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lunedì 15 gennaio 2024

Darya Dugina, allo Spazio Ritter un convegno senza clamore

Il tavolo dei relatori allo Spazio Ritter (foto Bordignon)
Tanto rumore per nulla. Quello su Darya Dugina, la figlia del filosofo russo Alexander Dugin assassinata da terroristi ucraini o, comunque, 'telecomandati' da spie al soldo dell'Occidente, è stato un convegno senza infamia e senza lode.
Dipinto come un evento organizzato da una bieca 'orda' di militanti nazifascisti guerrafondai, è stato esattamente l'opposto.
Una giornata, quella andata in scena allo Spazio Ritter, cui hanno preso parte persone normalissime, quasi tutti abbondantemente over 45, qualche volto incanutito dall'età, qualche 'barba' in stile anni '70, un giovane Dottor Zivago in vacanza italica e due ragazze con un chiaro aspetto somatico russo (ovvero, carinissime).
Probabilmente erano presenti alcuni militanti dell'estrema Destra, un 'manipolo' (è proprio il caso di dirlo) all'esterno della libreria di via Maiocchi, a fare da 'cordone di protezione' da eventuali intrusi, tipo un gruppo patetico di sinistrorsi sinistrati filo guerrafondai a tutti i costi, pare confortati da alcune associazioni filo-ucraine legittimamente 'in odio' rispetto a un pomeriggio che, in ogni caso, incarnava uno spirito filo-russo. Peccato vedere confusi in tanto magma paludato una persona apparentemente intelligente come Ivan Scalfarotto, affiancato da 'travet' della politica come Lia Quartapelle e Mariastella Gelmini (che si deve fare per la pagnotta...).
Dentro poco meno di un centinaio di persone in uno spazio che ne poteva contenere poco più di cinquanta, gente accalcata sui muri o seduta sugli scalini che portavano al primo piano della libreria.
Ne sarebbero probabilmente venuti molti di meno se non fossero stati gli stessi siti paralleli alla pseudo Sinistra antifascista a fare da cassa involontaria di risonanza al convegno.
I contenuti della giornata non sono stati particolarmente eccitanti. In un'ora e mezza sono state raccontate le esperienze personali dei relatori attraverso la propria conoscenza della Dugina, e letti alcuni passi del libro "Io sono Darya", edizioni AGA.
Piccole autocelebrazioni personali, peraltro più che lecite, alcuni concetti già sentiti, come quello di una guerra, quella ucraina, cominciata nel 2014, le infiltrazioni americane, la certa sconfitta di Kiev in prospettiva, la demagogica propaganda occidentale svolta attraverso i media quasi compatti (pur presente una 'troupe', giornalista più cameraman, di "Piazza Pulita", La7).
E, ancora, il negare risolutamente l'aver mai ricevuto sovvenzioni dalla Russia, rispondendo così ad alcune battute corse sui 'social' relative al finanziamento del sopracitato evento tramite rubli arrivati da Mosca.
In conclusione, chi voleva apprendere qualcosa del pensiero filosofico della Dugina è rimasto deluso, a parte un vago riferimento, abbastanza logico, alla pace tra due popoli 'fratelli'.
Per molti il semplice atto di presenza è stato un modo di contarsi e di rendere una testimonianza politica non molto dissimile da quella resa da coloro che, all'esterno della libreria, manifestavano il proprio dissenso verso un incontro comunque legittimo e degno di presenza, piccola nicchia di pensiero 'non conforme'.

Altre due immagini della serata allo Spazio Ritter:

sabato 12 novembre 2022

Dugin conferma la fiducia a Putin: "I patrioti russi non gli volteranno mai le spalle"

Alexander Dugin (foto da Russia Today)
Alexander Dugin
, il filosofo russo da sempre sostenitore della politica antiglobalista di Vladimir Putin, confuta le affermazioni della stampa occidentale, secondo le quali ci sarebbe una montante fronda contro il presidente russo da parte del suo stesso 'entourage'. "L'Occidente ha iniziato a far credere che io e i patrioti russi ci siamo rivoltati contro Putin dopo la resa di Kherson, chiedendo presumibilmente le sue dimissioni. Questo non proviene da nessuna parte e si basano su un mio presunto messaggio cancellato".
E ancora: "Nessuno ha voltato le spalle a Putin. Io e tutti i patrioti russi lo sosteniamo incondizionatamente. Il dolore per la perdita di Kherson è una cosa; l'atteggiamento nei confronti del Comandante in capo è un altro. Siamo fedeli a Putin e sosteniamo la SMO (la 'Special Military Operation', in russo 'Cпециальной Bоенной Oперации') e la Russia sino alla fine" ha proseguito. "L'Occidente - ha aggiunto - che sta esercitando una pressione eccessiva sulla Russia, non capisce che la Russia e Putin non capitoleranno in nessun caso. Il presidente è stato chiaro: non ci arrenderemo. Mettere all'angolo la Russia è un suicidio per l'Occidente e per l'umanità".
Sull'uso del nucleare Dugin, padre di Darya Dugina, barbaramente assassinata da terroristi spalleggiati dai servizi segreti occidentali, ha anche allontanato l'idea di un ricorso della Russia all'atomica: "Dopo avere mobilitato la società spiritualmente e ideologicamente, ce la faremo senza armi nucleari" ha aggiunto. (fonte: AGI)

