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martedì 3 febbraio 2026

Niger e Russia respingono attacco all’aeroporto di Niamey

Un soldato in azione (foto Specna Arms)
La Russia ha confermato di aver contribuito a respingere l’attacco contro il principale aeroporto del Niger, a Niamey, avvenuto la scorsa settimana e rivendicato dal gruppo Stato Islamico. L’episodio, particolarmente grave per la presenza nello scalo anche di una base militare, ha riportato l’attenzione sul crescente coinvolgimento di Mosca nel Sahel.
Secondo la giunta militare nigerina, i “partner russi” hanno avuto un ruolo decisivo nel contrastare l’assalto, durante il quale sono stati uccisi 20 aggressori e quattro soldati dell’esercito locale sono rimasti feriti.
Il Ministero degli Esteri russo ha parlato di un’operazione congiunta tra il Corpo africano del Ministero della Difesa di Mosca e le forze armate nigerine, condannando “fermamente” l’attacco.
Lo Stato Islamico ha diffuso un video tramite la sua agenzia Amaq, mostrando decine di miliziani armati che sparano nei pressi di un hangar e incendiano un aereo prima di fuggire in moto. Un’azione coordinata e spettacolare, che la giunta del Niger ha attribuito non solo ai jihadisti, ma anche – in modo controverso – al sostegno di Benin, Francia e Costa d’Avorio, accuse che rischiano di alimentare ulteriori tensioni regionali.
Il leader della giunta, Abdourahamane Tiani, ha visitato la base russa per ringraziare personalmente i militari di Mosca per la “professionalità” dimostrata. Un gesto che conferma il crescente asse tra Niamey e il Cremlino, in un contesto in cui la Russia sta ampliando la propria presenza militare e politica nel Sahel, approfittando del vuoto lasciato dalle potenze occidentali.
Dopo l’attacco dell’Ucraina e l’isolamento dall'Occidente, Mosca ha intensificato i rapporti con diversi Paesi africani. Oltre al Niger, istruttori e truppe russe sono stati segnalati in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Libia.
Il nuovo Corpo africano russo ha di fatto sostituito il gruppo paramilitare Wagner, assumendo un ruolo ufficiale nelle operazioni di sicurezza.
Secondo il Cremlino, la missione russa nel Sahel mira a “combattere il terrorismo” e “rafforzare la stabilità regionale”. Ma la crescente presenza militare di Mosca in un’area segnata da colpi di Stato, rivalità geopolitiche e insurrezioni jihadiste apre interrogativi sul futuro equilibrio del continente e sul ruolo che la Russia intende giocare nella sua nuova proiezione globale.

domenica 11 gennaio 2026

Iran in fiamme, verso la fine dell’Ayatollocrazia

foto tratta dal "Daily Telegraph"
L'Iran vive la pena del contrappasso. Dopo che fu la piazza e i giovani a deporre lo scià Reza Pahlavi, distruggendo un sistema di vita sostanzialmente occidentale, uccidendone la femminilità (da più parti si sostiene come le donne persiane siano fra le più belle del mondo), ora i nipoti di quegli stessi giovani vogliono dire basta a quel canceroso sistema islamico che ha portato la Persia (come amano definirla i suoi abitanti) a vivere una dittatura teocratica feroce come poche altre al mondo.
Le piazze iraniane ribollono di una rabbia che non vuole più essere contenuta. Tra barricate improvvisate e cori che invocano la fine del potere assoluto della Guida Suprema, il popolo sfida un sistema che da decenni soffoca ogni libertà. Le proteste, ormai estese e determinate, non sono più semplici manifestazioni: rappresentano un atto d’accusa frontale contro un regime che ha trasformato la religione in strumento di dominio e paura.
La risposta delle autorità conferma la natura del sistema: minacce di impiccagione, definizioni dei manifestanti come “nemici di Dio”, pasdaran mobilitati come in tempo di guerra. È il volto autentico della Repubblica islamica, un apparato che usa la fede come scudo per giustificare repressione, censura e violenza. Il blackout di internet, gli ospedali al collasso, i morti e gli arresti di massa mostrano un potere che teme il proprio popolo più di qualsiasi nemico esterno.
Nonostante ciò, la mobilitazione cresce. Le voci che filtrano da Teheran, Shiraz e Tabriz raccontano di una società stanca di essere governata da un’élite religiosa che pretende obbedienza assoluta e punisce il dissenso come sacrilegio.
Le accuse del regime — secondo cui le proteste sarebbero “manovrate dall’estero” (il che, peraltro, potrebbe anche essere possibile) — rivelano la fragilità di un sistema incapace di riconoscere la legittimità della sofferenza e delle richieste dei suoi cittadini.
Le tensioni internazionali aumentano, ma al centro resta un fatto: milioni di iraniani chiedono la fine di un modello politico che ha trasformato la spiritualità in repressione e la legge in strumento di intimidazione. Gli appelli allo sciopero generale e alla disobbedienza civile mostrano un popolo che non vuole più vivere sotto un’autorità che si proclama divina per sottrarsi al giudizio umano.
I prossimi giorni saranno decisivi. Se il regime sceglierà la strada del sangue, confermerà ancora una volta la natura autoritaria e teocratica che i manifestanti denunciano. Ma se la protesta continuerà a crescere, potrebbe aprirsi una crepa irreversibile in un sistema che da troppo tempo governa attraverso paura, dogma e violenza.

