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domenica 31 maggio 2026

Parigi, dietro alle violenze nordafricane il fallimento della società multiculturale

Immagine tratta da un video su X
La vittoria del Paris Saint Germain in Champions League ha scatenato scene di inaudita violenza a Parigi. La capitale francese si è risvegliata questa domenica, infatti, tra i fumi degli incendi e le sirene della polizia dopo quella che avrebbe dovuto essere una notte di pura celebrazione. Il successo del PSG, club da anni detenuto nelle mani dei potenti arabi del Qatar, aveva attirato in strada oltre 200mila persone, concentrate soprattutto tra gli Champs-Élysées, la Bastiglia e l’area del Parco dei Principi, la gran parte delle quali di origine nordafricana, come del resto di tale origine è il profilo degli ultras cosiddetti 'parigini'.
Le prime tensioni sono esplose a Porte de Saint-Cloud, dove migliaia di tifosi stavano seguendo la partita davanti al maxi‑schermo. Petardi, fuochi d’artificio e oggetti lanciati contro gli agenti hanno costretto le forze dell’ordine a rispondere con gas lacrimogeni. Da lì, la situazione è degenerata: auto, scooter e biciclette dati alle fiamme, vetrine infrante, saccheggi improvvisati. Una violenza definita “assolutamente inaccettabile” dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha confermato un bilancio pesante: 416 persone fermate e sette agenti feriti.
Nonostante l’imponente dispiegamento di 22mila agenti in tutta la Francia, di cui 8mila solo a Parigi, la notte è sfuggita di mano. Le immagini diffuse sui social mostrano gruppi organizzati colpire la polizia con batterie di fuochi d’artificio, proprio come succede anche in Italia con i 'maranza', solo all'ennesima potenza, dimostrazione pratica di do0ve l'accoglienza indiscriminata stia portando una decadente società europea.
Scene di guerriglia urbana hanno coinvolto anche altre città francesi come Bordeaux, Montpellier e Grenoble, segno di un malessere che va oltre la semplice “festa degenerata” e che ha visto i francesi di origine nordafricana trovare la scusa per colpire un mondo, quello occidentale che li sfama, che odiano e che chiedono a gran voce di poter distruggere nella più totale impunità.
Le scene viste ieri sera a Parigi e nel resto della Francia dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il totale fallimento del multiculturalismo.

mercoledì 4 febbraio 2026

Quando la violenza detta le regole, lo Stato deve rispondere

foto di AJ Colores per Unsplash
Nel Paese reale, quello che ogni giorno si alza presto per lavorare e rispettare le regole, la misura è colma. Da troppo tempo bande giovanili violente, frange estremiste e gruppi organizzati, sollecitati dalla Sinistra e da questa coperta, trasformano le strade in zone franche, imponendo la loro legge fatta di intimidazioni, aggressioni e sopraffazione. Non è protesta: è violenza strutturata, ripetuta, rivendicata. E la gente comune non accetta più che venga raccontata come “attivismo”.
A rendere tutto più grave è l’ambiguità di una parte della politica, che continua a minimizzare o a giustificare questi comportamenti. Quando esponenti istituzionali partecipano a cortei dove lo scontro è programmato, o difendono chi attacca la polizia salvo poi accusare gli agenti di eccessi, non stanno difendendo la democrazia: la stanno indebolendo. Perché chi usa la forza per impedire agli altri di parlare non è un manifestante, è un problema di ordine pubblico.
In questo contesto, la linea di fermezza del governo – sostenuta apertamente da Giorgia Meloni – non è una scelta ideologica, ma una risposta necessaria. La premier ha colto un punto che molti fingono di non vedere: senza regole, senza limiti, senza un confine chiaro tra dissenso e violenza, la convivenza civile si sgretola. E chi rispetta la legge finisce ostaggio di minoranze organizzate che vivono di conflitto.
La richiesta che arriva dal Paese è semplice: che la polizia possa tornare a fare il proprio lavoro senza essere trasformata in bersaglio politico; che chi cerca lo scontro venga fermato prima che possa mettere a rischio persone e beni; che le piazze tornino a essere luoghi di confronto, non di intimidazione.
Perché la libertà non può esistere dove comanda la forza. E lo Stato non può permettere che a dettare le regole siano coloro che della violenza hanno fatto un metodo.

