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mercoledì 4 febbraio 2026

Quando la violenza detta le regole, lo Stato deve rispondere

foto di AJ Colores per Unsplash
Nel Paese reale, quello che ogni giorno si alza presto per lavorare e rispettare le regole, la misura è colma. Da troppo tempo bande giovanili violente, frange estremiste e gruppi organizzati, sollecitati dalla Sinistra e da questa coperta, trasformano le strade in zone franche, imponendo la loro legge fatta di intimidazioni, aggressioni e sopraffazione. Non è protesta: è violenza strutturata, ripetuta, rivendicata. E la gente comune non accetta più che venga raccontata come “attivismo”.
A rendere tutto più grave è l’ambiguità di una parte della politica, che continua a minimizzare o a giustificare questi comportamenti. Quando esponenti istituzionali partecipano a cortei dove lo scontro è programmato, o difendono chi attacca la polizia salvo poi accusare gli agenti di eccessi, non stanno difendendo la democrazia: la stanno indebolendo. Perché chi usa la forza per impedire agli altri di parlare non è un manifestante, è un problema di ordine pubblico.
In questo contesto, la linea di fermezza del governo – sostenuta apertamente da Giorgia Meloni – non è una scelta ideologica, ma una risposta necessaria. La premier ha colto un punto che molti fingono di non vedere: senza regole, senza limiti, senza un confine chiaro tra dissenso e violenza, la convivenza civile si sgretola. E chi rispetta la legge finisce ostaggio di minoranze organizzate che vivono di conflitto.
La richiesta che arriva dal Paese è semplice: che la polizia possa tornare a fare il proprio lavoro senza essere trasformata in bersaglio politico; che chi cerca lo scontro venga fermato prima che possa mettere a rischio persone e beni; che le piazze tornino a essere luoghi di confronto, non di intimidazione.
Perché la libertà non può esistere dove comanda la forza. E lo Stato non può permettere che a dettare le regole siano coloro che della violenza hanno fatto un metodo.

martedì 30 settembre 2025

Giorgia Meloni alla Flotilla: "Non potete farci la morale"

Il profilo Facebook di Giorgia Meloni
"Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare 'un pericolo' civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti".
Lo afferma sui social la premier Giorgia Meloni, spiegando che "insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi - consapevolmente o meno - strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l'escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino". (fonte: ANSA)

sabato 17 maggio 2025

Non c'è bisogno di Giorgia al tavolo dei Morti Viventi

Il tavolo dei 'volonterosi': non pare l'ultima cena? (immagine Corriere)
Il can-can sollevato, è bene dirlo, soltanto a Sinistra, a causa dell'assenza ai colloqui di Tirana che hanno visto alcuni dei cosiddetti 'leader' europei partecipanti al gruppo degli altrettanto cosiddetti 'volenterosi' a fianco, fa il paio con l'atteggiamento guerrafondaio tenuto dal PD e dai suoi amichetti in questi anni di conflitto russo-ucraino.
Quando c'è da sposare una qualsiasi tesi, si può stare certi che, da quelle parti, 'cannino' malamente qualsiasi posizione.
Dopo essersi trasformati in 'partito della guerra' cercando di attaccarsi al treno europeo e al pupazzo animato di Rimbam-Biden, la Sinistra italica si è gettata a capofitto nel sostegno al 'fiden alleaten' Volodymyr Zelensky.
Da questo punto di vita, Giorgia Meloni, non è stata da meno ma, seppur un filino troppo tardi, ha avuto il buon gusto di battere in ritirata comprendendo, e non ci voleva molto, come il quadro internazionale, con l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, fosse completamente cambiato.
Il gruppo dei Volonterosi ormai è ridotto da un'accozzaglia di Dead Men Walking, politici rigettati in patria, primo fra tutti un Emmanuel Macron che ormai non sa più a cosa attaccarsi per giustificare la propria permanenza a una leadership che, inevitabilmente, perderà con le prossime elezioni, e umiliato in mondovisione da Trump nella famosa scenetta del 'cadreghino' in Vaticano. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, unico nella storia della democrazia tedesca a non essere approvato dal Bundestag alla prima tornata di votazioni, fa il paio, cercando di mettersi nella scia della connazionale Ursula Von der Leyen, classica esponente dei poteri forti delle banche mondiali e zerbino conclamato dei 'neocon' americani. Che dire poi di Keir Starmer, primo ministro inglese anche lui alle prese con un'ondata di proteste interne e costretto a ribaltare la propria politica 'sinistrorsa' trasformandosi in un Nigel Farage qualunque nei confronti dei lavoratori provenienti dall'estero? Per non parlare del polacco Donald Tusk, altro personaggio pronto alla 'defenestrazione' alle prossime elezioni polacche.
Bene ha fatto la Meloni a non mischiarsi con simili personaggi, e primo fra tutti Zelensky, ormai disprezzato in patria sia da coloro che la guerra la vorrebbero continuare 'fino all'ultimo ucraino' e che lo vedono quasi come un traditore della Patria, sia da coloro che da tempo vorrebbero che la si finisse con il suono delle bombe, con Kiev da tempo condannata alla sconfitta, inutilmente protesa a un confronto alla pari con Mosca che non può avere e che non le compete.
Un'apertura saggia e importante, quella del primo ministro italiano, alla ricerca di future rinnovate partnership con Mosca, vero punto di riferimento fondamentale per un nuovo sviluppo dell'economia italiana e continentale. Un continente che, però, non può certo sentirsi rappresentato dall'accozzaglia di politicanti ritrovatisi a Tirana. Meglio restarne fuori e non sporcarsi le mani.