domenica 4 gennaio 2026

L'islamocomunismo, simbolo della decadenza occidentale

Immagine tratta da "Il Primato Nazionale"
Per anni il comunismo europeo ha vissuto di rendita, convinto che bastasse evocare la “lotta di classe” per mantenere un’identità. Oggi quella retorica appare come un guscio vuoto: l’ideologia che pretendeva di guidare il popolo ha perso il popolo, e con esso la capacità di proporre un progetto coerente. Il suo elettorato storico si è dissolto, la classe operaia ha cambiato bandiera e la Sinistra radicale si ritrova senza radici e senza bussola.
Non è un caso che, quando ancora esisteva un terreno comune con il cattolicesimo sociale – giustizia, equità, tutela dei più fragili – il comunismo riuscisse a sopravvivere. Quell’alleanza, il vecchio 'cattocomunismo', era un compromesso ideologico che funzionava perché poggiava su temi condivisi. Una volta esauriti quei contenuti, la Sinistra post‑comunista ha iniziato a vagare alla ricerca di nuove cause da brandire.
È così che, smarrita la dimensione sociale, si è rifugiata nelle battaglie identitarie: diritti civili, rivendicazioni culturali, bandiere arcobaleno trasformate in sostituti della politica. Non per convinzione profonda, ma per necessità aritmetica: servivano nuovi segmenti elettorali da mobilitare. E quando anche questo non è bastato, si è aperto un nuovo fronte, quello dell’allargamento verso mondi culturalmente lontani, nella speranza di costruire un nuovo blocco sociale capace di riportare la Sinistra al potere.
Il risultato è una miscela ideologica fragile, un tentativo di sostituire il vecchio cattocomunismo con un nuovo asse costruito più sulla convenienza che sulla coerenza. Una strategia rischiosa: non solo perché rinuncia definitivamente alle sue radici popolari, ma perché delega la propria identità a gruppi e istanze che non condividono necessariamente i valori democratici che la Sinistra dice di voler difendere.
In questo quadro, l'Islam diventa la nuova frontiera del comunismo: allearsi con chiunque, basti per sopravvivere, senza rendersi conto di stare per consegnarsi al nemico storico dell'Occidente, quella religione di Allah il cui obiettivo numero uno è la conquista, delle menti e dei corpi degli infedeli, cattolici o comunisti non importa. Ma per chi il potere vale solo 'hic et nunc' questo non conta, il futuro è 'un buco nero in fondo al tram', per citare Enzo Jannacci, conta solo ammantare di falsi buoni propositi idee pseudo egualitarie di accoglienza, cariche di nuovi voti, ma anche di inconsapevole invasione e stravolgimento della vecchia Europa, una carica distruttiva già ampiamente sotto gli occhi di tutti.

giovedì 8 agosto 2024

Taylor Swift, giovani islamici preparavano una strage a Vienna

Taylor Swift (foto dal profilo Instagram)
Una mancata strage evitata per un soffio, tanti ragazzi scampati a un possibile nuovo attentato di matrice islamica, ancora durante un concerto di Taylor Swift. E' successo a Vienna, dove le autorità locali hanno bloccato sul nascere un piano terroristico clamoroso, che ha portato all'annullamento dei tre concerti della Swift previsti nella capitale austriaca.
Le due persone fermate dalla polizia nel giro di poche ore avevano in mente di colpire in una delle tre serate in cui era previsto il concerto della cantante americana. Il primo arresto è stato effettuato in un piccolo centro a un'ora di auto da Vienna, Ternitz. Il sospettato terrorista è un diciannovenne residente nella Bassa Austria, la cui identità non è stata rilevata ma è comunque stato reso noto che abbia giurato fedeltà all'Isis.
Il direttore generale per la pubblica sicurezza presso il Ministero degli Interni austriaco, Franz Ruf, in una conferenza stampa ha spiegato che le indagini avevano rilevato "attività preparatorie" per un attacco da parte del diciannovenne. Le forze dell'ordine hanno quindi arrestato il giovane e trovato e sequestrato "sostanze chimiche" sospette. Stando alle indagini l'uomo si era radicalizzato su internet. Il secondo sospetto è stato arrestato a Vienna e, secondo i media locali, avrebbe 17 anni anche se le autorità non hanno fornito ulteriori informazioni.
Secondo alcune testate austriache - ma le autorità locali non hanno confermato la notizia - ci sarebbero altri tre sospetti attentatori in fuga, anche loro coinvolti nella pianificazione di un attacco allo stadio Ernst-Happel.
Il capo della Polizia austriaca, Gerhard Pürstl, ha spiegato come sia stato scongiurato un pericolo definito 'concreto'.

venerdì 4 marzo 2022

L'Islam torna a colpire, 56 morti in Pakistan

Una drammatica immagine dell'attentato
Mentre l'Europa si lecca le ferite mortali di una guerra fratricida, i combattenti dell'Islam hanno messo a segno una nuova strage.
Sono ben 56, per ora, i morti accertati dell'attacco suicida rivendicato dall'ISIS contro una moschea a Peshawar, nel Pakistan.
Lo ha annunciato l'agenzia 'di propaganda' Amaq dell'organizzazione jihadista.
"Un combattente suicida dello Stato islamico è riuscito a entrare oggi in una moschea sciita a Peshawar, dopo aver sparato a due poliziotti pakistani che la sorvegliavano, uccidendone uno e ferendo il secondo", si legge in un comunicato dell'agenzia trasmessa sui social network. Ha poi "fatto esplodere una cintura esplosiva in mezzo agli sciiti", conclude il comunicato. (fonte: ANSA-AFP)

giovedì 20 gennaio 2022

L'Islam colpisce ancora: 26.enne condannata a morte per avere condiviso immagini 'sacre'