martedì 3 febbraio 2026

Torino, violenze e ambiguità: perché la linea Piantedosi è oggi necessaria

foto di Tom Caillarec per Unsplash
Gli scontri di Torino non sono stati un semplice episodio di tensione urbana, ma l’ennesima dimostrazione di come gruppi organizzati, spesso legati all’area antagonista e coperti dalla Sinistra (anche quella non estremista), abbiano scelto deliberatamente la strada della violenza.
Il corteo per lo sgombero del Centro Sociale Askatasuna si è trasformato in un attacco frontale allo Stato, con devastazioni, aggressioni e un chiaro tentativo di mettere in difficoltà le forze dell’ordine.
In questo contesto, la linea del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, appare non solo legittima, ma indispensabile.
Il ministro ha messo i partiti di Sinistra con le spalle al muro e di fronte alle proprie responsabilità, parlando di un “innalzamento del livello dello scontro” e di dinamiche che richiamano metodi squadristici.
Una lettura severa, ma aderente ai fatti: lanci di oggetti, incendi, assalti pianificati. Le forze dell’ordine, schierate in numero massiccio, hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, confermando la necessità di un approccio fermo e di misure preventive più incisive.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la presenza, nel corteo, di sigle e gruppi che si presentano come movimenti studenteschi o di solidarietà internazionale, ma che nei fatti hanno scelto di affiancarsi a frange violente. Una zona grigia che non può essere ignorata: quando si marcia accanto a chi cerca lo scontro, si contribuisce a legittimarlo. Ed è qui che emerge il nodo politico più delicato.
Piantedosi ha denunciato apertamente la “copertura politica” che alcuni settori dell’Opposizione avrebbero offerto a questi gruppi, partecipando alla manifestazione e minimizzando le violenze.
Le reazioni indignate di parte della Sinistra parlamentare non cancellano un dato evidente: una parte del mondo politico continua a trattare gli 'antagonisti' come se fossero semplici manifestanti, ignorando la natura eversiva di certe azioni. Questa ambiguità non solo indebolisce la credibilità delle istituzioni, ma rischia di incoraggiare ulteriori episodi di violenza.
La richiesta del ministro di una condanna unanime è rimasta inascoltata. E questo è forse il segnale più allarmante: di fronte a comportamenti che minano la convivenza democratica, il Paese avrebbe bisogno di compattezza, non di distinguo tattici. Le misure proposte – dal rafforzamento degli strumenti di tutela per gli agenti al fermo preventivo per soggetti pericolosi – possono essere discusse, migliorate, calibrate. Ma non possono essere demonizzate da chi, per calcolo politico, preferisce evitare di affrontare il problema alla radice.
In un momento in cui gruppi organizzati cercano lo scontro e mettono a rischio la sicurezza collettiva, la fermezza non è un’opzione ideologica: è un dovere istituzionale. E la politica, tutta, dovrebbe riconoscerlo.

sabato 17 gennaio 2026

A La Spezia l'ennesimo omicidio targato 'maranza'

La del Corriere, nessun riferimento all'origine della vittima
L’omicidio avvenuto all'istituto Einaudi‑Chiodo di La Spezia ha tre matrici fondamentali: la componente etnica, in cui, per l'ennesima volta, nordafricani o figli di tali scatenano la propria violenza verso la società che li ospita; il lassismo delle istituzioni, in cui magistrati operano secondo orientamenti politici di Sinistra nella totale impunità (e speriamo che, presto, una separazione delle carriere li condanne a diventare vittime del loro stesso sistema) e la mancanza di una polizia che colpisca duramente i criminali, che vivono nella più totale tranquillità, diventando vittime a loro volta se giustamente colpiti dalla reazione dell'aggredito o del poliziotto di turno.
E' il classico esempio di "Mondo al contrario", come spiegato mirabilmente dal generale Roberto Vannacci nel suo libro, divenuto ormai un classico.
Italia e italiani vittime dei soprusi degli immigrati, con la compiacenza di magistrati collusi, partiti di Sinistra e stampa buonista.
D'alra parte basta leggere i nomi delle persone coinvolte a La Spezia: Abanoub Youssef è il morto, colpito da Atif Zouhair, marocchino, dopo una lite nata per una foto con la ex postata sui social. Basta poco per scatenare la furia bestiale e ancestrale insita in queste popolazioni.
I giornali di Sinistra si sperticano in riflessioni 'psichiatriche' su quelli che vengono definiti 'i nostri figli'. Una toppa che allarga ancora di più la ferita, perché non spiega assolutamente il problema.
Questi NON sono i nostri figli, ma sono i figli degli immigrati nordafricani. Sono i cosiddetti 'maranza', un misto di sottocultura importata e che non ha nulla a che fare con le altre etnie che perfettamente si sono integrate nel nostro Paese, dai filippini ai peruviani, dai senegalesi ai cinesi.
Ma tant'è, l'importazione quanto più è stracciona e criminale, tanto più piace alla Sinistra in cerca affannosa di voti e finti ideali da condividere.
Questo mentre l'Italia cade a pezzi e l'invasione dal Nord Africa prosegue nel silenzio genuflesso delle istituzioni.

sabato 22 novembre 2025

Nordafricani violenti, l'ennesima rissa, stavolta a Ostia

(foto Unsplash / Scott Rodgerson)
Secondo un vecchio adagio, la speranza è sempre quella che, almeno, "si ammazzino fra di loro".
Ma, purtroppo, anche stavolta è andata male. Una rissa tra nordafricani, presso la stazione di Ostia Lido, ha infatti portato 'semplicemente' a due accoltellati, entrambi portati in ospedale (comunque in codice rosso), mentre un terzo uomo ha riportato una ferita lacero-contusa alla testa.
La rissa è avvenuta nel parcheggio davanti alla 'metromare', nel piazzale della stazione.
Indagini e rilievi in corso da parte dei carabinieri di Ostia. (fonte: ANSA)

