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martedì 11 gennaio 2022

La Libreria dello Sport dice stop, addio a un altro pezzo di Milano

La 'home page' del sito della Libreria dello Sport 
Chiude a Milano, dopo quasi quarant'anni di attività, la Libreria dello Sport di via Carducci. Un doloroso saluto che cancellerà un altro punto storico di riferimento della città a partire dalla fine di questo gennaio. Una bottega 'storica' ma evidentemente non troppo, se il Comune ha deciso di lasciarla morire così, senza proferire verbo, forse perché per molti sport e cultura parrebbero antitetici.
Nata nel 1982 per merito di Paolo Frascolla, per poi essere presa per mano dal figlio, la scoprii a metà degli anni '80, quando ansimante e voglioso di notizie calcistiche d'oltremanica, mi 'lanciavo' nell'acquisto di introvabili numeri di "Shoot", rivista settimanale inglese, la sola (insieme a un'altra di cui mi sfugge il nome) a regalare, oltre al nostrano Guerin Sportivo, risultati e tabellini del campionato inglese e, manco a dirlo, di quello a me tanto a caro, il campionato scozzese.
E sempre legato al calcio britannico era l'almanacco Rothmans, 'summa' incredibile e meravigliosa dove si potevano scoprire tutte le statistiche dell'anno precedente legate al mondo albionico, FA Cup compresa, quella dei primi turni fra scapoli e ammogliati, quelle fra, cito partita a caso, Barrow e Crook Town (1° turno edizione 1982-83).
La stessa che mi fornì i DVD sulla Stanley Cup, la finale dell'NHL, quando mi appassionai all'hockey ghiaccio, la stessa dove trovai la 'cassetta' VHS dedicata allo scudetto della Saima Milano. La stessa libreria, con la cui collaborazione, demmo alle stampe Hockey Mag, splendida rivista durata troppo poco.
E sempre presso la libreria di via Carducci si radunavano talvolta alcuni adepti durante singole e uniche conferenze stampa di presentazione di libri assolutamente introvabili altrove, ora dedicati all'atletica, ora al ciclismo, ora all'alpinismo.
Le saracinesche del negozio rimarranno aperte sino alla fine del mese, con sconti succulenti per gli appassionati e libri svenduti fino al 75%. Un'occasione unica per portarsi a casa un pezzo di storia, come fosse l'ultimo mattone di San Siro.

lunedì 26 ottobre 2020

Ore 18, comincia il primo giorno di chiusura dei ristoranti italiani

Un ristorante milanese mezzo spento, le 18 sono appena passate
Sono passate da pochi secondi le ore 18, i ristoranti italiani, e di Milano in particolare come nella foto, chiudono i battenti, seguendo la cervellotica norma dell'ultimo Dpcm di un Governo che, evidentemente, non ha saputo gestire al meglio la pandemia da Coronavirus, né tanto meno prevenirne i danni della più che prevedibile seconda ondata, lasciando capitolare verso la più cupa disperazione i propri cittadini, in particolare i liberi professionisti e le partite IVA, quelli che, pi degli altri, rischiano del proprio e portano ricchezza allo Stato.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato in maniera involontariamente ironica di 'ristoro' che verrà garantito alle fasce più colpite. Ma a quanto ammonterà il 'ristoro', sempre ammesso che arrivi? Le famose 600 euro dei mesi precedenti sono state una vera presa in giro, se si pensa che la cifra, mensile, è probabilmente meno della metà di quanto un ristoratore di medio piccolo calibro incassi in una giornata, o in una mezza giornata. Tant'è, la nuova condanna è stata emessa, questo mentre i vitalizi e gli stipendi dei politici non accennano a diminuire, e mentre frotte di clandestini vengono accolte con spirito 'umanitario' sulle nostre coste. Ma è davvero questa l'Italia che vogliamo? E' questa la fine verso cui è diretto il nostro Paese?

Il ristoratore chiude il ristorante, la follia del Dpcm si abbatte sulle sue fatiche

lunedì 17 agosto 2020

L'ultima follia del Governo dell'Accoglienza: chiudere le discoteche

La prima pagina de "Il Quotidiano di Lecce"
E cosi il Governo delle Barzellette, quello le cui decisioni sembrano arrivare direttamente da Lercio.it, in uno dei momenti più drammatici della storia italiana, ha estratto dal cilindro l'ultima favola a brutto fine. Il 'brainstorming' andato in scena fra i cervelli più scarsi del Paese, una sorta di 'melange' che nemmeno Mel Brooks avrebbe osato assemblare nel suo "Frankenstein Junior", ha partorito l'ennesima idea senza senso a fronte della conclamata 'bufala' del contagio, servita con la complicità di giornalisti cui andrebbe ritirato il patentino, servi della notizia precotta al soldo del padrone di turno, un turno che, peraltro, almeno in Italia, non sembra volere cambiare.
Mentre africani, mediorientali, asiatici di ogni tipo e specie invadono l'Italia portando il Covid 'a piene mani' (per non parlare della criminalità e della violenza cui sono dediti già normalmente) e vengono accolti a braccia aperte da chi grazie a loro si arricchisce, la grande idea di Giuseppe Conte e del suo fantomatico comitato scientifico è di uno spessore rabbrividente: vuoi fermare il Coronavirus? Basta arrestare le discoteche. In questi locali varrà l'obbligo di indossare la mascherina fra le 18 e le 6. Avete capito bene. Se volete scalmanarvi alle 17.59 o alle 6.01 potrete farlo. I 'rave', quei meravigliosi 'partouze' di follia ammucchiata, che di solito durano come minimo tutta la notte, avranno così la possibilità di esprimersi al meglio nel momento dell'alba quando, finalmente, tutti i convenuti potranno togliersi la mascherina, lasciarsi andare in baci languidi e sudaticci.
Insomma, il presunto propagarsi del contagio è colpa dei giovani, mentre il numero di stranieri infetti accolti a piene mani sulle coste italiche non solo non viene preso in considerazione ma, anzi, viene aggiunto al computo totale dei contagiati di turno, come se il virus continuasse a essere un problema della popolazione italiana, senza sottolineare come il Belpaese sia ormai un Paese sulla via della guarigione, e che delle pochissime nuove vittime non ci vengono dette né la causa della morte né da quanto tempo fossero ricoverate. Tutto rimane avvolto nel mistero della più totale disinformazione, tesa solo alla giustificazione del 'continuum' dello stato di calamità. Uno stato, quello di emergenza, curiosamente (ri)prolungato fino al 15 ottobre, un mese dopo le elezioni regionali del 20 settembre, sul cui risultato questa situazione peserà certamente, e non poco, perché ogni mese che passa è tempo guadagnato alla sopravvivenza di questo Governo abbastanza cialtrone, che questa catastrofe ha accolto come una manna da spalmare sul pane quotidiano di un paziente altrimenti destinato alla morte.

Una parte dell'articolo uscito su "La Verità"

Coronavirus, quando Walter Ricciardi, l'espressione dell'OMS in Italia, ci raccontava come le mascherine non servissero a nulla...