lunedì 22 agosto 2022

Omicidio Dugina, Russia Today attacca i media occidentali

Rachel Blevins su Russia Today
Ha fatto molto scalpore in Russia, e non poteva essere altrimenti, l'assassinio di Darya Dugina, figlia di Alexander Dugin.
Proprio in queste ore, mentre mi trovo a Petrozavodsk, nella Carelia russa, in televisione continuano a scorrere le immagini del dramma, e i commenti, in una lingua che non conosco per nulla, sono ovviamente dedicati a chi si celi dietro l'attentato che ha straziato il corpo della 30enne giornalista e studiosa moscovita. Fra i tanti, in prima serata, non può mancare il famoso 'talk' condotto da Vladimir Rudolfovič Solovëv sul canale Rossija 1.
Un omicidio politico trattato dai media occidentali in maniera ben diversa da quello che vide sfortunata protagonista Anna Politovskaya, sfruttato d utilizzato in chiave antirussa. Ma si sa, nel mondo i morti non sono mai tutti uguali,ma vengono sfruttati a seconda delle esigenze e del bisogno.
Proprio l'atteggiamento dei media occidentali è stato al centro dell'analisi di Rachel Blevins, giornalista di Russia Today, sito e televisione in lingua inglese oscurati in Italia ma, ovviamente, ben visibili da queste parti. La Blevins si è soffermata sulla mancanza di 'pietas' da parte dei cosiddetti 'giornalisti' antirussi, soprattutto visto che la Dugina non ricopriva alcun ruolo militare ma era una studiosa e una libera pensatrice, cresciuta sulle orme del padre. Ma per molti era proprio questa la sua colpa e, forse, la giustificazione della sua fine straziante.
Per fortuna la Blevins non ha letto l'ultimo disgustoso articolo da "La Repubblica" in cui Rosalba Castelletti si diverte a gettare fango su tutta la famiglia Dugin, già a cominciare dal titolo: "La famiglia con la "Z" amata dai sovranisti, tra fake news e odio per l'Occidente". All'interno la 'propagandista' del globalismo che tanto piace ai suoi padroni scrive: "L'ultima volta che l'avevamo vista Daria Dugina, o Platonova come si faceva chiamare, interveniva in qualità di esperta del Movimento Internazionale Eurasiatico... Mancavano nove giorni al lancio della cosiddetta "operazione militare speciale" contro Kiev e Daria e altri sedicenti esperti, anche italiani, sostenevano che gli Usa stessero cavalcando lo scontro che si profilava in Ucraina per allontanare definitivamente l'Europa dalla Russia... Dugina definiva gli ucraini "subumani" da conquistare e aveva scritto il libro di prossima pubblicazione intitolato Z, il famigerato simbolo dell'operazione russa in Ucraina"... è indubbio che il vero obiettivo dell'autobomba che la ha uccisa sabato sera alla periferia di Mosca fosse il padre, faro dei sovranisti occidentali e disseminatore di disinformazione". Penso possa bastare.




domenica 21 agosto 2022

Omicidio Dugina, Russia Today: "Questo è sabotaggio politico, terrorismo"

La home page di RT, invisibile in Occidente
Di seguito (quasi per intero) l'articolo l'articolo di Russia Today a firma di Sergey Gusarov, Yana Dovgalenko e Polina Poletaeva

