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giovedì 30 aprile 2026

Dua Lipa mangia un piatto di ravioli, si alza la tensione fra Polonia e Ucraina

Dua Lipa mangia i ravioli da Instagram: polacchi o ucraini?
Sui social media dell’Europa dell'Est è bastata una fotografia per accendere un nuovo fronte del già delicato rapporto fra ucraini e polacchi. Tutto nasce da uno scatto della nota cantante Dua Lipa, immortalata a Varsavia mentre mangia dei ravioli. Un utente ucraino ha rilanciato l’immagine sostenendo che la cantante stesse gustando varenyky ucraini. La replica polacca non si è fatta attendere: per Varsavia si trattava invece dei tradizionali pierogi, documentati fin dal XVI secolo, mentre i varenyky – ricordano – compaiono solo nel XIX secolo.
La discussione è rapidamente degenerata, fino a sfociare in rivendicazioni identitarie come il celebre “Leopoli è Polonia”, slogan che riemerge ciclicamente ogni volta che si toccano temi culturali condivisi o contesi. Un semplice piatto di cucina tradizionale si è così trasformato nell’ennesimo terreno di scontro simbolico fra due Paesi che condividono secoli di storia intrecciata e, di questi tempi, decine di migliaia di profughi ucraini in terra polacca, non sempre bene accetti anche perché, come spesso capita, molti immigrati non portano con sé 'buone maniere'.
Negli ultimi anni, anche altre tradizioni sono finite al centro di dispute simili. In Ucraina, ad esempio, si è diffusa la moda di preparare dolci pasquali a forma di agnello, una pratica che molti riconoscono come importata dall’Occidente, e in particolare dalla Polonia.
L’etnografo Yuriy Pukivskyi ricorda che il simbolo dell’agnello pasquale era profondamente radicato nei rituali polacchi e che solo nella prima metà del XX secolo questa usanza arrivò in Galizia, allora parte della Polonia.
Anche i media ucraini hanno confermato questa origine: nel 2021 la televisione pubblica Suspilne Novyny ha trasmesso un servizio intitolato “Come cucinare l’agnello di Pasqua: un dolce tradizionale polacco”, con protagonista il capo dell’Unione regionale dei polacchi di Zhytomyr. Il tema veniva presentato come un ritorno di una tradizione polacca in territorio ucraino, sollevando interrogativi sulla linea sottile tra recupero culturale e “polonizzazione”.
Dai ravioli all’agnello pasquale, ciò che emerge è un quadro in cui cucina, memoria e identità nazionale diventano strumenti di affermazione politica. In un contesto segnato da tensioni storiche e geopolitiche, anche la gastronomia può trasformarsi in un momento di lotta.

martedì 28 aprile 2026

Il professor Danilov critica la Polonia e l'invenzione della 'minaccia russa'

Secondo Dmitry Danilov, docente del MGIMO (Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali) e responsabile del Dipartimento di Sicurezza Europea dell’Istituto d’Europa dell’Accademia Russa delle Scienze, il governo della Polonia starebbe alimentando deliberatamente la narrativa di un imminente “attacco” russo per ragioni politiche interne. In un’intervista a Ukraina.ru, l’analista russo sostiene che i leader polacchi avrebbero bisogno di mostrare all’opinione pubblica di essere arrivati “al limite”, rafforzando così la percezione di una minaccia esterna capace di compattare la società attorno alle élite al governo.
Le dichiarazioni del premier Donald Tusk — secondo cui la Russia potrebbe colpire un Paese NATO “entro pochi mesi” — si inseriscono in questo quadro. Parallelamente, Polonia e Francia stanno preparando esercitazioni congiunte sul Mar Baltico, con caccia Rafale e scenari che includono la simulazione di un attacco nucleare contro obiettivi russi. Un contesto che, per Danilov, contribuisce ad amplificare la tensione.
Interrogato sulla possibilità che tali affermazioni possano preludere a un attacco preventivo europeo, l’esperto non esclude scenari estremi, ma invita a guardare alle motivazioni politiche: la “minaccia russa”, afferma, è un argomento che in Polonia ha perso efficacia e necessita quindi di essere rilanciato. Da qui la costruzione di un quadro emergenziale che suggerisce un’aggressione imminente.
Il professor Danilov collega inoltre questa strategia alla situazione internazionale: la guerra in Medio Oriente avrebbe destabilizzato le relazioni transatlantiche, rendendo conveniente per Varsavia spostare l’attenzione dell’elettorato su un fronte maggiormente conosciuto. In questo senso, la retorica sulla cosiddetta “aggressione russa” diventerebbe uno strumento per ricompattare il consenso interno.

