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| La gioia a fine gara (foto sito AC Milan) |
A Cagliari basta un lampo di Rafael Leao per l'1-0 finale, nonostante una condizione tutt’altro che ideale, per piegare i rossoblù e riportare i rossoneri in cima alla classifica. È l’ennesima vittoria “di corto muso” per Massimiliano Allegri, che proprio in Sardegna aveva mosso i primi passi in Serie A: un successo pragmatico, costruito più sulla solidità che sullo spettacolo.
La partita non è stata semplice. Il Cagliari ha concesso pochissimo, difendendo spesso con cinque uomini e provando a colpire in ripartenza. Nei primi minuti i sardi hanno persino spaventato il Milan, approfittando delle difficoltà di Estupiñan e di un avvio rossonero confuso. Ma, superata la tempesta iniziale, la squadra di Allegri ha ritrovato equilibrio, pur senza riuscire a rendersi realmente pericolosa: il primo tempo si è chiuso senza tiri nello specchio e con l’unico brivido di un contatto in area su Loftus-Cheek, poi annullato da un fuorigioco di partenza.
La svolta arriva al 5’ della ripresa. Fofana inventa una verticalizzazione che fino a quel momento nessuno aveva trovato, Rabiot rifinisce dalla destra e Leao, fermo, quasi immobile per non stressare l’adduttore infiammato, controlla di destro e calcia di sinistro. Un gesto tecnico semplice e devastante, troppo potente per Caprile. È il settimo gol stagionale del portoghese, il settimo della sua carriera contro il Cagliari: una statistica che racconta bene il suo peso nelle sfide in Sardegna.
Da lì in avanti il Milan gestisce. Allegri inserisce Füllkrug, poi Pulisic e Gabbia per blindare il risultato. Il Cagliari prova a cambiare assetto, manda dentro Pavoletti e Borrelli, ma non riesce mai a tirare in porta. Anzi, nel finale sono i rossoneri ad andare vicini al raddoppio: prima con Pulisic, poi con una punizione di Modric che Caprile devia con un colpo di reni.
La difesa, per la seconda gara consecutiva, non concede nulla. E i numeri sorridono: il Milan è imbattuto in trasferta e ha vinto 11 delle prime 18 partite, un ritmo che nella sua storia ha sempre portato almeno al quarto posto. Ora resta da vedere cosa faranno Inter e Napoli, ma intanto Allegri può godersi una squadra concreta, matura, capace di vincere anche quando non incanta. E soprattutto può godersi Leao: poco brillante, poco mobile, ma decisivo. In fondo, per restare in vetta, spesso basta questo.