mercoledì 29 gennaio 2025

La vendetta delle Toghe Rosse: Meloni indagata

In Italia c'è qualcuno più potente della Mafia: la categoria dei magistrati, i veri 'intoccabili' del nostro Paese. E così, dopo che il loro potere viene messo a rischio dalla riforma Nordio, ecco l'ennesimo tentativo delle 'toghe' di lanciare una spallata giudiziaria contro il governo, inventandosi un avviso di garanzia per il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e altri membri del suo Governo, un vero e proprio tentativo di colpo di Stato che riporta alla memoria quello del 1994 contro Silvio Berlusconi.
Il mondo cambia, per fortuna, Donald Trump spodesta e combatte senza tregua la feccia 'woke' che per anni ha rischiato di ammuffire nella Casa Bianca, ma la 'fortezza' Europa si stringe a riccio contro il cambiamento.
La stessa premier ne ha dato notizia in un video sui social: "Intendo andare avanti a difesa degli italiani" la sua replica, "Non sono ricattabile".
L'indagine nasce da una denuncia dell'avvocato Luigi Li Gotti, e l'avviso di garanzia arriva da parte del procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, lo stesso prosegue la Meloni, "del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona".

lunedì 26 febbraio 2024

Il diktat di Zelensky all'Italia: "Togliete il visto ai filo-putiniani"