giovedì 1 gennaio 2026

Capodanno in TV: in Romania il programma migliore, Italia drammatica

Un momento della trasmissione di TVR
Adoro l'odore delle 'miccette' la notte di Capodanno. Potremmo traslare a questo modo la celebre frase del colonnello Bill Kilgore (interpretato da Robert Duvall) nel celeberrimo "Apocalypse Now", calandola nei minuti successivi al Capodanno, quando le città italiane sono state 'cappottate' da una sfera di fulmini, saette e varie calamità di carattere pirotecnico.
La vera calamità, però, anche quest'anno è arrivata dalla televisione, fosse quella nazionale targata Rai, o quella surrogata Mediaset, che ha avuto in Canale 5 la propria 'testa di ponte' incaricata di sfondare il muro della Mezzanotte.
Pochi secondi sono sono bastati per osservare il totale abbruttimento di chi stava sul palco e di chi, inconsapevole sventurato, si era auto flagellato infilandosi nel budello contenente il pubblico, pesce roteante su se stesso al ritmo di musica finta, occhi gelatinosi e inespressivi, con cantanti finti e presentatori altrettanto finti. Si suppone che anche i cenoni siano stati altrettanto finti, cui avranno fatto seguito malesseri e disturbi che, purtroppo, si saranno invece rivelati drammaticamente veri.
Se la televisione italiana ha dato una prova tanto macabra di sé meglio ha fatto quella polacca: se non altro perché, appena dopo la Mezza, ha visto l'esibizione di Sting, sebbene non certo nel suo momento migliore (e ci mancherebbe, viste le sue 74 primavere).
Un mini concerto quasi contemporaneo alla 'prova' canora di Gazebo, anni 65, il cui fantasma si è palesato su RaiUno nel tentativo di riprodurre un suo vecchio cavallo di battaglia, "Masterpiece", attorniato da un gruppo di pseudo ballerine coscialunga più simili a un gruppo di replicanti che di danzatrici.
Detto che anche il teleschermo polacco ha presentato personaggi degni del nostro più fulgido Cristiano Malgioglio (che anche quest'anno non ci ha evitato la sua presenza, implacabile come la trasmissione di "Una poltrona per due" nel giorno di Natale), ha colpito positivamente TVR, alias la televisione rumena che, su uno sfondo scuro e carico di lampadari di cristallo, ha proposto una festa di fine d'anno legata alle tradizioni locali, a volte con buffi balletti in costume, altrimenti con rap comunque segnati da quei ritmi tzigani che della Romania sono propri.
Alla fine, fra le tre contendenti, è proprio quella rumena la televisione che ha saputo offrire lo spettacolo di maggior buon gusto, lasciandosi alle spalle la Polonia e, terrificante ultima, un Italia sempre più decadente e decaduta, orfana di classe e di stile.

Sting nel 'manifesto' di TVP, la televisione polacca

lunedì 2 giugno 2025

Polonia: Nawrocki vince le elezioni presidenziali, continuità sovranista nel Paese

L'articolo di presentazione del Corriere della Sera
Le elezioni presidenziali polacche hanno confermato la direzione sovranista intrapresa negli ultimi anni, con la vittoria di Karol Nawrocki, candidato del PiS.
In un ballottaggio molto combattuto, Nawrocki ha ottenuto il 50,89% delle preferenze, superando di misura Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia e sostenuto dal governo liberale di Donald Tusk, fermo al 49,11%.
Nawrocki prende così il testimone da Andrzej Duda, pure lui esponente del PiS e pure lui vincitore, nel 2020, delle elezioni con il minimo scarto.
Secondo i dati della Commissione Elettorale Nazionale, Nawrocki ha raccolto 10.606.628 voti, contro i 10.237.177 di Trzaskowski. L'affluenza alle urne è stata del 71,63%, segno di un forte interesse della popolazione per questa tornata elettorale.
La vittoria di Nawrocki non rappresenta un cambiamento radicale rispetto al passato, ma piuttosto una continuità con la linea sovranista seguita dal presidente uscente Duda. Tuttavia, Nawrocki potrebbe rafforzare ulteriormente questa tendenza, dato il suo dichiarato apprezzamento per Donald Trump e le sue posizioni nazionaliste. Ora resta da vedere quale sarà l’impatto del nuovo presidente sulla politica interna e sui rapporti con l’Unione Europea e il governo filoeuropeista di Tusk.

