domenica 14 giugno 2020

Machete e coltello, ecco la cultura della nuova Europa islamizzata

Uno stralcio dell'articolo
La 'vendetta a colpi di machete' è una targhetta identificativa che vale più di una fotografia, meglio di un accento o di una pronuncia linguistica.
Questi nuovi usi e costumi di 'casa nostra' sono caratteristici della criminalità d'importazione, tipica delle genti che in Italia hanno deciso di arrivare per trovare lavoro (ma anche no), casa e sollazzo alla faccia nostra.
Ecco che, leggendo un articolo del Corriere Milano in cui si racconta di una feroce aggressione per vendetta amorosa, emerga chiara la nazionalità degli assalitori di un giovane ventenne di Casalmoro, in provincia di Mantova. Solo verso la fine dell'articolo il giornalista è costretto ad ammettere che si tratti di un egiziano 22enne, aiutato nel raid vendicativo da almeno altre cinque persone. Di cui, ne sono certo, la maggior parte, se non la totalità, arrivino da quella parte del mondo che sembra tanto cara ai fautori di una terra di 'eguali'.
Basta girare nelle periferie delle nostre città per vedere un'accozzaglia umana di genti diverse, sporche e cenciose, dove si respira da lontano il lezzo della malavita, che da sempre accompagna le masse che si spostano dalla terra d'origine verso una nuova realtà, a esse straniera.
Invece di combattere questa immigrazione selvaggia e senza regole, la nuova Europa, debole e priva di senso della storia, si accascia prona, indifesa, in 'boldriniano' atto di genuflessione nei confronti dei conquistadores moderni, che le caravelle hanno sostituito con le navi delle ong.

La 'testata' dell'articolo del Corriere Milano

sabato 13 giugno 2020

I miei 10 sportivi della storia: Ben Johnson, l'uomo che umiliò Carl Lewis

Ben Johnson e la storica vittoria nella finale dei 100
Riporto anche su questo blog l'elenco di dieci sportivi che abbiano influenzato la mia vita, ovviamente sempre in ambito sportivo. Uno sportivo al giorno per dieci giorni consecutivi.
Nel 'format' iniziale non è prevista spiegazione ma io, invece, desidero dare una motivazione della mia scelta.
Il mio primo prescelto è uno sportivo... paradossale, per una scelta un po' provocatoria, come la mia indole. Il gesto che esaltò non venne mai riconosciuto, la medaglia che vinse gli venne poi tolta, ma l'emozione che mi regalò fu una delle più intense di sempre: si tratta di Ben Johnson, il giorno in cui distrusse Carl Lewis, nel 1988, in una finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Seul che comunque rimarrà nella storia, con l'atleta canadese che, pur con tanto di nuovo primato del mondo in tasca, si permise il lusso di rallentare sul traguardo e voltarsi per osservare dove fosse l'eterno rivale, il 'nero più ricco e trendy' del momento, distanziato di 10 metri ma pure con un tempo eccezionale.
Una finale surreale, un momento di storia sportiva e sociale che raramente ho vissuto. Sebbene dopo tre giorni venisse trovato positivo agli steroidi (ma molte cose ancora non sono chiare di quella finale), Johnson, con la sua grande impresa, rimarrà per sempre impresso nella mia personale storia dello sport mondiale.

Un algoritmo a difesa degli ecosistemi alpini

Il torrente Vermigliana
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca ha messo a punto uno strumento predittivo per individuare le sostanze contaminanti rilasciate nei torrenti delle valli alpine. Si tratta di un 'algoritmo' sviluppato da un gruppo di ricercatori di Ecotossicologia dell'Università degli studi di Milano-Bicocca.
Lo studio, dal titolo “Environmental risk classification of emerging contaminants in an alpine stream influenced by seasonal tourism”, rende possibile prevedere la concentrazione di contaminanti emergenti, quali farmaci e prodotti per la cura della persona che, attraverso gli scarichi dei depuratori, raggiungano i torrenti a valle.
Le concentrazioni stimate dall’algoritmo sono state pi confrontate con quelle ritenute di salvaguardia per l’ecosistema acquatico, secondo le linee guida ufficiali europee. Da questo confronto ne è risultata una classificazione che ha permesso di evidenziare rapidamente le sostanze più a rischio e quindi prioritarie per un eventuale intervento correttivo. Nello specifico è stato predetto un rischio elevato per la comunità acquatica di alta montagna (maggiore in inverno rispetto all’estate) legato all’uso di antibiotici e antinfiammatori, ma anche disinfettanti, detergenti e ammorbidenti largamente impiegati nelle lavanderie e nei centri di benessere delle località turistiche alpine.
Come caso di studio è stato scelto il torrente Vermigliana, in val di Sole (provincia di Trento), che riceve gli effluenti trattati dal depuratore di Passo del Tonale a 1799 metri sopra il livello del mare. L’analisi ha preso in considerazione sia la stagione estiva sia quella invernale.
"Per la prima volta - ha sottolineato Valeria Di Nica, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra presso l’Università di Milano-Bicocca - è stato utilizzato questo approccio per le località turistiche alpine. Trovare un equilibrio fra la tutela ambientale e lo sviluppo di attività economiche come quelle legate al turismo può essere una sfida veramente impegnativa. La rapida individuazione delle sostanze permetterebbe di intervenire tempestivamente là dove si verifichino condizioni di criticità, per esempio con piani di monitoraggio e indagini mirate".

