sabato 27 novembre 2021

NHL: Ovechkin 'hat-trick', Washington ferma Florida

L'apertura del sito NHL dedicata a 'Ovi' e ai Capitals
Alexander Ovechkin
e i suoi Washington Capitals (13-3-5) sono stati i protagonisti della notte NHL, grazie al 4-3 rifilato a quella che, fino a stanotte, era la migliore squadra della lega, ovvero i Florida Panthers (14-3-3). Per 'Ovi' una hat-trick che lo porta a quota 18 gol stagionali.
In vetta alla classifica assoluta dell'NHL ci sono ora i Carolina Hurricanes (15-3-1), che si sono imposti in scioltezza sul ghiaccio dei Philadelphia Flyers con il punteggio di 6-3 con doppietta di Sebastian Aho e 'game-winning-goal' di Jesperi Kotkaniemi.
Proprio i Capitals occupano la terza posizione della graduatoria, seguiti dai Toronto Maple Leafs (15-6-1), migliore delle canadesi, che hanno espugnato la pista dei San Jose Sharks per 4-1 con le loro bocche da fuoco in evidenza: per William Nylander 8.a rete stagionale, per Auston Matthews 9.a, per John Tavares 10.a.
Bene anche i New York Rangers (13-4-3), che vincono fuori casa la classicissima con i Boston Bruins per 5-2 con rete decisiva di Artemi Panarin.
Male invece l'altra squadra della Grande Mela, i New York Islanders, una vera 'tragedia sportiva' da quando ha messo nel suo rilucente nuovo stadio: ancora un ko, l'8° di fila, mentre i 'Pens' sono al quinto successo consecutivo, in questo caso un 1-0 deciso dal gol di Kasperi Kapanen (2° assist e 3° punto stagionale per Sidney Crosby) e dallo shutout di Tristan Jarry.




venerdì 26 novembre 2021

Edda Forlini, angelo e demone alla ricerca della perfezione

Edda Forlini (foto Bordignon)
Un volto da angelo, un corpo da demone. Lei è Edda Forlini, modella ma anche showgirl sulla rampa di lancio, pronta a calcare le scene del rutilante mondo dello spettacolo, in cui già sembra trovarsi alla perfezione.
Personaggio dalla personalità spiccata, nulla sembra impossibile per lei. 93-67-93 sono numeri che esprimono alla perfezione le sue qualità estetiche, ma che non permettono di cogliere a dovere la sua semplicità e la sua gentilezza, lontana dagli atteggiamenti divistici di alcune sue 'colleghe' un po' troppo autoreferenziate, puzza sotto al naso e sguardo distaccato.
Edda è semplice e passionale, mette se stessa in ogni cosa che fa, ed è stato un piacere incontrarla per una intervista che pubblico volentieri e che ne esprime tutta l'umanità.
Per qualcuno Edda Forlini è la perfetta modella 'acqua e sapone', anche se lei, con una bella dose di autoironia, non disdegna l'espressione 'pane e salame', viste le sue origini piacentine; per altri è l''ombrellina' per antonomasia, corpo sinuoso avvolto nella classica tuta da motociclista. Per i fotografi amatoriali è la Mecca delle fotomodelle, simpatica, disponibile, sempre allegra e naturalmente portata ad assumere quelle pose che spaziano dalla ragazzina innocente alla vera e propria 'vamp' d'assalto. Fashion, intimo, glamour e nudo i generi principali cui si dedica ma, con spiccata intelligenza, preferisce di gran lunga dei progetti chiari, interessanti e originali.
Nata a Piacenza ma milanese d'adozione, Edda possiede uno spirito curioso e sempre alla ricerca di novità, sia nel proprio campo che in altri: e se quindi il suo curriculum è ricco di partecipazioni a sfilate per concorsi di bellezza e di presenze televisive con parti più o meno da protagonista, da Rai Due a Discovery Channel, la sua persona si 'nutre' letteralmente di arte e curiosità, ed è quindi facile incontrarla a mostre ed eventi teatrali, esposizioni e conferenze stampa.
Per questo, nel mondo dello spettacolo, Edda è quasi una 'mosca bianca' ma, più probabilmente, un gabbiano pronto a spiccare il volo verso i lontani lidi delle proprie fantasie ancora da realizzare.

