lascia raggelati nella consapevolezza di quello che si può definire un vero e proprio 'accerchiamento' dell'informazione.
Ho fatto un po' di 'zapping', ieri sera, finendo quasi inconsapevolmente su Rete 4, canale una volta da considerarsi abbastanza 'controcorrente'.
"Zona bianca", programma definito di 'attualità e approfondimento' condotto da Giuseppe Brindisi, è stato l'esempio di un teatrino squallido e penoso, in cui l'organizzazione perfino
maldestra dei presenti in studio e collegati, prevedeva un'unico scopo: demonizzare la posizione russa verso la guerra, esaltando l'eroismo ucraino e criminalizzando tutto quanto abbia un sapore vagamente russo, una tesi razzista e discriminatoria ormai data per
scontata e indiscutibile.
Creare il 'cattivo di turno' (sebbene, va detto, con Vladimir Putin questa 'costruzione' non risulti poi così difficile) è l'unico obiettivo di questi programmi di pseudo-informazione.
Ho provato profonda compassione, ma anche solidarietà, per Polina Osipova, giovane ospite collegata in esterno, russa o russofona e comunque intenta nello spiegare la lunga sofferenza del Donbass e le
ragioni di una guerra viste dalla parte di Mosca, di fronte allo sguardo volutamente attonito e commiserante dei presenti in studio, l'occhio fisso, terreo e un po' da
pesce lesso di Roberto Poletti, un personaggio che, pur dimostrando di conoscere assai poco la storia, ha avuto il vantaggio di avere un comodo palcoscenico televisivo da dove vomitare i propri
insulti gratuiti e volgari a chi la guerra, da anni, la vive sulla propria pelle.
A corredo del disgustoso 'piatto' informativo un penoso servizio in cui, con il sottofondo di una musichetta circense e ridicola,
venivano presentati sparuti gruppi di personaggi considerati ideologicamente filorussi, tra cui Povia e Red Ronnie, mischiando alla rinfusa ideologie No Vax, complottiste e perfino ufologiche, tutte
ascritte a chi abbia deciso di, semplicemente, dubitare della versione dominante confezionata dai media cosiddetti 'democratici', quelli che hanno già condannato la Russia, servendo gli interessi espansionistici della NATO.
Spiace per Brindisi, fino a poco tempo fa giornalista che, pur se nascosto in un angolino della redazione di Mediaset, appariva perfino composto e consapevole: si è mostrato incapace di uscire dal giardinetto dell'ovvio una volta alla guida di un programma che poteva essere confezionato molto meglio. Brindisi ha preferito adeguarsi agli 'ordini di scuderia', ignorando la gente della strada, quella con cui ho l'occasione di parlare quotidianamente. Un mondo che, guarda caso, per l'ennesima volta, non esprime assolutamente quella solidarietà totale vaticinata da giornali e tv, e che non ha proprio tutto questo desiderio di soffrire gli effetti di un conflitto che, tutto sommato, ci appartiene molto poco e che, se si fosse risolto nel giro di pochi giorni, non avrebbe avuto quelle conseguenze altrimenti indotte da una guerra che la NATO avrebbe potuto evitare se non si fosse intromessa inviando armi e bagagli ai militari ucraini e ai gruppi paramilitari nazisti di Kiev.
Valerij Gergiev non potrà lavorare per le sue idee (foto "Il Fatto")
La vergognosa serie di minacce proferite dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala(e non solo), al grande direttore d'orchestra russo, Valerij Gergiev, con l'obbligo di prendere posizione e 'abiurare' il proprio presidente Vladimir Putin, pena la perdita del lavoro al Piermarini (in pratica il Teatro alla Scala), ha sortito la protesta di numerosi intellettuali, anche se in pochi hanno avuto il coraggio di alzare la voce, in questi tempi di 'pensiero unico'.
Fra questi, Vittorio Sgarbi, da sempre abituato a essere una 'voce fuori dal coro': "L'intimidazione nei confronti del direttore d’orchestra Gergiev da parte della Carnegie Hall di New York e della Filarmonica di Monaco, e ora anche della Scala di Milano ha il sapore di una odiosa vendetta. E' una cosa sconcertante, inverosimile, grottesca, ed è esattamente lo stesso che rimproverano a Putin".
