giovedì 30 aprile 2026

Il ricordo per Sergio Ramelli e le surreali battute del sindaco Sala

Il corteo per Sergio Ramelli (foto Mia News)
Anche questo 29 aprile Milano ha dovuto confrontarsi con una delle ferite più profonde degli anni di piombo: l’omicidio di Sergio Ramelli, studente diciottenne del Fronte della Gioventù aggredito nel 1975 da militanti della Sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.
Centinaia di militanti dell’area della Destra radicale si sono radunati in piazza Gorini, dando vita al corteo che, ogni anno, raggiunge il murale di via Paladini dedicato a Ramelli. Gli organizzatori hanno invitato i partecipanti a mantenere ordine e compostezza, ricordando non solo Ramelli, ma anche Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell'MSI assassinato nel 1976, e Carlo Borsani, figura della RSI, ucciso nel 1945. In apertura, bandiere tricolori e uno striscione con la scritta “Onore ai camerati caduti”, insieme alla corona destinata al murale.
Come accade da anni, davanti al ritratto di Ramelli si è ripetuta la scena del saluto romano e del grido “Presente”, un gesto che, come era facile prevedere, ha scatenato le polemiche della Sinistra che nulla perdona a chi non la pensi come lei, mentre ai cortei con 'falce e martello' plaude sempre e comunque, malgrado i vandalismi e le violenze che, quasi sempre, li contraddistinguono.
Non poteva mancare l'intervento del sindaco Giuseppe Sala, che per molti è ormai il Primo Cittadino del disordine e colui che ha reso la città mai così insicura come negli ultimi anni. Sul significato di questa ricorrenza Sala ha ribadito come «la società italiana sia pacificata», pur riconoscendo che «esistono comportamenti non in linea con il nostro modo di vivere». Per Sala, il tema oggi non è più la pacificazione — «sono passati così tanti anni che ciò che doveva essere fatto è stato fatto» — ma la necessità di «punire chi tiene atteggiamenti inaccettabili» e, allo stesso tempo, di «abbassare i toni» nella dialettica politica. Una responsabilità che, ha ammesso, riguarda anche la classe dirigente: «Una parte della colpa è di noi politici, che non riusciamo a trasmettere quella tranquillità di cui ci sarebbe bisogno».
Un commento che andrebbe a pennello per le violenze compiute dai manifestanti di Sinistra durante i cortei del 25 aprile e che invece, curiosamente, viene appiccicata a un gruppo sparuto di ragazzi che, ordinatamente, hanno reso omaggio a un camerata assassinato dai cosiddetti 'compagni'.