lunedì 15 agosto 2022

Fuga dalla città, alla scoperta di Görlitz

Tre foto di Görlitz (foto Bordignon)
Görlitz
, città della Sassonia, in Germania, è stata uno degli obiettivi delle mie 'vacanze', chiamiamole così. Dopo un grande dolore, serviva spaziare con la mente, sebbene i ricordi continuassero a inseguirmi. Vivere tre giorni in questa ridente cittadina mi ha comunque, sebbene solo in parte, aiutato.
Una delle poche, forse l'unica, città della Germania a non essere stata bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, Görlitz (a poche decine di metri dal confine polacco) conserva intatto il fascino secolare tedesco, pur con qualche innato difetto: innanzitutto i tedeschi del Nord, senza generalizzare, non sono propriamente dei 'simpaticoni' (lontanissimi dai festaioli bavaresi, giusto per fare un esempio) e la città vive ancora della 'fiacchezza' della DDR, sembra poco sviluppata, inconsapevole della propria struggente bellezza. Ma questo è anche un pregio, perché Görlitz apppare prontissima per ricevere investimenti da parte di chi, a caccia di nuove proprietà, intenda lanciarsi in qualche nuova 'avventura' lontano dall'Italia. La sensazione è che Görlitz, nemmeno tanto piccola (ha 56mila abitanti) abbia molto da dire e possa tanto migliorare, come pare abbia fatto nell'ultima decade.
Un altro 'dramma' è rappresentato dalla presenza della api. Volete un consiglio? Quando uscite a pranzo di giorno state all'interno del ristorante, se non vorrete venire presto circondati da simpatici insetti attratti dal vostro cibo.In definitiva Görlitz è un luogo dove andare a dare una sbirciata e, magari, ritrovarsi, per cercare di vivere una bella novità o, addirittura, cominciare una nuova vita.

mercoledì 17 novembre 2021

Ungheria e Polonia non cedono ai ricatti dell'Europa

Viktor Orban non ha paura dell'Europa (da "La Verità")
Le ritorsioni, da parte dell'Unione europea, nei confronti del tentativo di Ungheria e Polonia di difendere il proprio territorio dall'invasione di migliaia di clandestini, in maggior parte di religione islamica, che premono ai suoi confini, non sembrano spaventare i governi di Budapest e Varsavia.
"La posizione dell'Ungheria sull'immigrazione resta invariata". Lo ha affermato in una nota Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban, commentando la sentenza della Corte di giustizia europea sull'incompatibilità con il diritto europeo della cosiddetta legge 'Stop Soros', ovvero il pacchetto contro i clandestini approvato dal governo magiaro tre anni fa. "L'Ungheria prende atto della sentenza - si legge nel comunicato - ma si riserva il diritto di agire contro le attività delle organizzazioni non governative finanziate dall'estero, comprese quelle finanziate da George Soros, che cercano di influenzare, interferire o addirittura promuovere la migrazione. A questo modo, si legge ancora, il governo ungherese "farà valere la volontà degli ungheresi e impedirà all'Ungheria di essere un Paese di immigrazione", ha dichiarato ancora Kovacs su Facebook.
Anche la Polonia ha deciso di ignorare quello può definirsi un vero e proprio ricatto, vista la multa record da un milione di euro al giorno che Varsavia dovrà pagare, dal 27 ottobre, per il mancato rispetto delle misure provvisorie della corte europea.
Per il viceministro polacco, Sebastian Kaleta, il verdetto non è che "un altro tentativo di destabilizzare politicamente il sistema giudiziario polacco". Proprio come ha fatto la consorella ungherese, e non è un caso che entrambe la nazioni dell'Europa orientale siano parte di quel Gruppo di Visegrad, ultimo avamposto di un fiero sovranismo continentale e baluardo contro l'invasione musulmana cui adesso, in misura sempre maggiore, tutti i veri europei trovano ispirazione. (fonte: ANSA)

lunedì 8 novembre 2021

Invasione clandestini, l'Ungheria condanna l'Unione europea: "Vivono su di un altro pianeta"