Propal a Bologna prima di Virtus-Maccabi, i soliti violenti

Da "Il Resto del Carlino"
Ancora una volta polizia impotente di fronte alla violenza della Sinistra anarcoide, per l'occasione travestita da 'idealisti agitatori propal' che, a Bologna, hanno funestato i momenti prima, durante e dopo la partita di basket fra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv.
Sono stati otto gli agenti delle forze dell'ordine rimasti feriti durante gli scontri coi manifestanti, che hanno lanciato contro le persone in divisa, di tutto, da bastoni e sassi, fino a bombe carta. Tutti, ovviamente, intoccabili nella loro impunità, garantita dai partiti della Sinistra italica.
Il testo dell'agenzia AGI recita: "Alcuni dei manifestanti, viene spiegato, si sono travisati (?, ndr) e hanno smontato parti del cantiere del tram e hanno recuperato transenne, mazze di legno e altri materiali; successivamente sono stati lanciati verso le forze dell'ordine fumogeni e bottiglie di vetro e sono stati sparati anche dei fuochi d'artificio indirizzati, viene sottolineato, ad altezza uomo. Molti hanno invece prelevato dei bastoni dal cantiere. A quel punto, spiega ancora la Questura di Bologna, è stato reso necessario l'utilizzo dell'idrante per disperdere la folla".
Alla fine, semplicemente, 15 persone 'identificate' dalla polizia. ma cosa significa 'identificate'? Logica verrebbe che i più violenti venissero trascinati in un angolo e pestati a sangue, fino a che il dolore fisico facesse loro comprendere la linea errata dei loro ragionamenti violenti. Invece presto troveremo questa feccia nuovamente in mezzo a noi, libera di colpire, libera di delinquere. Ilaria Salis docet...

giovedì 28 agosto 2025

'Risorse' a piede libero, marocchino semina il terrore a Bolzano

(foto tratta dal sito AdoleScienza.it)
L'ennesima 'risorsa' violenta ha colpito a Bolzano. Nessun ferito, per fortuna, ma l'ennesima dimostrazione che alcune 'etnie' appaiono più facilmente inclini a trasgredire il vivere civile.
Così, nel capoluogo dell'Alto Adige, un pregiudicato 29enne, di origine marocchina, all'interno del pronto soccorso dell'ospedale San Maurizio, prima ha insultato gli infermieri e poi ha aggredito un'operatrice con sputi e spintoni. Per finire, ha preso a calci e pugni gli agenti intervenuti per fermarlo.
Il nordafricano si è calmato solo di fronte alla minaccia di un poliziotto di colpirlo con il Taser, tuttavia non utilizzato.
A quel punto l'immigrato è stato bloccato e arrestato per i reati di violenza, minacce su incaricato di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale.

sabato 7 giugno 2025

Referendum, non regalare agli stranieri violenti una comoda cittadinanza italiana

Cittadinanza facile: lo squallore che ci aspetta
Un'Europa sempre meno europea e sempre più preda della sostituzione etnica costruita con popolazioni provenienti da retaggi quanto meno discutibili, realtà arretrate e culture legate al mesozoico. E' già successo in Gran Bretagna e Francia, sta succedendo in Germania, succederà in Italia.
La Sinistra, sempre più 'strumento' dei poteri che hanno interesse nel distruggere l'intelligenza della forza lavoro qualificata 'bianca', cerca nuova linfa e nuovi voti attraverso il 'regalo' della cittadinanza a una vera e propria 'mandria' di immigrati senza né arte né parte, il cui tasso di criminalità è altissimo e che, negli ultimi ha contribuito in maniera importante alla propria ghettizzazione, dapprima nelle periferie delle città e poi, come un cancro, estendendosi sempre più ridosso a quel Centro che, finora, era sempre più riuscito a mantenersi 'pulito' della loro presenza.
Non andare a votare ai referendum (in particolare a quello sulla cittadinanza) significa dire un chiaro 'NO' alle violenze e ai soprusi continui perpetrati da quella che, da minoranza, sta sempre più maggioranza anche grazie all'inettitudine degli europei prima e degli italiani poi, che consentono a questa gente di mantenere intatti i propri usi e costumi inadatti a sopravvivere in una società civile.