Religione islamica, ancora follia (foto Yahoo Sports)
L'Islam colpisce ancora una vittima innocente: una giovane 26enne musulmana è infatti stata condannata a morte per impiccagione da un tribunale di Rawalpindi, in Pakistan, che l'ha dichiarata colpevole di blasfemia.
Secondo i giudici, Aneeqa Ateeq, avrebbe commesso il reato di condividere su Whatsapp e Facebook immagini ritenute 'offensive' del profeta Maometto e di altre figure sacre, tra cui una delle sue mogli.
"Ha deliberatamente e intenzionalmente contaminato personalità sacre e rette, insultando le credenze religiose dei musulmani", sono state le deliranti frasi vergate dai giudici islamici, riferendosi all'invio di materiale considerato blasfemo ad altri account 'social'.
L'imputata ha respinto le accuse raccontando di essere stata trascinata nella discussione religiosa da un suo coetaneo pachistano, incontrato 'online' nel 2019 tramite un'app di 'gaming'. Successivamente sarebbe stato proprio questo personaggio a denunciarla alle autorità, ma per Ateeq si sarebbe trattato di una vendetta perché aveva declinato la richiesta di "essere più gentile" con il ragazzo.
"Non posso commentare il giudizio in quanto la questione è molto delicata" ha dichiarato il suo avvocato, Syeda Rashida Zainab.
La speranza è che, come accaduto già in passato, la pena venga commutata in vent'anni di carcere. Il tutto per la pubblicazione di un'immagine sacra. Questo è lo stesso Islam che sta invadendo l'Europa. (fonte della notizia: AGI)
Leggi anche:
L'ultima buffonata dell'Unione Europea, lo spot 'pro Islam'
Islam, rettore talebano vieta profumi, tacchi e vestiti colorati
Quando il "Rolling Stone" scrisse: Saman uccisa dalla cultura patriarcale

lunedì 27 dicembre 2021

Islam e 72 chilometri, cade un altro velo: vietato viaggiare alle donne afghane

Islam, l'oppressione delle donne prosegue in Afghanistan
Ogni giorno che passa il volto del vero Islam appare nei suoi contorni più drammatici attraverso la dittatura religiosa imposta dai talebani dell'Afghanistan alle proprie donne. Passi indietro nel cammino verso l'emancipazione che Human Rights Watch attribuisce, sbagliando completamente bersaglio, ai talebani stessi e non alle storture della religione islamica, che non può altrimenti esprimersi se non attraverso la violenza, la sopraffazione e la conquista, fatta con le armi o con l'invasione premeditata di milioni di clandestini con mogli gravide al seguito.
L'ultima 'violenza' morale (cui fa spesso seguito quella fisica) imposta dai sedicenti studenti coranici vieta alle donne diviaggiare da sole oltre i 72 chilometri, aggiungendo che, durante il tragitto, dovranno essere accompagnate da un membro maschio della famiglia. Alla faccia delle 'colpe' intrinseche dell'uomo bianco occidentale, sulla cui fame di diritti si è costruita la moderna libertà femminile.
Pubblicata dal cosiddetto Ministero della Promozione della Virtù e dellaPrevenzione del Vizio, ricostituito a vent'anni di distanza dai mullah dopo la presa di Kabul a Ferragosto, la raccomandazione invita inoltre gli autisti a non accettare sui loro veicoli donne, a meno che queste non indossino il velo islamico.
Ma non basta: oltre a queste follie, recentemente lo stesso ministero ha 'invitato' le televisioni afghane a non trasmettere più "serie all'acqua di rose in cui le donne" recitino, ha imposto alle giornaliste di indossare "il velo islamico" e ha vietato di ascoltare musica in automobile, con verifiche accurate attraverso posti di blocco lungo le strade di Kabul.
Tutto questo a cento giorni dall'esclusione delle ragazze dal diritto all'istruzione a partire dalla scuola secondaria in gran parte del Paese.
E mentre HRW condanna quello che definisce il 'vero volto dei talebani', mi permetto di aggiungere come questo sia 'il vero volto dell'Islam'.

venerdì 3 dicembre 2021

Le teorie europee contro il Natale e i pronomi, l'ironia di Pro Vita e Famiglia

La mega lettera indirizzata al 'Babbo Natale' d'Europa
Duro attacco dell'associazione Pro Vita e Famiglia alle deliranti 'linee guida' per la "comunicazione inclusiva" ideate da un'apposita commissione (lautamente pagata) dalla Commissione europea, direttive destinate a tutti i lavoratori delle istituzioni europee e che sarebbero dovute servire come 'esempio' a tutti i cittadini europei. Linee guida poi velocemente ritirate con un dietrofront tanto comico quanto le balzane, ma purtroppo reali, idee proposte.
Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita e Famiglia Onlus, ha emesso un comunicato senza sconti al riguardo e, parlando, delle idee partorita dalla maltese Helena Dalli, sottolinea che "in teoria, miravano a plasmare il nostro linguaggio al fine di essere più 'inclusivi' e ad evitare la minima ombra di 'discriminazione'. In pratica, si trattava di un condensato di ideologia 'gender' e di un tentativo di eliminare ogni identità religiosa e culturale, soprattutto l'identità cristiana...".
Quindi, via con gli esempi: "Secondo la Commissione europea: non si potrebbero utilizzare parole che presuppongono il genere di una persona, come "poliziotto"; non si può dire "Signori e Signore" (per non offendere eventuali 'transgender' nel pubblico); ci si dovrebbe rivolgere a una persona usando sempre il genere in cui si "auto-identifica"... anzi, prima di rivolgersi a una persona si dovrebbe chiedere: "Quali sono i tuoi pronomi preferiti?". Ancora: la Commissione ci ingiunge di non dire "Il periodo di Natale": piuttosto bisognerebbe dire "periodo delle vacanze"... attenti anche a usare nomi troppo "cristiani"! Invece di dire "Maria e Giovanni" meglio "Malika e Julio"... Non c'è da stupirsi che la pubblicazione di queste linee guida abbia generato una polemica enorme: con il pretesto di "includere", escludevano l'identità storica dell'Europa e le realtà più naturali (mamma, papà, maschio, femmina, ecc.)".
Coghe poi sottolinea un'iniziativa dell'associazione Pro Vita e Famiglia: "Non potevamo restare in silenzio: ci siamo presentati davanti alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea con una lettera di Natale "speciale" indirizzata a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, e a Helena Dalli, commissaria europea all'Uguaglianza... Alla Commissione Europea abbiamo mandato, su una lettera gigante, l'augurio: "BUON SANTO NATALE da Maria, Giuseppe e tutte le mamme e i papà europei".