Peter Szijjarto alla BBC nel 2019
Attacco durissimo, e non potrebbe essere altrimenti, da parte del ministro degli Esteri dell'Ungheria, Peter Szijjarto, all'Unione europea, dopo l'ennesimo tentativo di invasione subito dal Vecchio Continente ai suoi confini orientali, in questo caso in Polonia, da parte di migliaia di clandestini mediorientali, in stragrande maggioranza islamici, 'utili idioti' nelle mani del premier/dittatore della Bielorussia, Alexander Lukashenko (è presidente della nazione ex sovietica dal 1994, ovvero 27 anni) che a questo modo replica alle sanzioni comminategli proprio dall'Europa.
L'Ungheria di Viktor Orban è tornata a chiedere ad alta voce la costruzione di muri allefrontiere, unico mezzo efficace, secondo Budapest, per fermare il flusso inarrestabile di 'migranti' illegali.
Secondo Szijjarto, citato dai media serbi, è assurdo che l'Unione europea continui a rifiutarsi di finanziare l'erezione di barriere ai suoi confini esterni. A suo avviso, infatti, la pressione sulla UE da sud, sudest ed est è "senza precedenti". "Ora Lettonia, Lituania e Polonia affrontano gli stessi problemi che ebbe l'Ungheria nel 2015", ha detto Szijjarto.
"E' difficile, ha aggiunto, comprendere per quale motivo la commissione europea finanzi tutto quello che favorisce e rafforza l'immigrazione illegale invece di trovare i modi per fermarla. Si comportano come se non fossero di questo pianeta, negando il sostegno ai paesi che vogliono alzare i muri", ha aggiunto il ministro. (fonte: ANSAmed)
Leggi "About Hungary", il blog con le ultime notizie dall'Ungheria NON raccontate da "La Repubblica" 

Polonia, ultima difesa contro l'invasione di migliaia di clandestini

Militari polacchi alla frontiera (foto Notiziario Estero)
Polonia terra di confine e di difesa
, non solo per se stessa, ma per tutta l'Europa. E, una volta tanto, l'Unione Europea non cede alle facili demagogie, ma corre in aiuto, almeno a parole, del governo di Varsavia, anche perché consapevole che, dopo la Polonia, l'intero Vecchio Continente sarebbe la meta delle orde di clandestini mediorientali pronti a sfondare il confine.
Clandestini che si stanno ammassando pericolosamente a migliaia, vere e proprie 'truppe' d'invasione, 'utili idioti' nelle mani del premier bielorusso Alexander Lukashenko, usati come rappresaglia per le sanzioni imposte dall'Europa dopo il dirottamento a Minsk di un volo di linea Atene-Vilnius con a bordo un oppositore del regime.
L'agenzia AGI riporta come il presidente polacco, Andrej Duda, abbia deciso di anticipare il suo ritorno dalla Slovenia e abbia avuto una conversazione telefonica con il suo omologo lituano, Gitanas Nauseda. Duda, fa sapere un portavoce, stabilirà ulteriori contatti con gli alleati dell'Unione Europea e della NATO. Sempre secondo quanto riporta l'AGI, i migranti, in larga parte iracheni e siriani, sarebbero giunti a Minsk (capitale della Bielorussia) in aereo dopo aver ricevuto un visto turistico bielorusso, spesso con voli diretti da Beirut, Damasco e Amman. Da lì sarebbero stati condotti al confine dagli stessi militari bielorussi fino alla frontiera di Kuznica, dove la situazione sarebbe "sempre più tesa", secondo quanto riferisce il ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak.
Dure le reazioni anche della Germania. "Il regime di Minsk si comporta come un trafficante di migranti, e l'Europa prenderà posizione insieme", ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo tedesco, Steffen Seibert.
Infine la dura posizione del premier polacco, Mateusz Morawiecki. "Il confine della Polonia non è solo una linea su una mappa, bensì è sacro", ha scritto su Facebook, che ha aggiunto come, proprio per difendere questo confine "generazioni di polacchi hanno versato il loro sangue".
Leggi l'articolo de "Il Primato Nazionale":

