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giovedì 1 gennaio 2026

Capodanno in TV: in Romania il programma migliore, Italia drammatica

Un momento della trasmissione di TVR
Adoro l'odore delle 'miccette' la notte di Capodanno. Potremmo traslare a questo modo la celebre frase del colonnello Bill Kilgore (interpretato da Robert Duvall) nel celeberrimo "Apocalypse Now", calandola nei minuti successivi al Capodanno, quando le città italiane sono state 'cappottate' da una sfera di fulmini, saette e varie calamità di carattere pirotecnico.
La vera calamità, però, anche quest'anno è arrivata dalla televisione, fosse quella nazionale targata Rai, o quella surrogata Mediaset, che ha avuto in Canale 5 la propria 'testa di ponte' incaricata di sfondare il muro della Mezzanotte.
Pochi secondi sono sono bastati per osservare il totale abbruttimento di chi stava sul palco e di chi, inconsapevole sventurato, si era auto flagellato infilandosi nel budello contenente il pubblico, pesce roteante su se stesso al ritmo di musica finta, occhi gelatinosi e inespressivi, con cantanti finti e presentatori altrettanto finti. Si suppone che anche i cenoni siano stati altrettanto finti, cui avranno fatto seguito malesseri e disturbi che, purtroppo, si saranno invece rivelati drammaticamente veri.
Se la televisione italiana ha dato una prova tanto macabra di sé meglio ha fatto quella polacca: se non altro perché, appena dopo la Mezza, ha visto l'esibizione di Sting, sebbene non certo nel suo momento migliore (e ci mancherebbe, viste le sue 74 primavere).
Un mini concerto quasi contemporaneo alla 'prova' canora di Gazebo, anni 65, il cui fantasma si è palesato su RaiUno nel tentativo di riprodurre un suo vecchio cavallo di battaglia, "Masterpiece", attorniato da un gruppo di pseudo ballerine coscialunga più simili a un gruppo di replicanti che di danzatrici.
Detto che anche il teleschermo polacco ha presentato personaggi degni del nostro più fulgido Cristiano Malgioglio (che anche quest'anno non ci ha evitato la sua presenza, implacabile come la trasmissione di "Una poltrona per due" nel giorno di Natale), ha colpito positivamente TVR, alias la televisione rumena che, su uno sfondo scuro e carico di lampadari di cristallo, ha proposto una festa di fine d'anno legata alle tradizioni locali, a volte con buffi balletti in costume, altrimenti con rap comunque segnati da quei ritmi tzigani che della Romania sono propri.
Alla fine, fra le tre contendenti, è proprio quella rumena la televisione che ha saputo offrire lo spettacolo di maggior buon gusto, lasciandosi alle spalle la Polonia e, terrificante ultima, un Italia sempre più decadente e decaduta, orfana di classe e di stile.

Sting nel 'manifesto' di TVP, la televisione polacca

mercoledì 31 dicembre 2025

Le notizie del 31 dicembre: gli auguri di Putin, il dossier Ilva e le spese per il cenone