giovedì 11 giugno 2020

Se anche "Il Manifesto" promuove "Via col vento"

Io non odio la Sinistra. Quella vera. Militante. Assolutamente. Forse perché ne conosco le virtù e, sebbene molto alla lontana, ho pure simpatizzato per lei.
E così sono lieto che arrivi proprio da un giornale di Sinistra come "Il Manifesto" la più ferma condanna nei confronti della follia che imperversa in questi giorni nelle piazze mondiali.
La demagogia di #BlackLivesMatter, con la sua violenza iconoclasta, anticulturale e antistorica, ha aperto gli occhi di chi della Sinistra vive gli ideali ma non la stupidità.
Applausi, quindi, per Giulia D'Agnolo Vallan e per il suo "Ripulirsi la coscienza cancellando l'arte", in cui esprime il disagio, in particolare, per la scelta della nuova piattaforma della Warner Bros, HBO Max, di rimuovere temporaneamente dal palinsesto il film "Via col vento" ("Gone with the Wind", 8 premi Oscar nel 1940), uno dei capolavori della cinematografia mondiale.
La D'Agnolo Vallan definisce il gesto della WB "un opportunistico, superficiale, gesto di corporate public relation, e al peggio una censura". Un'idea che viene definita "non solo profondamente stupida, ma profondamente pericolosa in una società democratica". "Impedire a uno spettatore del presente", prosegue la giornalista "di fruire di un'opera d'arte 'in prospettiva', tenendo conto del contesto storico in cui è stata creata, è - prima di tutto - negare l'intelligenza dello spettatore".
Chapeau nei confronti della giornalista de "Il Manifesto", augurandomi come la mia solidarietà espressa nei suoi confronti, non le faccia venire il dubbio di avere sbagliato il tono dell'articolo. Del resto, in fondo, domani è un altro giorno!

Rossella O'Hara e Mami, due personaggi storici di "Via col vento"

mercoledì 3 giugno 2020

Wes Unseld addio, mi hai fatto appassionare al basket

La morte di Unseld annunciata nell'articolo della Gazzetta
Un commosso saluto per Wes Unseld, uno dei 'big' che portarono i Washington Bullets a vincere il titolo NBA contro i Seattle Supersonics sul finire degli anni '70.
Fu attraverso quella finale, magistralmente raccontata da Dario Colombo sulle pagine de "I Giganti del Basket", che mi innamorai della pallacanestro e della sua meravigliosa arte.
La bellezza dei playoff americani, siano essi di basket o di hockey, attraverso gli alti e i bassi di una sfida che può prolungarsi fino alla settima partita, si esaltò lungo le pagine di quel racconto.
Mi è rimasta sempre impressa la frase del coach di Washington, Dick Motta, che, sotto nella serie, caricò i suoi con la frase: "L'opera non è finita finché il soprano non ha smesso di cantare". E,in effetti, fu proprio così.
Di quell'epica sfida, a occhio, per quanto riguarda i Bullets, oltre al coach mi ricordavo proprio il gigantesco Unseld, con quella capigliatura 'da nero' così tipica degli anni '70, ed Elvin Hayes, pezzo di marcantonio, e forse pivot della squadra. Dall'altra parte, per i Sonics, indimenticabile Lenny Wilkens, ala, e Jack Sikma, biondo cecchino.
Allora, in Italia, tifavo per la Xerox Milano, che sarebbe poi sprofondata nell'anonimato dopo l'abbinamento Amaro 18 Isolabella. Così, a parte qualche appassionante finale tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers, dell'NBA seguii pochissimo.
Ed è per questo che la finale che vide Wes Unseld protagonista mi rimane ancora più impressa.