Sgarbi ha così parlato durante un'intervista rilasciata all'ADNKronos, proseguendo: "La cultura non può essere usata come un'arma di ricatto, perché di questo si tratta, di un ricatto. E' come far pagare a Pirandello le colpe di Mussolini. Colpire la cultura è odioso". Peraltro, sottolinea il critico d'arte, "Gergiev non ha fatto l'elogio di nulla, non ha fatto dichiarazioni, è amico di Putin, non è che per suonare deve pronunciarsi contro Putin, è letteralmente assurdo". Sgarbi cita poi altri esempi nella storia: "Nessuno ha mai chiesto a Feltrinelli di non essere dalla parte di Fidel Castro", spiega. E ancora, "ben diverso era stato l'atteggiamento adottato con un altro grande direttore d’orchestra, Wilhelm Furtwängler, che aveva diretto vari concerti a vantaggio del regime nazista. Nel febbraio 1938 - ricorda il deputato - diresse la Filarmonica di Berlino per la Gioventù Hitleriana, e, nello stesso anno, l'opera "I maestri cantori di Norimberga" di Richard Wagner per il compleanno di Adolf Hitler. I suoi concerti erano anche trasmessi alla radio per sollevare il morale delle truppe". Dopo la guerra, "si giustificò dicendo che aveva cercato di proteggere la cultura tedesca - conclude Sgarbi -, eppure Furtwängler fu chiamato a dirigere nuovamente in pubblico, in Italia, appena terminata la seconda guerra mondiale: e proprio il Teatro alla Scala di Milano mise in scena L'Anello del Nibelungo sotto la sua direzione". (fonte ADNKronos)
Un brutto titolo per "Il Giornale": "Il Maestro di Putin"
Da italiano, e milanese, mi vergogno profondamente per le frasi proferite dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e l'aut aut intimidatorio e illiberale che ha proferito verso Valerij Abisalovič Gergiev, direttore d'orchestra russo, uno dei più grandi al mondo, l'obbligo di condannare il proprio presidente, Vladimir Putin, divenuto, nel giro di un paio di giorni, 'criminale di guerra', 'mostro' e 'dittatore', altrimenti non potrà più esercitare la propria arte a Milano.
Se Sala, noto abitudinario di pose fotografiche accanto a 'trapper' afromaghrebini, spacciatori e feccia varia che ammorba le nostre periferie, voleva fare uno spot nei confronti della democrazia, evidentemente non ci è riuscito. Ribadendo quei legami con quel mondo della Sinistra che, pare chiaro, il senso del 'tappare la bocca' al dissenso lo culla dentro nell'anima.
Del resto la vicenda della guerra in Ucraina ci è stata raccontata secondo un unico punto di vista, quello artefatto di un mondo occidentale sempre più malato, quello stesso regime che ha deciso di etichettare Donald Trump come presunto 'guerrafondaio' e di elevare a 'santo' un personaggio comeJoe Biden, che ha gettato nel panico la politica estera mondiale.
A questo punto sorgono legittimi dubbi su come ci siano state 'vendute' molte altre guerre e molti altri presunti 'criminali di guerra' (per non parlare del trattamento mediatico di questi due anni di pandemia), contemporaneamente coprendo di gloria altri macellai che hanno avuto il solo merito di finire dalla parte dei vincitori.
Il maestro russo Gergiev, in sostanza, deve abiurare la propria patria e prendere le distanze dall’invasione russa dell’Ucraina (peraltro motivata chiaramente da Putin, con spiegazioni anche accettabili) o dovrà rinunciare a dirigere "La dama di picche", che ha debuttato al Teatro Piermarini mercoledì sera. Dopo la perdita del lavoro per coloro che hanno deciso di non vaccinarsi si arriverà così, ed era facile prevederlo, alla perdita del lavoro per chi decide di pensarla diversamente da quello che è il clima dominante, il pensiero unito del potere di turno. Per chi altri varrà questa linea di condotta? Solo per i cittadini russi? Un cittadino italiano potrà liberamente sostenere che Putin altro non abbia fatto se non sostenere le decine di migliaia di cittadini di etnia russa minacciati prima e bombardati poi dalle milizie ucraine, molte delle quali di ispirazione nazista (vedi il Battaglione Azov), o rischierà di essere messo ai margini della società civile? Se un artista deve subire la gogna, questo varrà a maggior ragione per un lavoratore pubblico, un libero professionista, un professore universitario o di scuola? Quanto deve preoccuparci l'atteggiamento folle del 'democratico' primo ministro canadese, Justin Trudeau, che ha deciso di bloccare i conti correnti dei camionisti in rivolta contro l'obbligo di indossare le mascherine all'interno dei propri automezzi?
