giovedì 19 dicembre 2024

L'annuario dell'hockey 2023-24, ecco la strenna di Natale per gli amanti del puck

La copertina del libro, foto di Max Pattis
Oltre 300 pagine, centinaia di foto, oltre mille tabellini, grafiche di risultati e classifiche, tanti contenuti legati all'hockey italiano, austriaco, svizzero, europeo e mondiale. E' il succo del contenuto di "L'Hockey su Ghiaccio - Tutta la Stagione 2023-24", libro-annuario, autentica strenna natalizia, scritto da Massimiliano Bordignon.

Si tratta di un 'mare magnum' di notizie, un'autentica Treccani della stagione hockeistica relativa alla stagione passata, una fonte cui abbeverarsi per poter comodamente ripercorrere un anno di hockey attraverso foto d'autore, alcune 'chicche', una incredibile messe di risultati raccolti e riscritti manualmente, con pazienza certosina e passione in abbondanza. Bordignon, giornalista professionista con un passato in Canada, a Toronto, come cronista delle partite dei Maple Leafs per il Corriere Canadese, una volta tornato in Italia è stato tra i fondatori della rivista "ICE - Hockey Magazine" e ha successivamente diretto la rivista "HockeyMag", prima di lanciarsi in questa nuova avventura hockeistica, che promette di non essere un singolo acuto, ma la prima di una (si spera) lunga serie.

"Questo libro è il risultato della mia serie di viaggi in tutta Europa, in cui ho raccolto esperienze, sensazioni e foto" racconta Bordignon, "una messe tale di informazioni che mi sarebbe parso quasi egoista tenere per me". E non è un caso, quindi, che il sottotitolo di questo annuario, voluminoso quanto un libro ma graficamente pensato come una rivista sia, appunto, "Rivista di Sport, Viaggi e Cultura".
"L'hockey ha bisogno di essere raccontato e non solo di venire guardato" prosegue Bordignon, "senza uno sguardo più ampio ai luoghi e agli ambienti dove questo sport è nato e si pratica non si potrà mai sollevare quell'interessare necessario, specie ora che le Olimpiadi di Milano-Cortina si stanno avvicinando. Per questo non ho soltanto esposto un'arida serie di risultati e classifiche, ma vi ho affiancato delle splendide foto d'autore (la copertina è del noto fotografo altoatesino Max Pattis e all'interno si trova una importante collaborazione con la fotografa giapponese Yuka Fukuma, ndr) e un racconto dedicato a quei luoghi che hanno fatto la storia di questo sport. Si tratta, ovviamente di una panoramica essenziale e limitata, altrimenti avrei dovuto veramente pubblicare un libro di 700 pagine...".

Curiosa la scelta dell'editore: si tratta di Luigi Caricato, esperto di olio ma non solo, che con il suo Olio Officina Magazine ha creato una vera e propria linea dedicata al mondo dell''oro giallo' dove, oltre alla qualità dei contenuti, ampio spazio viene dato alla qualità della grafica (per l'occasione affidata a una maestra del settore, Francesca Bezzan) e del materiale di stampa. "Abbiamo scelto di editare questo libro perché vogliamo valorizzare uno sport spettacolare che non ha, di questi tempi, lo spazio che meriterebbe, uno di quegli sport considerati, a torto, minori" sottolinea Caricato, che prosegue: "La casa editrice si è fatta carico di quest'impegno e ci auguriamo che questa pubblicazione possa aiutare il pubblico che conosce poco l'hockey ad apprezzarlo, e quello che già lo conosce a farsi un regalo, il primo di una serie che promette di diventare un classico da collezione per gli amanti del puck".