Qui sotto, la galleria fotografica (foto Bordignon):



Caso Prosecco, i tre Consorzi a difesa del marchio italiano

Il classico calice di Prosecco (foto Mg Logos)
Prosegue la strenua difesa del marchio italiano, in questo caso del Prosecco. E' stata infatti depositata presso la Commissione UE l'opposizione alla richiesta croata di riconoscimento della menzione tradizionale. Dai presidenti dei tre Consorzi che costituiscono Sistema Prosecco arriva un messaggio preciso: "Non è una questione economica, si tratta di salvaguardare i principi che sono alla base del sistema delle Indicazioni Geografiche. A essere sotto attacco non è solo il nostro prodotto, ma l'intero mondo delle Denominazioni di Origine". Una dichiarazione unica, che in questo modo fornisce una chiara risposta a quanti indicano nel vecchio concetto del 'follow the money' il reale motivo di quello che molti hanno ribattezzato 'affaire Prošek'.
Tutto nasce nel dicembre 2013, quando il ministero dell'agricoltura croato ha depositato la domanda di protezione del termine tradizionale 'Prošek' rimasta pendente fino al 2021 quando, il 22 settembre, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell'UE. Un fatto che ha determinato un enorme scalpore, in quanto la protezione di questo termine rappresenterebbe un serio pericolo per la tutela del Prosecco e di tutto il sistema delle IG europee. Un'opinione condivisa da molti, come attestano le numerosissime espressioni di sostegno pervenute tanto a Sistema Prosecco, quanto ai tre Consorzi che ne fanno parte: Asolo Prosecco DOCG, Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG e Prosecco DOC.
Un'autentica levata di scudi che ha visto in prima linea anche le principali istituzioni italiane, in primis il Mipaaf, e che ha avuto una vasta eco in tutto il mondo, con decise prese di posizione, a favore del Prosecco, da parte di importanti associazioni, Consorzi e gruppi da tutti i continenti.
Ora la palla passa alla Commissione UE anche se va sottolineato un fatto importante: il seguito dell'iter procedurale non è normato e quindi non è dato sapere quali saranno le prossime fasi del procedimento.
"Penso che mai, come in questo momento, la Commissione Europea abbia l'opportunità di dimostrare in modo tangibile il valore che attribuisce alle IG europee e ai presupposti costitutivi su cui si basano. – sottolinea Stefano Zanette, presidente di Sistema Prosecco e del Consorzio di Tutela Prosecco DOC - Non si può ritenere infatti che l'importanza delle Indicazioni Geografiche possa quantificarsi sul numero di riconoscimenti che vengono concessi invece che sulla loro sostanziale capacità di tutelare le legittime aspettative dei produttori e dei consumatori, che non possono essere sacrificate sulla base di pretese fondate sulla 'storicizzazione' di fenomeni evocativi ante litteram".
La documentazione presentata evidenzia anche l'imprescindibile connessione tra un prodotto e il suo territorio.
"Siamo soddisfatti perché ancora una volta attraverso il 'fare squadra' assieme agli altri Consorzi di Sistema Prosecco, sono state messe in atto le misure di contrasto necessarie al fine di proteggere il nostro nome e non creare pericolosi precedenti. – dichiara Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG - L'impegno e la fatica dei viticoltori del Conegliano Valdobbiadene non possono essere minacciati, e nemmeno un prodotto simbolo del made in Italy. E' stato un lavoro importante che non si arresterà qui, ma che ci ha permesso ancora una volta di evidenziare le unicità di questo prodotto e delle sue colline, oggi riconosciute patrimonio Unesco, e che saranno le tracce per disegnare il nostro futuro".
Ne è stato tralasciato un aspetto fondamentale come quello che concerne i rischi per i consumatori che una decisione favorevole alla richiesta croata comporterebbe.
“Credo che al di là di tutte le considerazioni giuridiche emerse nelle scorse settimane – ribadisce Ugo Zamperoni, presidente del Consorzio di Tutela Asolo Prosecco DOCG - valga il dato concreto emerso da una ricerca di mercato, commissionata proprio da Sistema Prosecco, che ha avuto come focus ben sei Paesi. E che dimostra come per la maggioranza dei consumatori, sia croati che degli altri cinque Paesi europei scelti all’interno dell'Unione, un vino etichettato con il termine 'Prošek' non sia diverso da un Prosecco! In estrema sintesi, il simbolo di come certe operazioni possano generare una totale confusione e avviare un pericolosissimo effetto domino". (fonte: Mg Logos)

I tre presidenti dei tre Consorzi del Prosecco (foto Mg Logos)