L'esplosione dell'auto che ha ucciso la giornalista Darya Dugina dovrebbe essere considerata un sabotaggio e un atto di terrorismo. Questa opinione è stata espressa da conoscenti della defunta e di suo padre, nonché da rappresentanti della comunità di esperti. Come ha osservato la rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, se la traccia ucraina viene confermata nel caso dell'omicidio di Dugina, "dovremmo parlare della politica di terrorismo di stato attuata dal regime di Kiev". Gli esperti hanno anche notato che Dugina ha partecipato al festival della tradizione poco prima della sua morte: in caso di detonazione di una bomba in questo evento, potrebbero esserci più vittime.
Politici, esperti e personaggi pubblici hanno parlato della morte di Darya Dugina, figlia del famoso politologo Alexander Dugin.
L'auto guidata da Dugina è esplosa la sera del 20 agosto nella regione di Mosca. La commissione investigativa è del parere che l'omicidio di Dugina sia stato pianificato e ordinato.
Il vice della Duma di Stato Yevgeny Fedorov ritiene che l'esplosione dell'auto di Dugin possa essere considerata un attacco terroristico. Ha ammesso che era "politicamente correlato" poiché ci sono rapporti secondo cui lo stesso Dugin avrebbe dovuto guidare l'auto.
“La morte di un bambino amato è la più grande tragedia nella vita di qualsiasi persona. Pertanto, tutte le condoglianze ad Alessandro. Quello che si chiama aspetta. Capisco che questo sia il colpo più duro alla vita ", ha affermato il parlamentare in un'intervista a RT.
A sua volta, il primo vice capo della commissione della Duma di Stato per gli affari della CSI, l'integrazione eurasiatica e le relazioni con i compatrioti Konstantin Zatulin ha parlato del possibile coinvolgimento dei servizi speciali ucraini nell'incidente.
“Questo non può essere escluso... La parte ucraina ricorre al terrorismo come arma dei deboli. E soprattutto, ovviamente, questo sta accadendo contro Donetsk, Luhansk, contro i territori liberati di Kherson e altre regioni e territori di confine della Russia ", ha affermato il parlamentare.
Secondo lui, se il coinvolgimento di Kiev nell'omicidio di Dugina sarà dimostrato, questo evento diventerà una "nuova pagina" nella situazione con l'Ucraina. "Cioè, la transizione verso atti terroristici in tutta la Russia", ha spiegato il deputato.
La rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha osservato che se una traccia ucraina viene confermata nel caso dell'omicidio di Daria Dugina, allora "dovremmo parlare della politica di terrorismo di stato attuata dal regime di Kiev".
"I fatti si sono accumulati nel corso degli anni: dagli appelli politici alla violenza alla leadership e alla partecipazione delle strutture statali ucraine ai crimini", ha aggiunto Zakharova.
A sua volta, lo scrittore e pubblicista Alexander Prokhanov ha paragonato la tragedia a "un colpo di significati fascisti al significato del mondo russo".
“Questo è uno scontro di grandi idee che vediamo sul campo di battaglia nelle battaglie di carri armati e artiglieria, e in senso spirituale è uno scontro di significati. E Dugin è il portatore di questi significati. E questo è un colpo di quei significati terribili, oscuri e fascisti al significato del mondo russo, della coscienza russa, dell'immortalità russa ", ha detto Prokhanov a RT.
Anche il presidente della commissione per l'industria e il commercio della Duma di Stato Vladimir Gutenev ritiene che l'attentato alla figlia di Alexander Dugin debba essere considerato dal punto di vista di un tentativo di distruggere le idee e i postulati del mondo russo.
“La questione delle linee rosse è ora più acuta che mai. La reazione a un colpo sul fronte ideologico - all'omicidio di una ragazza giovane, talentuosa e intelligente - dovrebbe essere rapida, ma non secondo lo scenario del cliente ", ha scritto Gutenev su Telegram.
nb: la traduzione è quella automatica proposta dal sito di RT, con la conseguenza che alcuni termini risultano poco chiari o errati nella loro versione italiana. Ho deciso di mantenerli, lasciando a ognuno la sua libera traduzione.

Omicidio Dugina, il delirio di "Repubblica": ecco servita la 'matrice russa'

