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martedì 1 marzo 2022

Milan-Inter 0-0, in Coppa Italia tutto rimandato al ritorno

Due protagonisti del derby: Perisic e Florenzi
Finisce 0-0 il derby fra Milan e Inter, andata della semifinale di Coppa Italia, per quello che viene definito 'il migliore dei peggiori risultati' con la regola del gol che vale doppio in trasferta. Tutto rimandato al 20 aprile quindi, con i nerazzurri che avranno il vantaggio del fattore campo, relativizzato, appunto, dal pericolo di subire una rete che avrebbe valore doppio.
Gara agonisticamente bella ma tecnicamente povera e infarcita di errori, che hanno impedito alle due squadre, in particolare al Milan, di andare in rete.
L'Inter è parsa spenta nell'anima e povera nelle idee, il che preoccupa visti i proclami di 'vendetta' della vigilia dopo l'inopinato ko nella sfida di campionato.
Alla fine il pari senza reti allunga l'astinenza dei nerazzurri con il gol, che dura ormai dal 16 febbraio e per ben quattro gare, in cui la squadra di Simone Inzaghi ha raccolto due pareggi (quello esterno con il Genoa in campionato e quello di questo derby) e due sconfitte con Sassuolo in campionato e Liverpool in Champions League.
Il Milan può recriminare per le azioni svolte e sprecate malamente per colpa di errori e imprecisioni in occasione dell'ultimo passaggio.
Non perfetto l'arbitraggio di Maurizio Mariani, che decide di scegliere un metro cosiddetto 'inglese', cosa che non giustifica alcuni evidenti errori come la cintura in area subita da Olivier Giroud da parte di Milan Škriniar in area che ha fatto gridare al rigore i milanisti, sebbene anche nel finale di primo tempo una trattenuta di Hakan Çalhanoğlu da parte di Alexis Saelemaekers abbia sollevato pure qualche dubbio.
I miei TOP 3 della serata:
1. Alessandro Florenzi; 2. Pierre Kalulu; 3. Rafael Leão.
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sabato 12 febbraio 2022

Milan-Lazio: poker in Coppa Italia, romani disintegrati

La gioia dopo il primo gol di Giroud (foto sito AC Milan)
Poche righe per commentare la vittoria del Milan sulla Lazio per 4-0 nei quarti di finale di Coppa Italia, un poker tanto bello quanto, per noi milanisti, sempre ipercritici e pessimisti cosmici, probabilmente esaltato da una presunta pochezza laziale. Dimenticando però che la formazione di Maurizio Sarri aveva schierato la formazione titolare, con la punta di diamante, Ciro Immobile, in bella mostra, ma totalmente obnubilata dalla prestazione del sempre più esaltante Pierre Kalulu.
Tutto il Milan gira alla perfezione, Mike Maignan fa atto di presenza come ai tempi faceva Giovanni Galli, i famosi 'SV' grazie a difese di ferro e centrocampo insormontabili.
Gli strappi e gli assist di Rafael Leão e Theo Hernández lasciano sul posto l'impacciata difesa avversaria, anche se è proprio Leão a sbloccare il risultato con una iniziativa perfetta sulla sinistra, volatona e diagonale rasoterra, su cui, per l'ennesima volta, Pepe Reina si dimostra 'gatto di marmo'. Reina, gran brava persona e probabilmente grande uomo spogliatoio, ma incomprensibilmente sempre in grado di vestire maglie di squadre importanti. Lui, che tutto è tranne che un buon portiere. Arriva poi la doppietta di Olivier Giroud ('Oliviero Orgasmo Vero'), che ancora esalta gli 'assistmen' rossoneri e le pecche della retroguardia capitolina.
Nella ripresa è solo passerella, e c'è tempo perfino per esaltare le doti di Daniel Maldini, che mette in area un bel cross da cui scaturisce il poker di Franck Kessié, con tanto di festeggiamento con mano sulla fronte a mo' di capitano sotto la curva, illusoria immagine di un tentativo di rientro all'ovile del centrocampista rossonero. Per i bene informati è solo fumo, ma il pallido Kessié di questi tempi non vale gli otto milioni pretesi.
I miei TOP 3 della serata:
1. Olivier Giroud; 2. Alessio Romagnoli; 3. Rafael Leão.
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venerdì 14 gennaio 2022