Si tratta di ampie chiari segnali di dove le 'presunte' democrazie occidentali stiano dirigendo la propria prua, ovvero verso una illiberalità e demagogia orwelliana che, di certo, nulla ha da invidiare al presunto regime dell'improvvisato 'criminale' Putin.
Vladimir Putin all'inizio del suo discorso alla nazione
Dal sito NicolaPorro.it ripubblico, per renderla disponibile a tutti, la traduzione del video messaggio notturno di Vladimir Putin che ha dato il via alle operazioni russe in Ucraina. Il presidente russo si è rivolto sia ai cittadini russi che a quelli ucraini. Il video e il testo del discorso sono stati pubblicati sul sito del Cremlino.
Cari cittadini russi! Cari amici!
Oggi, ritengo ancora una volta necessario tornare sui tragici eventi accaduti nel Donbass e sulle questioni chiave per garantire la sicurezza della stessa Russia.
Vorrei iniziare con quanto ho detto nel mio discorso del 21 febbraio di quest’anno. Stiamo parlando di ciò che ci provoca particolare preoccupazione e ansia, di quelle minacce fondamentali che anno dopo anno, passo dopo passo, vengono create in modo rude e senza tante cerimonie da politici irresponsabili in Occidente nei confronti del nostro Paese. Intendo l’espansione del blocco NATO ad est, avvicinando le sue infrastrutture militari ai confini russi.
È noto che per 30 anni abbiamo cercato con insistenza e pazienza di raggiungere un accordo con i principali paesi della NATO sui principi di una sicurezza uguale e indivisibile in Europa. In risposta alle nostre proposte, ci siamo trovati costantemente di fronte a cinici inganni e menzogne, ora tentativi di pressioni e ricatti, mentre l’Alleanza del Nord Atlantico, nel frattempo, nonostante tutte le nostre proteste e preoccupazioni, è in costante espansione. La macchina militare si muove e, ripeto, si avvicina ai nostri confini.
Perché sta succedendo tutto questo? Da dove viene questo modo sfacciato di parlare dalla posizione della propria esclusività, infallibilità e permissività? Da dove viene l’atteggiamento sprezzante e sprezzante nei confronti dei nostri interessi e delle nostre esigenze assolutamente legittime?
La risposta è chiara, tutto è chiaro ed ovvio. L’Unione Sovietica alla fine degli anni ’80 del secolo scorso si è indebolita e poi è completamente crollata. L’intero corso degli eventi che hanno avuto luogo allora è una buona lezione anche per noi oggi: ha mostrato in modo convincente che la paralisi del potere e della volontà è il primo passo verso il completo degrado e l’oblio. Non appena abbiamo perso la fiducia in noi stessi per qualche tempo, e basta, l’equilibrio di potere nel mondo si è rivelato disturbato.
Ciò ha portato al fatto che i precedenti trattati e accordi non sono più in vigore. La persuasione e le richieste non aiutano. Tutto ciò che non si addice all’egemone, al potere, viene dichiarato arcaico, obsoleto, non necessario. E viceversa: tutto ciò che sembra loro vantaggioso è presentato come la verità ultima, spinta a tutti i costi, rozzamente, con tutti i mezzi. I dissidenti sono sfondati al ginocchio.
Ciò di cui parlo ora non riguarda solo la Russia e non solo noi. Questo vale per l’intero sistema delle relazioni internazionali, e talvolta anche per gli stessi alleati degli Stati Uniti. Dopo il crollo dell’URSS, iniziò effettivamente la spartizione del mondo e le norme di diritto internazionale che si erano sviluppate a quel tempo – e quelle chiave, di base, furono adottate alla fine della seconda guerra mondiale e ne consolidarono ampiamente i risultati – cominciò a interferire con coloro che si dichiararono vincitori della Guerra Fredda.