La 'home page' del sito del "Corriere della Sera"
Per l'ennesima volta, il leader di una nazione straniera, l'Ucraina, peraltro fra le più corrotte del mondo, si permette il lusso di andare a emanare ordini in casa d'altri. Nell'occasione, l'Italia, supina compagna di viaggio della folle guerra da cui l'Ucraina non riesce a sganciarsi perché avviluppata mani e piedi al 'boss' americano.
Era poco più di un anno, nel mese di febbraio 2023, che ancora Volodymyr Zelensky si era permesso di 'fare le pulci' agli italiani, condannando senza mezzi termini una battuta (ma nemmeno troppo) di un Silvio Berlusconi alla fine della sua vita, ma ancora lucido nell'osservare il quadro delle vicende politiche mondiali.
Una visione che, per molti dei giornalisti 'servi' del 'mainstream' mediatico odierno, un anno dopo, sarebbe stata considerata delirante. E invece proprio Sua Emittenza, correva il 12 febbraio 2023, non nascose che, da presidente del Consiglio, non avrebbe incontrato Zelensky (come invece ha fatto Giorgia Meloni) e che comunque "bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e il conflitto non sarebbe accaduto". Zelensky era stato lapidario. Anzi, offensivo, pur alla presenza del presidente del Consiglio di un Paese che gli si dichiarava fin troppo amico. "Io credo che la casa di Berlusconi non sia mai stata bombardata, mai siano arrivati con i carri armati nel suo giardino", osserva il presidente in guerra, come a dire che altrimenti il Cavaliere non avrebbe mai tuonato contro di lui le parole pronunciate solo pochi giorni prima (fonte ANSA).
Poche ore fa l'ennesima clamorosa ingerenza, durante il G7 di scena a Kiev, nella conferenza stampa tenuta dopo l'accordo sottoscritto proprio con l'Italia che prelude a tutta una serie di aiuti provenienti dal nostro Paese.
Come nel caso della replica a Berlusconi, di fronte al sorriso italico arriva lo sputo nella mano protesa di chi, almeno a parole e sorrisi, sostiene di volerlo aiutare: "La premier Giorgia Meloni senza dubbio sostiene l'Ucraina, l’ho appena incontrata in veste di presidente del G7 e abbiamo anche firmato l'accordo di cooperazione bilaterale. Le siamo immensamente grati. Sappiamo però che in Italia ci sono tanti filo-putiniani e in Europa anche. Stiamo preparando una loro lista, non solo riguardo all’Italia, da presentare alla Commissione europea" (fonte Corriere.it). "E' fuori di dubbio che Giorgia Meloni sia "dalla parte dell'Ucraina". Ma in Italia "ci sono molti pro-Putin, e prima di tutto dovreste cancellare loro i visti" e "mandarli via" (fonte ANSA).
Inoltre: a chi si riferiva Zelensky? Ai russi residenti in Italia, che pagano regolarmente le tasse e vivono e lavorano quotidianamente al nostro fianco? Quale sarebbe il reato da loro commesso? Probabilmente lo stesso reato d'opinione esistente nel suo Paese, l'Ucraina, ovvero pensarla diversamente dalle linee imposte dal regime di Kiev. O, addirittura peggio, si riferisce ai cittadini italiani che, legittimamente, ritengono l'Ucraina connivente e alleata degli Stati Uniti, nelle provocazioni che hanno obbligato la Russia a intervenire militarmente per recuperare territori russofoni che, più o meno arbitrariamente, definisce propri? E, come nel caso delle offese a Berlusconi, anche in questo profondi silenzi da parte delle istituzioni italiche. 
Insomma, Zelensky fa i conti in tasca ancora una volta a una nazione che dovrebbe essergli amica, e che continua a reggerli pateticamente il moccolo con evidenti scopi di interesse economico nella ricostruzione post-bellica (se e quando ci sarà un 'post'), non certo per presunti ideali di pseudo-democrazia vestita da spirito occidentale e filo-americano.

martedì 28 marzo 2023

Stop ai cibi sintetici: fa festa la buona tavola italiana, 'rosica' la Sinistra globalista

