lunedì 2 febbraio 2026

Giove ridisegnato: Juno rivela un gigante più piccolo e più complesso

Il pianeta Giove (foto Planet Volumes)
Giove
è più piccolo di quanto si sia creduto per decenni. A rivelarlo è un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy, frutto del lavoro di un vasto team internazionale guidato da Yohai Kaspi ed Eli Galanti, che ha utilizzato i dati ad altissima precisione della missione Juno per ridefinire la forma del gigante gassoso con un’accuratezza mai raggiunta prima.
Per anni, la conoscenza delle dimensioni di Giove si è basata sulle misurazioni delle sonde Voyager e Pioneer degli anni Settanta, strumenti straordinari per l’epoca ma incapaci di cogliere gli effetti dei potenti venti atmosferici che modellano il pianeta. Juno, grazie alle sue occultazioni radio, ha permesso di ridurre l’incertezza delle stime di un ordine di grandezza, offrendo un quadro molto più nitido.
I nuovi dati confermano il marcato rigonfiamento equatoriale del pianeta, dovuto alla rapidissima rotazione: il raggio equatoriale supera quello polare di circa il 7%. Ma soprattutto mostrano che Giove è leggermente più piccolo del previsto. Al livello di pressione di 1 bar, il raggio polare è stato misurato in 66.842 chilometri, quello equatoriale in 71.488 e il raggio medio in 69.886 chilometri. Si tratta di valori inferiori rispettivamente di 12, 4 e 8 chilometri rispetto alle stime precedenti.
Lo studio evidenzia inoltre che i venti sopra le nubi visibili contribuiscono in modo significativo alla forma del pianeta. La loro struttura appare in gran parte barotropica, con variazioni verticali minime: un indizio prezioso per comprendere la dinamica interna di Giove. Questa nuova descrizione suggerisce un’atmosfera più ricca di metalli e più fredda di quanto ipotizzato finora, fornendo vincoli cruciali ai modelli teorici.
La revisione del profilo dei raggi permette anche di risolvere alcune discrepanze storiche tra le misure della sonda Galileo e le temperature ricavate dai dati Voyager. Inoltre, migliora il riferimento spaziale per tutte le osservazioni che dipendono dalla pressione atmosferica, aprendo la strada a interpretazioni più accurate dei processi fisici che governano il pianeta più grande del Sistema solare.
Un risultato che non solo affina la nostra conoscenza di Giove, ma che potrebbe avere implicazioni profonde per lo studio dei giganti gassosi anche al di fuori del Sistema solare.