Certo, nella vita pratica, nelle relazioni internazionali, nelle regole per la loro regolamentazione, bisognava tener conto dei mutamenti della situazione mondiale e degli stessi equilibri di potere. Tuttavia, ciò avrebbe dovuto essere fatto in modo professionale, fluido, paziente, tenendo conto e rispettando gli interessi di tutti i paesi e comprendendo la nostra responsabilità. Ma no – uno stato di euforia da assoluta superiorità, una sorta di moderna forma di assolutismo, e anche sullo sfondo di un basso livello di cultura generale e arroganza di coloro che hanno preparato, adottato e spinto attraverso decisioni vantaggiose solo per se stessi. La situazione iniziò a svilupparsi secondo uno scenario diverso.
Non devi cercare lontano per gli esempi. In primo luogo, senza alcuna sanzione da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU, hanno condotto una sanguinosa operazione militare contro Belgrado, utilizzando aerei e missili proprio nel centro dell’Europa. Diverse settimane di continui bombardamenti di città civili, su infrastrutture di supporto vitale. Dobbiamo ricordare questi fatti, altrimenti ad alcuni colleghi occidentali non piace ricordare quegli eventi, e quando ne parliamo preferiscono indicare non le norme del diritto internazionale, ma le circostanze che interpretano come meglio credono.
Poi è stata la volta dell’Iraq, della Libia, della Siria. L’uso illegittimo della forza militare contro la Libia, la perversione di tutte le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla questione libica hanno portato alla completa distruzione dello Stato, all’emergere di un enorme focolaio di terrorismo internazionale, al fatto che il Paese è precipitato in una catastrofe umanitaria che non si ferma da molti anni la guerra civile. La tragedia, che ha condannato centinaia di migliaia, milioni di persone non solo in Libia, ma in tutta questa regione, ha dato luogo a un massiccio esodo migratorio dal Nord Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa.
Un destino simile era stato preparato per la Siria. I combattimenti della coalizione occidentale sul territorio di questo Paese senza il consenso del governo siriano e la sanzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu non sono altro che aggressione, intervento.
Tuttavia, un posto speciale in questa serie è occupato, ovviamente, dall’invasione dell’Iraq, anche senza alcun fondamento giuridico. Come pretesto, hanno scelto informazioni affidabili presumibilmente disponibili per gli Stati Uniti sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. A riprova di ciò, pubblicamente, davanti al mondo intero, il Segretario di Stato americano stava agitando una specie di provetta con polvere bianca, assicurando a tutti che questa è l’arma chimica sviluppata in Iraq. E poi si è scoperto che tutto questo era una bufala, un bluff: non ci sono armi chimiche in Iraq. Incredibile, sorprendente, ma il fatto resta. C’erano bugie al più alto livello statale e dall’alto podio delle Nazioni Unite. E di conseguenza: enormi perdite, distruzione, un’incredibile ondata di terrorismo.
In generale si ha l’impressione che praticamente ovunque, in molte regioni del mondo, dove l’Occidente viene a stabilire il proprio ordine, il risultato siano ferite sanguinanti e non rimarginate, ulcere del terrorismo internazionale e dell’estremismo. Tutto ciò che ho detto è il più eclatante, ma non l’unico esempio di disprezzo del diritto internazionale.
In questa serie, e promette al nostro paese di non espandere la NATO di un pollice a est. Ripeto: mi hanno ingannato, ma in termini popolari l’hanno semplicemente buttato via. Sì, si sente spesso dire che la politica è un affare sporco. Forse, ma non nella stessa misura, non nella stessa misura. Dopotutto, tale comportamento imbroglione contraddice non solo i principi delle relazioni internazionali, ma soprattutto le norme morali e morali generalmente riconosciute. Dov’è la giustizia e la verità qui? Solo un mucchio di bugie e ipocrisie.