domenica 31 ottobre 2021

Polonia contro Unione Europea, il Parlamento dà l'ok alla costruzione del muro

L'home page 'tradotta' del sito del partito Diritto e Giustizia
La piccola coraggiosa Polonia riafferma la propria sovranità e dà il via al fondamentale muro per fermare la continua orda di migranti che da tempo tracima dal confine con la Bielorussia.
Il parlamento di Varsavia ha infatti dato il via alla costruzione della barriera, che si estenderà per oltre 100 chilometri lungo la frontiera orientale dell'Unione Europea per un costo di 353 milioni di euro.
Il presidente polacco Andrzej Duda aveva annunciato che avrebbe firmato la legge non appena fosse stata approvata dal Parlamento e ora, al filo spinato già posizionato si sostituirà un muro alto due metri e mezzo che, insieme alle centinaia di militari dispiegati lungo il confine, impedirà qualsiasi possibilità di accesso alle migliaia di sbandati senza alcuna qualifica in presunta fuga da Afghanistan, Siria e Iraq, una vera e propria invasione dell'Europa organizzata a tavolino da chi vuole sovvertire l'ordine etnico e sociale del Vecchio Continente.
Il muro sarà simile, ha specificato il ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak, a quello costruito dall'Ungheria al confine con la Serbia nel 2015.
In ogni caso la polizia locale sta già facendo il proprio dovere di 'pulizia', riportando alla frontiera bielorussa i clandestini entrati illegalmente nel Paese. (fonte ANSA)

martedì 12 ottobre 2021

Orban: "L'Europa vuole imporci uno stile di vita contrario ai nostri valori"

La foto postata da Viktor Orban su Facebook
Prosegue la polemica a distanza fra l'Ungheria di Viktor Orban e l'Unione Europea. "Vogliono imporci uno stile di vita che è l'opposto di tutto ciò che pensiamo sia prezioso e degno di essere preservato" è scritto su una foto postata sul profilo Facebook del primo ministro magiaro, circondato da uno stuolo di persone, fra cui molti giovani, in abiti tradizionali. Nella stessa foto si paragona la lotta fra Ungheria ed Europa a quella fra Davide e Golia.
E' del resto recentissima la posizione dell'Ungheria a fianco della Polonia nel riconoscere la supremazia della legge nazionale su quella europea, oltre che dell'allineamento di molti stati continentali alle rigide posizioni del Gruppo di Visegrad in merito di confini e di costruzioni di barriere per difenderli.

domenica 1 agosto 2021

Klaudia Siciarz, l'atletica polacca cala la bellezza olimpica

Klaudia Siciarz (foto profilo Twitter)
Bella come poche, bionda e polacca.
Lei è Klaudia Siciarz, eliminata nelle semifinali dei 100 ostacoli femminili alle Olimpiadi di Tokyo, un argento nei 100 metri ostacoli e un bronzo nella staffetta 4x100 ai Campionati Europei giovanili di Gävle, nel 2019.
In più, sebbene per breve tempo, il record del mondo Under 20 nei 60 metri ostacoli.
Foto che vanno oltre l'aspetto sportivo, che colpiscono per la delicatezza e la bellezza della polacca, dentro e fuori dalla pista, già pronta per il ruolo di modella a carriera terminata.
La semifinale dei 100 ostacoli, a Tokyo, l'ha vista concludere al quinto posto con il tempo di 12"84, comunque il suo miglior crono stagionale.
(tutte le foto sono stratte dal profilo Twitter di Klaudia Siciarz)



