giovedì 8 gennaio 2026

Ungheria, il manifesto che spiazza l'opposizione filoeuropeista

Immagine da Facebook
Il nuovo manifesto elettorale di Fidesz, diffuso in vista delle elezioni ungheresi di aprile, ha suscitato forte attenzione per la sua iconografia provocatoria. L’immagine raffigura Ursula von der Leyen, il leader dell’opposizione interna filo‑UE, Péter Magyar, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mentre gettano mazzette di banconote in un gabinetto d’oro. La didascalia recita: “Loro aumentano le tasse e spendono i tuoi soldi per i gabinetti d’oro ucraini”.
Il messaggio si inserisce nella linea comunicativa che Fidesz utilizza da anni, basata su contrapposizioni nette e sull’idea di una minaccia esterna ai danni dell’Ungheria. Viktor Orbán ha definito Magyar “una marionetta dell'UE e dell’Ucraina”, accusandolo di voler trascinare il Paese nel conflitto e di sostenere ulteriori finanziamenti a Kiev.
Per comprendere il contesto di questo manifesto, è utile ripercorrere l’evoluzione politica dell’Ungheria. Dopo la fine del regime comunista nel 1989, il Paese ha attraversato una fase di intensa competizione multipartitica. Fidesz nasce nel 1988 come movimento giovanile liberale, ma nel corso degli anni ’90 si sposta progressivamente verso posizioni conservatrici. La svolta arriva nel 1998, quando Orbán diventa per la prima volta Primo Ministro. Dopo la sconfitta del 2002, il partito riorganizza la propria strategia, puntando su un messaggio identitario e su una forte critica alle istituzioni europee.
Il ritorno al potere nel 2010 segna un momento decisivo: Fidesz ottiene una maggioranza parlamentare qualificata che gli permette di riformare la Costituzione e ridefinire il sistema politico. Da allora, il partito ha vinto consecutivamente le elezioni del 2014, 2018 e 2022, consolidando una delle leadership più longeve dell’Europa contemporanea. Le campagne elettorali di questi anni hanno spesso fatto ricorso a manifesti e slogan fortemente polarizzanti, incentrati su temi come l’immigrazione, la sovranità nazionale e il rapporto con Bruxelles.
Il manifesto attuale si colloca dunque in una tradizione comunicativa ormai consolidata, che mira a mobilitare l’elettorato attraverso immagini forti e narrative di contrapposizione. In un clima politico segnato dall’emergere di nuove figure contrastate come Magyar e da un contesto internazionale instabile, Fidesz punta ancora una volta a presentarsi come garante della sicurezza e della continuità, mentre dipinge gli avversari come portatori di rischi per il futuro del Paese.