martedì 30 novembre 2021

Eurofollia, eliminare il Natale per fare contenti gli invasori islamici

"Buon Natale" ai 'membri' della Union of Equality
Se non fosse realmente drammatico, potrebbe apparire grottesco. La realtà, però, in un mondo sulla via della sua più totale disumanizzazione, è che per l'Unione Europea, quell'Europa che ci dovrebbe essere 'madre', ma che invece, per l'ennesima volta, si trasforma in 'matrigna', il Natale non s'ha da fare. Tutto vero.
"Ogni persona in Ue ha il diritto di essere trattato in maniera eguale" è il delirante comunicato pubblicato dai 'padroni dell'Europa, "senza riferimenti di genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale". Così - scrive ancora Bruxelles per quelle che considera 'nuove linee guida' - "devono sparire 'Miss o Mrs' (signorine e signore) sostituite da un più generico 'Ms'. E anche le festività non dovranno più essere riferite a connotazioni religiose, come il Natale, ma citate in maniera generica: si dovrà dire, ad esempio, le 'festività sono stressanti' e non più 'il Natale è stressante', si legge nel documento per una "corretta comunicazione" fornita dalla Commissione dal titolo 'Union of Equality'. Una delle tante commissioni 'inutili', al suo primo anno di vita (fin troppo) dedita ai soliti temi altrettanto inutili, triti e ritriti temi del razzismo e delle cosiddette tematiche del mondo LGBT (e forse pure Q), guidata da tale Helena Dalli, una grassona maltese tutta dedita alla eroica lotta contro i cosiddetti 'crimini d'odio' e che rappresenta la quintessenza di tutta quell'ignoranza demagogica che fa leva sulla mente impressionabile delle 'menti deboli'. Del gruppo di lavoro che ha redatto la 'super minchiata' fa parte un italico, tale azzimatissimo Lanfranco Fanti, collaboratore dell'illuminato Huffington Post.
Pura follia. Non sorprende che la devastazione cerebrale che ha prodotto un comunicato di tale portata sia la stessa che consente l'invasione di milioni di islamici su suolo europeo, con la connivenza del peggior Papa che si ricordi, almeno fra quelli visti in carne e ossa e della cui storia, spesso ingloriosa, si sia letto sui libri di storia.
Non sorprende che sia la tessa Europa che abbraccia senza riserve le tesi dell'aborto, dell'omicidio di bambini nella pancia delle proprie madri, e dell'eutanasia, ovvero di quegli individui, senzienti e pensanti, di cui si ritenga inutile la sopravvivenza perché essi stessi non desiderino protrarla oltre.
Personalmente non sono religioso, ma lo sono abbastanza per capire come non sia certamente la presenza del Natale a creare disuguaglianze che, al contrario,ormai, pesano sempre più sulle spalle degli originari abitanti dell'Europa, sempre più obbligati 'oggetti passivi' di una politica umiliante di genuflessione allo 'straniero'.
Sarebbe il minimo rispondere a questa odiosa provocazione con una sequela continua di insulti, raccogliere i forconi, simbolo della fatica popolare, per andare fino a Bruxelles e prendere per la collottola questi miserabili, ma vorrebbe dire fare il loro gioco di 'potere'.
Meglio combatterli con la giusta indifferenza, prestando loro il nulla perché il nulla è quanto possono partorire le loro menti ottusamente globalizzate e devastate. Forse potremmo pronunciare un'unica, precisa, puntuale frase, forse in lieve anticipo sui tempi: "Buon Natale"!

Il mio augurio di Buon Natale a Helena Dalli su Facebook

lunedì 29 novembre 2021

Follia islamica, tentano di linciare persona accusata di avere bruciato copia del Corano

Studentesse pakistane obbligate a indossare il burqa integrale
L'ennesima dimostrazione di quanto possa essere violenta la religione islamica arriva dal Pakistan, dove una folla inferocita di persone 'comuni', non militanti o 'deviazionisti', ha dato alle fiamme una stazione di polizia nella provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkhwa, dopo che gli agenti avevano rifiutato di consegnare un uomo accusato di avere 'dissacrato' il Corano.
Un ufficiale ha affermato che la polizia aveva arrestato una persona, forse mentalmente instabile, con l'accusa di avere bruciato una copia del libro 'sacro' per i musulmani.
Numerosi abitanti della zona si sono quindi radunati davanti alla stazione di polizia dove l'uomo era stato portato, chiedendo che fosse consegnato loro per 'punirlo'. "Quando la polizia ha rifiutato - ha spiegato l'ufficiale - la folla ha attaccato la stazione. L'arrestato è stato portato al sicuro, ma non è stato possibile impedire agli assalitori di dare fuoco all'edificio".
Nel novembre del 2014 nella provincia orientale del Punjab una coppia di cristiani era stata bruciata viva da una folla che li accusava di avere 'dissacrato' il Corano.
E' gente come questa che noi andiamo a 'salvare' in mare, a persone come queste consentiamo di entrare nel nostro Paese. Esiste un altro virus che, come il Covid, è composto di cinque lettere: si chiama Islam.