giovedì 27 febbraio 2025

L'ONU allarmata: ad Haiti ondata di brutalità estrema

Foto di Miguel Caireta Serra per Pexels
Haiti ha assistito ad una "ondata di brutalità estrema" nelle ultime settimane, con numerosi omicidi e migliaia di persone costrette a fuggire dalle loro case, ha avvertito un consorzio di agenzie ONU, ong e donatori.
"Intere famiglie sono state brutalmente annientate nelle loro case, mentre altre, tra cui bambini e neonati, sono state uccise a colpi di arma da fuoco mentre cercavano di scappare", ha affermato il gruppo, organizzato dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari.
Le gang controllano ampie porzioni di Haiti, inclusa la maggior parte della capitale Port-au-Prince, e la violenza è aumentata nonostante l'arrivo di centinaia di poliziotti nell'ambito di una missione di supporto alla sicurezza multinazionale (Mss) guidata dal Kenya.
"Siamo profondamente allarmati e sgomenti per l'inaccettabile e disumana intensità della violenza che sta imperversando ad Haiti, un'ondata di brutalità estrema che, dalla fine di gennaio, ha causato la perdita di molte vite umane", ha affermato il gruppo, secondo cui 4.000 persone sono state costrette a fuggire dalla zona di Kenscoff della città, insieme ad altre 2.000 dai comuni di Delmas, Port-au-Prince e Petion-ville. Il gruppo ha invitato "tutte le parti coinvolte in questa violenza a interrompere questo ciclo di terrore e porre fine a questa spirale incontrollata".
Nuovi attacchi si sono verificati nella tarda notte tra lunedì e martedì, hanno affermato i residenti di due quartieri della capitale. "Hanno incendiato la nostra casa con mio padre dentro. È crudele", ha detto un residente che è riuscito a fuggire dalla zona. Un altro ha detto che l'attacco è avvenuto la mattina presto mentre le forze di sicurezza dei vigilanti si stavano riposando. "I banditi ci hanno attaccato a sorpresa", ha detto.
L'Onu ha registrato l'anno scorso 5.600 decessi legati alla violenza delle gang, il 20% in più rispetto al 2023, oltre a 1.500 sequestri di persona e quasi 6.000 casi di violenza di genere, il 69% dei quali erano casi di violenza sessuale. (fonte: ANSA-AFP)

domenica 12 gennaio 2025

I cortei per Ramy, criminali che ricordano un criminale

L'articolo del Corriere della Sera
L'Italia è il Paese dei falsi miti, dei finti martiri e delle vere stupidaggini. Fra cui si erge solenne la serie di manifestazioni a 'difesa della memoria' di Ramy Elgamlun extracomunitario egiziano residente da anni in Italia, di cui si conosce con certezza solo una cosa: era un criminale.
Infatti l'ANSA sottolinea come sia lui, sia l'altra persona con cui si trovava sullo scooter inseguito dai carabinieri il 24 novembre, un tunisino (altro nordafricano, guarda caso, la 'crema' dell'autoemarginazione nel Nostro Paese), avevano precedenti. Non solo. I due non si sono fermati all'alt richiesto da una pattuglia di forze dell'ordine in piena notte (sarebbe anche lecito chiedersi cosa faccia in strada a quell'ora una coppia di 'brave persone').
Straniero, con precedenti e senza fermarsi all'alt in piena notte. Ce n'è abbastanza e anche di più per giustificare un inseguimento da parte dei carabinieri. Di più: se le forze dell'ordine vi intimassero l'alt o, addirittura, vi stesero inseguendo, voi non vi fermereste? Certo, non vi fermereste se aveste la coscienza sporca.
Quello che è successo dopo, lo scontro, la caduta con conseguente morte dell'egiziano e tutto il resto non dovrebbe nemmeno interessare uno Stato che non abbia paura delle proprie leggi e che non debba sentire il bisogno di dover giustificare il comportamento dei propri addetti alla sicurezza. E che non dovrebbe nemmeno consentire di organizzare manifestazioni da parte di facinorosi che, è l'unica spiegazione, altro non rappresentano idealmente che fiancheggiatori di criminali tanto che, secondo logica, andrebbero tutti segnalati, schedati e, se trovati anch'essi con precedenti penali, arrestati.
Questo chiede la gente che rispetta naturalmente le leggi, che non può ammettere come sia possibile che antagonisti e una presunta 'intellighenzia' manovrata dalla Sinistra, blocchino le città e spargano il terrore per difendere una memoria che andrebbe, invece, dimenticata al più presto, assieme ai crimini che hanno riempito la fedina penale di chi non c'è più.

venerdì 10 gennaio 2025

Violenze in Piazza Duomo: nordafricani ancora protagonisti

Le donne occidentali del futuro?
(foto Cottonbru Studio per Pexels)
Sono ancora loro, i cosiddetti 'italiani' di 'seconda generazione', o semplicemente gli stranieri di 'prima', che però non sono filippini o canadesi, svedesi o colombiani, thailandesi o cinesi, ma nordafricani, quei maghrebini che ormai in tutta Europa hanno creato delle 'enclave' autosegregatesi dove vige il razzismo verso le popolazioni che hanno avuto la bella idea di ospitarli e dove basta festeggiare un Capodanno per ribadire la volontà di colpire, violare, violentare.
In Piazza Duomo, a Milano, è successo per l'ennesima volta anche quest'anno, e qualcuno ha avuto anche la 'bella idea' di costringere le povere ragazze vittime degli abusi a dover subire il fuoco di fila di domande umilianti dopo la violenza subita dai nordafricani di turno.
"Ero atterrita, sono stata trascinata da una parte all'altra da un fiume di uomini, erano 30 o 40 in tutto e non riuscivo ad uscire". Con queste parole, in modo molto preciso anche se ancora visibilmente provata, una studentessa belga, ha raccontato il dramma, uno dei tanti, avvenuto a Milano il 31 dicembre.
Come tre anni fa, forse peggio, a misura di quanto successe per la prima volta in Europa, a Colonia, in Germania, nel 2015.
L'esperienza non ha insegnato niente. Si continua a usare la carota, di bastone neanche l'ombra. E se per sbaglio uno di quelli, sbadatamente, va a sbattere contro un muro il motorino e crepa, apriti cielo, la colpa è della 'polizia assassina'. Giustizia per quello, verità per quell'altro, ma per le donne bianche e per gli uomini bianchi che di questa terra dovrebbero essere i padroni, giustizia non c'è più da tempo.
"White lives doesn't matter" si potrebbe dire, e sono stati per primi gli inglesi bianchi, ormai succubi della violenza 'woke', a provarlo sulla propria pelle.
Alla testimonianza della giovane belga se ne stanno via via aggiungendo altre. E ciò mentre la Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, indaga su almeno cinque casi in totale di (presunti) abusi sessuali e nelle forme delle "molestie collettive" della "taharrush gamea" (non a caso un'espressione di lingua araba. In pratica, lo stesso sistema adottato anche nel Capodanno 2022, sempre a Milano, da decine di ragazzi con le vittime accerchiate e aggredite e che subirono violenze terribili, temendo anche di morire nella calca.
I filmati analizzati dalla Squadra Mobile di Milano mostrano un movimento "caratteristico e ondulatorio", quello del "muro umano" mentre mette in atto gli abusi, come forma di disprezzo verso le donne. I casi al vaglio potrebbero presto aumentare. (fonte: ANSA)

