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giovedì 18 giugno 2026

DAZN Italia cambia guida: Andrea Faelli nuovo CEO dal 1° luglio

Andrea Faelli (foto Business People)
La transizione ai vertici di DAZN Italia segna un passaggio rilevante per la piattaforma di sport in streaming, che dal primo luglio affiderà la leadership ad Andrea Faelli, manager con oltre trent’anni di esperienza nel digitale e nei servizi consumer. Subentra a Stefano Azzi, che lascia il gruppo dopo quattro stagioni caratterizzate da una forte espansione del brand nel mercato italiano.
Faelli arriva in una fase in cui DAZN punta a consolidare la propria posizione nel settore dei diritti sportivi e a rafforzare la sostenibilità economica del modello di business. La sua nomina risponde alla necessità di accelerare lo sviluppo commerciale, ottimizzare le strategie di monetizzazione e proseguire nel percorso di diversificazione dell’offerta, tra contenuti premium, advertising e nuove forme di engagement.
Il manager porta con sé un bagaglio maturato tra media, tech e piattaforme digitali, con competenze che spaziano dal marketing alla gestione di prodotti complessi. La sua missione sarà guidare la filiale italiana in un contesto competitivo sempre più affollato, segnato dall’ingresso di nuovi 'player' e dalla crescente pressione sui costi dei diritti sportivi.
L’uscita di Azzi, che ha accompagnato DAZN nel periodo di maggiore visibilità grazie alla centralità della Serie A, chiude un ciclo di trasformazione profonda. L’arrivo di Faelli apre invece una fase orientata alla redditività e alla stabilizzazione del servizio, con l’obiettivo di rafforzare la presenza della piattaforma nel panorama sportivo nazionale.

martedì 9 giugno 2026

Miguel Bosé si inginocchia per Henry Nowak: il gesto che riaccende le coscienze

Due estratti dal breve video di Miguel Bosé
Miguel Bosé
, uno dei più grandi cantanti di sempre in lingua spagnola, è in questi giorni al centro dell’attenzione non per questioni musicali, ma per la sua forte presa di posizione dopo l'uccisione del giovane Henry Nowak da parte della polizia inglese. Il ragazzo, 18 anni, era stato accoltellato da un sikh (un indiano britannico), il 23enne Vickrum Singh Digwa.
Malgrado la ferita, il ragazzo era stato stato incredibilmente ammanettato dalla polizia perché accusato dal sikh di averlo apostrofato con un termine razzista. Secondo le ricostruzioni, Nowak avrebbe pronunciato la frase “I can’t breathe” mentre era a terra a causa della pressione esercitata su di lui dal poliziotto, perdendo conoscenza e morendo poco dopo. Si tratta delle stesse parole che un criminale di colore (George Floyd nel 2020) aveva pronunciato (anche lui poi morì a causa della stessa mancanza di respiro provocata dalla pressione del poliziotto di turno) e che scosse gran parte del mondo occidentale, favorita dal fatto che la pelle del delinquente americano era nera, scatenando il pandemonio e le violenze del movimento Black Lives Matter.
Nella stessa Gran Bretagna, prima di tutte le partite della Premier League di calcio, i giocatori furono obbligati (molti lo fecero di propria volontà) a inginocchiarsi in segno di rispetto per la morte. Chi non si allineò a quella presa di posizione venne esposto al pubblico ludibrio, spesso licenziato, additato come fascista e razzista. Il paradosso della vicenda inglese (avvenuta a Southamtpon) è che il ragazzo, bianco, non era affatto un criminale, ma una persona comune.
E se in Gran Bretagna, dopo il 'Movimento delle Bandiere' la gente, in particolare i bianchi, sta finalmente cominciando a rialzare la testa e a protestare contro un'irrefrenabile invasione islamica che sta dilaniando il Paese, Bosé ha deciso di rendere omaggio, a modo suo, al giovane Henry: con un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, l’artista si inginocchia, una mano sul petto, mentre sullo schermo compare la frase “I can’t breathe. De rodillas por Henry Nowak”. Un gesto simbolico, forte, che richiama alla protesta contro ogni tipo di abuso, ma che fa anche riflettere su un'invasione che ha reso gli europei (in gran parte bianchi) 'stranieri a casa loro', sovrastati dalla sempre maggiore protervia degli stranieri, soprattutto quelli che vino con il passaporto d'origine in una mano e il Corano nell'altra.