Brasato con la polenta, non ci sarà il rischio di mangiarne uno finto
Fra le tante brutte notizie di questi ultimi tempi, eccone finalmente una che deve far sorridere, e applaudire, tutti gli italiani, e non solo.
In controtendenza con la massificazione globale, il Governo italiano ha formulato un chiaro stop alla produzione e alla commercializzazione di cibi sintetici o 'in provetta', con tanto di multe fino a 60mila euro.
Cibi che, per la prima volta, non potevano che avere ottenuto il proprio 'placet' negli Stati Uniti, la patria del McDonald's, grazie alla Food and Drug Administration.
Così, dopo l'altrettanto salutare stretta sulle farine di grilli, il divieto arriva con lo schema di disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri.
Plaude alla stretta Coldiretti, che aveva già raccolto 500mila le firme contro gli alimenti nati in laboratorio.
"Non garantiscono qualità e benessere e non garantiscono la tutela della cultura e della tradizione enogastronomica italiana, a cui è legata parte della nostra tradizione", ha commentato il ministro dell'Agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.
"E' una legge significativa - ha precisato da parte sua il ministro della Salute Orazio Schillaci - che si basa sul principio di precauzione perché oggi non ci sono studi scientifici sugli effetti dei cibi sintetici".
Esulta anche il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: "Non potevamo che festeggiare con i nostri agricoltori - ha detto - un provvedimento che pone l'Italia all'avanguardia sul tema della difesa dell'eccellenza e della difesa dei consumatori, della certezza di ciò che si consuma e, dico di più, anche del tentativo di evitare il rischio che alcune scelte domani possano tradursi in discriminazione tra chi può avere di più e chi può avere di meno".
Eppure, in questo 'giulebbe',c'è qualcuno che, pur di restare all'opposizione, mastica amaro. E chi, se non la Sinistra 'rosicona' e filoglobalista? Basti leggere l'apertura de "La Repubblica", il quotidiano 'servo' del Centrosinistra e dei poteri forti della globalizzazione: "Dietro c'è sempre lui, il cognato d'Italia e ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. L'esponente di Fratelli d'Italia che ha come grande riferimento la Coldiretti, la potente associazione di categoria dei produttori agricoli italiani, dopo l'obbligo di etichettatura per le farine che hanno origine da insetti, oggi in Consiglio dei ministri ha portato una proposta di legge per bloccare la produzione e il commercio in Italia di cibi e mangimi sintetici, come la carne: cioè costruiti da cellule animali in laboratorio. In America e in diversi paesi dell'Ue la ricerca è a buon punto, in Italia di fatto rischia di bloccarsi".
Capito? Rischia di bloccarsi. C'è di che preoccuparsi, insomma. Gli italiani potrebbero perdere il 'privilegio' di mangiare carne sintetica o panini ai vermi che, evidentemente, dovrebbero, secondo la Sinistra, costituire l'alimentazione base dell'italiano medio. Ovviamente di quello povero e impossibilitato a comprare la 'carne vera', perché è più facile rispondere alla povertà dando la merda da mangiare alla gente piuttosto che realizzare serie politiche di riequilibrio sociale.

venerdì 23 settembre 2022

Gli utili idioti della Sinistra pronti a okkupare le piazze italiane

In strada a due giorni dal voto, ogni scusa è buona
Sarà un caso che, a due giorni da una delle elezioni più importanti della storia recente italiana, e nella quale la Destra è data come chiara favorita, la Sinistra stia organizzando una enorme campagna mediatica che porterà i suoi sgherri a 'okkupare' le piazze italiane nella giornata di venerdì?
Un dubbio al riguardo è più che lecito, proprio perché i 'compagni' e chi strepita con loro è perfettamente consapevole di essere 'appoggiato al muro' e come, la gente che lavora sodo tutti i giorni e non sciacalla nelle strade nel 'nulla facere', questa volta potrebbe... decidere di decidere, ovvero dare a Giorgia Meloni il proprio voto. certamente nulla di trascendentale, chi si attenda dalla prima donna premier qualche novità resterà terribilmente deluso.
I peana a favore della NATO e di Kiev sono un prodromo della confermata schiavitù a Washington all'Europa Occidentale e a tutti gli avvoltoi che da troppi anni banchettano sulle spalle di un popolo italiano umiliato e ormai incosciente e inconsapevole della propria storia e tradizioni, invaso da africani e asiatici d'ogni risma e religione.
Di fronte a tali evidenze, la Sinistra si raggruppa dietro ai soliti 'slogan' consunti e patetici, pugni chiusi nel ricordo di qualcosa che non esiste più, sempre che sia mai esistito, con Ken Leach che ancora straparla di proletari, classe lavoratrice e di proprietà collettiva.
Votare per la Meloni oggi diventa un obbligo storico, sebbene si sia consapevoli che 'non è' Destra e non potrà mai esserlo, essendo venuta, pur di governare, a tutti i compromessi possibili e immaginabili con le classi del potere di cui è parte integrante.
Da qualche parte, però, è necessario cominciare, per ribaltare le sorti di un mondo che deve tornare all'interno dei confini delle nazioni e dei popoli che lo compongono, perché 'essere' italiano, belga, francese, scozzese, basco, sloveno, svedese e ungherese torni ad avere un significato reale, sociale ed etnico, perché si possa avere la certezza che, valicando ogni confine straniero, ci si trovi attorniati da gente veramente diversa da noi, con sue proprie e culture, prive di ingerenze esterne, così come eè necessario che la gente che vive all'interno dei confini italici italica sia, nei costumi e nelle tradizuoni.

