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giovedì 17 febbraio 2022

Inter sconfitta dal Liverpool, Samuela Grillo si consola

Samuela Grillo a "Calcissimo TV"
Samuela Grillo
protagonista di "Calcissimo TV", la trasmissione successiva andata in onda dopo la partita di Champions League, sorride a denti stretti.
L'Inter ha appena perso per 2-0 in casa la gara di andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Liverpool, due gol subiti nel finale a fronte di un possesso palla sterile.
Non è stata una brutta prestazione, ma al solito, per l'interista medio, la squadra di Simone Inzaghi ha giocato meglio, avrebbe meritato di più, è mancato solo il gol. Ovvero tutto. Amen, c'è sempre il ritorno.
Intanto la bella Samuela, già partecipante un tempo al concorso di Miss Padania e speaker di Radio Nerazzurra, non si risparmia e mostra generosamente le proprie 'curve', sebbene stavolta non sia seduta sul 'trespolo' d'ordinanza, che ci avrebbe consentito di esplorare voyeuristicamente anche le sue affusolate gambe.


venerdì 4 febbraio 2022

Serie TV: "Tin Star" salvata dagli attori, il resto è da buttare

I tre protagonisti di "Tin Star"
"Tin Star"
è una serie che logora e che ho guardato sino alla fine soprattutto per la bravura degli attori. Gli ultimi secondi della terza stagione salvano, parzialmente, il telefilm con Tim Roth splendido protagonista, dalla bocciatura piena.
Eppure, malgrado tutto il male che se ne possa dire, si tratta di una serie a tratti quasi divertente, da seguire tutta d’un fiato e che, dopo una prima stagione partita benissimo e proseguita con qualche dubbio, nella seconda si era pericolosamente afflosciata per poi ritrovare ritmo e suspence nella terza.
“Tin Star” è una serie sciaguratamente folle e priva di senso, sceneggiata da un autore in evidente stato di alterazione psichica. La si potrebbe definire una via di mezzo fra un'opera 'pulp' e una 'fantasy', con uno humour forzato che, in certi passaggi, potrebbe far tornare alla memoria “Fargo”, ma che di quest’ultima non possiede la stessa potenza e credibilità.
Ci sono dei cattivi ‘cattivissimi’ di cui però si conosce molto poco, senza antefatti né vissuto. Lo stesso personaggio interpretato da Roth, Jack Devlin (che poi si scoprirà essere tale Jack Worth), comincia il trittico di stagioni come padre di una famiglia felice e le termina come assassino spietato, che peraltro coinvolge moglie e figlia nella propria follia omicida e nichilista.
Soprattutto nella terza stagione, l’ansia omicida che pervade tutti (e si sottolinea ‘tutti’) i protagonisti prevale sulla trama, lasciandosi sopraffare da incomprensibili paradossi. E così si mischiano matrimoni con il sorriso a omicidi di preti sfigurati, gente gettata casualmente dalla finestra a simpatiche bevute nei pub di Liverpool, famiglie distrutte senza pietà ne remora alcuna a trenini carichi di bimbi che calano nel pieno di festini che riempiono case dove scorrono alcol e droga.
In tutto ciò, il finale, totalmente privo di logica, dona almeno coerenza all'incoerenza e al teatrino dell’assurdo costruito in tutte le puntate precedenti.
Applausi, ovviamente, per Tim Roth, in versione ‘hooligan’ della vita, affiancato dalla ‘famiglia’, composta da Genevieve O’Reilly e Abigail Lawrie, per un trittico tutto britannico che, soprattutto nella terza serie, ambientata nella Merseyside (con tanto di colonna sonora adeguata, da Gerry and the Pacemakers a Echo and the Bunnymen), rende credibile almeno l’ambiente circostante, una Liverpool persa fra violenza e povertà.
Tre stagioni (2017-2020), probabilmente, sono potute bastare. Anzi, forse sono state fin troppe. (fonte: Milano Reporter)