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"White Lives Matter" sopra lo stadio di Manchester, e scoppia l'accusa di razzismo

lunedì 1 giugno 2026

Ella Bright, la giovane star risponde alle critiche: “Non mi hanno sfruttata”

Ella Bright (foto dal suo profilo Facebook)
La serie televisiva "Off Campus" ha acceso un dibattito che va ben oltre la trama. Al centro Ella Bright, 17 anni, protagonista di alcune scene considerate troppo intime per la sua età. Le polemiche sono esplose sui social, dove in molti hanno accusato la produzione di averla esposta a contenuti “inadatti” e “sessualizzati”. L’attrice, però, ha scelto di intervenire direttamente per chiarire la sua posizione.
La Bright ha spiegato di aver lavorato in un ambiente protetto e professionale, sottolineando come ogni scena sia stata girata con coordinatori dell’intimità e con il pieno coinvolgimento dei suoi genitori. “Mi sono sempre sentita al sicuro”, ha dichiarato, aggiungendo che la produzione ha rispettato limiti e sensibilità. Le sequenze più delicate, ha precisato, sono state costruite “in modo da non oltrepassare nulla di ciò che non era appropriato per me”.
L’attrice ha anche risposto a chi sostiene che una minorenne non dovrebbe interpretare ruoli così complessi: “Capisco le preoccupazioni, ma conosco i miei confini e so cosa posso fare”. Per lei, la serie racconta temi reali che riguardano molti adolescenti, e affrontarli con autenticità non significa necessariamente mostrarli in modo esplicito.
La Bright ha infine invitato il pubblico a non confondere la finzione con la realtà: “Non sono una vittima e non mi sono mai sentita sfruttata”. Una presa di posizione netta, che sposta l’attenzione dal clamore mediatico alla responsabilità con cui il set ha gestito il suo ruolo.

venerdì 8 maggio 2026

Blake Lively e Justin Baldoni, niente processo e un accordo a denti stretti

Blake Lively
La disputa legale tra Blake Lively e Justin Baldoni si chiude senza processo, evitando a Hollywood un nuovo caso mediatico. La Lively, star di film e serie di successo come "Gossip Girl", e Baldoni, attore e regista noto per "Jane the Virgin" e per aver diretto "It Ends With Us", hanno raggiunto un accordo extragiudiziale dopo mesi di accuse reciproche.
La causa era nata dalle denunce private della Lively, in cui l'attrice californiana sosteneva di essere stata molestata da Baldoni durante le riprese del film girato nel 2024, oltre a essere stata vittima di una campagna diffamatoria. Baldoni ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che l’attrice avesse inventato tutto per ottenere un maggiore controllo creativo sul progetto.
Negli ultimi mesi, parte delle accuse era già stata archiviata. Il giudice Lewis J. Liman aveva respinto le denunce di molestie perché la Lively, come collaboratrice indipendente, non poteva procedere secondo la normativa federale. In precedenza era stata eliminata anche la causa per diffamazione intentata da Baldoni contro la Lively e suo marito Ryan Reynolds.
Il processo avrebbe dovuto concentrarsi sull’ultima accusa rimasta: la presunta ritorsione nei confronti dell’attrice attraverso la diffusione di contenuti screditanti sui social e presso alcuni media. La Lively sosteneva che l’obiettivo fosse “danneggiare la sua immagine e colpire la sua famiglia”, mentre Baldoni ribatteva che fosse lei a manipolare la propria reputazione pubblica.
Con l’accordo, entrambi evitano un dibattimento che avrebbe potuto creare a entrambi problemi di immagine. In una nota congiunta hanno espresso la volontà di chiudere la vicenda, lasciando però aperta una riflessione sulla tensione crescente che si respira sui set del mondo del cinema americano.