Milan-Genoa 3-1, rossoneri avanti in Coppa Italia dopo una pessima partita

Il Milan fa festa a fine gara (foto sito AC Milan)
Il Milan supera il Genoa con il punteggio di 3-1 negli ottavi di finale di Coppa Italia, ma solo dopo essere passato in svantaggio per primo e costretto ai tempi supplementari da una delle peggiori squadre del campionato, presentatasi a San Siro imbottita di rincalzi. Una prestazione che diventa ancora più inquietante, specie se paragonata a quella muscolare, dinamica e vincente offerta dall'Inter sullo stesso campo appena 24 ore prima contro la Juventus nella finale di Supercoppa Italiana.
Primo tempo completamente da dimenticare (non che il resto sia stato meglio), con Rebic, Krunic e Giroud non pervenuti in campo, ma con anche il resto della squadra a boccheggiare senza mai costruire azioni decenti in chiave offensiva. Troppo evidente la sufficienza e la deconcentrazione messa in campo dai titolari, e i liguri passano per primi, dopo 17', con uno splendido colpo di testa di Leo Skiri Østigård direttamente su corner, poco dopo una traversa colta da Krunic.
Il Milan non reagisce e, a inizio ripresa rischia di capitolare. Poi, lentamente, comincia a guadagnare campo e raccoglie il pareggio, con Olivier Giroud che piazza di testa in maniera perfetta un servizio al bacio 'no look' di Theo Hernandez. Ci si attende l'affondo dei rossoneri, che però non spingono e si va così all''overtime' dove Rafael Leão, subentrato al posto di Rebic e autore di alcuni spunti entusiasmanti, insacca con un cross sbagliato che si trasforma in perfetto pallonetto. Nel secondo tempo supplementare un'altra discesa di Hernandez trova smarcato a centro area Alexis Saelaemaekers che, in solitudine, fredda il pur bravo portiere ospite Šemper.
Pratica Genoa sbrigata e attesa per la sfidante dei quarti, che uscirà dalla sfida tra Lazio e Udinese. Fra le note positive i tantissimi applausi per Andriy Šhevčenko e Mauro Tassotti, rispettivamente allenatore e viceallenatore dei genoani. Note negative, oltre allo scarso gioco prodotto, gli infortunii da valutare per Tomori e, nel finale, anche per Maignan, che ha comunque concluso la partita giocando.
I miei TOP 3 della serata:
1. Rafael Leão; 2. Pierre Kalulu; 3. Olivier Giroud.

giovedì 18 giugno 2020

Napoli campione, Mimmo Pesce come John Belushi

Mimmo Pesce a Top Calcio 24: non sembra John Belushi?
Il Napoli vince la Coppa Italia, meritatamente, anche se superando solo dopo i rigori la Juventus.
Non sono fra quelli che 'odiano' la Juve, ma questa sera sono contento, quasi felice.
Felice per 'Ringhio' Gattuso, cuore rossonero; felice perché sono contrario alle dittature, e quella bianconera cominciava a diventare un po' asfissiante; felice perché sono contrario ai verdetti apparentemente già scritti; felice, perché il prepartita mi ha regalato buoni motivi per realizzare un post, grazie allo strafalcione di Sergio Sylvestre durante l'inno; felice, perché durante la gara un altro aspetto ridicolo (se non fastidioso) è stato quello delle terrificanti bandierine fosforescenti; felice infine, per Mimmo Pesce che, assieme alla redazione di Top Calcio 24, ha saputo stemperare ancora una volta il pathos calcistico e chiudere la serata con un gesto di gioia 'alla Ronaldo', a metà strada fra John Belushi (ricordate la scena in chiesa del film "I Blues Brothers"?) e Diego Maradona.