mercoledì 24 agosto 2022

Sono tutti africani gli stupratori di Piazza Napoli a Milano

Sbarchi a ripetizione, spesso clandestini criminali
Ed eccole qui, altre tre 'risorse' dedite alla criminalità.
Il fatto era successo a Milano il 3 luglio, quando una brasiliana ubriaca (allegria!) era stata oggetto di uno stupro di gruppo in Piazza Napoli da parte di un africano della Nuova Guinea (pare ci prendano gusto da quelle parti) e di un egiziano.
Il terzo 'bipede' era riuscito a fuggire, ma i carabinieri della compagnia di Porta Magenta di Milano hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare a carico di un secondo egiziano di 47 anni, dipendente di una panetteria (figurarsi!). Il 'panettiere', in particolare, aveva trascinato la donna in un parchetto dove aveva subito gli abusi.
Si tratta dell'ennesima violenza in una Milano ormai allo sbando, simile e identica a quella avvenuta a Piacenza e che, giustamente, Giorgia Meloni, aveva denunciato in un video, peraltro riprendendolo dalla rete perché già in circolazione, gesto che tanto scalpore aveva destato nei benpensanti della Sinistra dell''accoglienza' che tanto ama questi rifiuti dediti, evidentemente anche a casa loro, alla criminalità più efferata, ma le cui violenze l'Europa ci obbliga a ignorare in virtù di una loro presunta 'dignità'.

mercoledì 20 ottobre 2021

Annalisa Cuzzocrea oltre il senso del ridicolo: non sono io che sbaglio, siete voi in malafede