mercoledì 17 novembre 2021

Il cancro islamico in mezzo a noi: arrestata a Milano 19enne pronta al martirio

Mentre, a causa dell'immigrazione incontrollata, la presenza islamica aumenta di giorno in giorno in Italia, senza che nessuno, a livello politico, cerchi di porvi rimedio, l'ennesimo fenomeno di 'radicalizzazione' è stato scoperto a Milano, dove una 19enne di origini kosavere è finita in carcere per il reato di associazione con finalità di terrorismo.
La giovane era sposata con un 21enne miliziano di origine kosovare, legato alla cerchia relazionale dell'attentatore di Vienna, Fejzulai Kujtim, e si era dedicata alla 'causa' del terrorismo islamico dall'età di 16 anni.
La giovane era tanto imbevuta di religione islamica che, secondo quanto spiegato dal capo della Digos di Milano, Guido D'Onofrio, sarebbe "uscita solo due volte in quattro mesi" dall'appartamento alla periferia di Milano in cui abitava con il fratello perché "riteneva consciamente di non contaminarsi con gli occidentali". E ancora, sempre D'Onofrio aggiunge che "non aveva alcuna vita sociale, e in casa vestiva sempre con l'hijab" (l'abito che, secondo alcuni, sarebbe simbolo di libertà...). Stando le indagini, coordinate dai pm Alberto Nobili e Leonardo Lesti, la giovane era arrivata in Italia dal Kosovo lo scorso agosto avrebbe lasciato l'abitazione solo per recarsi a rinnovare la carta d'identità e fare il vaccino per poi "autorecludersi in casa".
La ragazza sarebbe anche stata protagonista di un cosiddetto 'network femminile estremista', con oltre duemila chat di sostegno materiale e ideologico allo 'Stato Islamico', con rapporti diretti, sempre via chat, con mogli di detenuti per fatti di terrorismo o con mogli di cosiddetti combattenti. Nel telefono sono stati trovati manuali per l'addestramento, contenuti audio e video fotografici di chiaro stampo apologetico dell'Isis, con anche recentissimi riferimenti al teatro afghano. In particolare la foto diffusa dai canali mediatici del Califfato del responsabile del grave attentato all'aeroporto di Kabul il 26 agosto 2021 e rivendicato dall'IsisKhorasan. L'appartenenza della donna all'Isis e alla sua cellula balcanica è provata da una registrazione audio in cui si esibisce in un 'anasheed', canto a cappella islamico, che testimonia la sua "condizione di assoluta sottomissione", spiegano gli investigatori, al Califfato islamico e all'esaltazione del suo leader defunto Abu Bakr Al Baghdad, in onore del quale la ragazza ha anche manifestato la disponibilità al martirio. (fonti: AGI / ANSA)

venerdì 5 novembre 2021

L'ultima buffonata dell'Europa, lo spot "La libertà è nell'hijab"

La bizzarra pubblicità del Consiglio d'Europa
Sempre più coinvolta dal proprio ruolo di "sottomissione", per citare un noto libro di Michel Houellebecq, l'Europa si affretta con l'ennesima decisione scellerata a 'stendersi' di fronte alla religione di chi la sta invadendo in ogni angolo delle sue antiche e remote lande, ormai preda di 'truppe da sbarco' islamiche, arrivate a centinaia di migliaia, milioni di derelitti con le pance vuote di cibo e gravide di figli, pronte a rimpiazzare l'anemica etnia del Vecchio Continente.
Protagonista, in negativo, della vicenda l'ultima campagna promossa dal Consiglio d'Europa contro la cosiddetta 'narrativa d'odio e discriminazione' (un modo legalizzato per tappare la bocca a chi intenda reagire contro l'invasione islamica). Si tratta di una pubblicità che sdogana il tipico 'hijab' (il velo islamico), proponendo l’immagine di una donna con il volto diviso a metà: da una parte con l’'hijab', dall'altra senza, e lo slogan: "La bellezza è nella diversità così come la libertà sta nell’hijab".
E fra le prime a protestare non è stata una rappresentante delle Destre europee (che pure, ovviamente, hanno preso una posizione durissima), ma una politica francese di origine marocchina, la sottosegretaria di Stato per la Gioventù, Sarah El Haïry, che ha definito l'immagine "profondamente scioccante", aggiungendo che "è l'opposto dei valori difesi dalla Francia". Sempre in Francia, stavolta da 'destra', è tranchant il giudizio di Eric Zemmour, candidato alle prossime elezioni presidenziali, ma anche lui legato al mondo nordafricano, essendo di origine ebraico-berbero algerina: "L'Islam è il nemico della libertà. Questa campagna è il nemico della verità" ha commentato, denunciando una "jihad pubblicitaria". Ma pesanti critiche sono arrivate anche dalla Destra più moderata, dove la candidata all'investitura dei Républicains, Valérie Pécresse, ha ribadito la sua visione negativa dell''hijab': "Non è un simbolo di libertà, ma di sottomissione".
Anche da Sinistra non sono mancate le critiche: il senatore socialista Laurence Rossignol ha dichiarato: "La libertà di indossare l''hijab' è un conto, dire che la libertà è nell''hijab' è un altro. Il ruolo del Consiglio d’Europa è promuovere il velo?".
Sul tema è intervenuto anche l'ex commissario dell'Unione Europea, Michel Barnier: "Mi piacerebbe che le persone che hanno fatto questa brutta campagna andassero a intervistare le donne di Kabul che stanno lottando proprio per non indossare questo velo. Il velo non è uno strumento di libertà per le donne, è il contrario".
Non poteva mancare, e ci mancherebbe, l'entrata a piedi uniti della Lega. In una nota congiunta delle senatrici del Carroccio, si legge, fra l'altro: "Chiusi nei loro uffici, i burocrati europei forse non sanno cosa accade alle donne in Afghanistan? Non conoscono la sorte delle ragazze rapite dai terroristi islamici di Boko Haram in Nigeria? Basta gaffe sulla pelle delle donne, basta umiliazioni: anziché retorica e frasi fatte, milioni di loro segregate, offese, costrette al silenzio, meritano attenzione, vicinanza e rispetto".
Leggi anche:

sabato 16 ottobre 2021

Un islamico ha ucciso David Amess

Citando un vecchio titolo di "Libero" è stato l'ennesimo 'bastardo islamico' a uccidere David Amess, parlamentare celebre nel Regno Unito per le sue posizioni contro la caccia e antiabortiste, accoltellato in una chiesa metodista dell'Essex mentre incontrava i propri elettori.
Amess si è spesso dichiarato favorevole anche alla pena di morte per i crimini più gravi, oltre ad essere fermamente contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e ad aver sostenuto convintamente la campagna per la Brexit (fonte: "Il Primato Nazionale").
A rivelarlo un comunicato della polizia: "I primi elementi dell'inchiesta hanno rivelato una matrice potenziale legata all'estremismoislamico".
Ora sarà curioso capire se, anche in questo caso, per cercare di far passare in secondo piano la matrice legata al terrorismo dei musulmani, si faranno carte false per fare passare il 'killer' di turno come l'ennesimo pazzo, come successo poche ore fa con l'ennesimo fanatico autore, in questo caso, di una strage in terra norvegese.