mercoledì 8 dicembre 2021

Milan-Liverpool, una sconfitta digeribile nel ricordo di Mark Houghton

Zlatan Ibrahimovic impegna i 'reds' (foto sito Milan)
Il Milan esce sconfitto dalla partita con il Liverpool ed esce pure dalla Champions League e dall'Europa tutta, parterre cui è parso adeguato in almeno la metà delle circostanze nelle quali è stato chiamato in causa in quest'inizio di stagione. Certamente poco per pretendere di arrivare agli ottavi di finale, forse abbastanza per ottenere una striminzita 'retrocessione' in Europa League che, personalmente, non avrei accolto come una iattura, al contrario di molti tifosi milanisti con pochi anni di ricordi alle spalle.
L'Europa esercita in me un fascino particolare, non tanto perché sia, secondo il Codice Galliani, la 'casa del Milan', ma perché trattasi comunque di un palcoscenico affascinante e internazionale. Non è un obbligo affrontare Paris Saint Germain, Bayern Monaco e Real Madrid per sentirsi à la page. Per un tifoso la semplice idea della trasferta europea, ovunque essa sia, dovrebbe risultare meravigliosa. In Lituania oppure Ungheria, in Svezia così come in Belgio, Kazakistan, Bosnia e Scozia, il senso delle coppe europee, per me, è sempre stato questo: la scoperta di popoli e culture nuove, comperare l'almanacco del calcio danese o la sciarpa della squadra delle Fær Øer. Per questo essere uscito dalle coppe mi dispiace.
A cose fatte, certamente, come consolazione, unica, rimane quella dell'avere tolto possibili distrazioni dal percorso stagionale del Milan che, in effetti, ora potrà e dovrà solamente buttarsi sul campionato (e sulla Coppa Italia). Resta l'amarezza di avere, ancora una volta, affrontato una squadra inglese, nel momento decisivo della rispettiva competizione, con mezza formazione infortunata e ribaltata. L'anno scorso fu il Manchester United con Samuel Castillejo inventato centravanti, quest'anno il Liverpool con il vecchio Zlatan Ibrahimovic affiancato da Junior Messias. Con risultati, ovviamente, identici.
Incredibile come ancora nessuno abbia lanciato critiche e richieste di dimissioni allo staff dei preparatori rossoneri. La perdita del lavoro non la si augura a nessuno, ma non credo si stia parlando di 'poracci'. Quindi, a casa e avanti un altro.
Milan-Liverpool mi fa però tornare alla mente, sempre, la figura di Mark Houghton, tifoso dei 'reds' cui, in qualche modo, potrebbe essere dedicata una statua, a memoria e in rappresentanza di tutti i tifosi, da parte di tutti coloro che abbiano sofferto in maniera estrema per la propria squadra. Il suo fu un gesto estremo, allucinato, doloroso e incredibile, tanto più assurdo e folle se lo si rapporta al giorno e all'ora in cui lo fece: Mark decise di suicidarsi alla fine del primo tempo della finale di Coppa dei Campioni tra Milan e Liverpool, il 25 maggio 2005. Lui, tifosissimo della squadra della Merseyside, non poteva sopportare l'idea che, dopo tanti anni, il ritorno a una finale europea si spegnesse così male subito dopo 45 minuti di gioco. Il Milan, infatti, stava dominando e vinceva per 3-0. Non valeva la pena continuare a vivere per lui, disoccupato, malato da anni di depressione e colpito nel profondo dall'allora recente morte di Emlyn Hughes, leggenda del Liverpool. Si suicidò impiccandosi con la propria cintura, tra spasmi atroci, morendo probabilmente proprio mentre quel Liverpool che tanto amava capovolgeva clamorosamente il risultato come mai nella storia era successo, per vincere poi la coppa ai rigori, provocando a noi tifosi milanisti la più grande delusione sportiva della vita ma, evidentemente nulla di fronte a quanto provato da Mark, in una fine tanto più orribile quanto ironicamente drammatica.
L'ultimo pensiero di questo Milan-Liverpool va a lui e alla sua scelta assurda, per un amaro insegnamento che va ben oltre il calcio.

