sabato 25 aprile 2026

Creative Age, anche in Lombardia i musei possono aiutare i malati di Alzheimer

Un momento della conferenza stampa (foto Bordignon)
In una Lombardia che conta fino a 200 mila persone con demenza – il numero più alto d’Italia – la sfida dell’Alzheimer non riguarda solo la salute, ma la qualità della vita delle famiglie coinvolte. In questo scenario nasce Creative Age, il progetto promosso da Airalzh con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e il patrocinio di Regione Lombardia, presentato a Palazzo Pirelli. L’obiettivo è ambizioso: trasformare i musei in luoghi di benessere, relazione e inclusione per chi convive con il declino cognitivo e per i 'caregiver' che li accompagnano ogni giorno.
Il programma coinvolge i musei delle province di Bergamo, Brescia e Pavia, con Fondazione Accademia Carrara come partner territoriale. Il modello è quello già sperimentato nei musei toscani per l’Alzheimer: piccoli gruppi guidati da operatori formati partecipano a percorsi che alternano osservazione delle opere, attività partecipative e momenti di esplorazione sensoriale. Nessuna richiesta di performance cognitive, nessuna competenza artistica: al centro ci sono emozioni, immaginazione, memoria affettiva e condivisione.
Accanto ai musei, il progetto attiva una rete sociosanitaria che comprende geriatri, psicologi, terapisti occupazionali, educatori e operatori della cura, con l’obiettivo di creare équipe multidisciplinari capaci di sviluppare attività continuative. Una collaborazione che rafforza il concetto di welfare culturale, già sperimentato da Accademia Carrara con il progetto “Custodire Memorie”.
La giornata, moderata dalla giornalista Renata Sortino, ha visto la presenza, fra gli altri, di Cecilia Grappone, coordinatrice delle attività museali Airalzh, che ha spiegato: "Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che l’arte può migliorare la qualità della vita delle persone con Alzheimer, perché riattiva emozioni residue capaci di ridurre ansia e depressione legate alla malattia. Ma il punto forse più importante è un altro: il museo diventa un luogo dove si interrompe l’isolamento". E ancora: "Le persone con demenza e i loro caregiver tornano a uscire di casa, entrano in un ambiente accogliente, protetto, non giudicante, e proprio in questa serenità ritrovano il dialogo. È lì che accade qualcosa di prezioso: si riaprono relazioni, nascono legami, si ricostruisce una dimensione di condivisione che la malattia tende a spezzare".
Le testimonianze raccolte nel video presentato durante la conferenza stampa raccontano con immediatezza l’impatto di questi percorsi: i 'caregiver' descrivono il museo come uno spazio in cui i propri familiari tornano a parlare, a esprimersi, a ritrovare un dialogo spesso soffocato dalla malattia. È qui che, come sottolinea Airalzh, si spezza l’isolamento e si ricostruisce una dimensione di relazione.
Creative Age rappresenta così un passo ulteriore nell’impegno per un approccio all’Alzheimer che non si limiti alla diagnosi, ma restituisca dignità e presenza sociale alle persone con demenza. Un modo concreto per ricordare che cultura e cura possono camminare insieme, generando benessere reale per chi affronta ogni giorno la fragilità.