giovedì 28 novembre 2024

Secondo Biden gli ucraini devono mandare in guerra anche i ragazzi di 18 anni

La pagina del Financial Times dedicata alla notizia
L'amministrazione americana uscente di Joe Biden porta il mondo sempre più sull'orlo della guerra globale.
Giusto un 'reminder' per tutti coloro che hanno visto nella vittoria elettorale di Donald Trump presunti segnali di fine del mondo e fine della libertà. Sappiate che, se avesse vinto Kamala Harris, sarebbe arrivata la fine. Punto.
L'amministrazione Biden ha infatti, in queste ultime ore, esortato il governo ucraino a ridurre l'età minima per la leva da 25 a 18 anni per far fronte alla carenza di soldati, mentre le forze russe incalzano.
L'appello a Kiev per rafforzare i suoi ranghi è arrivato nel mezzo delle indiscrezioni secondo cui il prossimo presidente (Trump) adotterà un nuovo approccio che potrebbe includere una pressione su Kiev per trovare un accordo di pace con Mosca.
Un alto funzionario dell'amministrazione Biden ha affermato che l'Ucraina si trova ad affrontare una crisi di reclutamento "esistenziale" poiché deve affrontare un nemico molto più grande con armi più avanzate e con le sue scorte di volontari in diminuzione.
"La semplice verità è che l'Ucraina attualmente non sta mobilitando o addestrando abbastanza soldati per rimpiazzare le perdite sul campo di battaglia e tenere il passo con la crescita militare della Russia", ha detto il funzionario, parlando in condizione di anonimato.
Incalzato su quella che Washington considera un'eta' minima adeguata, il funzionario ha risposto che "pensiamo che ci sia un reale valore nel considerare l'abbassamento dell'età di reclutamento a 18 anni" in linea con il punto di riferimento statunitense.
Confermando così anche l'espressione usata dal noto giornalista Toni Capuozzo durante una trasmissione televisiva: "fino all'ultimo ucraino". (fonte: AGI)

mercoledì 31 luglio 2024

Southport: la verità vienne a galla, l'assassino è un africano

Le immagini degli incidenti di Southport (da Facebook)
Lo sapevamo tutti fin dall'inizio, la conferma è arrivata strada facendo, attraverso il silenzio della stampa 'asservita' e gli 'omissis' della polizia. L'assassino delle tre bambine inglesi a Southport (mentre facevano esercizi ascoltando la musica di Taylor Swift), con un bilancio che poteva essere ben peggiore, è un africano.
Ovviamente, con tutti quei distinguo del caso che tanto piacciono alle 'anime belle' di casa nostra, quelle che fanno dell'accoglienza una bandiera e del pensiero 'woke' un'alternativa accettabile alla storia vera, quella nemmeno scritta sui libri di storia, da sempre 'partner' dei vincitori (e sulla Seconda Guerra Mondiale, prima o poi, sarà necessario fare una rilettura revisionista senza paure), ma presenta e incisa nei cromosomi delle nostre famiglie, quelle che da secoli occupano la terra natìa: la polizia (e la stampa) anglo-sassone sono arrivate a definire il 17enne assassino, che è di origine ruandese, 'gallese', in quanto nato a Cardiff, la patria di chi, di cognome, fa Davies e Jones.
La Gran Bretagna, ormai, per sua stessa colpa originaria, si è consegnata mani e piedi all'invasione afroaraba, agnello sacrificale già sacrificato sull'altare del mondo globalizzato.
La solidarietà non può che andare a quello che fu un popolo guerriero, augurandogli di ritrovare quello spirito della 'fight' invocato anche da Donald Trump e che ormai rimane l'ultimo muro di cinta di fronte a quell'inesorabile movimento indotto di genti che rende autentica la teoria proposta dall'austriaco Gerd Honsik e legata all'ormai tristemente noto Piano Kalergi.