foto di Hümâ H. Yardım per Unsplash
Il 2025 si chiude con una serie di eventi che raccontano un mondo in fermento: dalle celebrazioni del Capodanno alle tensioni internazionali, sino ai fatti di cronaca e allo sport.
Il 2026 è stato accolto per primo nella piccola isola del Pacifico di Kiribati, per poi avanzare lungo i fusi orari fino all’Europa e alle Americhe. In Italia, le spese per i festeggiamenti raggiungeranno i due miliardi e mezzo di euro, con un incremento di 200 milioni rispetto al 2025. Quattro italiani su dieci sceglieranno di celebrare in casa, confermando una tendenza ormai consolidata nelle abitudini delle famiglie.
Sul fronte internazionale, Vladimir Putin ha diffuso un messaggio di auguri ai cittadini russi ribadendo che “la Russia crede nella vittoria”, mentre un nuovo attacco su Odessa ha provocato almeno sei feriti. La rappresentante europea Kaja Kallas respinge con decisione l’accusa secondo cui un drone europeo avrebbe colpito una residenza del presidente russo, definendo la ricostruzione priva di fondamento. La tensione resta alta.
In politica interna, il dossier sull’ex Ilva tornerà sul tavolo dopo le festività: prima sarà esaminata l’offerta di Flacks, poi, una volta delineato il nuovo piano industriale, si aprirà il confronto con i sindacati. Un passaggio decisivo per il futuro dell’acciaieria e per l’intero settore siderurgico italiano.
Importante il bilancio sulla sicurezza: il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, comunica un calo dei reati del 3,5% nei primi dieci mesi dell’anno e 7.000 rimpatri effettuati nel 2025. Un dato che il Viminale considera significativo per valutare l’efficacia delle politiche adottate.
Sul territorio, a Palo del Colle resteranno chiuse fino al 7 gennaio le vie attorno all’azienda GM, gravemente danneggiata dall’incendio del 30 dicembre. Le operazioni di messa in sicurezza e bonifica sono ancora in corso, mentre i residenti attendono il ripristino della normalità.
Tra le curiosità della giornata, la 24esima tappa del viaggio della Fiamma olimpica di Milano Cortina si è conclusa a Bari con l’accensione del braciere sul lungomare. L’ultimo tedoforo è stato Domenico Caporusso, già presidente dell’associazione Parkinson Puglia Odv, simbolo dell’impegno sociale che accompagna il percorso verso i Giochi del 2026.
Lo sport saluta infine il 2025 con la tradizionale Coppa Spengler di hockey su ghiaccio: il Davos trionfa in finale 6-3 contro la selezione dei college americani, confermando la forza della squadra di casa in uno degli appuntamenti più attesi dell’inverno.

Ultimo giorno dell’anno, dalla finta apertura di Zelensky all'approvazione della manovra

foto di Mr. Cup / Fabien Barral per Unsplash
Il 2025 si avvia verso la sua fine e le sue ultime ore hanno visto aprirsi uno spiraglio sul fronte internazionale: il leader ucraino Volodymyr Zelensky si è detto pronto a incontrare il presidente russo Vladimir Putin “in qualsiasi modo”, annunciando che i documenti per un possibile percorso di pace sarebbero ormai in fase avanzata. Un segnale, più immaginario che reale, che arriva mentre in altre aree del mondo la tensione resta alta: in Iran le proteste per il carovita si estendono alle università di Teheran e Isfahan, con il presidente Pezeshkian che riconosce la legittimità delle rivendicazioni.
Sul fronte italiano, la politica chiude l’anno con l’approvazione definitiva della manovra economica: 216 sì alla Camera rendono il testo legge. La premier Giorgia Meloni parla di una manovra “seria e responsabile”, mentre l’opposizione denuncia promesse tradite e scelte insufficienti. Intanto resta caldo il dossier ex Ilva: il fondo americano Flacks ottiene l’esclusiva per il negoziato, ma l’iter è ancora lungo e i sindacati protestano. A complicare il quadro arriva anche il no della Procura di Taranto al dissequestro dell’Altoforno 1.
Nel Paese si registrano diverse emergenze di cronaca. A Macugnaga, sul Monte Moro, un guasto alla funivia provoca due feriti e blocca cento persone, poi tratte in salvo. A Palo del Colle un vasto incendio colpisce un’azienda di smaltimento rifiuti, con il sindaco che invita i cittadini a chiudere porte e finestre. A Milano viene identificata la giovane trovata morta nei giorni scorsi: aveva 19 anni e si era allontanata da casa a novembre. Una notizia dai contorni giallo-rosa: a Lecce un latitante ricercato dal 2017 viene arrestato dopo essere tornato a casa per Natale.
Il Paese intanto si prepara al Capodanno tra controlli e misure di sicurezza: sequestri di botti illegali a Caserta, in Sicilia e a Roma, mentre a Mondragone vengono trovati 11 quintali di fuochi d’artificio in un’abitazione. A Bari la festa in piazza sarà contingentata: mille posti sugli spalti, quattromila in piedi e maxi-schermi per chi resterà fuori.
Non mancano note più leggere: la Lotteria Italia registra un boom di vendite in Puglia, con un +15% rispetto allo scorso anno. Sul fronte meteo, però, l’atmosfera resta gelida: in arrivo un’ondata di freddo con temperature fino a 5-6 gradi sotto la media e maltempo nel weekend. Un mosaico di notizie che accompagna il Paese verso l’ultimo brindisi dell’anno, tra speranze di pace, tensioni sociali e la quotidiana complessità dell’attualità.