Già disponibile sul sito di Olio Officina a 20 euro la versione scaricabile 'online' dalla piattaforma Issuu, mentre viene venduta a 30 euro la versione cartacea, entrambe a questo link:
https://www.olioofficina.it/edizioni/riviste/lhockey-su-ghiaccio.htm

domenica 15 dicembre 2024

Niger, strage di civili compiuta da jihadisti

(foto di André per Pexels)
Situazione drammatica in Niger, dove 39 persone sono state uccise in due attacchi negli ultimi giorni nella parte occidentale del Paese, vicino al confine con il Burkina Faso. "Due atroci tragedie sono avvenute nelle località di Libiri e Kokorou: criminali messi alle strette dalle incessanti operazioni delle forze di difesa e di sicurezza hanno attaccato vigliaccamente popolazioni civili indifese", si legge nel bollettino delle operazioni militari pubblicato sul sito del Ministero della Difesa nigerino. "Il bilancio delle vite umane è pesante e conta 39 persone uccise, di cui 18 a Kokorou e 21 a Libiri", precisa l'esercito del Niger parlando di "molte donne e bambini" tra le vittime di "questi atti barbarici".
Le autorità locali "hanno espresso profonda indignazione e solidarietà" alle famiglie in lutto, sottolinea l'esercito.
I fatti sono accaduti tra il 12 e il 14 dicembre. Le comunità si trovano nella regione di confine di Tera, sottoposta negli ultimi giorni ad attacchi jihadisti particolarmente sanguinosi.
Le terre di confine tra Niger, Mali e Burkina Faso sono da tempo un nascondiglio per jihadisti legati allo Stato islamico e ad Al-Qaeda.
Mercoledi', organi di stampa hanno riferito che i jihadisti avevano ucciso 90 soldati e oltre 40 civili a Chatoumane, notizia smentita dal governo militare del Niger, che ha anche sospeso la radio della BBC per tre mesi dopo il suo rapporto, aggiungendo quest'ultima ad altre sanzioni imposte dalla giunta agli organi di stampa dal colpo di stato avvenuto nel luglio 2023. (fonti: ANSA/AGI/AFP)

Milan 125 anni, non c'è niente da festeggiare

(foto Luca Luperto per Pexels)
Chi avrà il coraggio di festeggiare i 125 anni del Milan stasera? Chi avrà il coraggio di cantare e ballare, in una nebbiosa giornata milanese, quasi a voler nascondere l'obbrobrio rappresentato da questa 'non' dirigenza che da troppo tempo sta funestando i colori rossoneri?
Sono 125 anni di storia oppure, più appropriatamente, 124 anni più uno? O 123 più due. Sicuramente il Milan di oggi non ha nulla di quello che, fino a pochissimo tempo fa, riusciva a riunire tifosi di diverse generazioni, nonni, padri e figli, anche nei momenti peggiori della storia milanista.
Chi non ricorda i famosi 50 mila di Milan-Cavese, la drammatica caduta in Serie B (per due volte) eppure lo stadio sempre pieno, sebbene il quanto meno discutibile Giussy Farina svendesse Milanello come sala banchetto per i matrimoni? Oppure, ancora più indietro, chin on ha sofferto per la 'fatal Verona'? O ancora, molto più avanti, per la drammatica notte di Istanbul?
Nulla di tutto ciò è però paragonabile al nulla sotto vuoto spinto che questa dirigenza è riuscita a creare, le divisioni all'interno della tifoseria sempre più laceranti, una curva inesistente che, ormai in maniera sempre più evidente, appare legata a doppio filo a interessi di bottega chiaramente foraggiati da una società allo sbando dal punto di vista degli obiettivi sportivi, pienamente consapevole, invece, di quelli legati agli interessi immediati: un progetto teso all'utile personale di chi comanda e alla truffa del tifoso.
Tutto questo al di là della, comunque vergognosa, assenza di alcuni pezzi di storia rossonera, e non è necessario scomodare Paolo Maldini o Zvone Boban. Mancheranno anche Gianni Rivera e Andriy Shevchenko. Ma che festa è? E voi che sarete là, persi nella nebbia, questa sera, non vi vergognerete almeno unpo' nel sentirvi usati una volta di più da questi ladri di tifo?