sabato 8 aprile 2023

La violenza LGBT si abbatte contro chi difende le donne

Riley Gaines (foto profilo Instagram)
Forse è troppo bianca, bionda e vitaminizzata (in una parola: tossica) per essere 'à la page' con la fisiognomica dei cosiddetti sostenitori (e sostenitrici, asterisco compreso) dei 'diritti LGBT' (più qualche altre vocale e consonante varia): la nuotatrice Riley Gaines è stata assalita e ripetutamente colpita alla San Francisco State University, dove una folla di attivisti ha cercato di linciarla per avere affermato che i 'trans' non possono gareggiare con le donne.
Recentemente la Gaines era stata sconfitta dalla cosiddetta 'nuotatrice transgender' Lia Thomas ai campionati NCAA.
La Gaines stava cercando di partecipare a una conferenza nellla quale difendeva i diritti delle donne (non quelli di 'redneck' antiabortisti) e la loro giusta pretesa di poter gareggiare senza l'intromissione di persone che, ovviamente, per loro stessa costituzione, in quanto ex-uomini, possiedono una fisicità strutturale nettamente diversa e quindi partono da una posizione di chiaro vantaggio nei confronti delle donne 'normali'.
La Gaines è stata raggiunta da due colpi al corpo dal gruppo di esaltati, e solo l'intervento della polizia, che ha creato una barricata attorno a lei per proteggerla, ha impedito che le potesse capitare di peggio.
Il delirio 'woke', nel frattempo, eruttava in una serie di slogan eloquenti: “Trans Lives Matter”, “Trans rights are human rights” e “Trans women are women”.

mercoledì 22 marzo 2023

Undici minuti schiacciato a terra: ennesimo afroamericano ucciso dalla polizia

Un'immagine di Irvo Otieno
Ancora un afroamericano diventa vittima sacrificale della polizia americana, e nonc'è bisogno di grdiare al Black Lives Matter per pretendere una seria analisi.
Irvo Otieno, 28 anni, è morto dopo essere stato immobilizzato a terra per undici minuti da sette agenti in un ospedale psichiatrico pubblico in Virginia.
La procura ha rilasciato le immagini registrate dalle telecamere interne: si vede un uomo in manette condotto nella stanza da sette poliziotti che sembrano spingerlo verso una piccola sedia ma subito dopo, in seguito a un movimento brusco di Otieno, lo spingono sul pavimento e lo immobilizzano, tenendolo fermo per undici minuti, fino a quando l'uomo non si sente male.
Le immagini successive lo mostrano sdraiato, supino, mentre il personale medico prova a rianimarlo, ma inutilmente.
La procuratrice distrettuale della contea di Dinwiddie, Ann Cabel Baskervill, ha contestato ai sette agenti e a tre impiegati dell'ospedale l'omicidio preterintenzionale. Nel pomeriggio, il 'grand jury' ha incriminato tutti e dieci, confermando le accuse della procura.
La Baskervill aveva annunciato la diffusione dei video e ha mantenuto la promessa, a fronte dell'opposizione dei legali degli imputati.
Otieno, che aveva problemi mentali, era stato ricoverato tre giorni prima. La famiglia della vittima ha spiegato che Otieno era stato privato dei medicinali di cui aveva bisogno a causa della sua malattia mentale e ha contestato la prima versione fornita dagli agenti, secondo cui avrebbero agito in quel modo nel tentativo di contenere il suo atteggiamento aggressivo. Le immagini darebbero ragione alla famiglia.
Otieno, originario del Kenya, era arrivato negli Stati Uniti nel 1998 con la famiglia, quando lui aveva appena quattro anni. Per tutti loro, ha spiegato la madre, era la realizzazione del "sogno americano".

mercoledì 15 marzo 2023

Vergogna Napoli, violenza e tifosi dell'Eintracht lasciati fuori dallo stadio

L'apertura del sito del "Corriere" sugli incidenti
E' un lamento ridicolo quello di Napoli e dei napoletani nei confronti dei tifosi dell'Eintracht Francoforte, gli unici veramente danneggiati da questa doppia sfida di Champions League, e non solo per la probabile eliminazione della propria squadra.
Mentre all'andata, in gran numero, i tifosi napoletani si erano recati in terra tedesca (creando, fra l'altro, non pochi momenti di tensione), al ritorno, in maniera vergognosa, è stato negato l'accesso allo stadio "Maradona" alla colorata e chiassosa tifoseria tedesca, una delle più 'calde' della Germania.
I tedeschi, però, che 'mammolette' non sono, hanno raccolto la sfida e, a prescindere, sostenuti dagli 'amici' dell'Atalanta (con i quali sono affratellati da uno storico gemellaggio fra i più antichi d'Europa), hanno deciso di intraprendere un eroico quanto lungo viaggio fin verso il cuore della città partenopea. Trovando pronti ad accoglierli, com'era facile prevedere, il peggio della tifoseria napoletana.
Non ci voleva molto a intuire che scontri ci sarebbero stati, e infatti scontri sono avvenuti.
Sarebbe però bastato ricordare quanto avvenuto qualche anno fa (era il 2019), quando in decine di migliaia i 'fan' dell'Eintracht arrivarono a Milano senza creare alcun disordine, a parte bloccare il centro con il loro colorato corteo (e qualche escremento agli angoli delle strade dovuto all'ovvio consumo di birra).
Da sempre la tifoseria di Francoforte gira per l'Europa riempiendo gli stadi dove arriva come 'ospite'e nulla è mai successo. Doveva arrivare la partita di Napoli per fare accendere la violenza.
Sarà fin troppo facile, da parte della mediocre 'stampa igienica' italiana, addossare la colpa. Molto probabilmente, però, ancora una volta, la realtà non sarà quella che leggeremo.
Basterebbe guardare oltre il nostro naso, una volta tanto: in Germania il titolo della Bild è chiaro: "Frankfurt-Fans in Neapel angegriffen", ovvero 'attaccati'. Insomma, non sarebbero stati loro a creare i disordini, a parte i soliti cori, ma i 'simpatici' ultras napoletani. 
Nello specifico, prosegue la Bild parlando del trasporto in bus dei tifosi tedeschi, "lungo la strada c'è stato un codardo attacco su almeno uno degli autobus. Come si evince da un video apparso su Twitter mercoledì mattina, una ventina di tifosi del Napoli, alcuni dei quali mascherati, hanno sparato contro il bus in movimento due razzi e lanciato oggetti".