A proposito, politici, scienziati politici e giornalisti americani stessi scrivono e parlano del fatto che negli ultimi anni negli Stati Uniti si è creato un vero e proprio “impero delle bugie”. È difficile non essere d’accordo, è vero. Ma non essere modesto: gli Stati Uniti sono ancora un grande Paese, una potenza che fa sistema. Tutti i suoi satelliti non solo danno rassegnato e doveroso assenso, cantano insieme a lei per qualsiasi motivo, ma copiano anche il suo comportamento, accettano con entusiasmo le regole che propone. Pertanto, a ragione, possiamo affermare con sicurezza che l’intero cosiddetto blocco occidentale, formato dagli Stati Uniti a propria immagine e somiglianza, è tutto il vero “impero della menzogna”.
Quanto al nostro Paese, dopo il crollo dell’URSS, con tutta l’apertura senza precedenti della nuova Russia moderna, la disponibilità a lavorare onestamente con gli Stati Uniti e gli altri partner occidentali, e nelle condizioni di un disarmo praticamente unilaterale, hanno subito cercato di metti la stretta, finisci e distruggici completamente. Questo è esattamente ciò che è successo negli anni ’90, all’inizio degli anni 2000, quando il cosiddetto Occidente collettivo ha sostenuto più attivamente il separatismo e le bande mercenarie nella Russia meridionale. Quali sacrifici, quali perdite ci costò tutto questo allora, quali prove abbiamo dovuto affrontare prima di spezzare finalmente la schiena al terrorismo internazionale nel Caucaso. Lo ricordiamo e non lo dimenticheremo mai.
Sì, infatti, fino a poco tempo fa, i tentativi non hanno smesso di usarci nel proprio interesse, di distruggere i nostri valori tradizionali e di imporci i loro pseudo-valori che corroderebbero noi, la nostra gente dall’interno, quegli atteggiamenti che stanno già piantando in modo aggressivo nei loro paesi e che portano direttamente al degrado e alla degenerazione, perché contraddicono la natura stessa dell’uomo. Non succederà, nessuno l’ha mai fatto. Non funzionerà neanche adesso.
Nonostante tutto, nel dicembre 2021, abbiamo comunque tentato ancora una volta di concordare con gli Stati Uniti e i suoi alleati sui principi di garantire la sicurezza in Europa e sulla non espansione della NATO. Tutto è vano. La posizione degli Stati Uniti non cambia. Non ritengono necessario negoziare con la Russia su questa questione fondamentale per noi, perseguendo i propri obiettivi, trascurano i nostri interessi.
E ovviamente, in questa situazione, abbiamo una domanda: cosa fare dopo, cosa aspettarsi? Sappiamo bene dalla storia come negli anni Quaranta e all’inizio degli anni Quaranta l’Unione Sovietica abbia cercato in tutti i modi di prevenire o almeno ritardare lo scoppio della guerra. A tal fine, tra l’altro, ha cercato letteralmente fino all’ultimo di non provocare un potenziale aggressore, non ha compiuto o rimandato le azioni più necessarie e ovvie per prepararsi a respingere un inevitabile attacco. E quei passi che furono fatti alla fine furono catastroficamente tardi.
Di conseguenza, il paese non era pronto ad affrontare pienamente l’invasione della Germania nazista, che attaccò la nostra Patria il 22 giugno 1941 senza dichiarare guerra. Il nemico fu fermato e poi schiacciato, ma a un costo colossale. Un tentativo di placare l’aggressore alla vigilia della Grande Guerra Patriottica si è rivelato un errore che è costato caro al nostro popolo. Nei primissimi mesi di ostilità abbiamo perso territori enormi e strategicamente importanti e milioni di persone. La seconda volta che non permetteremo un errore del genere, non abbiamo alcun diritto.
Coloro che rivendicano il dominio del mondo, pubblicamente, impunemente e, sottolineo, senza alcun motivo, dichiarano noi, la Russia, il loro nemico. Infatti, oggi hanno grandi capacità finanziarie, scientifiche, tecnologiche e militari. Ne siamo consapevoli e valutiamo oggettivamente le minacce che ci vengono costantemente rivolte in ambito economico, nonché la nostra capacità di resistere a questo ricatto sfacciato e permanente. Ripeto, li valutiamo senza illusioni, in modo estremamente realistico.