martedì 31 dicembre 2024

Capodanno 2025, le prime a festeggiare le Isole Chatham

L'Australia di notte (foto Julia Sakelli per Pexels)
Dopo che per prima la Nuova Zelanda ha accolto il 2025 nel mondo, la seconda nazione a festeggiare è stata l'Australia, con Sydney autoproclamatasi "capitale mondiale del Capodanno", lanciando nel cielo nove tonnellate di fuochi d'artificio dalla sua famosa Opera House e dall'Harbour Bridge a mezzanotte.
Mentre i festeggiamenti procedevano lungo il pittoresco porto di Sydney, alcuni presenti si sono detti sollevati nel vedere gli ultimi 12 mesi alle spalle. "Sarebbe bello per il mondo se tutto si sistemasse", ha detto all'Afp l'assicuratore Stuart Edwards, 32 anni, prima dei fuochi d'artificio.
In realtà le prime a festeggiare sono state le Isole Chatham, appartenenti politicamente alla Nuova Zelanda. Ad Auckland fuochi d'artificio sono stati sparati dalla Sky Tower. (fonte: ANSA-AFP)

Puerto Rico, l'80% dell'isola in black-out a Capodanno

Puerto Rico (foto Reynaldo per Pexels)
L'isola caraibica di Puerto Rico è stata colpita dall'ennesimo black-out, ma stavolta quasi l'80% dell'isola è rimasto al buio, un problema che ha colpito 1,3 milioni di persone, il tutto alla vigilia di Capodanno.
Secondo l'azienda energetica locale Luma (il cui sito internet è pure bloccato dalla scritta "Forbidden"), il black-out è stato creato da un problema infrastrutturale in una centrale sulla costa meridionale dell'isola.
Si tratterebbe di un cavo sotterraneo e potrebbero volerci dalle 24 alle 48 ore per riparare il guasto, ha avvertito l'azienda. (fonte ANSA)

mercoledì 12 gennaio 2022

Le violenze di Capodanno e "La Repubblica", ovvero la verità a proprio uso e consumo