L'apertura dell'articolo 'online'del giornale tedesco "Bild"

venerdì 3 febbraio 2023

La violenza straniera deturpa l'Italia accogliente

Tre numeri de "Il Mattino di Padova", violenza straniera protagonista
Sono i numeri, e non solo quelli, a dare un'idea della drammatica presenza degli stranieri in Italia, un numero tanto elevato da poter essere definito un'autentica invasione di truppe d'assalto che, come nella Seconda Guerra Mondiale, vengono scaricate sul suolo europeo da mezzi navali, con la compiacenza dei governi continentali e di un mondo capitalista occidentale a trazione americana che, nell'immigrato, muscolare e senza cervello, vede l'oggetto perfetto del proprio dominio: un essere non pensante, utile alla riproduzione di massa e ai lavori più pesanti, pronto all'ubbidienza cieca e alla sottomissione in cambio di una vita regolata dal padrone di turno, magari a base di nuovi 'nutrienti' come la farina di insetti.
A migliaia ogni giorno vengono scaricati sulle coste italiane da ong conniventi e criminali, con la scusa dei 'salvataggi di migranti', condita ogni tanto dalla presunta notizia strappalacrime della madre incinta o del bimbo in fasce, quando basterebbe scorrere le fotografie e le facce degli invasori per capire che l'età, anche se giovane o giovanissima, consenta comunque loro di agire in modo spesso criminale, robusti e non patiti da presunte detenzioni in carcere imbandite dalla stampa buonista.
Queste 'truppe da sbarco', che dai nostri militari, unico caso nella storia, invece che essere respinte, vengono favorite da accoglienze a braccia aperte, hanno lentamente creato un 'humus' delinquenziale' ormai impossibile da estirpare.
Nulla a che vedere con i molti stranieri che in Italia ci stanno di diritto, o quasi, grazie alla volontà di lavorare, integrarsi e diventare un punto di riferimento per le proprie famiglie (ormai storiche e fondamentali le presenze di filippini, egiziani, esteuropei e sudamericani): la presenza di un certo tipo di 'stranierume' in Italia è devastante, soprattutto se rapportata ai numeri. Gli stranieri, nel loro insieme, rappresentano infatti l'8,5% della popolazione italiana (dati da Wikipedia e aggiornati al 2018), ma se ci si concentra sulla popolazione carceraria la percentuale degli stranieri schizza al 31,3%, dato del 2022 da Rapporto Antigone, numero peraltro in discesa rispetto all'anno precedente.
Detto dei numeri ufficiali ci sono poi quelli relativi al 'vissuto quotidiano', fatto di periferie e baby-gang, violenze e soprusi, di cui spesso cadono vittima altri stranieri. Le prime pagine dedicate ai crimini commessi dalle bande di ragazzini, semplici pestaggi (si fa per dire), stupri e molestie, vedono protagonisti in percentuale altissima stranieri e figli di stranieri.
Vogliamo veramente credere che la provincia italiana sia improvvisamente impazzita? Vogliamo farci intrappolare dai discorsi psicosociali da quattro soldi dei giornaletti di provincia, sempre in mano a gruppi editoriali di Sinistra o del cattocomunismo da strapazzo italico? Quante volte siamo stati costretti a sorbirci analisi del tipo "cosa sta succedendo ai nostri figli" o "che passa per la testa dei giovani d'oggi" quando poi, leggendo un rigo scarno di cronaca di quello stesso articolo, veniamo a scoprire che i giovani in questione sono sempre e inevitabilmente stranieri? L'unica soluzione è alzare il proverbiale (o reale) muro verso l'esterno, magari uscendo da quell'Europa che pare fregarsene del problema, ritenuto sostanzialmente italico, ma anch'essa vittima delle migrazioni (i tedeschi con i turchi, gli scandinavi con i bosniaci e altri musulmani di vario genere). Un problema talmente sentito che, finalmente, le Destre cosiddette 'populiste' hanno rialzato la testa, uniche a sollevare con coraggio quello che è un problema di coesistenza ineliminabile.
Basti aggirarsi nei pressi di un ospedale e osservare chi siano le gestanti, quasi tutte il capo coperto per motivi religiosi, già gravide e pronte a collaborare con l'obiettivo primario del mondo capitalista occidentale: la sostituzione etnica degli orgogliosi popoli europei, fra gli ultimi, soprattutto se confrontati con le 'masse' nordamericane, ad avere una coscienza etnica e, sia consentito dirlo, razziale.