sabato 30 novembre 2024

Brasov: il cuore di una città, l'hockey e la passione dei tifosi

L'appassionato pubblico del Corona Brasov (foto Bordignon)
Quella che ho trascorso a Brasov è stata una vacanza indimenticabile, e dovrei scrivere un articolo troppo lungo per descriverne il piacere, le bellezze ma, soprattutto, l'amicizia che ho incontrato in questa cittadina della Transilvania dove, a campeggiare, oltre alla Chiesa Nera e al Castello di Dracula c'è una storica squadra di hockey su ghiaccio, il Corona Brasov, che anima i cuori e le passioni di un nutrito gruppo di fedelissimi, che ho avuto il piacere di conoscere durante il mio viaggio che proprio al disco su ghiaccio era dedicato, in occasione del torneo di Continental Cup che in terra rumena si è disputato.
Simpatia, amicizia e, inutile dirlo, tanto lo sapete benissimo, anche splendide fanciulle, la maggior parte dei/delle quali si raduna nel gruppo dei Brasov Wolfpack (dall'inglese: branco di lupi). Persone tranquille, sorrisi spontanei, il piacere di una compagnia gentile, simpatica ma anche di spessore, oltre le solite banalità.
Quella di Brasov, è stata una vacanza che mi è rimasta nel cuore e che, ne potete stare certi, presto ripeterò.
Qui, a fianco e sotto, alcune delle foto scattate ai tifosi del Corona, un piccolo omaggio a chi mi ha tenuto compagnia durante la 'tre giorni' di Continental Cup.

Ecco le altre foto dei tifosi durante la 'tre giorni' di Continental Cup (foto Bordignon):









Castello di Montecavallo, il vino è una storia di famiglia

Una bottiglia di "Indero" presentata a Milano 
"Per noi il vino è una storia di famiglia". Parole di Tommaso Incisa della Rocchetta, un cognome che risuona potente nella storia vitivinicola italiana, per una tenuta, quella che si dispiega attorno al Castello di Montecavallo (a Vigliano Biellese, nell'Alto Piemonte) che ha seguito il 'mood' di una risorgenza del territorio che, da industriale, è tornato a volgere la propria attenzione al mondo della vite.
A Milano, nell'ambito del percorso degustativo organizzato ciclicamente dall'agenzia Anam Communication, proprio il 'brand' "Castello di Montecavallo" ha fatto bella mostra di sé attraverso tre locali scelti, ciascuno con caratteristiche meritorie nelle rispettive aree enogastronomiche.
Tre sono state le bottiglie presentate da Tommaso Incisa della Rocchetta (accompagnato, nell'occasione, da Serena Schellino), prodotte da una tenuta nata nel 1830 e che immette sul mercato appena 9mila bottiglie all'anno in totale ma che, nel prossimo futuro, prevede di ingrandirsi anche grazie all'espansione degli spazi e dei territori coltivati a viti.
Le uve del Castello di Montecavallo, situato in un'area conosciuta per i suoi vigneti fin dal 1200, provengono esclusivamente dai vigneti situati sulla sua collina e l'intero processo di vinificazione avviene in loco. Il terreno è prevalentemente costituito da sabbie provenienti da antichi fondali marini ad alto contenuto di acidità. Ciò contribuisce alla caratteristica freschezza e mineralità dei vini. La vicinanza alle Alpi, con notti fresche durante tutta l'estate, contribuisce allo sviluppo di eleganti aromi di frutti rossi, tannini eleganti e livelli alcolici ben equilibrati.
Le tre bottiglie presentate sono state: Aralcader, Coste della Sesia Doc Nebbiolo, un Nebbiolo in purezza, il cui nome vuole essere un ringraziamento a Clara Reda, matriarca della famiglia e pittrice che firmava le sue opere appunto con l’anagramma del suo nome, Aralcader.
Cajanto, Coste della Sesia Doc Rosso, un blend Nebbiolo (70%) e Vespolina (30%), espressione di due delle uve tipiche del Nord Piemonte, primo vino dell'azienda a essere messo in commercio dai primi anni Duemila, così denominato dal modo in cui, da bambina, Chiara Reda, madre degli attuali proprietari, pronunciava “Montecavallo”.
Indero, Coste della Sesia Doc Rosato, un rosato di Nebbiolo in purezza il cui nome sono le iniziali del cognome dei due fratelli Incisa della Rocchetta a celebrazione del primo vino fatto insieme.
Un viaggio di sapori che si inserisce nell'ottica di un cambio di rotta di un'area che, storicamente legata al mondo del vino e poi dirottatasi sull'industria pesante, sta ora tornando nel solco della propria storia e tradizione.