Sergio Sylvestre, un inno così non s'ha da fare...

Sergio Sylvestre
E' stata una Coppa Italia cominciata con l'autogol. Pronti, via, ed ecco l'inno nazionale cantato da uno che italiano nemmeno lo è, visto che Sergio Sylvestre, a dispetto del nome, è di passaporto statunitense, nato a Los Angeles, da padre haitiano e mamma messicana. Possibile che abbia uno zio di Baranzate ma, al momento, questo non risulta.
Come traspare da queste righe, il colore scuro della sua pelle non c'entra nulla (almeno da parte mia), mentre pare invece evidente il tentativo della Lega Calcio di aderire goffamente alla campagna Black Lives Matter convocando all'interpretazione di "Fratelli d'Italia" un cantante 'nero', la cui unica dose di italianità è quella di avere partecipato a una edizione del talent show "Amici" di Maria De Filippi. Roba fina, insomma.
Sylvestre ha tutto per rientrare nell'aspetto didascalico del 'nero' così come ci viene proposta dai film più classici e stantii: una via di mezzo fra Barry White e Puff Daddy, una variopinta messe di anelli in stile pappone malavitoso e una pronuncia della 'r' che tradisce le origini d'oltreoceano.
Il tutto, beninteso, tralasciando il 'piccolo dettaglio' della doppia dimenticanza delle parole dell'inno stesso durante l'esibizione: due stop durante la messinscena che, di certo, non hanno giovato all'immagine del cantante.
E va bene, sei americano, hai avuto l'immenso culo di venire in Italia e andare pure in tivù, ma almeno l'inno nazionale 'sallo'...

giovedì 18 aprile 2013

La seconda squadra di Milano...

Da una parte mi fanno anche pena perché hanno dimostrato per l'ennesima volta di essere un branco di sfigati, poi dall'altra parte penso che quelli sono gli stessi accattoni che hanno avuto il coraggio di festeggiare lo scudetto di cartone, di inventarsi complotti allora e avere la faccia di bronzo di reinventarseli adesso... e allora dico che è bello una volta di più vedervelo pigliare in culo...

giovedì 24 giugno 2010

Dalla Padania all'Italia, passando per il Tibet...

Diciamolo chiaro e tondo. Alcune uscite qualcuno se le potrebbe risparmiare. Indipendentemente dal pensiero politico. Perché si può anche essere fuori dal coro, si può essere punk, si può essere tutto. Però a volte il cattivo gusto dà un po' fastidio. Anche a chi magari, a certi presunti 'ideali' potrebbe perfino non rimanere indifferente. E così l'uscita dell'Umberto da Giussano, o da dove arriva non so bene, ha indispettito un po' tutti. Salvo poi costringere il 'Senatur' alla retromarcia frettolosa.
Insomma, in Italia toccate tutto ma non la Nazionale di calcio, ci mancherebbe, Da una parte fa tristezza che certe uscite indignino solo quando si parla di pallone. Abbiamo sentito le peggio castronerie sui temi più diversi, ma se qualcuno spara sulla Nazionale (cosa che più o meno facciamo tutti), apriti cielo. Anzi, diciamoci la verità, siamo pronti a farlo al triplice fischio di domani, se il risultato sarà negativo. Ma prima no, ci mancherebbe, "stringiamoci a coorte", come dice il nostro bistrattato inno, che qualcuno si dimentica di suonare o sostituisce con le canzoni di Gino Paoli. La prossima volta proporrò Pupo, tanto il livello ormai è quello
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mercoledì 13 maggio 2009