Per quanto riguarda la sfera militare, la Russia moderna, anche dopo il crollo dell’URSS e la perdita di una parte significativa del suo potenziale, è oggi una delle più potenti potenze nucleari del mondo e, inoltre, presenta alcuni vantaggi in una serie di gli ultimi tipi di armi. A questo proposito, nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che un attacco diretto al nostro Paese porterà alla sconfitta e alle terribili conseguenze per qualsiasi potenziale aggressore.
Allo stesso tempo, le tecnologie, comprese le tecnologie di difesa, stanno cambiando rapidamente. La leadership in quest’area sta passando e continuerà a passare di mano, ma lo sviluppo militare dei territori adiacenti ai nostri confini, se lo consentiamo, durerà per decenni a venire, e forse per sempre, e creerà un quadro sempre crescente, assolutamente minaccia inaccettabile per la Russia.
Anche ora, mentre la NATO si espande ad est, la situazione per il nostro Paese sta peggiorando e diventando ogni anno più pericolosa. Inoltre, in questi giorni, la leadership della NATO ha parlato apertamente della necessità di accelerare, accelerare l’avanzamento delle infrastrutture dell’Alleanza fino ai confini della Russia. In altre parole, stanno rafforzando la loro posizione. Non possiamo più semplicemente continuare a osservare ciò che sta accadendo. Sarebbe assolutamente irresponsabile da parte nostra.
L’ulteriore espansione delle infrastrutture dell’Alleanza del Nord Atlantico, lo sviluppo militare dei territori dell’Ucraina che è iniziato è per noi inaccettabile. Il punto, ovviamente, non è l’organizzazione NATO in sé, è solo uno strumento della politica estera statunitense. Il problema è che nei territori a noi adiacenti, noterò, nei nostri stessi territori storici, si sta creando un sistema “anti-Russia” a noi ostile, che è stato posto sotto il completo controllo esterno, è intensamente colonizzato dalle forze armate dei paesi della NATO ed è dotato delle armi più moderne.
Per gli Stati Uniti e i suoi alleati, questa è la cosiddetta politica di contenimento della Russia, evidenti dividendi geopolitici. E per il nostro paese, questa è in definitiva una questione di vita o di morte, una questione del nostro futuro storico come popolo. E questa non è un’esagerazione, è vero. Questa è una vera minaccia non solo per i nostri interessi, ma anche per l’esistenza stessa del nostro Stato, la sua sovranità. Questa è la linea molto rossa di cui si è parlato molte volte. L’hanno superata.
A questo proposito, e sulla situazione nel Donbass. Vediamo che le forze che hanno compiuto un colpo di stato in Ucraina nel 2014, hanno preso il potere e lo stanno detenendo con l’aiuto, di fatto, di procedure elettorali decorative, hanno finalmente abbandonato la soluzione pacifica del conflitto. Per otto anni, otto anni infiniti, abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere la situazione con mezzi pacifici e politici. Tutto invano.
Come ho detto nel mio discorso precedente, non si può guardare ciò che sta accadendo lì senza compassione. Era semplicemente impossibile sopportare tutto questo. Era necessario fermare immediatamente questo incubo: il genocidio contro i milioni di persone che vivono lì, che fanno affidamento solo sulla Russia, sperano solo in noi. Sono state queste aspirazioni, sentimenti, dolore delle persone che sono state per noi il motivo principale per prendere la decisione di riconoscere le repubbliche popolari del Donbass.
Quello che penso sia importante sottolineare ulteriormente. I principali paesi della NATO, al fine di raggiungere i propri obiettivi, sostengono in tutto i nazionalisti estremisti e neonazisti in Ucraina, che, a loro volta, non perdoneranno mai i residenti di Crimea e Sebastopoli per la loro libera scelta: la riunificazione con la Russia.
Ovviamente saliranno in Crimea, e proprio come nel Donbass, con una guerra, per uccidere, come punitori delle bande dei nazionalisti ucraini, i complici di Hitler, uccisero persone indifese durante la Grande Guerra Patriottica. Dichiarano apertamente di rivendicare un certo numero di altri territori russi.
L’intero corso degli eventi e l’analisi delle informazioni in arrivo mostra che lo scontro della Russia con queste forze è inevitabile. È solo questione di tempo: si stanno preparando, aspettano il momento giusto. Ora affermano anche di possedere armi nucleari. Non permetteremo che ciò avvenga.