Le violenze di Capodanno raccontate da "La Repubblica", il giornale dei 'giusti' per antonomasia, per quelli con il portafoglio a destra e la coscienza a sinistra, o per coloro che comunque, anche mentre si sbocconcella la brioche ripiena d'albicocca del mattino, vale sempre la pena emettere una sentenza in più, meglio se dalla parte di dove tira il vento, che poi è sempre la stessa.
Mi sono sfuggite, per fortuna, le edizioni milanesi immediatamente successive alla vicenda, ma già sfogliando quelle a partire dal 7 gennaio ci si può fare una bella idea di come sia stata raccontata questa ennesima barbarie che nulla è se non l'ennesima dimostrazione di come la presenza degli stranieri a Milano, in particolare nordafricani (quelli che, a frotte, continuano a invadere il nostro Paese con il beneplacito del ministro Luciana Lamorgese e l'amore incondizionato delle ONG), abbia inevitabilmente modificato il tessuto socio-razziale della città, distruggendolo dall'interno, creando un guano umano che sta rendendo sempre più irrespirabile la nostra città.
7 gennaio: l'articolo di Luca De Vito, intitolato "Si indaga sulla notte brava del 'branco'", poi ripreso a pagina 7, in oltre mezza pagina di cronaca riesce nell'impresa di non citare mai (ripeto 'mai') l'origine etnica del bestiame umano coinvolto, pur costretto a fare un riferimento alla notte di Colonia del 31 gennaio 2015 (sbagliando peraltro la data, spostata avanti di un anno e inducendo all'errore altri colleghi, che evidentemente ritengono il giornale scalfariano l'unica bocca della verità), e anche in questo caso, pur avendo un rigore da calciare a porta sguarnita, senza ricordare in alcun modo che quelle violenze furono opera di arabi (diciamolo pure: islamici).
8 gennaio: è ancora De Vito a curare l'approfondimento di pagina 7. Stavolta si punta sulle interviste. Ovviamente spadroneggiano le donne del PD. Alla Destra (infame, sempre) si lasciano poche righe per Riccardo De Corato, precedute da una 'quasi nota': "Per l'opposizione è invece l'occasione per attaccare la giunta guidata da Sala". In poche parole: fate attenzione a ciò che leggete, perché son tutte balle, saranno solo frasi strumentali". E se Diana De Marchi (che conosco e stimo) esprime un concetto condivisibile, per quanto senza affrontare di petto la questione, è Silvia Roggiani, anche lei del PD (e ci mancherebbe, stiamo parlando de "La Repubblica") a regalare la vera 'perla', tirando in ballo la 'cultura patriarcale della nostra società'. Sparata che, giustamente, ha fatto venire i brividi all'italiano medio e alla Lega, che ne ha immediatamente denunciato la stortura, innescando poi la polemica 'social' che ha portato la stessa Roggiani ad assumere l'atteggiamento da 'vittima' causa il consueto e inevitabile (e deprecabile) insulto per opera del web.
Smarrito fortunatamente il giornale del 9 gennaio (no, scusate, non perdo tempo per provare a cercare questo quotidiano), si passa al 10 gennaio: come nel miglior film di Carlo Verdone, la parola passa al prete, al secolo il cappellano del Beccaria, Don Claudio Burgio, in un pezzo firmato da Sandro De Riccardis. Il titolo l'è (citando Jannacci): "Le violenze in Duomo derivano anche dall'esclusione sociale". Direi che si può evitare di andare oltre e saltare l'articolo, sebbene una risata convulsa giunga istintiva al pensiero reale del prete di "Un sacco bello".
11 gennaio: ecco, finalmente, forse grazie all'arrivo di Ilaria Carra a fianco di Luca De Vito (i due firmano insieme il pezzo), si riesce a leggere un articolo che potrebbe anche non arrivare da "La Repubblica". Le dinamiche delle aggressioni vengono ricostruite con attenzione, c'è perfino una bella infografica che ne riporta i dettagli, e viene usato il termine "italiani di seconda generazione" per identificare quelli che, certamente in maniera più sommaria, vengono da me definiti 'maghrebini e nordafricani'. Frase comunque non errata, visto che io mi riferisco alla loro origine etnica, e non nazionale.
12 gennaio: arriva, in bella apertura, una volta riordinate le idee, l'intervista al sindaco Giuseppe 'Beppe' Sala, l'uomo sotto accusa, che sa però di poter giocare 'in casa', sulla carta del giornale compiacente. L'intervista, a cura di Sandro Riccardis e Massimo Pisa, viene titolata "Sala e le violenze di Capodanno: 'Sulla sicurezza faremo di più'". Strimgiamci a coorte, queste cose non possono accadere, mi scuso, faremo di più. Frasi che si potevano scrivere anche senza andare a Palazzo Marino sprecando benzina. Non si capisce il passaggio (che passa, mi si scusi la ripetizione, sotto silenzio, essendo a metà intervista), in cui il Primo Cittadino dice che "gran parte del 'branco' arriva da fuori Milano". Cosa intende? Pioltello, Monza e Brianza, Sesto San Giovanni, raccogliendo l'assist del recente video girato con il 'milanese imbruttito', che considera 'giargianna' tutti coloro non nati all'interno delle mura spagnole? Boh, non si capisce. I due autori dell'articolo ci deliziano invece con i dettagli delle indagini: sugli indagati ci viene raccontato che hanno tra i 15 e i 21 anni, 10 sono italiani... ma di questi cinque sono di origine nordafricana... ah, ecco, e otto sono invece stranieri. Quindi, riassumendo, su 18 ben 13 sono stranieri, maghrebini o giù di lì. Chiudo con l'articolo, e non poteva mancare nemmeno quello, di analisi sociale, a firma Brunella Giovara, che si inoltra in stile 'inviata di guerra' (e forse questo è pure vero e dovrebbe fare pensare) nei mega palazzoni popolari di San Siro e via Imbonati dove questo pattume vive e sopravvive.
Chiudiamo con una nota a margine: in arabo esiste anche una espressione apposita per definire quanto avvenuto in piazza del Duomo (e durante il Capodanno di Colonia), giusto per ribadire quanto eventi del genere siano connaturati alla cultura sociale di questi popoli. Si chiama "taharrush gamea" e, citando Wikipedia, "è un'espressione in lingua araba che significa letteralmente “molestia collettiva”. Con questo nome si designa un'aggressione sessuale di massa ai danni di una donna, che può anche sfociare nello stupro".