Federica Geirola, barlady italiana incoronata da Fabbri

Federica Geirola (foto Lead Communication)
Federica Geirola
, è stata lei a vincere la 6.a edizione di Lady Amarena Fabbri1905, sbaragliando le altre nove 'barladies' italiane finaliste italiane durante il 72° Convegno Nazionale AIBES al Grand Hotels Des Bains di Riccione.
Arma vincente di Federica è stata la preparazione, con una performance quasi pirotecnica, del drink Yumi, che vede come ingrediente principale il Bitter Marendry all'Amarena Fabbri.
Gestualità da performer del bancone, accompagnata da un ottimo 'speech' in inglese, la Geirola ha coinvolto la giuria raccontando le tappe che l'hanno portata a diventare una protagonista del 'mixology' in rosa, una storia di determinazione e coraggio, passata anche attraverso un grave incidente che l'ha vista per miracolo non finire sulla sedia a rotelle, ma che ora le dà ancora più forza ed entusiasmo facendo della sua mixology un inno alla vita.
A incoronare Lady Amarena non poteva mancare Nicola Fabbri, che del concorso non solo è l'ideatore, ma una vera e propria anima, convinto che "solo dalla esaltazione di tutte le sfumature delle creatività e della sensibilità femminile si possano trarre i risultati più equilibrati e seducenti dell'arte della mixology".
Lady Amarena è nata nel 2015 per celebrare il primo centenario di un prodotto iconico come Amarena Fabbri, molto apprezzato come ingrediente di cocktaileria, oltre che come 'garnish'.
La Geirola e le altre 'barladies' incoronate nelle parallele selezioni internazionali saranno ora attese per la finalissima, che si terrà in Italia nel 2022 in data da destinarsi, per contendersi quel titolo che, prima di loro, è arriso a Cinzia Ferro (Italia - 2015), Annett Malomhegyi (Ungheria - 2016), Fenia Athanasiadi (Grecia - 2017), Andriani Vladimirou (Cipro – 2018) e Tammy Liu (Cina - 2019).

giovedì 25 novembre 2021

Mishima, 51 anni fa il suicidio dell'ultimo eroe del mondo contemporaneo

Yukio Mishima (foto tratta da Destra.it)
Oggi, 25 novembre, ma nel 1970, moriva Yukio Mishima, uno degli ultimi 'eroi' del mondo contemporaneo.
Lo scrittore, attore, poeta (e tanto altro) giapponese decise di suicidarsi secondo l'antico metodo dei samurai, il seppuku, dopo avere occupato, assieme a quattro fidati paramilitari da lui guidati (i Tate no Kai o Shield Society, milizia da lui stesso fondata che aveva il culto dell'Imperatore e degli antichi valori tradizionali), il Ministero della Difesa.
Un suicidio senza ripensamenti, preceduto da una diretta televisiva 'forzata', secondo il più antico ordine marziale: tranciarsi il ventre con la katana, la classica spada del samurai, per poi avere la certezza della morte con la decapitazione, cui provvede un aiutante, in questo caso uno dei paramilitari già addestrati nello storico assalto, avvenuto proprio il 25 novembre di 51 anni fa.
Non conosco molto la figura e le opere di Mishima (che poi trattasi di 'alias'), se non per aver letto il solo "La via del samurai", che poi basterebbe e avanzerebbe, libro maestoso che traccia una via da percorrere per chi non voglia adeguarsi alla mediocrità dell'imperante secolo delle 'democrazie del McDonald's'.
Vivi la tua vita come se fosse un continuo 'ultimo giorno' e preparati ad essere accolto degnamente dalla morte. Fu questo il senso che percepii quando, ancora liceale, fra un brano dei Japan e uno di Riuichi Sakamoto, lessi quel libro, dedicato a una strada quanto mai impervia da percorrere di questi tempi, una vita di consapevolezza e del mai adagiarsi alle soluzioni di comodo, alle ipocrisie e alle speculazioni di una società troppo corrotta per essere rispettata.
Adorato da una buona parte della politica di Destra più illuminata e meno incline al compromesso, la figura di Mishima è stata frettolosamente accantonata dai contemporanei perché troppo scomoda ma, inevitabilmente, il suo gesto fu troppo clamoroso per restare dimenticato e, a cadenza annuale il suo rispuntare torna a essere un monito affascinante e un punto di riferimento per chi non si accontenti di essere guidato da un Mario Draghi o un Matteo Renzi qualsiasi, o veda come missione della propria vita la creazione di una 'fabbrichetta' da dirigere comodamente seduto in poltrona in giacca e cravatta per poi approdare ogni 12 mesi nella personale fiera di interesse.
Amato da David Bowie (altro personaggio leggendario che, sempre a Destra, piaccia o meno, ha trovato la sua migliore collocazione), musicato da un altro genio delle 'sette note' come Philip Glass, Mishima immola se stesso nel nome di un imperatore morto e di un ordine militare scomparso, simboli di una civiltà spazzata via dal mostro capitalista con due bombe atomiche.
Se non vi basta questo per amarlo, allora siete abbastanza degni di ascoltare un disco di musica 'trap'...
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