martedì 28 aprile 2026

Milano Design Week: "Il Diavolo veste Prada 2" trasforma la Rinascente in un set

La Rinascente 'veste' Prada (Foto Bordignon)
Milano non è mai stata così cinematografica. Durante la Design Week 2026, la Rinascente ha scelto di trasformare il suo storico 'store' di Piazza Duomo in un omaggio monumentale a Il Diavolo veste Prada 2, attesissimo 'sequel' in arrivo nelle sale italiane questo 29 aprile. Un progetto che unisce moda, design e cultura pop, trasformando l’intero edificio in una vera estensione dell’universo Runway.
Dal 14 aprile al 4 maggio, le vetrine si accendono così di rosso e si popolano di scenografie ispirate al film, mentre due gigantesche décolleté rosse — quasi quattro metri d’altezza, firmate Stefano Seletti — dominano la piazza diventando uno dei simboli più fotografati del FuoriSalone.
Al piano -1, nell’area Air Snake, prende vita la redazione di Runway: l’ufficio di Miranda Priestly, il guardaroba, la passerella, fino a un set fotografico che permette ai visitatori di diventare, per un istante, la nuova copertina del magazine.
Il 23 aprile, Disney Italia e Rinascente hanno celebrato l’uscita del film con un evento di lancio che ha portato nel cuore di Milano oltre duemila ospiti, distribuiti in quattro cinema per l’anteprima italiana. La serata in Rinascente ha richiamato volti noti dello spettacolo, dello sport e del web: da Michelle Hunziker a Roberto Bolle, da Federica Panicucci a Simona Ventura, da Luca Zingaretti a Mara Maionchi, fino a Nina Zilli, Carla Gozzi, Benedetta Parodi e Fabio Caressa.
Il settimo piano dello store ha ospitato cocktail e 'after party', mentre la città si è animata con una speciale edicola pop‑up che distribuisce gratuitamente copie del Runaway Magazine.
Il film, girato anche a Milano, riunisce il cast originale — Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci — e introduce nuovi volti come Kenneth Branagh, Simone Ashley e Lucy Liu. La trama, ancora in parte top secret, segue il ritorno di Andrea Sachs a Runway e il tentativo di Miranda Priestly di reinventarsi nell’era dei social e del fast fashion. Tra le location milanesi scelte per il film spiccano l’Accademia di Brera, la Galleria Vittorio Emanuele II e Villa Arconati, trasformata in una piccola Versailles cinematografica.

Altre due foto Bordignon della Rinascente in versione... Prada:

venerdì 17 aprile 2026

Il Festival di Mosca alza il sipario: talenti mondiali e italiani alla 48ª edizione

Foto Ria Novosti
Il Teatro Rossiya ha ospitato l’apertura del 48° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, una delle rassegne più longeve al mondo, inaugurata questo 16 aprile e in programma fino al 26 aprile.
La cerimonia ha dato ufficialmente il via a dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, confermando il ruolo centrale del MIFF nel panorama cinematografico internazionale.
Ad aprire il festival è stato il film "Gli angeli di Ladoga" del regista russo Alexander Kott, scelto come titolo inaugurale di un’edizione che punta a valorizzare produzioni provenienti da diversi continenti.
La giuria internazionale, guidata dal regista cingalese Prasanna Vithanage – considerato tra i cineasti più influenti dell’Asia meridionale – riunisce figure di primo piano del cinema mondiale: l’attrice russa Darya Ekamasova, lo spagnolo Javier Rebollo, autore di opere premiate come La donna senza pianoforte, il regista russo Ivan I. Tverdovsky, più volte presente nei principali festival europei, la star cinese Jin Sha e il cineasta turco Mahmut Fazıl Joshkun.
Come da tradizione, la serata inaugurale ha visto sfilare sul 'red carpet' numerose attrici e personalità del cinema russo, elemento distintivo dell’immaginario 'glamour' del festival.
Fondato nel 1935, il MIFF è diventato annuale dal 1999 e assegna premi storici come il San Giorgio d’Argento al miglior regista e il Premio Stanislavskij alla carriera.
Quest’anno l’Italia è presente con tre titoli: "Anna" di Monica Guerritore e "RIP" di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, entrambi nel concorso principale, e "Per un po’" di Simone Valentini nella sezione Little People, Big History. Una partecipazione significativa, dopo i quattro film italiani selezionati nel 2025, che conferma l’interesse della rassegna per il nostro cinema.
Con una programmazione che unisce grandi autori, nuove voci e produzioni internazionali, il Festival di Mosca si prepara a dieci giorni di confronto culturale e visioni dal mondo, in attesa dei verdetti finali del 26 aprile.