I deliranti titoli de "La Repubblica"
Leggere il 'fantagiornale' de "La Repubblica" non finisce mai di stupire. Un'accozzaglia di notizie costruite a bella posta per poter giustificare anche l'ingiustificabile,inventandosi letteralmente presunte notizie la cui veridicità, ovviamente, non sempre è facile da verificare.
L'ultimo titolo buttato 'ad cazzum' è quello relativo alla morte di Darya Dugina, unica figlia di Alexander Dugin, ideologo russo, che i media occidentali definiscono 'pupazzo di Putin', quasi a volerne ottenebrare l'immagine di insigne studioso (che poi non piacciano le sue idee, questo è un altro discorso) e, in un certo senso, giustificare l'omicidio della figlia che, si specifica sul quotidiano del gruppo Gedi, aveva trascorso "Una vita sulle orme del padre", definito "uno dei promotori dell'invasione dell'Ucraina" e ancora "l'ideologo di Putin amico di Salvini che ora punta su Meloni", giusto per coinvolgere nell'insalata la politica italiana senza alcun motivo anche se, non si sa mai, inserire il nome dei 'nemici politici giurati' in un omicidio politico è utile per il proprio squallido tornaconto politico.
Il meglio, però, "La Repubblica" lo raggiunge nell'articolo dedicato alle ipotesi dietro all'assassinio: "Sabotatori ucraini o matrice russa: le piste sull'attacco che ha ucciso la figlia di Dugin". Ma certamente! A uccidere quello che lo stesso giornale in un altro articolo ha definito quasi come il 'braccio destro' di Putin sarebbe stato lo stesso Putin! Logico, no? E forse, fra gli squinternati lettori del giornale che fu di Eugenio Scalfari ci sarà pure qualcuno che ci crede. Perché "la modalità tuttavia trova numerosi precedenti in operazioni condotte da Mosca". Si precisa: è stata un'autobomba a uccidere Darya, un'azione comune a quasi tutti i movimenti terroristici mondiali, e tracciarne l'origine alla Russia è un ragionamento che solo qualcuno che scriva in malafede può arrivare a immaginare. Questo è il livello di certo giornalismo in Italia.

Darya Dugina assassinata dai terroristi ucraini, la triste fine di una libera pensatrice

Darya Platonova Dugina
, figlia dell'ideologo russo Alexander Dugin, è stata uccisa questa notte a Mosca, quasi certamente da terroristi ucraini, proprio mentre io mi trovo in Russia, sebbene molto più a nord, a Petrozavodsk, in una città lontana dai trambusti e dai tormenti di bombe ed esplosioni mortali.
Una fine orribile, per una giovane donna (aveva 30 anni), attiva nella vita sociale e culturale del proprio Paese, impegnata politicamente e che aveva preso una decisione coraggiosa, sostenendo a spada tratta le tesi del padre e la linea del Cremlino relativamente al conflitto contro la linea demagogica occidentale della cosiddetta 'aggressione' di Mosca.
Secondo media russi citati dal Daily Mail (fonte AGI), Darya Dugina sarebbe stata "fatta a pezzi" nell'esplosione del veicolo di cui era alla guida. L'auto era una Toyota Land Cruiser Prado. Secondo il violinista russo Petr Lundstrem, Darya stava rincasando da un festival e aveva programmato di riportare indietro anche suo padre, il quale tuttavia sarebbe poi salito su un'altra vettura.
"Beato ricordo di Darya, è una vera ragazza russa", ha scritto Denis Pushilin, leader della Repubblica Popolare del Donetsk, nel proprio canale Telegram (fonte AGI).
La Dugina, dal luglio 2022, era entrata nelle mire della Gran Bretagna, che l'aveva inserita nella lista delle persone russe sanzionate, e aveva compiuto molte missioni nel Donbass in solidarietà con gli indipendentisti.
Le posizioni di Darya erano chiare e non lasciavano spazio a tentennamenti, fiera portabandiera del grido di libertà dei popoli in lotta nel Donbass. In una recente intervista (fonte AGI), rilasciata a maggio scorso alla testata online geopolitika.ru, era intervenuta sull'attuale operazione militare russa in Ucraina. "La situazione in Ucraina è davvero un esempio di scontro di civiltà" aveva detto, aggiungendo "Può essere vista come uno scontro tra la civiltà globalista e quella eurasiatica. Dopo 'la grande catastrofe geopolitica' (come il presidente russo, Vladimir Putin, ha definito il crollo dell'URSS), i territori dell'ex Paese unito sono diventati 'confini' (zone intermedie) - quegli spazi su cui è aumentata l'attenzione dei vicini, con la NATO e soprattutto gli Stati Uniti interessati a destabilizzare la situazione ai confini della Russia". Aggiungeva la Dugina: "Se le elite liberali occidentali insistono così tanto nel sostenere Kiev e demonizzare Mosca, è perché dietro c'è una logica di profitto. Nella società dello spettacolo, della propaganda e della natura totalitaria dei sistemi occidentali, il dubbio è un passo essenziale per uscire dalla caverna...".

L'apertura della versione inglese di "Russia Today"