venerdì 26 giugno 2020

Liverpool campione di un'Inghilterra senza più inglesi

Kenny Dalglish, 'straniero' dei 'reds' nel 1989: ma era scozzese
Il Liverpool rivince il campionato inglese trent'anni dopo, ma per la prima volta da quando il principale torneo britannico è diventato Premier League. E' interessante però notare come, rispetto ad allora, la formazione dei 'reds' sia alquanto poco 'british'. Forse lo sarà in qualche modo nello spirito, non certo nei passaporti dei propri giocatori.
La rosa attuale della squadra di Jürgen Klopp, infatti, composta da 23 giocatori, ne vede solo 8 inglesi, più uno scozzese, a fronte di 3 brasiliani, 2 olandesi e 9 di altre singole nazionalità diverse.
Ben diversa la composizione del roster che vinse l'ultimo titolo, nel 1989/90, con 25 giocatori, di cui 10 erano inglesi, 5 irlandesi, 4 scozzesi, un nordirlandese, un gallese e un rhodesiano per quanto riguarda le nazioni del Commonwealth, per un totale di 22 elementi con passaporto dell'Impero britannico, a fronte dei 9 presenti nella rosa attuale.
Sfrucugliando nel web, balza all'occhio come il campionato inglese sia quello con la più alta percentuale di calciatori stranieri al mondo: la Premier League precede infatti gli altri tornei con il 67,4% di giocatori stranieri. Dietro di lei Portogallo (63,2%) e Belgio (62,4%), mentre il campionato italiano si piazza al quarto posto con il 57,6%. Al quinto posto l'altro principale torneo britannico, la Premier League scozzese, con il 55,6%.
La statistica è del 2019, come dell'anno scorso è il rapporto dell'Osservatorio Calcistico CIES, che racconta come l'impatto dei calciatori britannici sulle 20 squadre della lega non sia mai stato basso come in questa stagione: in totale, i giocatori provenienti da Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord hanno un minutaggio pari al 38,2% del totale. Un dato inevitabile, se si pensi che i calciatori stranieri impiegati nella Premiership quest'anno siano stati 334. Il rapporto sul minutaggio è in netto calo rispetto alla scorsa stagione, quando i giocatori britannici erano stati in campo per il 42,2% del tempo totale. Peggiorato anche il precedente record negativo, relativo all'annata 2015/16 (41,3%). Anche per quanto riguarda i marcatori, il calcio britannico piange, toccando il 33,9%, la quota più bassa di sempre.
Da una ricerca personale, infine, si nota come lo specchietto relativo ai giocatori impiegati in Premier League veda, in questa stagione, un più alto numero di elementi inglesi rispetto alla prima edizione della Premiership (1992/93), ma con un numero più basso di minuti giocati e un numero nettamente inferiore di elementi provenienti dagli altri 'stati' di matrice anglosassone, a fronte di un numero superiore di giocatori impiegati o presenti in rosa.
Il disastro conseguente alla Sentenza Bosman ha spersonalizzato sempre di più i vari tornei europei. L'auspicio è che la Brexit contribuisca alla diminuzione dei giocatori (oltre che dei lavoratori in genere) stranieri in Gran Bretagna, consentendoci di rivedere il vero calcio inglese (e scozzese) nel suo spirito più vero e genuino.

Qui sotto le due tabelle legate all'utilizzo dei giocatori nella prima e nell'ultima edizione della Premier League. In alto la stagione 2019/20, in basso la 1992/93 (fonte: FBref):


sabato 1 giugno 2019

Liverpool campione d'Europa, il mio omaggio targato Beatles

Il Liverpool campione d'Europa 1977
Il Liverpool vince la Champions League, che io preferisco chiamare Coppa dei Campioni, superando per 2-0 il Tottenham Hotspur e fa propria la sua sesta 'coppa dalle grandi orecchie'.
La squadra che forse più di tutte ha caratterizzato la mia infanzia, con i trionfi di Kenny Dalglish e Ian Rush, torna sul trono d'Europa e, soprattutto, caccia quei fantasmi che rendevano il Milan la sua ultima vittima, una cosa davvero antipatica da digerire per i tifosi rossoneri.
La mia dedica, meritatissima, non può quindi che essere una canzone dei Beatles, il loro brano certamente più bello, almeno secondo me: "A Day in the Life".

lunedì 7 giugno 2010

Rafa Benitez, un 'nemico' di tutto rispetto...

La Milano nerazzurra è pronta per accogliere Rafael Benitez. Ormai è questione di ore perché il tecnico spagnolo arrivi sullo scranno di quello che fu il tecnico portoghese della squadra di Massimo Moratti. In vacanza a Porto Cervo fino a mercoledì, l'ormai ex coach del Liverpool attende in queste ore la visita del direttore tecnico interista Marco Branca, per mettere a punto i dettagli di un accordo che potrebbe essere firmato martedì.
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