L'ultimo appuntamento che David Amess aveva dato ai suoi elettori su Twitter

venerdì 15 ottobre 2021

Strage di Kongsberg, il danese islamico viene fatto passare per pazzo

La notizia in apertura del quotidiano "La Verità"
E' ovviamente stata derubricata in fretta e furia la matrice islamica della strage compiuta dell'autoproclamato convertito musulmano, il danese Espen Andersen Brathen, che a Kongsberg, nel sud-est della Norvegia, ha assassinato cinque persone colpendole con frecce scagliate da un arco.
Come spesso capita, l'omicida era già noto alle forze dell'ordine, che ne 'temevano', la radicalizzazione, poi regolarmente avvenuta, dopo che lo stesso danese aveva postato nel 2017 un video in cui affermava: "Sono un messaggero. Sono venuto con un avvertimento: è davvero questo che vuoi? E per tutti coloro che vogliono essere in pace con se stessi, è giunto il momento. Testimonio che sono un musulmano".
Secondo l'agenzia ANSA, Brathen sarebbe prima entrato in un negozio spaventando il personale e i clienti ma senza ferire nessuno, poi avrebbe fatto irruzione in una serie di abitazioni private uccidendo a caso, non si sa ancora se con arco e frecce o usando anche altre armi. Di certo aveva con sé anche un coltello. Si attendono per questo i risultati delle autopsie. Le vittime sono state trovate parte in strada e parte all'interno delle abitazioni.
Ed è curioso come, dopo tanti anni di distanza dalla strage di Utoya, l'autore Anders Behring Breivik venga ancora definito 'estremista di destra', mentre quando omicidi e stragi vengono compiuti da personaggi di matrice opposta, l'appartenenza ideologica venga frettolosamente nascosta sotto le pesanti coltri dell'instabilità psichica.

Qui sotto le pagine dei quotidiani "Il Giornale", "Libero" e "La Verità".

giovedì 30 settembre 2021

Islam, rettore talebano vieta profumi, tacchi e vestiti colorati

Il rettore Mohammad Ashraf Ghairat (foto Twitter)
Il vero volto dell'Islam, per chi ancora in Occidente non voglia aprire gli occhi, è lì da vedere nel 'nuovo mondo' dei talebani nell'Afghanistan 'normalizzato' in chiave musulmana. Basti leggere (fonte ANSA) quanto twittato dal nuovo rettore dell'università di Kabul, Mohammad Ashraf Ghairat, appena nominato dai talebani, così 'moderno' da essere in grado di utilizzare per i propri fini un mezzo 'social', così legato alla propria infausta religione da esprimere concetti deliranti: quando all'università di Kabul verrà garantito un "ambiente islamico" e alle donne verrà permesso di tornare a frequentarla, saranno "obbligate a indossare un vero 'hijab' islamico" (il velo) e sarà loro vietato di "utilizzare profumi, indossare vestiti vivacemente colorati e tacchi alti".
Il neo rettore islamico afghano prosegue: "Le cose menzionate eccitano sessualmente i maschi, causano corruzione morale e aprono la strada a relazioni 'haram' (illegali). Non faremo compromessi sui nostri valori islamici".
E' fatta di questa pasta la gente che viene 'accolta' in Europa, modificandone irrimediabilmente valori, costumi e base etnica.