Qui sotto, altre foto di Ria Novosti legati alla giornata inaugurale:



giovedì 1 gennaio 2026

Capodanno in TV: in Romania il programma migliore, Italia drammatica

Un momento della trasmissione di TVR
Adoro l'odore delle 'miccette' la notte di Capodanno. Potremmo traslare a questo modo la celebre frase del colonnello Bill Kilgore (interpretato da Robert Duvall) nel celeberrimo "Apocalypse Now", calandola nei minuti successivi al Capodanno, quando le città italiane sono state 'cappottate' da una sfera di fulmini, saette e varie calamità di carattere pirotecnico.
La vera calamità, però, anche quest'anno è arrivata dalla televisione, fosse quella nazionale targata Rai, o quella surrogata Mediaset, che ha avuto in Canale 5 la propria 'testa di ponte' incaricata di sfondare il muro della Mezzanotte.
Pochi secondi sono sono bastati per osservare il totale abbruttimento di chi stava sul palco e di chi, inconsapevole sventurato, si era auto flagellato infilandosi nel budello contenente il pubblico, pesce roteante su se stesso al ritmo di musica finta, occhi gelatinosi e inespressivi, con cantanti finti e presentatori altrettanto finti. Si suppone che anche i cenoni siano stati altrettanto finti, cui avranno fatto seguito malesseri e disturbi che, purtroppo, si saranno invece rivelati drammaticamente veri.
Se la televisione italiana ha dato una prova tanto macabra di sé meglio ha fatto quella polacca: se non altro perché, appena dopo la Mezza, ha visto l'esibizione di Sting, sebbene non certo nel suo momento migliore (e ci mancherebbe, viste le sue 74 primavere).
Un mini concerto quasi contemporaneo alla 'prova' canora di Gazebo, anni 65, il cui fantasma si è palesato su RaiUno nel tentativo di riprodurre un suo vecchio cavallo di battaglia, "Masterpiece", attorniato da un gruppo di pseudo ballerine coscialunga più simili a un gruppo di replicanti che di danzatrici.
Detto che anche il teleschermo polacco ha presentato personaggi degni del nostro più fulgido Cristiano Malgioglio (che anche quest'anno non ci ha evitato la sua presenza, implacabile come la trasmissione di "Una poltrona per due" nel giorno di Natale), ha colpito positivamente TVR, alias la televisione rumena che, su uno sfondo scuro e carico di lampadari di cristallo, ha proposto una festa di fine d'anno legata alle tradizioni locali, a volte con buffi balletti in costume, altrimenti con rap comunque segnati da quei ritmi tzigani che della Romania sono propri.
Alla fine, fra le tre contendenti, è proprio quella rumena la televisione che ha saputo offrire lo spettacolo di maggior buon gusto, lasciandosi alle spalle la Polonia e, terrificante ultima, un Italia sempre più decadente e decaduta, orfana di classe e di stile.

Sting nel 'manifesto' di TVP, la televisione polacca

giovedì 6 marzo 2025

Popstar Show, l'imperdibile musical di scena a Monza il 30 marzo

Un momento dello spettacolo (foto Leali)
Loro sono Katy Desario, voce italiana emersa dal 'talent' "The Voice of Italy 2016", ed Eky Cahaya, indonesiano ma affermatosi ormai in Italia, vincitore di "All Together Now" e finalista a "The Voice Romania".
Nasce dal loro mix l'esplosivo "Popstar Show" che andrà in scena, dopo la 'prima' di Rivanazzano, al Teatro Villoresi di Monza domenica 30 marzo alle ore 18.30.
Katy ed Eki saranno i protagonisti di quello che può essere definito uno spettacolo teatral-musicale che unisce energia, emozioni e la grande musica pop di tutti i tempi, uno show coinvolgente in cui i due sono accompagnati dal vivo dalla MFV Band e da due bravissimi ballerini.
Con disegni di luci e una narrativa emozionante, canto, musica e danza accompagneranno lo spettatore all'interno della storia delle più grandi 'popstar' dal 1960 al 2000: dai grandi successi di James Brown e Aretha Franklin, passando per Michael Jackson, i Queen, Prince, gli anni '80 di Madonna e Tina Turner, fino ad arrivare a Britney Spears, Bruno Mars, Beyoncé e molti altri.
Interpretazioni, racconti, colpi di scena e cambi d'abito saranno il filo conduttore di un 'musical' carico di un’atmosfera in grado di coinvolgere il pubblico in un percorso di due ore che scivoleranno velocissime al ritmo della musica, cui si aggiungerà un'esibizione del Piccolo Coro Mimisol di Monza.
La direzione musicale è di Salvatore Arcadipane, che è parte della band composta anche da Andrea Motta, Marco Tassia e Riccardo Ierardi, mentre i ballerini sul palco saranno Luca Ferraro e Ylenia Raviola, per la regia di Toto Vivinetto.
I biglietti sono disponibili su TicketOne.it a questo link.