Come ho detto prima, dopo il crollo dell’URSS, la Russia ha accettato nuove realtà geopolitiche. Rispettiamo e continueremo a trattare con rispetto tutti i paesi di nuova formazione nello spazio post-sovietico. Rispettiamo e continueremo a rispettare la loro sovranità, e un esempio di ciò è l’assistenza che abbiamo fornito al Kazakistan, che ha dovuto affrontare eventi tragici, con una sfida alla sua statualità e integrità. Ma la Russia non può sentirsi al sicuro, svilupparsi, esistere con una minaccia costante proveniente dal territorio dell’Ucraina moderna.
Permettetemi di ricordarvi che nel 2000-2005 abbiamo respinto i terroristi nel Caucaso, abbiamo difeso l’integrità del nostro Stato, salvato la Russia. Nel 2014 abbiamo sostenuto i residenti della Crimea e di Sebastopoli. Nel 2015, le forze armate erano solite porre una barriera affidabile alla penetrazione dei terroristi dalla Siria in Russia. Non avevamo altro modo per proteggerci.
La stessa cosa sta accadendo ora. Semplicemente a te e a me non è stata lasciata alcuna altra opportunità per proteggere la Russia, il nostro popolo, ad eccezione di quella che saremo costretti a sfruttare oggi. Le circostanze richiedono un’azione decisa e immediata. Le repubbliche popolari del Donbass si sono rivolte alla Russia con una richiesta di aiuto.
A questo proposito, ai sensi dell’articolo 51 della parte 7 della Carta delle Nazioni Unite, con l’approvazione del Consiglio della Federazione russa e in applicazione dei trattati di amicizia e assistenza reciproca ratificati dall’Assemblea federale il 22 febbraio di quest’anno con il Donetsk Repubblica popolare e Repubblica popolare di Luhansk, ho deciso di condurre un’operazione militare speciale.
Il suo obiettivo è proteggere le persone che sono state oggetto di bullismo e genocidio da parte del regime di Kiev per otto anni. E per questo ci adopereremo per la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina, nonché per assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso numerosi crimini sanguinosi contro i civili, compresi i cittadini della Federazione Russa.
Allo stesso tempo, i nostri piani non includono l’occupazione dei territori ucraini. Non imporremo nulla a nessuno con la forza. Allo stesso tempo, sentiamo che negli ultimi tempi in Occidente ci sono sempre più parole che i documenti firmati dal regime totalitario sovietico, che consolidano i risultati della seconda guerra mondiale, non dovrebbero più essere eseguiti. Ebbene, qual è la risposta a questo?
I risultati della seconda guerra mondiale, così come i sacrifici fatti dal nostro popolo sull’altare della vittoria sul nazismo, sono sacri. Ma questo non contraddice gli alti valori dei diritti umani e delle libertà, basati sulle realtà che si sono sviluppate oggi in tutti i decenni del dopoguerra. Inoltre, non annulla il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, sancito dall’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite.
Lascia che ti ricordi che né durante la creazione dell’URSS, né dopo la seconda guerra mondiale, le persone che vivono in determinati territori che fanno parte dell’Ucraina moderna, nessuno si è mai chiesto come vogliono organizzare la propria vita. La nostra politica si basa sulla libertà, la libertà di scelta per ciascuno di determinare autonomamente il proprio futuro e il futuro dei propri figli. E riteniamo importante che questo diritto – il diritto di scelta – possa essere utilizzato da tutti i popoli che vivono sul territorio dell’odierna Ucraina, da chiunque lo desideri.
A questo proposito, mi rivolgo ai cittadini ucraini. Nel 2014, la Russia è stata obbligata a proteggere gli abitanti della Crimea e di Sebastopoli da coloro che tu stesso chiami “nazisti”. I residenti della Crimea e di Sebastopoli hanno scelto di stare con la loro patria storica, con la Russia, e noi lo abbiamo sostenuto. Ripeto, semplicemente non potremmo fare altrimenti.
Gli eventi di oggi non sono collegati al desiderio di violare gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino. Sono legati alla protezione della stessa Russia da coloro che hanno preso in ostaggio l’Ucraina e stanno cercando di usarla contro il nostro paese e il suo popolo.