giovedì 2 settembre 2021

Luciana Lamorgese, il ministro fantasma reintroduce il reato di opinione

Una foto ANSA di Luciana Lamorgese dal quotidiano "La verità"
Fa piacere notare come finalmente, dopo mesi, ma forse anni, in cui le forze di polizia e di difesa italiane parevano relegate nella soffitta dei sogni dimenticati, siano finalmente tornate alla luce, prepotentemente impiegate nei confronti di quegli italiani, tutti pagatori di profumate tasse, che abbiano nella loro mente formulato uno psicoreato difficile da perdonare: ovvero il pensiero che, sulla questione Covid-19 ci sia qualcosa, e forse più di qualcosa, di assai poco chiaro.
Un qualcosa che riguarda la sua origine, che ci vorrebbero far credere proveniente da un orsetto lavatore dell'entroterra cinese, quando di lì a pochi metri opera indisturbato un laboratorio chimico militare che, guarda caso, proprio i coronavirus studia e produce.
Un qualcosa che riguarda la sua gestione, che ha gettato oltre il baratro economico e sociale milioni di cittadini nel mondo e in Italia certamente, in particolare quella piccola borghesia produttiva che, guarda caso (ci ripetiamo), vota nella sua gran parte orientandosi verso il Centro-Destra, lasciando praticamente intonse le condizioni di vita, se non migliorandole, dei cosiddetti impiegati pubblici e statali in genere, ovviamente fautori dello 'status quo'.
Un qualcosa che riguarda la sua cura, esercitata attraverso una serie di vaccini diversi tra loro, espressione di potenti case farmaceutiche, riconosciute a volte sì a volte no a seconda della provenienza geografico-politica della produzione, a volte mischiati senza coscienza fra prima e seconda iniezione, senza dimenticare che questi stessi vaccini non sono mai stati testati, al contrario di quelli classici che normalmente affrontiamo nel corso della nostra vita. E che, come conseguenza, vengono testati in questo stesso momento su di noi, lungo un corso temporale che riguarderà non solo quest'anno, ma anche i prossimi. Uno, due, tre, e forse di più. Al saldo del fatto che, se test su di noi vengono condotti, a questo punto è lecito intuire come su qualcuno di noi non venga iniettato alcun vaccino, ma il classico placebo che agli studiosi serve nel momento in cui si debbano tirare le somme conclusive su detti studi.
Ecco, a fronte di tutto ciò, chi osi esprimere un dubbio contrario viene sommariamente definito 'no vax', un po' come quando, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, bastava non essere stati comunisti per venire immediatamente bollati come 'fascisti' o comunque collaborazionisti della Repubblica di Salò e, come conseguenza, fucilati a un angolo di strada o, nel migliore dei casi, rapati a zero.
Escludendo e condannando, ovviamente, gli eccessi deliranti di alcuni dementi sobillati da alcune frange estreme di una certa presunta politica 'militante', su cui ovviamente alcuni media opportunamente 'teleguidati' hanno sguazzato come le cozze nella padella, abbiamo avuto la conferma dell'esistenza di Luciana Lamorgese, al secolo ministro dell'Interno confermato del Governo Draghi, detto anche 'il banchiere'.
Una vera e propria apparizione 'lourdiana', a lungo attesa ma mai concretizzatasi. Un miracolo degno dello scioglimento del sangue di San Gennaro e della scoperta dell'esistenza del Molise.
L'abbiamo attesa invano nella periferia di Milano ormai ridotta a una Casbah, attorno alla Stazione Centrale, dove maghrebini, africani e mediorientali in genere spacciano indisturbati e si prendono a bottigliate in testa un giorno sì e l'altro pure, nelle zone dimenticate dove trapper trasformati in improbabili musicisti 'convocano' le proprie truppe sballate per festini improvvisati a base di musica a tutto volume, ne abbiamo cercato invano le tracce durante i vari 'rave' organizzati lungo la penisola, in cui spaccio e distruzione regnavano indisturbati, ne abbiamo pregato la presenza mentre clandestini d'ogni dove, con la scusa di guerre strumentalizzate all'occorrenza, invadono sciamando per l'Italia e ancor di più ora, incapaci di distinguere tra un afghano, un pakistano e un marocchino, sempre più trasformandola in una succursale islamica.
Ad averlo saputo prima, sarebbe bastato gridare al 'no vax' molto tempo prima, una sorta di 'untore' manzoniano, per vedere spuntare vagonate di VoPos celeri, efficienti e spietati.
Ormai è questo il problema del mondo. Il No Vax. Lo si sostiene da sempre a Sinistra, pronta da tempo immemore a schierarsi sempre e solo con lo Stato e sempre e solo contro il Cittadino, ma ora lo si sostiene anche da una gran parte del cosiddetto CentroDestra, dalla pavida Forza Italia, impaurita dalle probabili accuse di sedizione, ma anche, orrore, dalla stessa Lega che, invece di abbattere la statua di sale della Lamorgese, ha deciso di chinarsi a una 'realpolitik' che l'allontana dalla propria base.
Per cui, ormai sempre di più, 'no vax' (dando per scontato che venga considerato tale chiunque osi sollevare la mano per porre un quesito o pretendere una spiegazione) uguali a Casapound, a quella Destra estrema che gira ancora con l'immaginetta del Duce nel borsellino, che si trova al 'campo' tal dei tali a braccio alzato urlando 'a noi' e che si iscrive al gruppo Facebook della 'X Mas' perché "quando c'era lui" era sicuramente meglio di "adesso che c'è lei".
Siamo ridotti a questo punto. A questo livello di caos, prima ancora mentale che istituzionale. Ma è difficile capire dove finisca il primo per far posto al secondo o se non siano invece entrambi intrinsecamente uniti in un abbraccio mortale.

mercoledì 18 agosto 2021

Covid nato per caso, cocktail di vaccini, BLM e dialogo con i talebani, la 'devoluzione' dell'uomo è completa

Booji Boy, il ragazzo 'idiota' protagonista dei video dei Devo
Il QI dell'umanità dev'essere paurosamente sceso in questi ultimi anni, e un extraterrestre sceso sulla Terra a distanza di mezzo secolo forse penserebbe di avere a che fare con una specie umana diversa, o addirittura con un animale incrociato con qualche bipede minore.
Quali storture devono essersi messe in moto nel cervello umano per convincerlo ad accettare l'inaccettabile?
Come può un'intera umanità essersi 'bevuta' la storiella, costruita a uso e consumo della Cina, che il Covid-19 sia 'casualmente' arrivato attraverso un orsetto della giungla dell'entroterra di Wuhan, quando in quella medesima area prospera un laboratorio chimico militare che opera sugli stessi virus?
Come può un'umanità che si dica tale avere subito impotente il tragico balletto dei vaccini e delle 'bufale' correlate al comportamento anti-Covid, dalle mascherine prima inutili e poi obbligatorie pena l'arresto, fino al leggendario 'cocktail dei vaccini', prima sbandierato come migliore soluzione per debellare l'infezione e poi resettato sotto al tappeto del silenzio per evitare guai peggiori?
Come può una consistente parte di mondo essersi indignata per la morte di un criminale di colore, ucciso sì in maniera violenta da un poliziotto americano, ma certamente non di più di migliaia di altri criminali di tutto il mondo, per cui, peraltro, la morte dovrebbe essere un 'rischio calcolato' del mestiere? Una morte da cui poi nascerà tutta la litania mediatica del Black Lives Matter...
Arriviamo allo zuccherino finale, quel dialogo auspicato con i talebani da parte dell'Occidente, una frase che già di per sé rappresenta un ossimoro, perché non è possibile 'dialogare' con gente che decapita i propri nemici, che lapida le donne in strada e che crede di essere attesa da decine di vergini in cielo se riuscirà a immolarsi nel nome del proprio dio.
Ecco. Pare così arrivare a conclusione, o comunque a un buon punto, quella 'devoluzione' di cui parlavano i Devo sul finire degli anni '70, in brani tanto acuti quanto graffianti, musica elettronica alterata da quella fine percezione che solo il movimento post-punk di quel periodo seppe cogliere. "Jocko Homo" e "Mongoloid" sono due canzoni che rappresentano appieno il traumatico momento vissuto da un'umanità ormai 'schiava' di un'informazione distorta e guidata dai grandi 'social' del momento. Non molto di cui vantarsi, semmai un passo ulteriore verso il baratro di una 'de-intelligenza' sempre più palpabile e sempre meno rilevata da una plebe di 'utili idioti'.