Qui sotto altre due immagini dello spettacolo (foto Leali):

sabato 12 novembre 2022

Sara Pinna più bella che mai, e il Vicenza vince il derby

Sara Pinna durante "Diretta Biancorossa" (stopframe)
Il Vicenza vince il 'derbyno' contro la Virtus Verona per 2-1, regala la vittoria alla 'prima' del proprio nuovo allenatore, Francesco Modesto, e prova a raddrizzare una stagione deludente.
Protagonista fuori dal campo, ancora una volta, la splendida Sara Pinna, conduttrice di spicco della televisione locale TVA Vicenza e del programma "Diretta Biancorossa", finita nell'occhio sul finire della stagione per una frase subito definita 'razzista' (ma che razzista non era per niente, al limite decisamente fuori luogo) nei confronti di un piccolo tifoso del Cosenza.
La stessa Pinna, dopo essersi scusata, indipendentemente dall'episodio, aveva detto, a fine campionato, di voler lasciare il programma. Evidentemente, però, i suoi abiti succinti e provocanti, oltre al suo fare spigliato, hanno convinto i vertici della televisione vicentina a confermarla.
Nell'occasione della partita di Verona, la Pinna si è presentata con uno splendido abito giallo canarino, scarpe con un tacco invidiabile, e capelli decisamente più vaporosi rispetto al passato.
La sua consueta partecipazione da 'tifosa verace' ha fatto il resto, per un coktail sempre delizioso e imperdibile, coadiuvata in studio da una accanita truppa di tifosi, per un programma simpatico e godibile.






martedì 2 novembre 2021

Sara Pinna, seducente consolazione per i tifosi del disastroso Vicenza

Sara Pinna durante "Diretta Biancorossa"
Il Vicenza, inteso come squadra di calcio, è in piena confusione tecnica e di risultati. Penultimo in Serie B, ma già ai primi novembre con mezzo piede in C, a fronte di una incredibile serie di risultati negativi, cui la squadra veneta non sembra essere in grado di dare una risposta positiva.
L'unico conforto, per i tifosi biancorossi (che sono tanti, anche perché il club ha una storia secolare e una tradizione calcistica importante), arriva dalla trasmissione "Diretta Biancorossa" di TVA Vicenza, il rotocalco sportivo durante il quale vengono commentate le partite del Vicenza.
Un programma ironico e garbato, che non disdegna qualche stoccata di colore e che è magistralmente condotto da Sara Pinna, cognome sardo ma accento veneto 'doc'. Tanto che la bella Sara, sensuale e prorompente, è una delle colonne della televisione vicentina e dell'informazione legata al territorio. Ed è proprio il suo accento, forse, il suo massimo pregio ma anche il suo peggior difetto. Ne ha, a mio parere, impedito un possibile passaggio alla ribalta nazionale, ma ne ha anche garantito un vero monopolio sugli eventi locali. E, chi pensi di trovarsi di fronte alla classica 'bellona' ruspante e di semplice ornamento, si fermi subito: oltre ai commenti sempre puntuali relativi alla partita di turno, la 'collega' Pinna non si tira indietro nel proporre domande spigolose all'eventuale ospite di turno e, addirittura, sul web non è difficile recuperare alcuni suoi memorabili scontri verbali con altrettanti ospiti che non hanno accettato di adeguarsi alle 'regole' che lei pone nel 'suo' studio.
Inevitabile che, a questo punto, scatti la consueta galleria fotografica, relativa a una delle tante débâcle del Vicenza di quest'anno, forse la più clamorosa, subita in casa della Ternana la settimana scorsa.