Popolo italiano, il cialtronismo del non stare zitto

Usi e costumi di un popolo cialtrone, quello italiano. Il popolo dei ‘furbi’ e dei furbetti, ma che riesce a sputtanarsi per molto meno. Prendete l’inno nazionale, suonato durante la presentazione di Lazio-Sampdoria, al momento di scena all’Olimpico, finale di Coppa Italia: un evento, una di quella serate che in altre nazioni, basta salire di latitudine, sarebbero state occasione di festa, di incontro, magari scambi di sciarpe, foto davanti al Colosseo con i tifosi delle due squadre a passare comunque una giornata indimenticabile. Chissà perché mi vengono in mente i tifosi del Celtic a Siviglia quando, nella finale di Coppa Uefa, poi persa con il Porto, invasero festosamente la città e, malgrado il ko, se ne andarono nel giubilo. Sia ben chiaro, a me dell’inno frega poco assai, la Patria con la ‘P’ maiuscola mi ricorda tanto gli uomini con i baffoni alla Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra, però c’è il rispetto, o meglio, manca il rispetto per un sentire comune, per un reciproco volersi bene, per non fare la solita figura barbona che l’Italia si è francobollata addosso dal suo ingresso (e prima ancora) in Europa. Beh, ma perché sto sproloquiando? Perché, al solito, eppure ho avuto ancora la forza di sorprendermi, durante l’inno italiano nel prepartita, ognuno dei 65 mila presenti ha cantato quel che ha voluto, per un gran baccano fatto di insulti, bestemmie, e mischiato nel frastuono, pure qualche volonteroso propenso all’amor di patria.

Una bella figuraccia, per un paese che ha bisogno di ‘serrare’ i tifosi in trasferta in apposite gabbie, perché sono troppo ‘bestie’ per essere lasciati liberi, quando in un qualsiasi temutissimo Celtic-Rangers, guerra di religione autorizzata, ognuno dei tifosi dà di faccia al campo senza alcuna limitazione tranne quella della propria educazione. E’ un po’ lo stesso discorso dei ‘minuti di (non) silenzio’ che, in quasi tutte le parti d’Italia, si trasformano regolarmente in lunghi applausi perché, quando superiamo, noi italiani, le cinque persone di numero, non siamo capaci di stare muti ma, come tanti pecoroni, abbiamo sempre bisogno di quel ‘fastidioso’ commento in più. E’ in questi casi soprattutto, non in altri tanto sbandierati dai giornali, che spesso mi vergogno di essere italiano, popolo un tempo di santi, navigatori ed eroi, ora più spesso di cialtroni sguaiati a caccia del proprio quarto d’ora di gloria, magari attraverso un provino in tivù.

venerdì 24 aprile 2009

Inter con la Samp grande in campo, ma fuori perde la testa: è follia pura per Mourinho e Materazzi

C’è tutta l’Inter e i suoi paradossi nella vittoria/sconfitta di Coppa Italia con la Sampdoria, con un successo per 1-0 nei 90’ che però non è bastato a bilanciare lo 0-3 dell’andata e che pertanto promuove in finale i genovesi. Una squadra che sul campo ha dimostrato di essere ancora una volta la più forte e che fuori ha invece perso la testa, a cominciare dall’alto, da un José Mourinho che non potrebbe essere ciò che è se non fosse proprio così, un po’ folle proprio come l’Inter. Uno ‘stile’, quello nerazzurro, che per ora è ancora di là da venire, sia nelle vittorie come nelle sconfitte.

Dall’isteria di Materazzi di fine gara con tanto di espulsione (in realtà non mi vengono aggettivi per definire il comportamento in campo di questo personaggio ormai sul viale del tramonto), alla bassa macelleria di Vieira, alla violenza verbale di Ibrahimovic, che ha disputato in campo probabilmente una delle sue migliori partite ‘di sempre’. L’Inter è questa, prendere o lasciare, una squadra ‘cattiva’ e ‘antipatica’, proprio come la vuole Mourinho, che non vuole ‘giocatori simpatici agli avversari, perché altrimenti diventano antipatici a lui’... Continua a leggere su Milano 2.0

A San Siro è 'Ibra-show', ma non è bastato...