Ripeto, le nostre azioni sono autodifesa contro le minacce che si stanno creando per noi e da un disastro ancora più grande di quello che sta accadendo oggi. Per quanto difficile possa essere, vi chiedo di capirlo e di chiedere collaborazione per voltare al più presto questa tragica pagina e andare avanti insieme, per non permettere a nessuno di interferire nei nostri affari, nelle nostre relazioni, ma per costruirli da soli, in modo che crei le condizioni necessarie per superare tutti i problemi e, nonostante la presenza di confini statali, ci rafforzi dall’interno nel suo insieme. Io credo in questo – in questo è il nostro futuro.
Vorrei anche rivolgermi al personale militare delle forze armate ucraine.
Cari compagni! I vostri padri, nonni, bisnonni non hanno combattuto i nazisti, difendendo la nostra Patria comune, così che i neonazisti di oggi hanno preso il potere in Ucraina. Hai giurato fedeltà al popolo ucraino e non alla giunta antipopolare che saccheggia l’Ucraina e deride queste stesse persone.
Non seguire i suoi ordini criminali. Vi esorto a deporre immediatamente le armi e ad andare a casa. Mi spiego meglio: tutti i militari dell’esercito ucraino che soddisfano questo requisito potranno lasciare liberamente la zona di combattimento e tornare dalle loro famiglie.
Ancora una volta, sottolineo con forza: ogni responsabilità per un possibile spargimento di sangue sarà interamente sulla coscienza del regime che regna sul territorio dell’Ucraina.
Ora alcune parole importanti, molto importanti per coloro che potrebbero essere tentati di intervenire negli eventi in corso. Chiunque tenti di ostacolarci, e ancor di più di creare minacce per il nostro Paese, per il nostro popolo, dovrebbe sapere che la risposta della Russia sarà immediata e ti porterà a conseguenze che non hai mai sperimentato nella tua storia. Siamo pronti per qualsiasi sviluppo di eventi. Tutte le decisioni necessarie al riguardo sono state prese. Spero di essere ascoltato.
Cari cittadini russi!
Il benessere, l’esistenza stessa di interi stati e popoli, il loro successo e la loro vitalità hanno sempre origine nel potente apparato radicale della loro cultura e valori, esperienze e tradizioni dei loro antenati e, ovviamente, dipendono direttamente dalla capacità di adattarsi rapidamente a una vita in continuo cambiamento, sulla coesione della società, sulla sua disponibilità a consolidarsi, a raccogliere tutte le forze per andare avanti.
Le forze sono necessarie sempre – sempre, ma la forza può essere di qualità diversa. Al centro della politica dell ‘”impero della menzogna“, di cui ha parlato all’inizio del suo discorso, c’è principalmente la forza bruta e schietta. In questi casi, diciamo: “C’è potere, la mente non è necessaria”.
E tu ed io sappiamo che la vera forza è nella giustizia e nella verità, che è dalla nostra parte. E se è così, allora è difficile non essere d’accordo con il fatto che sono la forza e la prontezza a combattere che stanno alla base dell’indipendenza e della sovranità, sono le basi necessarie su cui puoi solo costruire in modo affidabile il tuo futuro, costruire la tua casa, la tua famiglia , la tua patria. .
Cari connazionali!
Sono fiducioso che i soldati e gli ufficiali delle forze armate russe devoti al loro paese adempiranno al loro dovere con professionalità e coraggio. Non ho dubbi che tutti i livelli di governo, gli specialisti responsabili della stabilità della nostra economia, del sistema finanziario, della sfera sociale, i capi delle nostre aziende e tutte le imprese russe agiranno in modo coordinato ed efficiente. Conto su una posizione consolidata e patriottica di tutti i partiti parlamentari e delle forze pubbliche.
In definitiva, come è sempre stato nella storia, il destino della Russia è nelle mani affidabili del nostro popolo multinazionale. E questo significa che le decisioni prese saranno attuate, gli obiettivi fissati saranno raggiunti, la sicurezza della nostra Patria sarà garantita in modo affidabile.
Credo nel vostro sostegno, in quella forza invincibile che ci dà il nostro amore per la Patria.
Vladimir Putin, 24 febbraio 2022