mercoledì 15 luglio 2020

Elezioni in Polonia, vince Duda e la linea di Visegrád

La prima pagina de "Il Corriere della Sera" di lunedì 13 luglio
Andrzej Duda ha vinto di misura, ma ha vinto. Un successo fondamentale che l'ha confermato presidente della Polonia.
Duda, esponente tipico del 'sovranismo' in stile Visegrad è stato rieletto al ballottaggio contro il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, con il 51,2% delle preferenze, con lo sfidante fermatosi al 48,8% delle preferenze, una vittoria risicata come lo era stata quella precedente, ma con un numero di votanti nettamente superiore a favore del vincitore, quasi due milioni in più rispetto al 2015.
Un distacco minimo, racconta l'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), che ha tenuto la Polonia (e l’Europa) con il fiato sospeso, per quello che in molti hanno definito l’appuntamento politico più importante per il Paese dalla fine del comunismo. Un esito che riflette l’immagine di una nazione comunque divisa in due. Se l’ovest e le grandi città hanno votato in massa per l’europeista Trzaskowski, candidato della ‘Coalizione civica’ dei partiti liberali, le regioni rurali dell’est si sono confermate il bastione che ha consentito a Duda di ottenere la rielezione.
Per la commissione elettorale si è trattato delle elezioni più partecipate di sempre: al primo turno l’affluenza era stata del 63% degli aventi diritto, mentre ieri a recarsi ai seggi è stato il 68,8%. Un record storico, tra i più imponenti dal 1989.
Nonostante l’impatto economico del coronavirus, la ricetta conservatrice del presidente, formalmente indipendente ma sostenuto dai nazionalisti del Partito Diritto e Giustizia (PiS), fondato dai gemelli Kaczyński, che ha la maggioranza in Parlamento dal 2015, è riuscita a convincere ancora una volta gli elettori polacchi.
Forte di una campagna elettorale particolarmente aggressiva nei confronti della comunità LGBTQ, in nome della presunta difesa di “valori nazionali e cristiani” Duda ha fatto breccia nell’elettorato più conservatore delle regioni orientali e a maggioranza rurali. La mappa del voto ricalca quindi il profilo di un Paese diviso, con caratteristiche economiche, culturali e storiche diverse tra ovest ed est.
Dall'altra parte Trzaskowski incarnava la classicia figura filoeuropeista e progressista, tanto cara ai magnati di Bruxelles, che sino alla fine hanno incrociato le dita sperando nella vittoria del loro candidato prediletto, fautore di una linea durissima verso la Russia.
La rielezione di Duda costituisce un'importante vittoria per il partito di governo (PiS). L’ordinamento polacco, infatti, assegna al Capo dello Stato un veto forte e ora l’esecutivo non ha più motivo di temere ostacoli alle riforme che più volte lo hanno posto in rotta di collisione con le istituzioni di Bruxelles. Se l'opposizione controlla ancora il Senato, infatti, la Camera Bassa (Sejm) può ribaltare le obiezioni mosse dai senatori e a quel punto solo un veto presidenziale ha il potere costituzionale di bloccare l’iter legislativo.
Durante una campagna elettorale dai toni particolarmente accesi, il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski – considerato da molti il leader de facto del paese –, ha suggerito che il Governo potrebbe mettere sotto controllo i media stranieri, troppo critici nei confronti dell’esecutivo.
Per la prima volta dal 1989, i due candidati alla presidenza non hanno partecipato ad alcun dibattito televisivo in comune. Incapaci di convenire su un’unica emittente, boicottandosi e rinfacciandosi l’un l’altro di intervenire solo in trasmissioni di parte, Duda e Trzaskowski hanno evitato ogni confronto diretto davanti alle telecamere.
Da parte degli sconfitti ci sono state le classiche accuse di irregolarità del voto. In molti hanno lamentato di non aver ricevuto le schede elettorali per tempo e di non essere riusciti a votare. In totale si tratta di circa mezzo milione di elettori, il cui voto però difficilmente avrebbe potuto ribaltare la situazione.
Matteo Tacconi, giornalista, commenta: "Il voto conferma che la Polonia è spaccata. Quasi due paesi in uno. Duda è prevalso nelle aree rurali, con percentuali molto alte nella fascia est del territorio. Il suo bacino elettorale corrisponde alla Polonia più conservatrice, più influenzata dalla chiesa cattolica, più scettica verso l’Europa e più lenta, a livello di passo economico. Al contrario, Trzaskowski ha vinto nelle regioni dell’ovest e in tutte le grandi città: Varsavia, Cracovia, Danzica, Poznan, Breslavia. La Polonia che lo ha votato è quella parte di Paese più prospero, più aperto verso l'Europa e i suoi paradigmi liberali. Il voto regionale si conferma un ottimo filtro per capire il quadro politico polacco e la sfida tra le due 'tribù' – populisti e liberali – che si contendono il paese da 15 anni".
Prosegue Tacconi: "A proposito di città, il prossimo obiettivo dei populisti e di Duda, fautori di un potere centrale forte, potrebbero essere i poteri dei sindaci. Diritto e Giustizia (PiS) controlla parlamento, presidenza, magistratura, radio-tv di Stato. A livello locale, però, non riesce a sfondare nelle grandi città. Sono tutte a trazione liberale. Da cui questa ipotesi, per ora un 'rumor', sul taglio del potere dei sindaci. Cosa che viene portata avanti, proprio ora, nell’Ungheria Viktor di Orban, a cui le leadership polacca in parte si ispira".