Lily Cole, l'ultima idiozia della modella dell''inclusione'

Lily Cole sul sito del "The Guardian"
Lei si chiama Lily Cole, modella e attrice, riesce meglio nella prima attività che nella seconda, sebbene a mio avviso sia abbastanza 'cessa', viso slavato, capelli rossicci e lentiggini, quella faccia un po' anonima e inespressiva che tanto piace all'inespressiva umanità d'oggidì e ai 'fashion designer' che pur di apparire 'open minded' fanno sfilare sui propri 'catwalk' anche donne barbute, grasse e deformi.
Il 'personaggino' di turno si è inventata un''ideona' (secondo lei), che l'ha lanciata sì sui giornali di tutto il mondo, ma per ricevere pernacchie invece degli applausi che imbellamente si aspettava. D'altra parte, il cervello di molti bipedi odierni è quello che è, difficile fargliene una colpa.
La notizia viene battuta dall'ANSA (diamo a Cesare quel che è di Cesare). La 'bella', si fa per dire, Lily, che ovviamente non può evitare di essere anche 'attivista' di varie cause classiche del 'bel mondo' patinato, ha postato una foto sul proprio profilo Instagram in cui non aveva trovato di meglio da fare, per attirare l'attenzione, che posare coperta da un velo islamico proprio nelle ore in cui la riconquista di Kabul da parte dei talebani riaccendeva gli allarmi sui diritti negati alle donne in Afghanistan.
La foto era il classico appello da 'buonista in Rolex' ad "abbracciare le differenze" (parole sue).
Ovvie e immediate le scuse, con la toppa che, come spesso capita, è stata peggiore del buco:la Cole, infatti, dopo avere cancellato la foto incriminata, si è giustificata ammettendo di avere sbagliato "la tempistica" soltanto per non aver "letto le ultime notizie".
Ignorante due volte. Nel non conoscere le ultime notizie, ma anche nel non capire quanto il burqa sia il simbolo dell'oppressione esercitata in tutto il mondo da una religione funesta.

lunedì 16 agosto 2021

L'ultimo insulto della Cina: "Rispettiamo la scelta del popolo afghano"

La 'libera scelta' del popolo afghano: una fuga disperata
Appaiono senza vergogna le prime dichiarazioni della Cina dopo le prime immagini della fuga disperata di decine di migliaia di persone dall'Afghanistan, con Kabul invasa dai talebani, mentre gli americani hanno preferito levare le tende in fretta e furia a seguito dell'a precipitosa decisione di Joe Biden.
Secondo Pechino, infatti, la situazione in Afghanistan "ha subito grandi cambiamenti e - si sottolinea in una nota - rispettiamo desideri e scelte del popolo afghano". La guerra, ribadisce la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, "dura da oltre 40 anni: fermarla e raggiungere la pace non è solo la voce unanime degli oltre 30 milioni di afghani, ma anche l'aspettativa comune di comunità internazionale e Paesi regionali".
Pechino nota che ieri (domenica 15 agosto, ndr) i talebani "hanno affermato che la guerra è finita e che negozieranno un governo islamico aperto e inclusivo, oltre a intraprendere azioni responsabili per garantire la sicurezza di cittadini afghani e missioni straniere".
Ecco, arrivare a parlare di 'governo inclusivo' (termine che oggi va molto di moda e che piace sciorinare molto al 'bel mondo' della Sinistra) a fianco della parola 'talebani' fa capire con quali 'mostri' dell'informazione si abbia quotidianamente a che fare.

domenica 4 luglio 2021

Pakistan, poliziotto uccide uomo assolto da blasfemia contro Maometto

La notizia pubblicata dalla Reuters
Arriva dal Pakistan, lo stesso Paese di cui era originaria Saman Abbas, la giovane uccisa dai genitori in Emilia, un'altra efferata notizia legata al fanatico mondo islamico, quello stesso mondo che tenta pateticamente di nascondere i suoi intrighi e i suoi estremismi nelle trasmissioni televisive italiane in cui alcuni suoi rappresentanti sono indebitamente invitati: un poliziotto ha ucciso con un coltello da macellaio un uomo assolto cinque anni fa da un tribunale con l'accusa di, udite bene, blasfemia, dove per 'blasfemia' si intendeva una frase scritta sul social Facebook nella quale si recava offesa al profeta Maometto. Sì, nel libero mondo islamico, si può finire processo per blasfemia. Ma si può anche essere assolti. Il che però indigna i tantissimi credenti in Allah, Maometto e chi più ne ha più ne metta. E così, Waqas Ahmed, il 'bestemmiatore' che, nel lontano 2016, era riuscito a evitare la galera, non ha potuto però evitare, ben cinque anni dopo, un altro tipo di giustizia. Non quella tremebonda divina musulmana, ma quella di un poliziotto che, da ben cinque anni, tramava la 'vendetta', perché un vero islamico non poteva certo lasciare libero un peccatore simile.
Abdul Qadir, questo il nome del poliziotto, della stessa tribù e villaggio di Ahmed, lo ha aggredito in un villaggio del Punjab, ferendo, durante la colluttazione, anche il fratello della vittima. Subito dopo si è consegnato alla polizia. D'altra parte, si sarà detto, se un omicidio è fatto nel nome di Allah, chi potrà mai criticarmi?