lunedì 10 gennaio 2022

Silvia Roggiani, prima i commenti deliranti, poi il vittimismo

Silvia Roggiani (foto profilo Facebook)
Non sarebbero nemmeno da commentare le parole di Silvia Roggiani, ennesima piddina 'buonista' abile solo nel parlare a vanvera guidata da confuse prese di posizione demagogiche o dalla malafede di una cecità politica a caccia del voto di turno.
Allucinante e vergognosa la sua intervista rilasciata alla sezione milanese del quotidiano "La Repubblica" (e chi altri, se no?), in cui definiva le violenze subite da diverse ragazze nel centro di Milano la notte di Capodanno "figlie di una cultura troppo patriarcale della nostra società".
Insomma, in pratica la colpa sarebbe nostra, dei nostri genitori e dei nostri nonni, di coloro che, forse la signora Roggiani, in preda ad acuto delirio non lo sa, ci hanno invece insegnato il valore del rispetto e della democrazia. Quella stessa democrazia che, a furia di 'accoglienza indiscriminata', sta cadendo maciullata sotto i piedi di chi, invasore, non ne conosce né il valore né il significato.
Più che giustificata e logica la reazione del 'leghista' Alessandro Morelli che, sui'social' aveva così commentato: "Fanno arrivare qui decine di migliaia di persone senza alcun controllo né preoccupazioni su come possano integrarsi, poi però se succede qualcosa è colpa della 'nostra società' (?) e del 'patriarcato'. Ma per favore!". Normali schermaglie politiche, ma parole inappuntabili.
Nasce da questo innocuo post il piagnisteo della Roggiani che lamenta insulti e minacce sui propri 'social', lamentazioni ovviamente riprese dalla stampa compiacente, la medesima che si diverte, al contrario, nel fare gara all'insulto, ignorandone le conseguenze, contro 'donne di Destra' come Silvia Sardone e Susanna Ceccardi, contro cui le minacce di stupro si trasformano spesso in auguri di morte.
L'importante è sapere con chi si ha abbia a che fare. Da quelle parti usa così. Ogni mezzo è buono per colpire l'avversario. Ma, anche stavolta, ed è l'ennesima, si è abbondantemente pisciato fuori della tazza. Non facile per una donna.