L'articolo di "Libero"

L'articolo de "Il Manifesto"

L'articolo de "La Repubblica"

L'articolo de "La Verità"

mercoledì 1 luglio 2020

Polonia, Duda vince il primo turno elettorale ma non basta

Andrzej Duda, è lui il volto della Polonia antiglobalista
La Polonia alle urne vedrà, dopo la prima tornata elettorale, un ballottaggio a decidere il vincitore delle elezioni e nuovo presidente, che uscirà dalla sfida del 12 luglio fra il premier uscente, il sovranista Andrzej Duda, che ha ottenuto una importante maggioranza (43,6%), e il capo dell’opposizione, l'europeista sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, che non è andato oltre il 30% dei consensi.
E', come sempre, l'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) a forgiare un'attenta analisi della situazione.
Dietro alla coppia di testa, staccatissimo, al terzo posto con il 13,3%, il candidato indipendente Szymon Hołownia, e il nazionalista Krzysztof Bosak con il 7,4%.
Rinviate a causa dell’epidemia di coronavirus, le elezioni presidenziali avrebbero dovuto svolgersi lo scorso maggio. Allora Duda volava alto nei sondaggi e il governo aveva provato a fare di tutto per mantenere immutato il calendario elettorale, compreso ipotizzare un voto postale dell’ultimo minuto. Il rinvio era stato infine deciso quando Porozumienie, un partito minore della coalizione di maggioranza, aveva denunciato, assieme all’opposizione, come il partito PiS stesse, a loro dire, mettendo la politica davanti alla salute pubblica.
Le elezioni di domenica hanno registrato il più alto livello di affluenza nella storia delle presidenziali polacche, con una partecipazione di oltre il 63% dei votanti. Un dato che supera di molto il 49% delle presidenziali del 2015, e un segno di come la polarizzazione degli ultimi cinque anni abbia mobilitato i sostenitori di entrambi gli schieramenti politici. Nel complesso si tratta però di un risultato deludente per Duda, che fino a due mesi e mezzo fa sarebbe probabilmente riuscito a farsi riconfermare al primo turno.
Rafal Trzaskowski, 48enne liberale, sta cercando di sfruttare l'onda lunga di chi sta cercando di contrastare le riforme volute dal PiS. I punti centrali della sua strategia sono la lotta al sovranismo e il mantenimento di una linea dura verso la Russia. Nel discorso successivo al voto del primo turno ha affermato: “I risultati di stanotte mostrano una cosa importante: il 58% della società polacca vuole un cambiamento. Lo dirò chiaramente a tutti voi: sarò io il vostro candidato. Sarò io il candidato del cambiamento”.
Duda, dal canto suo, sta cercando di compattare la base elettorale tradizionalista e cattolica, attaccando così la comunità LGBTQ, che ha definito un’ideologia “ancor più distruttiva del comunismo”.
La scorsa settimana, Duda è stato il primo leader europeo a recarsi in visita a Washington. Dalla Casa Bianca il presidente Donald Trump ha elogiato il suo operato e ipotizzato di redistribuire in Polonia le truppe americane di stanza in Germania, di cui il presidente ha annunciato il ritiro. Un endorsement in piena regola a pochi giorni dal voto.
Da lontano, l'Europa targata Bruxelles osserva con il fiato sospeso lo scontro tra forze populiste e liberali in seno al paese più importante dell'Europa centro-orientale, cosciente che se avvenisse qui, il cambio di passo avrebbe eco ben oltre i confini nazionali.
In Europa, infatti, il PiS ha cercato – spesso insieme all’Ungheria di Victor Orbàn – di frenare sia le riforme alle politiche migratorie che la “carbon tax”. Il governo di Varsavia descrive le istituzioni comunitarie come una 'nuova forza di occupazione', anche se la Polonia è il principale beneficiario netto di aiuti allo sviluppo europei. (fonte: ISPI)
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L'articolo de "Il Giornale"

L'articolo de "Il Corriere della Sera"