Il profilo Twitter di Annalisa Cuzzocrea
Giornalisti, purtroppo, si diventa con una fantomatica tessera ricevuta attraverso un esame bizzarro in quel di Roma, di cui conservo ancora momenti di ampia ilarità. Eppure possedere la tessera dell'Ordine dei Giornalisti è bello e importante, qualcosa di cui essere orgogliosi.
Non mi piace criticare i colleghi, errori ne abbiamo fatti tutti, io per primo. E, aggiungo, ciò che si scrive sui 'social' dovrebbe essere 'ban free' e libero da qualsiasi ritorsione da parte di chi gestisca il mondo del web. E' anche vero però che, una volta scritta e lanciata un'opinione, la reazione debba essere attesa.
La vicenda legata ad Annalisa Cuzzocrea, giornalista de La Repubblica, una delle testate capofila del 'politicamente ipocrita', assume dei toni inattesi proprio da parte di quella casta di 'giornalisti illuminati', pronti a sbandierare la bandiera degli 'haters'. Loro, le povere vittime, che non certo odio hanno provocato, ma legittima indignazione sì, grazie ad articoli che troppo spesso fanno intravedere, o vedere benissimo, l'obiettivo finale delle loro cosiddette cronache.
Riassunto delle puntate precedenti. La 'Kuzzo' (questo il suo nome di battaglia su Twitter, si sa, ai 'kompagni' una kappa buttata lì in mezzo dà sempre un certo tono barricadero e descamisado) se ne esce con il seguente 'tweet' su Giorgia Meloni: "Giorgia Meloni, interamente vestita di nero, lascia platealmente l’aula non appena la ministra Lamorgese conclude il suo intervento #opencamera".
Un 'interamente vestita di nero' buttato lì, come una pera sugli spaghetti alla carbonara, assolutamente inutile ai fini della cronaca politica (che poi da più parti pare manco fosse nero, ma blù scuro, ma tant'è, per amor di falsità si fa questo e altro), semmai a voler aggiungere in maniera subdola una 'veste' precotta e sfornata al lettore di turno, le 'simple minds' degli italiani avidi compratori del foglio fondato da Eugenio Scalfari, fazzoletto rosso al collo e "Bella Ciao" ascoltata in loop lungo tutto l'arco della giornata.
Seconda puntata: la Meloni, anche giustamente, un po' si inkazza (anche qui con la 'K') e, visto che la 'querelle' era nata su Twitter, su Twitter la fa proseguire, pubblicando lo 'screenshot' dell'uscita della Cuzzocrea (questo lo riporto come letto 'online', ho cercato il 'tweet' senza recuperarlo).
Inevitabile, sul profilo della 'pericolosen Ciorcen neufascisten', si scateni la protesta dei 'fan' di Giorgia. Che, ovviamente, esattamente come i 'compagni' fanno con la Meloni (tipo metterne la foto dell'autobiografia al contrario con la testolina in giù, innocuo e inoffensivo riferimento, ma se fatto da quei lidi nessuno fiata) non si prodigano in complimenti verso la Cuzzocrea, eccedendo, come ormai capita SEMPRE sul web, anche nelle offese e pure in minacce nemmeno troppo velate, che vengono scelte accuratamente (fra le migliaia di commenti pervenuti) per essere esposte, ancora una volta su Twitter.
Apriti cielo! La 'povera vittima' diventa un novello Saviano, paladina dell'antifascismo da cioccolatino ripieno che riempie le redazioni dei giornali di regime, ovviamente 'sdraiate' e genuflesse verso la propria nuova eroina.
Per Il Riformista "I fan di Meloni scatenano una ‘shitstorm’ contro Annalisa Cuzzocrea", mentre Huffington Post titola "La giornalista Cuzzocrea finisce nella shitstorm dei fan della Meloni"; secondo NextQuotidiano "Annalisa Cuzzocrea vittima degli hater di Giorgia Meloni".
Nel totale delirio la Direzione e il Comitato di Redazione de La Repubblica emettono addirittura un doppio comunicato (o comunicato congiunto) su quella che definiscono "aggressione social ad Annalisa Cuzzocrea". Lascio il link per farsi quattro risate o, più tristemente, per comprendere fino a che punto il 'pensiero unico' orwelliano del mondo 'post covid' pretenda di fare presa sull'italiano medio, con frasi assurde del tipo "intimidazione" e "campagna di stampo fascista e squadrista".
A corredo conclusivo della vicenda, dopo aver compreso di aver calpestato la classica 'cacca', la risposta che la Cuzzocrea aveva pubblicato, sempre sul consueto Twitter, tentando una sorta di dietrofront: "Ragazzi, calma. Ho raccontato una cosa vista come faccio in ogni pezzo e anche qui. Descrivendo cravatte, vestiti, particolari. Non c’era niente sotto. Chi mi sta riempiendo di insulti su ogni muro è in malafede". Lei faceva 'cronaca', capito? Parlando dell'abito stile Darth Vader della Meloni lei si stava limitando a fare una normale, semplice, innocua descrizione, senza alcun secondo fine. Ed è chi, come il sottoscritto, ci ha visto un 'filino' di malafede, a essere lui, sì, invece, in chiara malafede, entrando di diritto nell'ormai aula magna degli odiatori di professione, dei fascisti rancorosi, dei prezzolati della violenza online. Pronto per essere nuovamente bannato dai social, di modo che, finalmente, nell'immensità del web, possa circolare solamente la meravigliosa 'produzione letteraria' di tutte le piccole e grandi giornaliste de "La Repubblica".

martedì 2 giugno 2020

Festa della Repubblica, CentroDestra a Roma con 500 metri di bandiera

Tajani, la Meloni e Salvini davanti alla bandiera tricolore
La Festa della Repubblica del 2 giugno, data del referendum istituzionale del 1946, ha visto la discesa in piazza di molti aderenti al CentroDestra, in una manifestazione unitaria che ha visto, nel corteo di Roma, uno accanto all'altro Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Il lungo corteo ha visto i manifestanti, numerosi, ordinati e, a dire la verità, abbastanza stretti uno vicino all'altro, portare a mano una bandiera italiana lunga oltre 500 metri, sfilando in maniera pacifica cantando una serie di slogan, fra cui "Conte, Conte, vaffanculo", "elezioni subito" e "libertà".