Capodanno violento in Duomo, la vergogna degli arabi di Milano

L'apertura della pagina milanese de "Il Giornale"
L'Italia si era vestita a lutto per la mano che un tifoso aveva schiaffato dietro al culo della giornalista Greta Beccaglia al termine della partita di calcio Empoli-Fiorentina. Per il maleducato di turno gogna mediatica, crisi di coscienza di massa sulla 'cultura maschilista' italica e tutti in ginocchio sui ceci, soprattutto gli italiani 'maschi bianchi', per colpa di quel gesto che "Il Fatto Quotidiano" definiva 'viriloide'. E, nel frattempo, la giornalista di Toscana TV eletta a nuova eroina del femminismo lavoratore, prossima nuova figura da inserire nel 'presepe' degli eroi invitti de "Il Quarto Stato" di Pelizza da Volpedo.
Ben altro scalpore, praticamente nullo, ha dettato l'ennesima violenza perpetrata dal solito gruppo di stranieri in Piazza del Duomo a Milano durante la notte di Capodanno.
Sorvolando sugli accoltellamenti vari che li hanno visti reciproci protagonisti, in qualità di carnefici e vittime (poco duole che si eliminino a vicenda), i fari 'non' sono stati puntati sulle molestie che un numeroso gruppo di nordafricani (chi dice maghrebini, chi egiziani) ha perpetrato ai danni di alcune ragazze europee bianche nei pressi del Duomo.
Tutto nasce dalla coraggiosa denuncia di una giovane, circondata da circa una trentina di stranieri che l'anno palpeggiata e tentato di derubarla, venendo 'salvata' solo dal provvidenziale intervento delle Forze dell'Ordine, per fortuna presenti nella zona.
Nelle ore successive si avevano poi notizie sparse di altri ferimenti, bottigliate, pestaggi, sempre con protagonisti, attivi e passivi, ancora una volta e soprattutto nordafricani.
Sull'onda delle denunce della giovane sono poi arrivate quelle successive. Due 20enni tedesche hanno trovato la forza di parlare solo una volta ritornate a casa, a Mannheim: "Avevamo quindici mani addosso, l'aggressione è durata dieci minuti. La polizia non ha fatto nulla". Per una Germania che, purtroppo, ha già provato sulla propria pelle le violenze degli arabi nella infausta notte di Colonia del Capodanno 2015.
"Abbiamo provato a respingerli, la mia amica li ha colpiti e dato schiaffi ma loro ridevano e hanno continuato a molestarci". Già ce li immaginiamo, gli schifosi, ben lontani dall'atteggiamento goliardico del tifoso toscano messo alla gogna dalla televisione e dalle femministe nostrane. "La polizia ci vedeva e non ha fatto nulla — è l'accusa — non so dire perché, è stato scioccante perché non possono non averci viste".
Le poverine non sanno che, in Italia, toccare uno straniero, peggio che mai nordafricano, da parte di un poliziotto è da considerarsi alla stregua di un reato e come a questo 'bestiame umano' tutto sia consentito, con la compiacenza della Sinistra cattocomunista 'buonista' e 'accogliente'.
Aggiungono le due: "Nessuno parlava italiano e purtroppo nessuno parlava inglese quando siamo riuscite a uscire da lì. E' stato davvero scioccante — ha concluso — la mia amica ancora non riesce a dormire".
Le laconiche parole del sindaco Beppe Sala sono quelle di chi non farà nulla per cambiare le cose perché consapevole che, per cambiare suddette cose, andrebbe compiuta una vera e propria 'pulizia etnica' all'interno della nostra città prima, e del nostro Paese poi, sradicando quel cancro invasivo nordafricano che sta mutando radicalmente il profilo etnico e, purtroppo, culturale, delle nostre 'terre'.
"Con l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, siamo in costante contatto con la Questura che sta lavorando senza sosta per individuare i responsabili di questi atti odiosi e confidiamo nell'efficacia delle indagini. Scoprire e fermare i membri del 'branco' che si è reso responsabile di tali violenze è la risposta migliore che possiamo dare alle vittime. A loro voglio esprimere la mia piena vicinanza".
Parole prive di senso e, soprattutto, di azione. Gli italiani sono stanchi. Perché, se una mano galeotta che molla uno schiaffo al sedere di una bella donna ci può stare, schiaffo di ritorno compreso condito da insulto, la sottocultura d'importazione che imposta come senso naturale delle cose la violenza, singola e di massa (non solo ai danni delle donne) va combattuta strada per strada, prima che sia troppo tardi.

lunedì 11 gennaio 2010

Benvenuti nella nuova decade!

Ultimo dell'anno, primo dell'anno, il ghiaccio si scioglie a Toronto, nel bicchiere dove la fiamma unge il bordo della mia bocca che lentamente intinge il proprio sorso di vita.

Comincio i nuovi 365 giorni di speranza nel 'salad bowl' più multiculturale del mondo mangiando salumi italiani e ravioli in brodo. Poi di corsa in Queen Street con la mia nuova 'vecchia' camicia neoromantica andando per club, dal Velvet Underground al Subspace, saltando il Bovine Sex per non appesantire troppo i miei compagni di viaggio. Ma alla fine di gennaio mi concederò il bis.

Quest'inizio anno promette bene, tra ambizioni e patimenti equamenti divisi per sentirmi vivo quanto basta.

giovedì 31 dicembre 2009

Buon 2010 a tutti!!!

Scusate la recente latitanza, ma la mia permanenza in Canada mi costringe a ritmi molto alti, e anche per questo mi torna difficile aggiornare il blog. Lo farò al più presto, promesso. Intanto, non potevo lasciare il mese di dicembre senza post... per cui ne approfitto e auguro a chiunque passi da queste parti un 2010 eccezionale. Anzi, come direbbe un mio caro amico... eccelso!