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| Foto di Matheus Bertelli (da Pexels) |
Negli ultimi anni l’uso delle e‑cig è aumentato in modo significativo, spinto dall’idea che siano meno dannose. Ma gli aerosol rilasciati da questi dispositivi contengono nicotina, sostanze irritanti, composti organici volatili, metalli pesanti e particelle ultrafini: elementi che possono danneggiare l’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, e favorire processi alla base dell’ictus.
La letteratura scientifica più recente mostra che il vaping può aumentare stress ossidativo, infiammazione, pressione arteriosa e vasocostrizione, oltre a contribuire alla formazione di placche aterosclerotiche. Alcuni studi epidemiologici indicano inoltre un rischio più elevato di eventi cerebro‑cardiovascolari nei consumatori abituali, soprattutto nei dual users, cioè chi usa sia sigarette tradizionali sia elettroniche.
«Le sigarette elettroniche non possono essere considerate innocue», avverte il neurologo Massimo Del Sette, sottolineando la necessità di informare correttamente la popolazione. Preoccupa in particolare la diffusione tra adolescenti e giovani adulti: l’esposizione precoce alla nicotina può anticipare i processi di danno vascolare e aumentare la dipendenza.
Per questo A.L.I.Ce. Italia OdV chiede che le e‑cig vengano incluse tra i fattori di rischio modificabili per l’ictus, accanto a ipertensione, diabete, sedentarietà e fumo tradizionale. «È necessario informare, sensibilizzare e promuovere scelte consapevoli», afferma il presidente Andrea Vianello, ricordando che la prevenzione resta l’arma più efficace per ridurre l’impatto dell’ictus sulla società.
In un contesto in cui il vaping continua a crescere, la sfida è culturale oltre che sanitaria: conoscere i rischi significa proteggere la salute di domani.