mercoledì 18 gennaio 2023

Ana Walshe sparita, perse le speranze di trovarla viva

Ana Walshe (foto dal profilo Instagram)
Sono ormai al lumicino le speranze di ritrovare viva Ana Walshe, per la cui sparizione, avvenuta il primo giorno dell'anno, il marito Brian è stato accusato di omicidio.
Brian Walshe è in carcere dall'8 gennaio, quando è stato fermato con l'accusa di aver cercato di depistare le indagini sulla scomparsa della moglie.
Secondo indiscrezioni, poco dopo la sparizione di Ana, l'uomo ha acquistato almeno 400 dollari di prodotti per la pulizia della casa, dove è stato trovato un coltello rotto insanguinato nello scantinato dell'abitazione a Cohasset, località del Massachusetts.
Walshe - che nel 2021 si è dichiarato colpevole di aver venduto dipinti di Andy Warhol falsi a un commerciante d'arte della California - avrebbe inoltre cercato indicazioni online su "come smembrare e far sparire un corpo di una donna di 52 chilogrammi".

giovedì 1 settembre 2022

Giovani 'risorse' scatenate, Modena in balia degli stranieri

La prima pagina de "La Gazzetta di Modena" del 31 agosto
Sono per la maggior parte stranieri, o figli di stranieri, i protagonisti delle cosiddette 'baby-gang'
, in realtà veri e propri delinquenti seriali, che hanno preso di mira Modena, splendida città della tradizione provinciale italiana, quella nella quale ti immagini che il principale problema sia come far coesistere tortellini, ragù e il parmigiano reggiano mal digerito nel nome di due eterne rivali provinciali.
Invece perdura e aumenta la violenza, come al solito per mano delle tanto amate 'risorse' cui le nostre coste continuano a spalancare le cosce italiche senza colpo ferire, accogliendo accoglienti, senza porre rimedio drastico alcuno che, parliamoci chiaro, potrebbe solo passare o dal respingimento 'in toto' degli stranieri che cerchino di arrivare sulla nostra terra, su un attento filtraggio degli stessi (via chi non si presenti con fedine penali immacolate, indipendentemente che possa dimostrare il ruolo d'origine, pena la permanenza eterna su un gommone in alto mare), fino alla prevenzione futura, possibile solo con una eventuale castrazione chimica degli stranieri, in modo da impedire una loro proliferazione smodata, la distruzione del tessuto etnico italico, e il crearsi di quella delinquenza ineluttabilmente legata alla presenza di questi personaggi che, indirettamente, infettano anche la buona creanza dei giovani italiani.
Delle 21 persone al centro dell'inchiesta (che poi cosa significa? Cosa riserverà lo Stato a questa feccia? Immaginiamo il nulla più totale) 14 sono straniere e sette italiane (che poi sarebbe da vedere nome, cognome e origine), tutti fra i 14 e 17 anni (e quindi praticamente impunibili), 34 le denunce.
Due le cosiddette bande coinvolte, dai nomi che nulla sanno di italiano: "Daisan 216" e "Sooz", con quest'ultima che tanto vorrei fosse un derivato di "Socc'mel", tipica espressione emiliana, ma della quale dubito l'apparentamento semantico.
La storia di Modena è la storia della maggioranza delle città italiane. Ormai non è più necessario guardare ai ghetti creatisi nelle metropoli, ovviamente abitati dalle 'risorse', è sufficiente andare nelle ridenti campagne del Belpaese, da Merano in giù, senza tema di smentita.
Servono provvedimenti drastici? Certamente. Quelli proposti in questo post lo sono troppo? Forse. Ma non siamo noi a doverci scusare di un presunto razzismo, sono loro che devono imparare a vivere in una nazione civile.
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lunedì 22 agosto 2022

Africano violenta una donna nel mezzo di una strada a Piacenza

La 'bestia' africana stupra la donna ucraina
E' un 'richiedente asilo' della Guinea, insomma una 'risorsa', l'uomo di 27 anni arrestato a Piacenza mentre violentava una 55enne di origine ucraina.
Fa parte di quella feccia umana che piace tanto a certa Sinistra che in essa vede il serbatoio dei voti del futuro (ma anche del presente), a scapito di una umanità inevitabilmente segnata verso la rovina. Fa parte di quel letame che l'Europa ci obbliga a mantenere a casa nostra anche in caso di comportamenti violenti, quell'Europa che sempre la stessa Sinistra italiana (e continentale) ama tanto, perché compartecipe del crollo della nostra società e dei suoi valori fondanti.
Il fatto stava avvenendo letteralmente in mezzo a una strada. La donna stava passeggiando da sola all'alba nel pieno centro storico della città emiliana, quando è stata aggredita e gettata a terra sul marciapiedi dall'uomo, che ora si trova in carcere, e non si sa ancora per quanto tempo vi rimarrà, mentre la donna è ricoverata all'ospedale di Piacenza in stato di choc.